Egitto, la sospetta legge elettorale decisa dai militari

Il governo retto ad interim dai militari ha reso noto il contenuto della nuova legge elettorale. Secondo alcuni osservatori si tratta di un compromesso tra le richieste della Fratellanza musulmana e quelle dei gruppi d’ispirazione liberale. Ma c’è il sospetto che sia anche un tentativo per preservare parte degli interessi degli esponenti del passato regime

Giovanni Mafodda per “Limes

Il governo egiziano, retto ad interim dai militari, ha reso noto il contenuto delle norme che trasformano l’attuale legge elettorale e che verranno utilizzate per gestire le elezioni parlamentari, nelle speranze di molti le prime genuinamente democratiche, che dovrebbero tenersi alla fine di novembre.

 

Secondo alcuni osservatori si tratta di un risultato di compromesso tra le richieste delle formazioni che fanno riferimento alla Fratellanza musulmana e le pressioni dei gruppi di ispirazione più liberale. Ben visibile è però anche il tentativo di preservare parte degli interessi degli esponenti del passato regime.


L’età dei rappresentanti parlamentari viene abbassata da 30 a 25 anni, ad onorare il ruolo che nella rivolta i giovani hanno ricoperto ed ancora ricoprono. Si voterà per 504 rappresentanti anziché per 518 e sembra non più prevista la “quota rosa” di 64 posti.


Nel corso della conferenza stampa di presentazione delle nuova legislazione, il rappresentante del Supremo consiglio delle forze armate, il generale Mamdouh Shasheen, ha dichiarato che la sola attività di monitoraggio garantita nei giorni delle consultazioni, sarà quella esercitata dalle organizzazioni egiziane indipendenti che lavorano a supporto della protezioni dei diritti umani.


Per motivi che hanno a che fare con l’orgoglio nazionale, sono esclusi, quindi, interventi di osservatori stranieri. Non sembra però che questo sia espressamente contemplato da alcuna specifica norma. La nuova regolamentazione prevede un metodo misto di elezione dei rappresentanti.


Di questi, metà saranno eletti direttamente in base ad un criterio di presentazione in quanto singoli individui. Il resto dei posti sarà invece occupato dai partecipanti a liste chiuse di partito. Un partito sarà rappresentato in parlamento se otterrà almeno lo 0,5% dei voti complessivi. Nella precedente legislazione la soglia era, ben più alta, all’8%.


Viene, inoltre, ripristinato il sistema, caduto in disuso già sotto Mubarak, per il quale la metà delle posizioni parlamentari sarà “garantita a lavoratori o agricoltori”: un residuo dell’ideologia socialisteggiante dell’era nasseriana. Secondo una recente analisi del settimanale, Al Masry Al Youm, si tratta di previsioni che in buona misura rendono possibile l’ingresso nel nuovo parlamento di alcuni rappresentanti del regime di Mubarak.


Gli emendamenti mettono in campo, infatti, un sistema elettorale eccessivamente complesso, particolarmente prono al sistema del voto di scambio, dell’acquisto dei voti e ad altri metodi di varia corruzione. Particolarmente “sospetta” in tal senso è la previsione che garantisce che la metà dei posti di paralmentare siano assegnati a singoli candidati, sostanzialmente svincolati dall’appartenenza partitica.


Questo non solo gioca a tutto svantaggio del rafforzamento democratico di un sistema di rappresentanza politica basato sui partiti, ma frustra le aspirazioni di cambiamento politico nel paese, favorendo il re-ingresso dei rappresentanti del disciolto Partito nazionale democratico.


“C’è una lacuna nella nuova legge elettorale che permetterà a quegli uomini d’affari corrotti, che hanno rovinato la vita politica dell’Egitto, di infiltrarsi nel parlamento”, ha sentenziato, Essam al-Erian, vicepresidente della Fratellanza musulmana. Essam ha chiesto al governo di porre rimedio entro il 7 agosto alla previsione che riguarda la candidatura dei singoli se non vuole trovarsi a fronteggiare un procedimento di inconstituzionalità della nuova legge davanti ai giudici, che la Fratellanza musulmana è pronta ad avviare.


Per quanto riguarda invece l’Assemblea della Shura, la camera alta, ha destato sorpresa presso molti esponenti politici che ne avevavno chiesto la soppressione, il consistente incremento dei rappresentanti da eleggere al suo interno, che passano da 264 a 390.

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