Kabbalah e coltelli, assassinato in Israele il rabbino più misterioso

Aldo Baquis per “La Stampa”

La comunità ortodossa ebraica in Israele è rimasta ieri sconvolta da un brutale fatto di sangue maturato a Beer Sheva, nella regione meridionale del Neghev, all’interno di una «corte rabbinica» di cabbalisti dotata di notevole peso finanziario e tradizionalmente avvolta nel mistero.

Alla mezzanotte di giovedì il leader carismatico dei cabbalisti, il rabbino Elazar Abu Hatzera, 63 anni, è stato aggredito di sorpresa da un seguace in una stanza interna del collegio rabbinico e pugnalato quattro volte al cuore con un coltello da cucina, per ragioni per ora ignote.

«Per noi – ha esclamato uno dei discepoli – questo episodio equivale alla uccisione di Yitzhak Rabin», il premier laburista assassinato da uno zelota nel 1995. Ieri decine di migliaia di ortodossi hanno seguito, singhiozzando disperatamente, il feretro del rabbino Abu Haztera fino al cimitero del Monte degli Ulivi di Gerusalemme, dove è stato sepolto. Con lui sono stati inumati gli oggetti macchiati dal suo sangue, inclusi i vestiti dell’assassino, Asher Dahan.

Abu Hatzera era cresciuto in una dinastia rabbinica molto stimata fra gli ebrei di origine marocchina, che vantava fra l’altro il «Baba Sali», un religioso morto in odore di santità, la cui tomba di Netivot, nel Neghev, è meta di fedeli che implorano grazie o portenti. Lo stesso «Baba Elazar» era reputato in grado di conoscere e di influenzare il futuro. Donne incapaci di gravidanze, padri in trepida attesa di un buon partito per le loro figlie nubili, fedeli afflitti da malattie o bisognosi di consiglio lottavano per il privilegio di un breve incontro con il religioso, o almeno per sentirgli profferire una benedizione. Gli oboli, a quanto pare, erano anche generosi. Secondo un giornale economico, il rabbino Elazar – anche se viveva con grande sobrietà – era uno degli israeliani più facoltosi, avendo accumulato beni per oltre 80 milioni di dollari.

Incontrarlo non era facile. Perché da decenni il rabbino Elazar Abu Haztera si era recluso in gabbia, fra la abitazione privata e il collegio rabbinico che erano collegati da un cunicolo sotterraneo scavato apposta per lui. Severissimo con se stesso, celava il volto dietro a occhiali con lenti scure e sotto a un cappuccio. Negli ultimi decenni non aveva voluto vedere alcun volto femminile, fatta eccezione per la moglie e le figlie. Fotografarlo era vietato: all’ingresso, i telefoni cellulari erano sempre requisiti.

Un suo estimatore, il rabbino Yashayu Pinto, ha riferito ieri una storia che ha fatto rabbirividre i frequentatori delle sinagoghe di Beer Sheva, malgrado la pesante afa. «Baba Elazar sentiva di avere i giorni contati», ha rivelato, e lo scorso settembre gli aveva consegnato un orologio prezioso, appartenuto a un suo congiunto. «Tanto non mi resta più di un anno di vita», aveva detto sospirando.

Sulle motivazioni dell’aggressore si sono sentite ieri versioni contrastanti: secondo alcuni sarebbe un uomo di 42 anni sofferente di infermità mentale, mentre altri lo identificano in un uomo di 62 anni, di identico nome, che in passato si era aspramente scontrato con il rabbino Elazar per il controllo di una comunità religiosa di Beer Sheva.

Intanto, non per la prima volta, l’Israele laico, uno dei Paesi più inclini all’ high-tech al mondo, ha seguito queste vicende sconvolgenti con una dose di incredulità. Molti ritenevano che il sionismo laico di David Ben Gurion avesse sotterrato per sempre (o comunque marginalizzato) il mondo dei rabbini mistici, impegnati nella produzione di amuleti, nella dispensa di benedizioni a persone semplici e nella discussione di malocchi. Invece, per una ironia della Storia, l’ebraismo esoterico sta gradualmente riprendendo quota. E proprio il rabbino Yashyahu Pinto – un personaggio dinamico, spesso in volo fra Tel Aviv e New York – conosce ora una dose di popolarità anche negli ambienti della grande finanza e fra importanti esponenti del mondo industriale. Gli stessi che, in situazioni di alta imponderabilità, non esitano a comporre il suo numero di telefono.

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