Lo yuan debole non serve più

Martin Feldstein, da “Il Sole 24 Ore

Forse nei prossimi mesi il Governo cinese lascerà che lo yuan si rivaluti rispetto al dollaro più di quanto non abbia fatto l’anno scorso. Durante la crisi Pechino aveva congelato il tasso di cambio; dall’estate 2010 ha lasciato che la moneta si rivalutasse. Negli ultimi 12 mesi, lo yuan si è rafforzato del 6% rispetto al dollaro.

Una rivalutazione più rapida limiterebbe l’export e incrementerebbe l’import del Paese asiatico. E consentirebbe ad altri Stati dell’area di lasciar rivalutare le loro monete o potenziare le esportazioni a spese di Pechino. La cosa potrà far piacere ai vicini, ma non ai produttori cinesi. E allora perché le autorità di Pechino stanno consentendo questa rapida rivalutazione dello yuan? Le ragioni fondamentali di questa scelta sono due: ridurre il livello di rischio del portafoglio titoli e contenere l’inflazione. Partiamo dai timori delle autorità rispetto ai rischi legati alle riserve di titoli esteri detenuti da Pechino, 3mila miliardi in obbligazioni in dollari e altri titoli esteri, che espongono la Cina a due pericoli.
Il Governo di Pechino è spaventato dall’incremento dell’inflazione negli Stati Uniti e in Europa e da una rapida svalutazione del dollaro rispetto all’euro e alle altre valute.

 Un’impennata dell’inflazione in America o Europa ridurrebbe il valore d’acquisto delle obbligazioni in dollari o in euro. I cinesi avrebbero la stessa quantità di dollari o di euro, ma ci potrebbero comprare meno cose sui mercati mondiali.

Anche se non ci fosse alcun incremento dell’inflazione, un calo marcato del dollaro ridurrebbe il valore del biglietto verde per l’acquisto di prodotti europei e di altri Paesi. I cinesi hanno ragione di preoccuparsi, considerando che nell’ultimo anno il dollaro ha perso il 10% del valore sull’euro, e molto di più rispetto alle altre monete.
L’unico modo per ridurre questi rischi per la Cina è ridurre la quantità di titoli in valuta estera posseduti. Ma la Cina non può ridurre il volume di questi titoli finché mantiene un forte surplus nel saldo con l’estero (quasi 300 miliardi di dollari, da aggiungere alle riserve di titoli in dollari, euro e altre valute).

La seconda ragione che spinge i leader cinesi a lasciar rafforzare lo yuan è la volontà di ridurre l’inflazione interna. Uno yuan più forte fa scendere il prezzo dei prodotti importati dai consumatori e dalle imprese cinesi. Un barile di petrolio continuerà a costare 90 dollari, ma se la moneta cinese si rivaluterà del 10% rispetto al dollaro, il barile in yuan costerà il 10% in meno.
Ridurre il costo delle importazioni è rilevante perché la Cina ora importa un ventaglio più ampio di beni di consumo, attrezzature e materie prime: l’import annuo totale della Cina è di 1.400 miliardi di dollari, quasi il 40% del Pil.

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