Il progresso navigava con la noce moscata

La Via delle Spezie. Dall’antichità a Vasco de Gama fino all’800, tra commercio e innovazioni tecnologiche

Roberto Duiz per “La Stampa

Fin dagli inizi del ’400, dalla Fortaleza de Sagres a Cabo de São Vicente, nel Sud del Portogallo, Enrico il Navigatore scrutava l’oceano e immaginava terre da esplorare oltre l’orizzonte che il suo sguardo non riusciva a superare. Organizzò una scuola di navigazione perché si mettesse a punto, in segreto, un tipo di nave capace di sfondare quel limite. Un vero e proprio laboratorio, in cui chiamò a cooperare geografi, matematici ed esperti di tecnica velica. Fu lì che nacque la caravella, prima nave tecnologicamente capace di dimostrare che il mondo non finiva lì dove cominciava il mare. Le imbarcazioni portoghesi presero ad avventurarsi lungo la costa occidentale africana, spesso tornando cariche di schiavi da scaricare e mettere in vendita nel porto di Lagos. Ma bisognò attendere quasi la fine del secolo perché Vasco de Gama arrivasse fin dove l’Africa finiva e scoprisse che si poteva continuare a navigare virando verso Est, oltre quello che fu chiamato Capo di Buona Speranza: andò così incontro agli aromi delle spezie d’Oriente lungo una via tutta liquida, navigando al largo, in questo modo liberando il lungo percorso da tutti gli ostacoli che dovevano superare le spedizioni via terra.

Perché non è che avventurandosi sempre più a fondo nel mondo ignoto grazie allo sviluppo della tecnologia marittima l’uomo occidentale scoprì le spezie. Furono piuttosto l’inseguimento delle spezie e la ricerca della via più scorrevole per commerciarle a stimolare l’esplorazione del pianeta. Di questo si dichiara convinto John Keay, autore di una recente e ricca ricostruzione storica e geografica ( La via delle spezie , Neri Pozza). «La scoperta delle Americhe, la circumnavigazione dell’Africa e l’individuazione del collegamento mancante nella circonferenza del mondo che fu il Pacifico – ribadisce deciso Keay – furono tutti rinvenimenti incidentali rispetto alla ricerca di odori forti e fragranze». Beni di lusso, le spezie, inessenziali, il cui fascino consiste proprio nella loro «gloriosa irrilevanza». Ma poiché la storia, per dirla con Keay, ama il paradosso, ecco che «le spezie diedero impulso allo sviluppo dell’ingegneria navale, della scienza della navigazione e di quella balistica che, con il tempo, conferirono alle potenze marinare dell’Europa occidentale la superiorità sulle altre nazioni consentendo loro di assurgere alla supremazia e all’impero».

Almeno due millenni prima di Vasco de Gama già le civiltà più evolute si spingevano avventurosamente verso i punti dove si poteva intercettare il passaggio di sostanze come la noce moscata, il chiodo di garofano e la cannella. Percorsi tortuosi via mare e via terra, infilandosi lungo ampi spezzoni terrestri della Via della Seta, che partiva dalla Cina. Il periodo greco-romano ha preceduto quello indo-arabo. E i cinesi, dal lato opposto, arrivavano a fornirsi alla stessa fonte. Plinio, Erodoto e Seneca ne fanno ampi cenni. Navigatori temerari e anche un po’ inaffidabili come il persiano Burzuk raccontano storie più fantasiose di quelle delle Mille e una notte . Diaristi di bordo e visionari di varie specie, come Mandelville, già viaggiante, stando ai suoi racconti, all’epoca di Ibn Battuta. A Oriente delle Indie affermava d’aver visto gente con la testa di cane o di uccello, quando non addirittura senza testa e con gli occhi piantati sulle spalle, e altre mostruose stranezze.

Descriveva isole lontane in cui cresceva ogni tipo di spezie, Mandelville. Già, ma quali isole? Quando Vasco de Gama trovò il varco liquido per l’Oceano Indiano, le isole Molucche e le Banda, galleggianti ancora più a Est, oltre il Mar della Cina, dove l’Oceano diventava Pacifico, non erano ancora state calpestate da piedi europei mossi da brama di Conquista, sostantivo che anche nelle bolle pontificie aveva sostituito quello di Esplorazione. Era lì, appena superato il Borneo e appena sopra l’ultimo sottile lembo d’Indonesia, il cuore della produzione delle spezie più pregiate e appetite. Ci arriverà un po’ più tardi Antonio d’Abreu, nominato comandante come premio per l’eroismo manifestato durante l’ultimo cruento assalto portoghese a Melaka, strategico porto della Malesia. Ma ormai la rotta per arrivarci da Nord-Ovest era tracciata. Scavallato il Capo di Buona Speranza si risaliva al largo della costa orientale africana, fino ad attraversare il Mare Arabo e raggiungere i porti di Goa, Calicut e Cochin nel Malabar, sulla costa occidentale indiana. Una volta poste lì le basi si circumnavigava l’India e Ceylon per attraversare il Golfo del Bengala e infilarsi nello Stretto di Malacca, tra Malesia e Sumatra, e procedere lungo tutta l’Indonesia fino ad approdare alle «isole delle spezie», su tutte Ambon, Timor e Ternate.

Ci si poteva arrivare anche dall’altra parte, come dimostrò Magellano trovando il passaggio a Sud-Ovest che dall’Atlantico immetteva nel Pacifico, ma fu sulla rotta di Vasco de Gama, tracciata a forza rivelando indole sanguinaria e carattere irascibile, che si svolse il più della lotta colonialista per il dominio sul commercio delle spezie, al cui primo periodo portoghese-spagnolo seguì quello olandese-inglese. Sfide sanguinose per il controllo delle basi necessarie al controllo di quel traffico: ne fecero le spese soprattutto i nativi, con un’attenzione particolare per quelli delle isole Banda, i più recalcitranti alla sottomissione e riguardo i quali le potenze europee condividevano un’opinione sintetizzata nelle istruzioni impartite ai capitani inglesi che definivano i bandanesi «irascibili, perversi, diffidenti e perfidi… perfino disgustosi, in certe occasioni, e quando si muovono sono più fastidiosi delle vespe». Un’opinione che «giustificò» torture, riduzione in schiavitù, deportazioni. E una soluzione finale chiamata «il massacro di Ambon».

L’egemonia lungo la «via delle spezie» passava di mano, ma il commercio rimase florido fino all’800. Il fascino di quei prodotti esotici non è però evaporato, anche se oggi irretisce prevalentemente i pacifici gourmet.

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