Prosegue la transizione in Corea del Nord

Carta di Laura Canali

Gli ultimi sviluppi della diplomazia nordcoreana sono funzionali alla transizione politica interna. Intanto prosegue l’affermazione pubblica del figlio di Kim Jong-il, funzionale al futuro “passaggio di consegne”. I viaggi del Caro leader in Cina e Russia

Stefano Felician per “Limes

L’estate del 2011 è stata particolarmente densa di eventi in Estremo Oriente.L’attenzione dei mass media si è concentrata sul Mar Cinese Meridionale e sulle tensioni fra i vari Stati rivieraschi, allontanandosi dall’ormai tradizionale confronto fra le due Coree.

Il 2010 è stato un anno disastroso per le già tese relazioni bilaterali fra i due paesi. Il 2011 si è aperto con diverse esercitazioni militari sudcoreane che hanno provocato molta irritazione a Pyongyang e a Pechino, ma in definitiva le critiche non si sono discostate dal piano verbale.

Si poteva presupporre che il decorso dei mesi potesse lentamente far dimenticare gli eccessi dello scorso anno. I due incidenti del 2010, l’affondamento di una nave sudcoreana ed il bombardamento dell’isola di Yeonpyong, nel Sud, avevano portato la penisola sull’orlo di un confronto militare.

L’apparente calma fra le due Coree, sempre molto attente a quanto succede “dall’altra parte” del confine, si è riaccesa di colpo verso i primi di agosto, con una serie di scambi di colpi d’artiglieria che però, rispetto agli eventi dell’anno scorso, rientrano fra il normale gioco delle parti che avviene qui. Gli scontri di frontiera, che consistono di norma nello scambio di una limitata serie di colpi d’artiglieria, sono avvenuti spesso dalla fine del conflitto coreano nel 1953.

L’evento di agosto, trascurabile dal punto di vista militare, ha comunque riacceso polemiche e dibatti in Corea del Sud su come affrontare nuovi avvenimenti di questo tipo. Queste riflessioni a Seul agitano l’opinione pubblica e di conseguenza il governo, provocando periodiche polemiche politiche.

A fine agosto la routine della vita nordcoreana è stata interrotta da un inatteso incontro bilaterale fra il presidente nordcoreano Kim Jong-il e il presidente russo Medvedev.

Russia e Corea del Nord sono due Stati confinanti che condividono solo 17,5 km di frontiera terrestre. Basta osservare velocemente con un qualsiasi software cartografico la frontiera per avere un’istantanea dei rapporti fra i due paesi; mancano grandi insediamenti e la zona sembra decisamente spopolata. È anche indicativo che l’ultima visita di Kim in Russia è stata nel lontano 2002.

Per la Corea del Nord la frontiera prioritaria è rappresentata dagli oltre 1400 km di confine con la Cina, attraverso cui si sviluppa il commercio fra i due paesi, nonché un’emigrazione di nordcoreani che negli ultimi anni ha infastidito non poco il gigantesco vicino.

È noto che il principale, se non unico, punto di riferimento per la Corea del Nord sia da sempre la Cina. Al di là delle lunghe tradizioni culturali e della vicinanza politica, il governo di Pechino è il principale interlocutore per la dinastia dei Kim, nonché primo partner commerciale per le importazioni (61%) e il secondo per l’export (40%).

Dopo la visita in Cina di Kim Jong-il avvenuta a maggio 2011, a fine agosto è stato il turno del vicino russo. I due leader si sono incontrati nella piccola cittadina russa di Khasan, poco oltre la frontiera fra la Corea del Nord e la Russia. Giunto con il suo treno blindato, Kim è stato raggiunto in loco dal presidente russo Medvedev, con il quale si sono affrontati una serie di argomenti di natura sia politica che economica,fatto che ha destato la curiosità della stampa internazionale.

Il dato politico-militare che più inquieta i vicini di Pyongyang è la sua capacità nucleare, dimostratasi in due esperimenti atomici nel 2006 e nel 2009. Da quest’ultima data non si sono più tenuti gli incontri “a sei” (six-party talks – oltre alle Coree, Giappone, Stati Uniti, Cina e Russia) dedicati alle armi nucleari coreane; tuttavia al cospetto di Medvedev Kim Jong-il, secondo fonti russe, ha dichiarato di essere disponibile a riprendere i colloqui.

Il secondo dato, quello economico, si è concretizzato nell’offerta di Mosca di costruzione di un gasdotto che dalla Russia giunga, passando per la Corea del Nord, fino in Corea del Sud. L’economia di quest’ultimo paese, in costante crescita, abbisogna di fonti energetiche, ed è semplice vedere dietro alla costruzione di un’infrastruttura così strategica la necessità di un’intesa politica stabile fra Nord e Sud.

In pochi mesi la diplomazia di Pyongyang sembra quindi essersi mossa ai massimi livelli per cercare di garantire o quantomeno sondare il suo retroterra strategico, dialogando direttamente con i vertici politici dei due importanti vicini.

L’insolito attivismo di Kim Jong-il, tradizionalmente schivo e difficile da muovere dal suo paese, aumenta sempre più il dibattito sul futuro “passaggio di consegne” del potere a Pyongyang. Lo stato di salute del Caro leader, secondo diverse fonti abbastanza precario, impone di accelerare la successione “dinastica” a favore del suo giovane figlio Kim Jong-un, il “prescelto” che dovrebbe reggere in futuro la terza generazione di dittatori nordcoreani.

Poco si sa di questo ragazzo: vi sono addirittura incertezze sulla sua età, che dovrebbe essere fra i 28 ed i 30 anni. L’anno scorso il giovane Kim è stato promosso di colpo generale “a quattro stelle”, un grado molto elevato, cosa che lo ha proiettato all’apice della struttura di potere; tuttavia, pur essendo apparso ad alcune manifestazioni militari, il suo ruolo sembrava più defilato.

Pochi giorni fa invece, durante una parata militare che ricordava il 63° anniversario della fondazione della Corea del Nord, Kim Jong-un è apparso vicino al padre nel corso della manifestazione. In Corea del Nord un evento di questo tipo ha un innegabile risvolto politico: dopo i contatti di alto vertice con i vicini, è il momento di ricordare in patria che Kim Jong-il è saldamente al potere, e che c’è un successore che sta compiendo il suo cursus honorum ricoprendo i massimi gradi militari e apparendo in pubblico, e anche alla stampa occidentale, in caso di importanti parate militari.

Caso ancora più strano, la laconica Korean central news agency (Kcna), l’agenzia stampa ufficiale del governo, ha citato il giovane Kim in ben due comunicati ufficiali lo stesso giorno. Il 9 settembre 2011, 63° anniversario della fondazione della Corea del Nord, Kim Jong-un ha sia visitato la tomba del nonno Kim Il-sung, morto nel 1994 ma “eterno presidente” della Corea del Nord, sia ha assistito alla parata militare. In entrambi i comunicati il suo cognome è citato fra le primissime posizioni dei dirigenti che hanno partecipato agli eventi.

Il cammino della successione del potere a Pyongyang continua quindi a piccoli passi, cercando però di rinsaldare sia in patria sia all’estero l’immagine di un paese compatto. L’affermazione chiara della leadership di Kim Jong-un sembra ancora lontana, ma da quanto avviene essa sembra passare tramite il sistema militare, vero e proprio elemento portante dell’architettura politico-istituzionale nordcoreana.

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