Erdogan, l’Egitto e i Fratelli Musulmani

Original Version:  أردوغان ومصر والإخوان, da “Medarabnews

La recente visita del primo ministro turco in Egitto ha rappresentato da un lato il tentativo di rafforzare l’ascesa regionale di Ankara attraverso un’intesa strategica con il Cairo, ma dall’altro ha costituito una parziale delusione per i Fratelli Musulmani, quando Erdogan ha invocato la nascita di uno Stato laico in Egitto – scrive l’analista politico libanese Issam Naaman

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Recep Tayyip Erdogan ha preparato la sua visita in Egitto con estrema cura. Gli atteggiamenti, gli eventi, la scelta di tempo e le parole, tutto era stato preparato con cura e precisione. Egli ha agito come un ospite d’eccezione che portava con sé un messaggio importante a un padrone di casa ardentemente desideroso di conoscerne il contenuto. Questo messaggio non era rivolto solo all’Egitto, ma anche agli arabi e alle altre nazioni della regione. Perciò il leader turco ha voluto che la diffusione di tale messaggio fosse ripartita in numerose occasioni affinché esso potesse giungere a tutti.

Forse egli si è immaginato nei panni del sultano ottomano Mehmet, il conquistatore di Costantinopoli (Istanbul), avendo pacificamente conquistato il Cairo, dopo secoli e generazioni, per consacrare “una fase di cambiamento storico, rivoluzionario e democratico”. Egli ha tuttavia mantenuto un comportamento abbastanza umile assegnando il ruolo di Mehmet il Conquistatore alla gioventù egiziana che “ha chiuso una pagina, aprendo la pagina di una nuova civiltà”.

Centinaia di giovani egiziani, ed in particolare di giovani appartenenti ai Fratelli Musulmani, hanno effettivamente immaginato che egli fosse il sultano “Mehmet Recep”, il nuovo califfo dei musulmani, e gli hanno preparato un’accoglienza solenne all’aeroporto del Cairo. Hanno portato bandiere, gli hanno tributato applausi e ovazioni, hanno innalzato grida e invettive, chiedendogli di fondare un califfato islamico sotto la guida della Turchia. Questi giovani hanno confermato ai mezzi di informazione di rappresentare una delegazione dei Fratelli Musulmani, che era stata selezionata sotto la supervisione dell’Ufficio della Guida suprema per esprimere il sostegno e l’appoggio alle politiche del leader turco. Essi hanno intonato rumorosi slogan a sostegno di Erdogan, come: “Erdogan, Erdogan, una grande benvenuto dai Fratelli Musulmani”, “Egitto e Turchia, mano nella mano”, “Egitto e Turchia, vogliamo un califfato islamico”.

Ma Erdogan ha deluso le speranze dei Fratelli Musulmani poiché, durante il secondo giorno della sua visita, nel corso di un’intervista televisiva ha invitato a redigere una nuova costituzione per l’Egitto fondata sui principi dello Stato laico, sottolineando che ciò non vuol dire uno Stato senza religione, ma uno Stato che si pone alla stessa distanza da tutte le religioni. Egli ha aggiunto: “Non abbiate paura dello Stato laico; io auspico l’esistenza di uno Stato laico in Egitto”.

Il leader turco non vuole soltanto uno Stato laico per l’Egitto, ma anche uno Stato moderno. Egli ha affermato che l’Egitto “potrà costruire uno Stato moderno dopo la rivoluzione, se compirà tre passi rappresentati rispettivamente dalla buona amministrazione dei cittadini, dall’interesse nei confronti dell’istruzione, e infine da una buona organizzazione delle sue finanze, così come dall’eliminazione della corruzione e dalla realizzazione della stabilità”.

Forse i Fratelli Musulmani sono d’accordo con lui riguardo a questi tre passi, ma che dire dello Stato laico?

La verità è che il discorso di Erdogan sulla laicità ha rappresentato un grosso shock per gli islamici, ed in particolare per i Fratelli Musulmani. Uno dei loro leader di spicco – il vicepresidente del loro partito “Libertà e Giustizia”, Essam el-Erian – ha affermato di essere rimasto molto stupito dalle parole di Erdogan, sottolineando che il primo ministro turco non ha il diritto di ingerirsi negli affari interni dell’Egitto!

Durante le manifestazioni da un milione di persone a Piazza Tahrir, i Fratelli Musulmani avevano annunciato di essere d’accordo con la creazione di uno Stato civile democratico di ispirazione islamica, ma non hanno chiarito cosa si intenda per “ispirazione islamica” e quale sarebbe il ruolo di tale “ispirazione”. E’ stato detto che l’obiettivo di ricorrere all’espressione “Stato civile democratico” sarebbe quello di riconoscere attraverso la promulgazione di leggi una situazione di uguaglianza tra i cittadini nei diritti e nei doveri, e di assorbire le conquiste della scienza e della tecnologia in tutti i settori a condizione che esse non siano in contrasto con le norme della legge islamica. Quanto alla laicità, essa è stata rifiutata dai Fratelli Musulmani poiché considerata un concetto europeo che include i concetti di ateismo, di dissoluzione dei valori spirituali, e di divieto delle cerimonie religiose. Tuttavia essi non hanno dato la sensazione di essere contro il concetto di neutralità dello Stato rispetto alle diverse istituzioni religiose.

Inoltre, i Fratelli Musulmani, così come gli altri attori politici egiziani, si rendono conto che Erdogan non è venuto in Egitto per promuovere lo Stato laico. Egli stesso ha espresso con franchezza parte dei propri obiettivi, lasciando agli altri – egiziani e non egiziani – il compito di intuire quale fosse la parte rimanente. In una conferenza stampa congiunta con il primo ministro egiziano Essam Sharaf, Erdogan ha annunciato che Ankara è al fianco del Cairo per aiutarla a superare le difficoltà attuali, indicando che il volume degli scambi commerciali fra i due paesi raggiunge attualmente i tre miliardi di dollari “ed entro breve verrà innalzato a cinque miliardi”. Per questo motivo Erdogan si è fatto accompagnare da un’ampia delegazione di oltre 250 industriali e uomini d’affari.

L’altra parte dei piani di Erdogan, e della sua visita al Cairo, è emersa dalle tesi da lui espresse nelle occasioni in cui ha parlato. Alla riunione del consiglio dei ministri degli esteri arabi il leader turco ha sottolineato che “è impensabile che Ankara assuma una posizione di indifferenza rispetto agli sviluppi del Medio Oriente, non solo perché la Turchia fa parte della geografia della regione, ma per la storia comune e il futuro che condivide con essa”. In questo contesto egli ha ribadito il sostegno del proprio paese al tentativo dei palestinesi di ottenere il riconoscimento internazionale di un loro Stato indipendente, ed ha posto l’enfasi sulle condizioni richieste dalla Turchia per riallacciare i rapporti con Israele, fra cui le scuse da parte di Tel Aviv per aver ucciso 9 cittadini turchi che avevano preso parte alla Freedom Flotilla, il pagamento di un indennizzo alle loro famiglie, e la fine dell’assedio alla Striscia di Gaza.

Tuttavia la parte più importante dei piani di Erdogan è quella che si legge tra le righe. Il leader turco vuole che il suo paese diventi la prima potenza regionale del Medio Oriente ed estenda la sua influenza a tutto il mondo islamico, dalle sponde europee dell’Adriatico alla muraglia cinese in Asia. Egli ritiene che l’ “Islam turco” che unisce religione e democrazia sia il sistema migliore per i paesi islamici nell’era moderna. Analogamente egli ritiene che la Turchia, innalzando la bandiera dell’ “Islam democratico” e riconciliando i paesi arabi ed islamici, sarà in grado di colmare il vuoto che deriverà dal ritiro coatto degli Stati Uniti dalla regione, ormai non lontano. Egli pensa che la Turchia, con la sua intesa strategica con l’Egitto, sarà in grado di frenare le ambizioni di Israele, da un lato, e di tranquillizzare i paesi petroliferi preoccupati dall’ascesa dell’Iran e dalla sua alleanza con la Siria e le forze della resistenza nella regione, dall’altro.

Tuttavia Erdogan è ancora ai primi scalini dell’ascesa regionale, e le sfide che lo attendono sono molteplici e pericolose. Forse prima o poi egli si renderà conto, come anche altri, che per la regione è indispensabile che l’Egitto riacquisti il suo ruolo nazionale e regionale.

Issam Naaman è un avvocato ed analista politico libanese; è stato deputato e ministro delle telecomunicazioni sotto uno dei governi di Salim el-Hoss negli anni ‘90

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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