Miuccia Prada: “Ma chi l’ha detto che è finito il postmoderno?”

La stilista: “Non abbiamo ancora capito gli errori della modernità. L’arte aiuta a riflettere sul mondo”

Francesco Bonami per “La Stampa

Nella primavera del 2012 il Metropolitan Museum di New York dedicherà a Miuccia Prada una grande mostra. È la seconda volta che il Met onora uno stilista vivente, dopo Yves Saint Laurent nel 1983. Insieme a Prada verrà anche celebrata Elsa Schiaparelli (1890-1973) la stilista grande rivale di Coco Chanel. Nel caso di Miuccia Prada non esiste una Coco Chanel oggi in grado di rivaleggiare, quindi la mostra sarà una completa celebrazione di quella che senza dubbio può essere oggi considerata la più influente personalità del campo della moda. Ma le passioni di Miuccia Prada non si fermano alla moda. Tra i suoi interessi ci sono l’architettura, la filosofia e soprattutto l’arte. La incontriamo, alla vigilia delle sfilate milanesi, nel suo quartier generale, seduti a un tavolo molto minimal e un po’ freddino che però presto si trasformerà in un accogliente tavolo da trattoria con un bel piatto di pasta al pomodoro fumante. Anche Miuccia, come la chiamano quelli che vogliono far capire di essere intimi membri del suo club esclusivo, è vestita in modo spartano, ma caldo, camicia, gonna e fazzoletto sulla testa stile mondina vercellese, le scarpe invece sono un innesto fra le espadrillas e delle zeppe punk. D’altronde la sua genialità è stata proprio quella di sdoganare quello che un tempo era definito «pacchiano» trasformandolo in «punkiano» di classe. Nessuna domanda sembra spaventarla troppo anche se le sue risposte sono all’insegna di un sana incertezza esistenziale. «Al Metropolitan sarà dura! – dice ridendo -. Dovrò fare i conti con la mostra di Alexander McQueen che ha portato più di 600 mila visitatori».

Meglio aprirli i musei, come avete fatto a Ca’ Corner della Regina di Venezia, che occuparli con le proprie creazioni?
«Sì, ma anche a Venezia adesso sarà una sfida su come programmare. La mostra aperta durante la Biennale è solo il prologo di un’attività più articolata».

Anche a Milano il nuovo spazio disegnato da Rem Koolhaas sta andando avanti. Come sarà?
«L’idea è quello di creare un luogo dove si potranno sperimentare nuovi modi di mostrare l’arte in tutte le sue diverse tipologie» 

Facile a dirsi, ma poi ci sono gli artisti che alla fine della giornata sono i più conservatori per quel che riguarda i modo di esporre la loro arte…
«Sì, devo dire che il mondo dell’arte è forse l’ambiente più conservatore oggi. O forse “conservatore” non è la parola giusta, direi l’ambiente più insicuro…».

Insicuro?
«Sì, ripiegato un po’ su se stesso. Anche se devo dire che poi alla fine questa insicurezza è quella che fa del mondo dell’arte il posto dove lo scambio delle idée, le riflessioni e le domande sulla realtà che ci circonda sono più interessanti e vive».

Che è poi quello che interessa, o no?
«Esattamente, perché in tutta sincerità dell’arte per l’arte a me importa fino ad un certo punto. A me interessa l’arte come strumento, anche politico, per fare un riflessione sul mondo e su come si possano cambiare certe dinamiche morali e umane. Si parla tanto oggi della fine del postmoderno quando invece credo che non si sia capito ancora bene del tutto quali siano stati i limiti e gli errori della modernità. M’interessa l’arte che mi consente di affacciarmi sul mondo. Oggi di disquisire su Donald Judd, un artista che per altro mi piace molto, non mi pare interessante o essenziale. M’interessa più uno come John Baldessari che alla sua età continua ad essere curioso e a giocare con il linguaggio».

Con Baldessari però avete avuto dei problemini di copyright con gli eredi di Giacometti..
«Sì, ma che abbiamo superato con successo perché Baldessari ha creato opere d’arte partendo da altre opere d’arte non rubando un idea»

Quindi se uno dei tuoi concorrenti prende una delle tue scarpe, la ingrandisce dieci volte e la mette dentro una vetrina con le sue cose dentro, a te non importa nulla?
«Mi cita e mi fa pubblicità quindi va bene. Non mi piacciono quelli che copiano le mie idée e le spacciano per originali»

L’arte influenza la tua moda?
«Tento di tenere le cose separate ma certo sono un essere umano e quello che mi appassiona rimane dentro di me e in una certa misura m’influenza sicuramente»

La differenza fra moda e arte?
«L’arte è lenta. Un artista, mi diceva lo scultore Franz West, se ha in tutta la sua vita due idée buone è fortunatissimo. Nella moda tutto è istantaneo. Bisogna avere sempre idee. Bisogna dare risposte immediate. È difficile ma è quello che rende la mia professione molto vitale. A me interessa molto capire cosa vogliono le persone. Ancora di più persone culturalmente molto diverse da me come le donne cinesi ad esempio. La moda deve rimanere sulla superficie, non deve imitare la filosofia, altra cosa che a me interessava molto. Se la moda è troppo pensata diventa noiosa e pesante».

T’interessava la filosofia e non t’interessa più?
«Non è che non m’interessa, ma credo che abbia un problema di comunicazione. Sono convinta che non è sufficiente formulare idée importanti se non si riesce a sviluppare anche un linguaggio capace di comunicarle chiaramente e al più largo numero di gente possibile. Anche l’arte deve essere in grado di fare questo se vuole avere un impatto sulla realtà e la società».

Oggi cosa t’interessa?
«La Storia. Mi piacerebbe avere più tempo per capire come sono andate le cose nel corso del tempo»

Ti consideri una collezionista?
«No. Il collezionista è uno che ha un metodo, che studia, che, appunto, conosce bene la storia, che ha un criterio. Io reagisco a ciò che mi stimola senza seguire un metodo preciso. Mio marito è un collezionista, ha un metodo e un criterio con il quale guarda l’arte»

Ho notato che per le ultime campagne pubblicitarie avete usato il fotografo Bruce Weber un veterano. Come mai?
«Ha funzionato molto bene. Un tempo usavamo spesso giovani fotografi. Andavano bene finché facevano quello che volevano, ma se gli chiedevamo qualcosa di specifico era un po’ un disastro».

I giovani non sono più di moda?
«Credo che verso i giovani abbiamo un obbligo morale»

Però anche i vecchi non sono poi cosi male «Si secondo me di questi tempi sono più di moda i vecchi».

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