“Custodiremo i terroristi” : La bugia di Craxi a Reagan

Sigonella, le carte segrete del Dipartimento di Stato: si parlarono per 20 minuti

Maurizio Molinari e Paolo Mastrolilli per “La Stampa

Bettino Craxi mentì a Ronald Reagan nella telefonata di 20 minuti durante la crisi di Sigonella perché si impegnò a tenere sotto custodia in Italia tutti i palestinesi coinvolti nel sequestro dell’Achille Lauro mentre due giorni dopo consentì ad Abu Abbas, regista dell’operazione, di partire da Roma per Belgrado.

A descrivere lo sgambetto del presidente del Consiglio italiano al presidente degli Stati Uniti è la ricostruzione della crisi dell’Achille Lauro contenuta in 95 documenti del Dipartimento di Stato di cui «La Stampa» è entrata in possesso nel rispetto delle leggi federali. L’Achille Lauro è la nave da crociera italiana che il 7 ottobre 1985 viene presa in ostaggio nelle acque egiziane da una commando di 4 terroristi del Fronte di liberazione della Palestina, che uccidono a largo della Siria il passeggero ebreo americano paraplegico Leon Klinghoffer buttandolo in mare. Quindi tentano invano di incassare la liberazione di 50 loro compagni detenuti in Israele, tornando in Egitto, dove il presidente Hosni Mubarak ottiene il rilascio di nave e passeggeri garantendogli il salvacondotto verso la Tunisia. Ma l’aereo di linea egiziano che, il 10 ottobre, li sta portando verso Tunisi – dove ha sede l’Olp di Yasser Arafat – viene intercettato dai jet Usa che lo obbligano ad atterrare nella base di Sigonella, in Sicilia, dove a notte inoltrata gli uomini della Delta Force del generale Carl Steiner sono sulla pista per catturare il commando. Ad impedirglielo sono militari italiani dando vita ad un braccio di ferro fra alleati risolto dalla telefonata Craxi Reagan.

Mentre i due leader si parlano l’aereo egiziano è circondato da due cerchi di militari, con gli italiani che impediscono agli americani di avvicinarsi, e all’interno vi sono, oltre ai piloti, sei palestinesi: i 4 sequestratori Bassam al-Asker, Ahmad Marrouf alAssadi, Youssef Majed al-Molqi e Ibrahim Fatayer Abdelatif accompagnati da Abu Abbas e Zulid Al-Qudra, entrambi nella veste di rappresentanti dell’Olp.

Gli americani ritengono che Abu Abbas, leader del Fronte di liberazione della Palestina, sia la mente del sequestro, avendolo pianificato e guidato a distanza parlando via radio con il commando. Nella telefonata fra Reagan e Craxi si confrontano opposte esigenze: il primo vuole catturare esecutori e mandanti di un atto terroristico e dell’assassinio di un americano, mentre il secondo è intenzionato a difendere la sovranità nazionale su Sigonella, che impone all’Italia di prendere in consegna il commando, e far rispettare il patto con i palestinesi grazie al quale Mubarak ha ottenuto il rilascio dell’Achille Lauro.

A descrivere i contenuti della conversazione è il telegramma che l’11 ottobre il Segretario di Stato americano George Shultz invia all’ambasciatore a Roma Maxwell Rabb, il cui titolo è «Reagan/Craxi Understanding on the Achille Lauro Terrorists» (Intesa Reagan-Craxi sui terroristi dell’Achille Lauro). «Durante una conversazione durata 20 minuti ed avvenuta al termine del 10 ottobre, il presidente ha chiesto aiuto a Craxi per consentire che i terroristi atterrati a Sigonella possano essere trasportati negli Stati Uniti per essere sottoposti alla legge» scrive Schultz, sottolineando che «Craxi ha spiegato che la legge italiana non gli permette di dare tale consenso, poiché il crimine è avvenuto su una nave italiana, ovvero su territorio italiano, e l’Italia è legalmente competente» aggiungendo che «il popolo italiano non comprenderebbe mai una tale rinuncia alla sovranità». Di fronte a tali resistenze di Craxi, la reazione di Reagan è non sollevare obiezioni né tantomeno insistenze nella difesa della legittimità del blitz della Delta Force, mentre è ancora in corso. Reagan rinuncia all’opzione militare per seguire Craxi nella scelta di un approccio giuridico, ma rilancia. «Il presidente ha proposto a Craxi di trasmettere una urgente richiesta di estradizione e Craxi ha detto che sarebbe una buona soluzione perché potrà mettere la questione nelle mani dei competenti organi italiani, i tribunali», scrive Shultz nel telegramma, aggiungendo che Craxi assicura che «l’Italia nel frattempo imprigionerà i terroristi in attesa degli sviluppi legali». «E’ stato concordato che la richiesta di estradizione sarà relativa ai quattro sequestratori dell’Achille Lauro e che l’Italia (con l’assistenza americana) formulerà le accuse contro gli altri due al fine di processarli» sottolinea Shultz, specificando che «Craxi ha accettato di trattenere tutti e sei – ripeto sei – i palestinesi e il presidente si aspetta che il governo italiano lo faccia».

Se Shultz manda a Rabb questo telegramma la mattina dell’11 ottobre è perché sul terreno sta avvenendo il contrario di quanto Craxi ha promesso a Reagan: se infatti i quattro sequestratori sono stati presi in consegna dalla magistratura, l’aereo egiziano il 12 ottobre vola da Sigonella a Ciampino e da lì a Fiumicino dove Abu Abbas scende a terra per imbarcarsi su un volo di linea della Tanjug con destinazione Belgrado, assieme all’altro rappresentante dell’Olp.

Nel tentativo di far rispettare all’Italia la parola data da Craxi la mattina dell’11 ottobre, subito dopo aver ricevuto il telegramma da Shultz, l’ambasciatore Rabb telefona al ministro dell’Interno, Oscar Luigi Scalfaro. A descrivere quanto si dicono è il telegramma che l’ambasciata Usa invia a Shultz quel pomeriggio. «L’ambasciatore ha telefonato a Scalfaro, che ha assicurato di occuparsi della vicenda. Scalfaro ha detto che i quattro sequestratori saranno trattati in base alla legge italiana mentre riguardo agli altri due palestinesi ancora a bordo dell’aereo egiziano ha parlato con Craxi, che gli ha assicurato nei termini più decisi che manterrà l’impegno preso con il presidente Reagan di tenerli sotto custodia. Non saranno in stato d’arresto, ma non gli sarà consentito di partire». A sollevare obiezioni sulla detenzione dei «due palestinesi» è invece Vincenzo Parisi, capo dei servizi italiani, «secondo cui non ci sono basi legali per detenerli». Ma gli americani si sentono garantiti da Scalfaro, come si evince dal telegramma: «Non abbiamo mai avuto dubbi sull’atteggiamento di Scalfaro sul terrorismo e sull’importanza che assegna a mantenere una stretta collaborazione con gli Stati Uniti, come dimostrano le sue critiche al ministro degli Esteri Giulio Andreotti che ha paragonato il raid israeliano su Tunisi (del 1˚ ottobre, ndr) ad un massacro nazista».

Le assicurazioni di Scalfaro tuttavia, al pari degli impegni di Craxi, si trasformano in una beffa quando i due palestinesi il 12 ottobre lasciano l’Italia. E’ Michael Armacost, sottosegretario di Stato per gli Affari Politici, che firma il telegramma di poche righe datato 12 ottobre su quanto avvenuto: «I due palestinesi hanno lasciato l’Italia per la Jugoslavia a metà pomeriggio, anche se avevamo chiesto al governo italiano di detenere uno di loro, Abu Abbas, in attesa della richiesta di estradizione». Poco prima del decollo dell’aereo della Tajug, Armacost ha tentato un’ultima carta, chiedendo a Rabb di recapitare all’Italia una «immediata richiesta di arresto provvisorio di Abu Abbas sulla base del Trattato di estradizione Usa-Italia del 13 ottobre 1983, entrato in vigore il 24 settembre 1984», in ragione della «partecipazione di Abu Abbas al piano per il sequestro della Achille Lauro». Ma Craxi ha già deciso di non rispettare l’impegno con Reagan e così, il 13 ottobre, Armacost scrive a Roma traendo le conclusioni: «Il governo degli Stati Uniti è stupito dalla violazione di ogni ragionevole standard legale da parte dell’Italia ed è profondamente deluso» da quanto avvenuto.

L’irritazione americana ha un’immediata conseguenza politica a Roma dove il 16 ottobre il Pri di Giovanni Spadolini ritira la delegazione dei propri ministridal governo Craxi in segno di protesta per aver fatto fuggire Abu Abbas. Ne scaturisce una crisi di governo che rientra il 6 novembre quando i ministri dimissionari tornano nell’esecutivo, sulla base della promessa di Craxi di un approccio più bilanciato sul Medio Oriente. Ottenuta la fiducia dalla Camera, Craxi però rilancia la sfida all’America – e a Israele – con un intervento in cui paragona Yasser Arafat a Giuseppe Mazzini, confermando che dietro la scelta di far fuggire Abbas c’è in realtà la scelta di sfruttare la crisi di Sigonella per trasformare l’Italia in un alleato dei palestinesi.

 

“Mio padre non ha mentito a Reagan”

Stefania Craxi, da “La Stampa

Caro Direttore, mi permetta una postilla, non già al bel servizio dei suoi corrispondenti da New York, Maurizio Molinari e Paolo Mastrolilli, ma per mettere a fuoco quanto riportato nei documenti del Dipartimento di Stato americano, dalla cui lettura emerge l’immagine di un Bettino Craxi menzognero, reo di non aver mantenuto l’impegno preso con il Presidente Reagan, e cioè consentire la consegna dei quattro terroristi dirottatori dell’Achille Lauro, e di Abu Abbas, presunto ispiratore del commando.

Parlo per conoscenza diretta della vicenda, per i molti colloqui con mio padre e con un altro protagonista di quelle convulse giornate, il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Antonio Badini.

Craxi non ha affatto mentito a Reagan, né avrebbe mai pensato di farlo. Nella confusa telefonata notturna, il Presidente del Consiglio italiano spiegò al suo interlocutore oltre Oceano le ragioni che impedivano una consegna immediata dei quattro palestinesi alle autorità americane, ma ne assicurò il loro affidamento all’autorità giudiziaria italiana che li avrebbe giudicati per un crimine avvenuto su territorio italiano.

Promise altresì a Reagan che avrebbe sollecitato gli accertamenti su Abu Abbas, quest’ultimo tra l’altro munito di passaporto diplomatico egiziano, e dunque di immunità. A Palazzo Chigi si riunì con urgenza una commissione di alti magistrati che, sotto il coordinamento del capo di Gabinetto del ministro della Giustizia, il magistrato Zhara Buda, non riscontrò alcun elemento a carico di Abu Abbas tale da poter accogliere una richiesta di estradizione in arrivo dagli Stati Uniti.

Di qui altresì l’impossibilità di continuare a trattenerlo sul territorio italiano.

Va aggiunto che, alcuni anni dopo, un tribunale americano, invitato da un comitato di cittadini a promuovere la ricerca e la condanna dello stesso Abu Abbas, ha riconosciuto l’inesistenza di elementi validi per procedere contro l’esponente del Flp.

Le bugie di Craxi non esistono. Esistono invece fatti della Storia che hanno dato ragione al suo modo di agire quella notte a Sigonella, un episodio che coinvolgeva non solo la dignità dell’Italia come Stato sovrano, ma i delicati equilibri nell’intera regione mediorientale.”

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