La camorra blocca Metropolis

Francesca Pilla per “il Manifesto

A Castellammare, ieri mattina, non si riusciva a comprare una copia di Metropolis nemmeno a pagarla oro. E purtroppo non per l’inversione improvvisa del trend che fa del meridione la parte del paese dove in assoluto si leggono meno libri e giornali, ma perché la camorra ha impedito che il quotidiano locale venisse venduto al pubblico. In prima pagina c’era infatti la notizia delle nozze in carcere di Salvatore Belviso e della sua decisione di collaborare con lo stato, dopo essere stato arrestato nel 2009 per la barbara uccisione di Luigi Tommasino, consigliere del Pd crivellato di colpi mentre era in macchina con il figlio 13enne, rimasto illeso. Un doppio oltraggio per il clan D’Alessandro che da sempre aveva osteggiato il matrimonio con la giovane appartenente a una cosca rivale, ma soprattutto perché Belviso – rompendo qualsiasi codice d’onore – da ex braccio destro e cugino del boss Vincenzo D’Alessandro è diventato un pentito, pare proprio per influenza della neosposa. Un’infamia indelebile che, secondo i vertici del clan, avrebbe potuto indebolire la famiglia camorristica e lederne la credibilità. 
Edicole sequestrate
Così, ieri mattina alle 6.30, i famigliari di Belviso sono arrivati nella redazione di Metropolis tv e hanno impedito la consueta rassegna stampa della conduttrice Valeria Di Giorgio. «In realtà quando sono venuti da me l’atteggiamento non è stato minaccioso – spiega la giornalista – La sorella di Belviso sembrava preoccupata per la sua incolumità e quella del figlio piccolo perché noi avevamo definito Salvatore un pentito». Così i redattori hanno deciso di sospendere la prima pagina di Metropolis nell’edizione mattutina: non potevano immaginare che contemporaneamente truppe di affiliati stavano perlustrando la cittadina vesuviana, chiedendo il ritiro di tutte le copie del giornale. Sembra che gli emissari siano andati in tutte le 28 edicole cittadine strappando ad una ad una le locandine con la notizia, quindi hanno intimato agli edicolanti di non venderne nemmeno una copia.
«Sono allarmata non solo da giornalista, ma anche da cittadina perché non mi aspettavo un tale livello di controllo della camorra sul territorio». Eppure Mariella Parmendola di esperienza ne ha, redattrice di Metropolis fin dagli albori della sua distribuzione, ha collaborato per un periodo con il manifesto ed è stata anche assessore al lavoro e alla formazione di Castellammare. «Sono sconcertata perché non credevo che il potere camorristico arrivasse a intromettersi e bloccare un processo democratico, come può essere l’uscita di un giornale». Ieri il direttore responsabile Giuseppe Del Gaudio ha presentato un esposto alla procura: «È un episodio gravissimo – ha detto – è una intimidazione che mira a limitare la libertà di stampa. Questo gesto non fermerà il nostro lavoro di cronisti che hanno sempre raccontato i fatti del nostro territorio». Alla redazione, che nello stesso palazzo ospita gli studi televisivi, è arrivata la solidarietà dell’Ordine dei giornalisti Campania e anche di tanti colleghi che si sono detti vicini ai cronisti che corrono rischi ogni giorno nel denunciare gli affari dei clan in quel tessuto camorristico.

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