Salviamo le biblioteche dalla notte della civiltà

Nella crisi un Paese dovrebbe rinforzare i suoi pilastri, non snellirli

Paolo Di Stefano per “Il Corriere della Sera

Ci sono istituzioni e attività che in un periodo di crisi economica dovrebbero essere protette e rimanere al riparo dai tagli e dalle riduzioni finanziarie, perché la loro saldezza aiuta a resistere alle intemperie. Se una casa sta per crollare, un bravo ingegnere dovrebbe sapere che, per salvarla, i muri portanti dell’edificio non andrebbero snelliti, anzi sarebbero da rinforzare. Bisogna intendersi, certo, su quali siano i pilastri di un Paese democratico, ma anche per i meno idealisti è difficile escludere che tra questi pilastri ci debbano essere l’istruzione, la cultura, la ricerca. Dunque: scuola, università, biblioteche. Curiosamente, invece, in Italia i primi settori penalizzati sono proprio questi, segno di una miopia politica sconfortante. Prendiamo le biblioteche. Pochi giorni fa, Ida Bozzi segnalava sul Corriere l’appello «La notte delle biblioteche» lanciato in rete dall’Aib (Associazione italiana biblioteche), Forum del Libro e Generazione TQ. L’allarme non è affatto ingiustificato se negli ultimi cinque anni i finanziamenti delle biblioteche statali sono passati da 30 a 17 milioni: il che significa riduzione del personale, diminuzione delle acquisizioni di nuovi libri, limitazione degli orari d’apertura. Il confronto con i Paesi stranieri è deprimente, considerando che la sola Bibliothèque Nationale di Parigi gode di un budget di 254 milioni di euro, la British Library di 160 milioni e la Nacional di Madrid di 52 milioni. Bisognerebbe confrontare anche il numero di Maserati messe a disposizione dai ministeri ai loro dirigenti per valutare meglio quali sono le vere priorità nel nostro Paese.

Ci sono poi le biblioteche locali. Negli ultimi anni sono cresciute iniziative straordinarie anche da noi: basti leggere Le piazze del sapere, un libro di Antonella Agnoli (Laterza), per capire quel che è stato fatto e quel che si può fare per aprire spazi che vengono sempre più sentiti, in Italia come all’estero, quali centri di condivisione sociale e di animazione culturale per giovani. Restano però dei buchi clamorosi e insensibilità inspiegabili. Vorrei fare l’esempio del mio paese, Avola (Siracusa), dove c’è una biblioteca comunale con pregevoli fondi di interesse non solo locale. Ora, un suo cittadino, Sebastiano Burgaretta, intellettuale noto a livello nazionale per i suoi studi etnografici, offre alla città il proprio patrimonio librario (circa 15 mila titoli tra opere di linguistica ed etnoantropologia, testi letterari e critici, riviste), riservandosi di aggiungere più in là un prezioso archivio di documenti e lettere (tra cui quelle di Sciascia).

Unica, elementare, condizione: che il materiale venga conservato e schedato in un apposito fondo. A tale scopo, il 7 aprile scorso, Burgaretta invia una lettera al sindaco, all’assessore e al direttore della Biblioteca. Nessuno reagisce. Stesso risultato ottiene la seconda lettera, inviata esattamente dopo sei mesi. Il silenzio più cupo. Spesso la Notte delle biblioteche è solo il paragrafo di un capitolo più ampio intitolato Notte della civiltà.

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