L’arte di negoziare con il caso

Gaetano Vallini per “L’Osservatore Romano

«L’Isle-sur-la-Sourgue, fine luglio 1979. Mi piace questo negozio con la sua vecchia facciata di legno e la nobiltà tipografica dei caratteri dell’insegna. Rue de la République è strettissima in quel punto e mi rattrappisco nell’atrio di un ufficio per ampliare la visuale. Il viavai della folla è scoraggiante: troppa gente tutta insieme oppure mal distribuita. Aspetto, affranto, come sempre nelle situazioni di questo genere. All’improvviso tutto si organizza intorno alla bella ragazza vestita di bianco. Nella mia inquadratura ci sono cinque donne. Quella di sinistra e quella di destra guardano verso il centro, chiudendo bene l’immagine su se stessa; e la donna in primo piano, un po’ mossa (meglio così) contribuisce, spostandosi, ad animare la scena. Il provino testimonia che questa è stata l’ultima foto».

Come un maestro che spiega con passione un argomento importante a un alunno, Willy Ronis, uno dei grandi fotografi del secolo scorso, ci prende quasi per mano per illustrarci come nasce un’immagine memorabile, di quelle che finiscono sulle pareti di un museo o sulle pagine patinate di un libro. Una lezione preziosa per chi aspira a divenire fotografo, sia pure amatoriale, ma utile anche ai professionisti, sempre pronti a carpire i segreti di un artista dell’obiettivo. Una lezione che oggi può essere anche da semplici appassionati, grazie all’iniziativa editoriale di Contrasto che proprio con il libro di Ronis, Le regole del caso (Roma, 2011, pagine 175, euro 19,90) inaugura una nuova, interessante collana intitolata appunto «Lezioni di fotografia».

Attraverso volumi monografici, noti fotografi commenteranno in prima persona le loro foto, svelandone i trucchi, il lavoro che c’è dietro, prodighi di consigli. Il secondo libro, in uscita a gennaio 2012, sarà dedicato all’opera del franco-iraniano Reza, specialista in reportage. A seguire, pubblicazioni in collaborazione con la Fondazione Forma di Milano e con la celebre agenzia Magnum.

Nel primo volume vengono presentate circa duecento fotografie selezionate direttamente dall’autore. Celebri o meno conosciute, sono immagini che ne rappresentano il percorso e permettono al fotografo di consegnarci anche ricordi e riflessioni personali. Attraverso il racconto scopriamo che cosa succede dietro l’obiettivo, ovvero quell’alchimia che, grazie a un misto di presentimento e di imprevisto, di tecnica e di istinto, dà vita a belle immagini.

Nato a Parigi nel 1910, con Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau, Ronis ha avviato il movimento dei «fotografi umanisti» che hanno dato lustro alla fotografia francese del dopoguerra. Nel suo lavoro ha illustrato soprattutto la vita quotidiana: le scene di strada, soprattutto i quartieri della sua città, Parigi, il mondo del lavoro, cercando sempre di trasmettere un’emozione particolare e uno sguardo delicato e amichevole. Numerosi sono stati i riconoscimenti e le mostre che lo hanno celebrato. Tra queste, la grande esposizione retrospettiva che nel 2005 il comune di Parigi allestì all’Hotel de la Ville. Morto l’11 settembre del 2009, Ronis con il suo lavoro ha attraversato buona parte del Novecento, secolo che ha raccontato da un originale punto di vista.

Un punto di vista racchiuso in cinque parole chiave, trasformate in altrettanti capitoli del libro: pazienza, riflessione, caso, forma e tempo. Mostrandoci i provini da cui sono nate le sue opere migliori, il fotografo illustra il percorso creativo che porta all’immagine definitiva, quella che egli considera la più equilibrata: la foto da stampare. «Alla domanda che cos’è una foto riuscita?, mi accontento, in mancanza di meglio, di rispondere: quella con cui sono riuscito a comunicare l’emozione che l’ha fatta nascere. Una foto riuscita — spiega il fotografo — è anche un certo valore aggiunto, non previsto in anticipo, atteso con trepidazione, mai sicuro, ma senza il quale il lavoro della famiglia dei fotografi cui appartengo, non sarebbe che una pallida constatazione di una banalità senza rilievo».

Svelando la genesi delle immagini, il libro — che riprende una serie di conferenze tenute dal fotografo — permette di condividere un’esperienza unica. Ma a partire da una prima grande lezione: «La fotografia è lo sguardo. Si ha o non si ha. Può affinarsi con gli anni, ma si manifesta fin da subito, con la macchina più a buon mercato».

Pur avendo esplorato vari ambiti — dalla moda alla pubblicità, dalla fotografia industriale all’illustrazione giornalistica — lo sguardo di Ronis è rimasto soprattutto quello di un fotografo della quotidianità. Le sue immagini spesso sono fatte di pochi elementi, che nell’obiettivo si ricompongono in un’imprevista armonia capace di restituire tutto il fascino di un’atmosfera particolare. È l’attimo che, staccato dallo scorrere del tempo, si materializza nell’inquadratura e diviene fatto in sé. Come, per esempio, nella foto «Nauplia» (Grecia, 1980): «Visitiamo il vecchio quartiere — spiega il fotografo — solcato da stradine strette, ai piedi della cittadella, la cui cima è segnalata dalla torretta. All’improvviso, a una cinquantina di metri, una giovane donna compare su un balcone. La sua sagoma, dalla distanza che mi separa da lei, si accorda per contrasto e scala a quella torretta sullo sfondo del cielo. Ho appena il tempo per cambiare obiettivo ed è il 150 millimetri a offrirmi la composizione migliore».

Qui è stato il caso a dettare lo scatto. Ma altre volte occorre pazienza, molta pazienza. «Più ci penso — annota Ronis — e più percepisco che c’è una fotografia da fare di quel posto, ma in modo diverso. Allora mi sento come un pescatore o un cacciatore, e aspetto». Altre ancora occorre riflessione, darsi il tempo di organizzare. «Io — spiega l’artista — adotto una modalità di lavoro impostata sulla previsione di quello che può avvenire. Tranne rare eccezioni, non metto in scena, cerco di negoziare con il caso».

A ogni modo, la forma è sempre importante: «L’artista che si interessa delle cose della realtà — precisa il fotografo — si preoccupa innanzitutto del significato di quello che dà a vedere. Tale significato sarà tanto più recepito se espresso nella forma che meglio ne rivela il contenuto». Ma ci vuole tanta pratica, la sola che «assicurerà il dominio (del tutto relativo) di quella visione globale senza la quale l’equilibrio formale dell’immagine è irrealizzabile nella brevità della decisione». E qui entra in gioco il tempo. Che per Ronis è soprattutto il tempo che passa. «I risultati dei miei settant’anni di scatti — spiega — sono segnati da una certa soggettività, influenzati da un contesto morale, intellettuale, estetico, e così via. Eppure, ogni volta, lì, davanti ai miei tre occhi, c’è quello che mi ha interessato, mi ha commosso e che, al di là di tutto, ho deciso di salvare dall’oblio».

E non è forse questo uno dei principali meriti della fotografia?

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: