C’é libertà solo nei romanzi

Gao Xingjian

Gao Xingjian, da “Il Corriere della Sera

La libertà, che magnifica parola. Per l’uomo costituisce una ricerca estrema, se non l’unica. Ma dove si trova la libertà? La libertà di cui voglio parlare non è un concetto filosofico, piuttosto la possibilità dell’uomo di agire sotto la costrizione delle condizioni reali dell’esistenza. L’uomo di cui parlo non è un concetto astratto: è l’individuo reale nella vita reale. Le possibilità di scelta di ogni persona costituiscono proprio i principali argomenti della letteratura nel corso dei secoli. Da questa deriva un’altra questione – ciò che chiamiamo destino, e se questo destino possa essere oggetto di previsioni. La questione filosofica della libertà e della necessità nel campo della letteratura si trasforma inevitabilmente in una questione di libertà e limite.

L’individuo che vive in una società subisce costrizioni di ogni tipo: da parte della politica, dell’etica, dei costumi, della religione e persino della famiglia; anche il matrimonio crea ostacoli alle azioni dell’individuo. Nella società del XX secolo, il totalitarismo e l’ideologia hanno non solo ostacolato le azioni degli uomini, ma anche il loro pensiero. Oltre alla soppressione della libertà di parola, il pensiero di ogni individuo è stato controllato dal politicamente corretto creato da ogni specie di potere politico e di ideologia. Ma nei Paesi democratici, gli individui godono davvero della libertà di parola e di pensiero? La democrazia garantisce la libertà individuale?

L’economia di mercato, a confronto con la globalizzazione, e la democrazia attuale non hanno trasformato radicalmente le difficoltà di vita degli uomini, né dato più libertà agli individui. Dunque la domanda è: dove si trova la libertà quando il peso degli interessi politici e le leggi del profitto agiscono ovunque e penetrano ogni aspetto della vita? Tale questione continua a suscitare imbarazzo. È ad essa che le mie opere pretendono di rispondere.

Uno scrittore censurato in una dittatura comunista, che arriva nell’Occidente democratico, otterrà a colpo sicuro la libertà di pensiero oppure diventerà un dissidente? Spingiamoci oltre: quando un individuo è fuggito da un’oppressione politica, deve conformarsi a un’altra politica, per quanto democratica? Ecco un argomento ancora più interessante: nel mondo attuale esiste una politica in grado di superare la politica dei partiti e di essere controllata dalla libertà dell’individuo? E l’individuo che non aderisce ad alcuna politica di partito ha la possibilità di superare tale politica? Ciò che si chiama libertà risiede in una scelta che non si limita alle posizioni dei vari partiti: gatto bianco o gatto nero; ma esiste una scelta non limitata al gatto bianco o gatto nero? E anche senza badare al colore dei gatti, è possibile pensare inmaniera indipendente aprendo nuove strade? In altri termini: si può pensare liberamente superando la politica attuale?

Né l’ideologia né il potere politico hanno garantito libertà all’uomo. I loro divieti nei confronti del pensiero non sono minori di quelli esercitati dai tribunali religiosi del Medioevo. Nel XX secolo appena concluso, dal marxismo al leninismo al maoismo, dal socialismo di Stato fino al nazionalismo, tutti hanno coniato in varie forme un politicamente corretto per sostituire gli insegnamenti religiosi e le strutture morali tradizionali. Le superstizioni della rivoluzione comunista, come il fascismo, sono state capaci di far nascere la follia in popoli interi; poi si sono diffuse dall’Europa all’Asia, e non sono ancora tutte scomparse.

Come può resistere un individuo a questa ondata ideologica che si infrange su un Paese intero, e riflettere in modo indipendente? Questa è una prova con cui l’uomo moderno deve confrontarsi e costituisce un tema che la letteratura oggi non può evitare. La mia risposta è il non-ismo, prerequisito per ogni pensiero libero, poiché ritengo che non si tratti di scegliere un qualunque ismo, ma al contrario che ci si debba sbarazzare delle pastoie ideologiche.

Nella vita moderna la libertà dell’individuo subisce ogni tipo di restrizione: oltre alle pressioni politiche e sociali, esistono limiti sul piano economico ed etico e anche disturbi di ordine psicologico. La libertà non è mai stata un diritto accordato alla nascita e sicuramente nessuno può regalarla ad altri. L’umanesimo dell’epoca dei Lumi considera la libertà come un diritto naturale innato,ma è una sorta di richiamo a un ideale. Il liberalismo moderno ha assunto come vessillo libertà e diritti dell’uomo, ma anch’esso è una sorta di ideologia, non corrisponde affatto a una condizione reale dell’esistenza. Di fronte alle attuali leggi del mercato e del profitto, la libertà e i diritti dell’uomo sono parole vuote.

Il conflitto tra le difficoltà dell’esistenza e il desiderio di libertà costituisce un eterno tema della letteratura. Dal teatro dell’antica Grecia al precursore del romanzo moderno, Kafka, tutto ciò che può fare lo scrittore è ricorrere all’estetica. Ci sono cose che l’uomo può fare e cose che non può fare, e se l’uomo non può andare contro il destino, può nondimeno, grazie all’estetica, trasformare la sua esperienza e i suoi sentimenti in un’opera artistica o letteraria per tramandarli alle generazioni future. Pertanto, solo nel campo dello spirito puro l’uomo può conoscere una libertà assoluta. La letteratura può ottenere la sua totale indipendenza solo sbarazzandosi dell’aspetto utilitario. La letteratura che si è liberata dell’utilitarismo politico e delle leggi di mercato è la sola che ritrova i suoi primi intenti.

In origine, la letteratura era l’espressione dell’uomo di fronte alle difficoltà e ai problemi dell’esistenza. Ritornare all’individuo reale e concreto, e non a dei concetti astratti a proposito dell’uomo: consiste anche in questo la differenza tra letteratura e filosofia. Mentre i filosofi cercano di esprimere una verità ultima, gli scrittori esprimono solo la realtà della vita. Le difficoltà dell’esistenza concrete ed evidenti sono indissociabili dai tormenti che conoscono gli individui; ecco le questioni proprie di una letteratura che si è sbarazzata della filosofia e della sociologia. La libera volontà deriva in primo luogo dalla conoscenza dell’Io. Quando la letteratura supera la critica sociale e passa all’esame dell’Io – sempre così caotico – dell’uomo, nel momento in cui essa tenta di vederci chiaro, è allora che inizia la conoscenza. La conoscenza può essere imperniata anche sulla morale o sulla religione; quando è imperniata sull’estetica, conduce alla letteratura e alla creazione artistica.

Un individuo che vive in mezzo ai dubbi dell’esistenza può prendere in mano il proprio destino? E si possono fare previsioni circa il destino o il futuro? Queste antiche domande possono avere nuove risposte? Ogni scrittore può rispondere a modo suo e nessuno riuscirà a trovare l’unica risposta giusta. Da parte mia penso che nessuno abbia la possibilità di trasformare questomondo e la natura umana, in compenso può provare a conoscerli, ed è proprio la funzione della letteratura.

L’individuo si trova di fronte a un vento di follia che spazza via ogni cosa sul suo passaggio, sia esso la rivoluzione violenta comunista o le guerre scatenate dal fascismo, e l’unica scappatoia sembra essere la fuga, ma – come se ciò non bastasse – è necessario rendersene conto in modo lucido prima che tali catastrofi arrivino. Fuggire è salvare se stessi. Tuttavia, probabilmente, la cosa più difficile è fuggire le ombre che abbiamo dentro di noi. Se non si ha una conoscenza chiara di se stessi, si rischia di perdersi dentro il proprio inferno.

Quanto alla letteratura, è una sorta di sprone, che risveglia la coscienza degli uomini, li spinge a riflettere in profondità e li incita a esaminare l’oscurità che hanno in fondo a se stessi. Sebbene la letteratura sia basata sull’esperienza acquisita dagli uomini, la forza di discernimento che essa raggiunge supera ogni aspettativa.

(traduzione di Simona Polvani)

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