Charlie, eterno cantastorie

Charles Dickens

Roberto Bertinetti per “Il Sole 24 Ore”

In una calda serata d’estate del 1849 la famiglia James era riunita in biblioteca nella casa di New York per ascoltare la lettura di David Copperfield, il nuovo romanzo di Charles Dickens di cui era appena giunta per nave dall’Inghilterra la prima puntata. Henry, futuro scrittore, aveva appena sei anni ed era stato spedito a letto. Ma il fascino della voce paterna intenta a narrare la storia di un piccolo sconosciuto lo indusse a disobbedire. Molto tempo dopo, in un pagina autobiografica, James raccontò di essersi nascosto sotto un tavolo coperto da un’immensa tovaglia dove rimase immobile sino a quando le sventure di David non lo fecero scoppiare in lacrime. Il nascondiglio venne così scoperto e il bambino spedito in camera a dormire. La lettura lasciò tuttavia su di lui un’impronta incancellabile: «Sentii che ero stato generato quella notte come artista. D’istinto compresi che grazie a Dickens il mondo poteva essere analizzato e riassunto in un libro», annota nei Taccuini spiegando la nascita della sua vocazione.

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