Prezzolini, lo zibaldone del giovane conservatore

Giuseppe Prezzolini

Il diciottenne futuro fondatore della “Voce” aveva già le idee chiare sull’Italia e gli italiani

Gennaro Sangiuliano per “il Giornale

Cento anni di vita, dal 1882 al 1982 e quasi cento anni di attività culturale. Giuseppe Prezzolini, inventore della figura dell’intellettuale moderno, fondatore de La Voce , la più importante rivista culturale del primo ’900, è una miniera inesauribile. Negli archivi della Biblioteca Malatestiana di Cesena è conservato un quadernetto. Sulla prima pagina è scritto «Giuseppe Prezzolini – Zibaldone Letterario 1899-900». È probabilmente un inedito, un esercizio giovanile sulla letteratura italiana. Nel 1899 Prezzolini, figlio di un prefetto, aveva 17 anni, si preparava privatamente per quegli esami di maturità che non darà mai. Non conseguirà né il titolo di scuola media superiore né una laurea, anche se diventerà un apprezzato docente della Columbia University. Sin da ragazzo è un divoratore di libri, ama la cultura, ma soffre le costrizioni della scuola. Lo spirito di autodidatta trova conferma in questo quadernetto, centocinquanta pagine scritte a mano con una grafia fitta e ordinata, con poche cancellature. Una serie di schede sui grandi della letteratura italiana: Poliziano, Lorenzo de Medici, Ludovico Ariosto, Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Alessandro Manzoni, Ugo Foscolo, Giovanni Pascoli. «Estratti, sunti e appunti», li denomina. Non è ancora il Prezzolini originale e ironico delle avanguardie del primo ’900,colui che importerà in Italia Bergson e Sorel. Questa stagione inizierà dopo pochi anni con la prima delle sue riviste, Leonardo , e poi con la grande iniziativa della Voce . Ma in questo giovane acerbo s’intravede già un’acutezza penetrante. Se pure in futuro si connoterà per un rapporto di amore odio con l’Italia, l’autore coglie immediatamente il rapporto tra letteratura e identità nazionale. Un certo spirito italiano, della consapevolezza di essere nazione, si forma proprio attorno alla poetica di Dante, perché l’Italia prima ancora di esistere come Stato, esiste nella lingua, nelle opere letterarie e nel sentire comune del suo popolo. Annota il giovane Prezzolini: «Dante Alighieri è l’ultimo uomo del Medio Evo, di quel Medio Evo che vide in Carlo Magno il genio della guerra, in Francesco d’Assisi il genio della carità… Ma Dante non compendia solo il Medio Evo ma per certi rapporti preannuncia il tempo nuovo,l’età cioè di transizione tra Medio Evo e il Rinascimento ». Il padre di Prezzolini era amico e compagno di scuola di Giosue Carducci. E il Dante prezzoliniano risente molto dell’interpretazione carducciana, soprattutto nella considerazione dell’«uomo come solo tra gli esseri partecipi di corruttibilità e incorruttibilità », dotato di un «doppio fine e doppia perfezione». Il giovane Prezzolini già comincia a diffidare di quelle costruzioni filosofiche e di quelle utopie che vogliono imporre la perfezione umana e credono di poter realizzare il Paradiso in terra, già lascia intravedere lo spirito del conservatore critico. Così la Divina Commedia diventa uno spunto per una riflessione sul potere: «Dante entrato nel regno dei morti, vi porta seco tutte le passioni dei vivi le passioni impetuose, con le civiltà, le barbarie. Alla vista e alle parole di un uomo vivo le anime rinascono, ritorneranno all’antica vita e ritorneranno uomini». Durante la lunga permanenza alla Columbia University, come docente di italianistica, negli anni ’30 e ’40,Prezzolini porterà a termine una delle sue opere più importanti: il Repertorio Bibliografico della storia e della critica della letteratura italiana . E in questo inedito giovanile si scopre un’altra passione che troverà esplicazione nella maturità, quella per Niccolò Machiavelli: all’iniziatore della scienza politica sono dedicate molte pagine. Prezzolini prende a prestito alcune affermazioni di Pasquale Villari dal saggio Niccolò Machiavelli e i suoi tempi : «È forza ricordare che c’è in lui una grande, un’eroica passione, che lo redime, lo rialza, lo pone al di sopra di tutti i suoi contemporanei». È affascinato dal personaggio Machiavelli, disincantato, nemico delle idee scontate, delle ipocrisie dominanti a cominciare dal «pacifismo belante ». Il realismo che sfocia nel pessimismo delinea i tratti del vero conservatore. La galleria dei letterati ospita Alfieri, Leopardi e Foscolo che danno vita a una triade nazionale e patriottica che si completa e trova il punto più alto in Manzoni. Qui sedimenta lo spirito della tradizione italiana datato al Medio Evo, l’Italia nazione gracile necessita della costruzione identitaria. Tuttavia, pur apprezzando lo spirito nazionale di questi autori, Prezzolini stupisce, tenuto conto della giovane età, quando richiama un nazionalismo meno retorico e più concreto, tema che svilupperà nella stagione della Voce . Prezzolini fu precoce (poco più che ventenne promuove Leonardo e collabora al Regno ). Le riflessionicontenute nel quaderno della Malatestiana lo confermano; sono molto più di semplici appunti di studio, a partire dalla capacità di inquadrare la letteratura nella vicenda nazionale.

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