L’avanzata lenta dell’Islam sciita

Sabrina Mervin per “Il Sole 24 Ore”

Fenomeni di conversione, maggiore visibilità, processi d’integrazione nazionale, posizione di forza degli sciiti: sono state queste, fino a oggi, le cause ricorrenti che hanno suscitato le reazioni della parte sunnita. Già prima degli sviluppi della crisi scoppiata in seguito alla caduta del regime baathista in Iraq nel 2003, il tenore delle controversie, a prescindere dalle circostanze, rivela una significativa continuità. Se taluni dibattiti hanno avuto luogo nell’ambito di un tentativo di avvicinamento, sono state formulate anche numerose tesi e fatwa per rifiutare il taqrîb (l’avvicinamento), come fece Ibn Bazz, mufti d’Arabia Saudita dal 1993 fino alla sua morte, nel 1999. I riferimenti degli autori sunniti sono soprattutto le opere di Ibn Taymiyya (m. 1328), il pensatore neo-hanbalita che scrisse un trattato per rispondere a un autore sciita, al-‘Allâma al-Hillî, il quale aveva fatto l’elogio dello sciismo. Ibn Taymiyya emise inoltre alcune fatwa contenenti dei punti, che saranno poi ripresi, contro coloro che egli definiva bâtiniyya e che tacciava di miscredenza (kufr) e associazionismo (shirk). Muhammad Ibn ‘Abd al-Wahhâb, fondatore del wahabismo, formulò le medesime accuse. Questi scritti polemici si basano in buona parte sulle accuse lanciate dai sunniti contro gli sciiti e le loro dottrine.  La prima accusa tocca il principio cardine dell’Islam: si rimprovera agli sciiti di non rispettare la dottrina del tawhîd, “associando” a Dio gli Imam e altri ahl al-bayt, da essi venerati. Il posto speciale che essi riservano ad Ali vale loro l’appellativo di “estremisti” (ghulât). Secondo i sunniti, gli sciiti – contrariamente a quanto affermano – non hanno accettato il Corano, che sospettano essere stato falsificato (tahrîf). Non solo, ma essi aggiungono due versetti alla vulgata: sono dunque loro i falsificatori. Inoltre gli sciiti non ammettono lo stesso corpus di hadîth dei sunniti, e ne hanno formato uno proprio. La dottrina dell’imamato (che è negata) porta gli sciiti a rifiutare la legittimità dei primi tre califfi. Non riconoscono l’autorità dei Compagni di Maometto, che insultano (sabb al-sahâba), e hanno un’immagine negativa di ‘Â’isha e di altre “madri dei credenti”. Più in generale hanno una concezione errata del periodo dei salaf. E attendono il Mahdi. Hanno introdotto innovazioni biasimevoli (bid’a), come la dottrina dell’intercessione e il culto delle tombe degli Imam e dei santi, alcuni dei quali sono più venerati della stessa Ka’ba della Mecca.

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