Walcott, scrivere versi è come pregare

Derek Walcott

«Ho riscoperto eroi e miti nelle persone comuni in una terra di conquista ormai diventata nazione»

Dino Messina per “Il Corriere della Sera

«Non ho mai separato la poesia dalla preghiera. Ho sempre creduto che scrivere versi sia una vocazione, non diversa da quella religiosa». Chi ha conosciuto Derek Walcott, classe 1930 (ha festeggiato l’ottantaduesimo compleanno proprio ieri, nella casa dell’isola di Saint Lucia da cui guarda il mar dei Caraibi), sa che questa confessione viene dal cuore. Durante i numerosi viaggi in Italia, è capitato spesso che piantasse in asso gli ospiti e si ritirasse in camera con una scusa disarmante: doveva obbedire al suo gift, al suo dono, catturare sulla pagina l’ispirazione del momento. Un talento che l’ha portato a vincere il Nobel per la letteratura nel 1992, primo fra gli scrittori caraibici. Una furia creativa che non lo ha mai abbandonato, al punto che qualche amico malizioso ha commentato: ma a Derek qualcuno ha spiegato che il Nobel l’ha già vinto?

Walcott è rimasto sempre il ragazzo che a 19 anni chiese duecento dollari alla madre, una somma impegnativa per un’insegnante vedova e con tre figli da mantenere, perché aveva scritto 25 poesie e voleva pubblicarle a proprie spese. Mamma Alice trovò quei soldi e Derek glieli rese presto perché riuscì a vendere i versi agli amici. A Saint Lucia era nata una stella. E il giovane Derek, forte del «dono» poetico e delle letture dei classici della letteratura inglese sotto la guida della madre, si fece subito conoscere anche a Kingston, la capitale della Giamaica, dove nel 1950 si era iscritto alla facoltà di Lettere.

Studiava e scriveva, poesie e drammi. Pubblicava e dipingeva, seguendo l’altro talento, ereditato dal padre Warwick, morto a 31 anni quando Derek e il gemello Roderick, che sarebbe diventato anche lui scrittore, erano neonati. La passione per la pittura è documentata in Tiepolo’s hound, il levriero di Tiepolo, opera in cui incrocia le proprie esperienze artistiche alla vita di Camille Pizzarro. Nel 1957 Derek vinse una borsa di studio della Fondazione Rockefeller e si trasferì a New York. Il rapporto con gli Stati Uniti non fu subito facile ma si rafforzò con il tempo: nei primi anni Ottanta il poeta caraibico con l’irlandese Seamus Heaney e il russo Josif Brodskij formava ad Harvard il «magnifico trio» invidiato da tutte le università. Tuttavia Walcott non chiese mai la cittadinanza statunitense, non ha mai tradito la sua nazione, i Caraibi e la sua isola, Saint Lucia, dove ha costruito la sua casa e da cui ha tratto ispirazione per la sua opera, le poesie, i drammi e soprattutto Oméros, il poema epico in terzine (ottomila versi) in cui racconta la storia della sua gente.

Gli eroi di Walcott portano nomi omerici, ma sono personaggi umili, un tassista, un pescatore, una cameriera… che l’autore dice di aver conosciuto personalmente: «Il pescatore Achille mi ha presentato a suo cugino Ettore che era sposato con Elena. La chiamavano la bella Elena dei Caraibi». L’altro Gente del popolo, cui Derek Walcott ha dato dignità letteraria. Vero protagonista, non soltanto di Oméros ma di tutta l’opera di Walcott, è il Paese dei Caraibi: la terra, con la sua gente, e soprattutto il mare che la circonda. È questa l’unica similitudine che ammette tra il suo arcipelago caraibico e la Grecia dei poeti antichi: la presenza del mare. «È il mare – ci disse nel settembre 2008 – il nostro testo comune. Tutte le avventure i pericoli, le storie di pirati qui vengono dal mare, non dalla terra. Il mare che non custodisce statue e monumenti come la terra, ma è la storia stessa». Ha scritto Brodskij che i Caraibi furono scoperti da Colombo, colonizzati dagli inglesi e immortalati da Walcott.

Quattro figli, due mogli da cui ha divorziato, una terza, la bionda Sigrid, compagna degli ultimi vent’anni, Derek Walcott è l’opposto dell’intellettuale altero: pronto alla battuta, disponibile con i giornalisti, un po’ l’opposto dell’altro Nobel caraibico, lo scontroso V. S. Naipaul, nato a Trinidad da una famiglia di origini indiane, che dopo aver per anni elogiato il lavoro del collega, in un saggio del 2007, Odissea caraibica, lo attaccò duramente. Secondo Naipaul, Walcott ha talento da vendere, ma come molti scrittori meticci soffrirebbe di vittimismo e del complesso di negritudine. Difetti aggravati dall’enfasi elegiaca con cui descrive i Caraibi, in realtà una terra irrimediabilmente rovinata dalla colonizzazione. La stroncatura irritò non poco il vecchio Derek, che aveva sintetizzato la propria identità nei celebri versi: «Io sono solamente un negro rosso che ama il mare, /ho avuto una buona istruzione coloniale, /ho in me dell’olandese, del negro dell’inglese, /sono nessuno, o sono una nazione». Per chi non l’avesse capito, Walcott attribuisce un valore fondativo alla propria opera poetica: «Sono convinto – ci spiegò durante un incontro nel 2000 – che la melodia e il ritmo siano essenziali alla nostra realtà. I Caraibi stanno ancora cercando la propria strada e devono farlo basandosi sui punti di forza, e non seguendo le mode imposte dalla cultura europea o americana dove tutto è “anti”». Ecco la risposta all’accusa di essere naïf. Quanto ai conti personali con l’ex amico Naipaul, non li regolò subito, ma attese un anno e durante un festival letterario in Giamaica si alzò e lesse questi versi: «Sono stato morso /e devo evitare l’infezione /altrimenti morirò /così com’è morta la narrativa di Naipaul».

Negli ultimi anni il sorridente Derek Walcott ha avuto più di un motivo di amarezza. Non solo gli acciacchi dell’età e una fastidiosa malattia che irrigidiscono i suoi movimenti una volta eleganti, ma anche la calunnia e vecchi scandali ripescati in occasione della sua candidatura, nel 2009, alla cattedra di Poetry della Oxford University. Tutti davano per scontato che la scelta sarebbe caduta sul Nobel caraibico, quando tra i banchi del prestigioso ateneo inglese cominciò a circolare un libretto anonimo, Il professore libidinoso, in cui si raccontava un presunto tentativo di molestie sessuali ai danni di una studentessa matricola ad Harvard nel 1982. In quell’occasione i giornali ripescarono anche un analogo episodio del 1996 che si era concluso con un accordo extragiudiziale tra il Nobel caraibico e una studentessa di Boston che l’aveva accusato di «contatti sessuali offensivi». Walcott ritirò la candidatura dalla prestigiosa cattedra di Poetry. A consolarlo non bastarono gli attestati di solidarietà provenienti da tutto il mondo e il fatto che Ruth Padel, la poetessa che gli aveva soffiato il posto, di lì a poco si dimise anche lei per il sospetto che avesse contribuito a diffondere le voci sul «professore libidinoso».

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