L’arca delle arti è in Texas

Emanuele Buzzi per “Il Corriere della Sera

C’è un magnete nel cuore degli Stati Uniti. Un luogo dove tutto confluisce, calamitato dai tesori che già lo arricchiscono. In Texas, ad Austin. È l’Harry Ransom Center. Un’Arca di Noè del terzo millennio. Che custodisce manoscritti, foto, film, oggetti di scena, dipinti. Dai contrasti stupefacenti. La fotografia più antica al mondo («Vista dalla finestra a Le Gras», scattata nel 1826 da Joseph Nicéphore Niépce) accanto agli abiti indossati da Robert De Niro ne Gli Intoccabili o agli occhiali di Gloria Swanson nel Viale del tramonto, le carte del Watergate insieme a una Bibbia di Gutenberg.

In un edificio austero, vetro e cemento, nel campus dell’università, sono conservati gli archivi del gotha letterario in lingua inglese degli ultimi duecento anni. Da Edgar Allan Poe a David Foster Wallace. Pezzi unici, come la copia de La terra desolata di T. S. Eliot con la dedica dantesca al «miglior fabbro» Ezra Pound, che perfezionò la stesura dell’opera. Pezzi magici, come le carte dell’illusionista Harry Houdini. Una collezione che aumenta vorticosamente. E che negli ultimi mesi sembra guardare solo ad autori viventi. Dopo essersi assicurati gli archivi personali di J. M. Coetzee e T. C. Boyle, indiscrezioni danno all’orizzonte trattative con altri romanzieri. Thomas Staley, 76 anni, direttore del centro dal 1988 non conferma né smentisce: «Ci sono 40-50 scrittori che stiamo seguendo» (le carriere sotto osservazione, anche blanda, in realtà sono circa 600). Sotto la sua guida, con un centinaio di acquisizioni, il centro ha battuto giganti come Harvard o Yale. Scommettere su quali saranno i classici del futuro non lo spaventa. «Stiamo scrivendo una sorta di canone letterario e non è facile — spiega —. Scegliamo narratori che abbiano lasciato un segno sulla loro generazione come DeLillo o Foster Wallace e che crediamo saranno importanti anche per le generazioni a venire». Un circolo virtuoso che si autoalimenta: «Gli scrittori ci donano i loro archivi perché sono contenti che siano conservati qua per via dei materiali che già abbiamo».

Si racconta che Norman Mailer, visitando gli spazi che avrebbero ospitato le sue opere, disse: «Mi sembra perfetto. Tanto prima o poi tutti finiamo in scatole». «Mi sento liberato, mi sento bene — ha scritto Boyle sul blog del “New Yorker” commentando la separazione dalle sue carte —. Ma il sollievo è necessariamente temperato da una fitta di nostalgia». Staley, esperto di Joyce e Svevo, vanta una fama da mastino implacabile nell’inseguire i romanzieri che lo interessano. Con ottimi risultati, ma anche qualche (parziale) insuccesso. Come la rincorsa — per ora vana — a Cormac Mc-Carthy. O come quando, qualche anno fa, sfidò Foster Wallace, con la scusa di fargli visitare il centro, a una partita a tennis, per parlare delle sue carte. Un invito caduto nel vuoto, ma che non ha fermato le sue ambizioni (il centro ha acquisito i materiali dopo la morte dello scrittore). L’istituzione è un universo in espansione. «Non ci soffermiamo solo su scrittori di lingua inglese — racconta —. Tra i contemporanei italiani, per esempio, possediamo le carte di Carlo Coccioli. E non mi dispiacerebbe portare in Texas gli archivi di Umberto Eco».

L’Harry Ransom Center oggi conta 36 milioni di manoscritti, oltre un milione di libri rari, più di centomila tra disegni, stampe, quadri, sculture, 15 mila sceneggiature per film e televisione, un milione di fotografie. Solo nel 2011 ha avuto 66.778 visitatori, di questi 12.585 hanno condotto ricerche. Il sito web è stato cliccato 50.863.844 volte. La prima donazione di libri all’Università del Texas, di cui il centro fa parte, risale al 1897, ma l’anno della sua fondazione è il 1957. Un progetto voluto dal preside di allora, Harry Ransom, che guidò l’istituzione fino al 1961. A colpi di grandi acquisti. In quegli anni nacque il mito della sigla G.T.T., acronimo di «Gone To Texas», a segnalare il numero cospicuo di archivi e opere comprate. A sostenere ieri Ransom e oggi Staley, l’università, ma soprattutto i privati. «Generosi finanziatori, in gran parte texani — racconta l’attuale direttore —, ci sostengono su singoli progetti». Un’attività, raccogliere fondi, che occupa metà del tempo del direttore. Oltre alle acquisizioni, numerose sono le donazioni o i prestiti. È il caso dell’Archivio Magnum, comprato da Michael Dell nel 2010 per 100 milioni di dollari e ospitato (185 mila foto) dal Ransom Center. Scatti che hanno fatto la storia del Novecento, come quelli di Robert Capa della Guerra civile spagnola o dello sbarco in Normandia, i ritratti di Gandhi e Marilyn Monroe.

L’ultima donazione ricevuta è l’archivio di Thomas Smith, mago degli effetti speciali di Guerre Stellari, Indiana Jones ed E.T.. Ventidue scatole che abbracciano le collezioni di De Niro e i materiali di Via col vento, oggetto di una mostra nel 2014 per i 75 anni della pellicola.

Tassello dopo tassello l’espansione continua. Con nuovi problemi da affrontare. Uno su tutti: la lotta contro tempo e usura. L’altra grande sfida: custodire nel miglior modo possibile. Per questo motivo è stata creata una divisione che cura la conservazione. «Le nuove acquisizioni sono collocate in un’area di stoccaggio dove poi vengono ispezionate dal personale del dipartimento e dai curatori della collezione — spiega James Stroud, direttore associato per la conservazione e la gestione dell’edificio —. Se vengono trovati insetti, i materiali sono congelati, se c’è muffa imateriali sono isolati finché non vengono puliti. Passato il processo d’ispezione, la collezione è inviata al dipartimento di catalogazione per la descrizione e la collocazione». Un piccolo passo. Il primo, tra scaffali meccanizzati e locali climatizzati. In seguito, ove possibile, le opere vengono digitalizzate. «Entro fine anno speriamo di potenziare un sistema per la consegna di materiale via web», dice Elizabeth M. Gushee, bibliotecaria delle collezioni digitali. Un passo in più verso il futuro. Inevitabilmente, le memorie si baseranno sempre meno su materiali cartacei. Già ora vecchi floppy disk, pc ed email si stanno trasformando in un patrimonio letterario inestimabile. E difficile da gestire. «Abbiamo circa 2.200 oggetti di carattere digitale. Dal momento che alcuni sono abbastanza vecchi, il nostro primo compito è stato trovare l’hardware e il software per accedere agli originali, e imparare abbastanza sui vecchi computer e sistemi operativi per risolvere i problemi quando si presentano», racconta Gabriela Gray Redwine, archivista specializzata in registrazioni elettroniche e metadati.

Mentre all’Harry Ransom Center si pensa ai futuri Hemingway, qui si discute ancora della scelta di non assegnare il Pulitzer per la narrativa. «È uno scandalo, una disgrazia — tuona Staley —, erano semplicemente indecisi: ma a cosa servono dei giudici se non a giudicare?». Nessun dubbio, per lui, che il futuro riservi nuove gemme per i lettori: «Credo che la letteratura americana stia ancora producendo dei grandi romanzi». A custodirli, nei suoi propositi, ci penserà l’Harry Ransom Center, l’isola del tesoro di Austin.

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