Archive for the ‘approfondimenti’ Category

Cocaina, il taglio criminale

settembre 29, 2011

Giorgio Bignami per “il Manifesto”

Non passa giorno che non si debba tornare su qualche effetto perverso delle politiche proibizioniste e repressive, quelle che alimentano una economia criminale sempre più robusta (e sempre più legata a doppio filo all’economia cosiddetta legale), pronta a sperimentare cinicamente sulla pelle dei consumatori, a scopi di maggior profitto, i cocktail più micidiali. Questa storia comincia notoriamente col proibizionismo americano, grazie al quale Al Capone & Co. spacciavano micidiali bevande alcoliche adulterate; e per giunta scherzandoci sopra, come mostrano le testimonianze letterarie su quella porcheria chiamata Old Tennis Shoes – vecchie (e quindi assai fetenti) scarpe da tennis – a imitazione del classico bourbon Old Tennessee. Da tempo è noto che la cocaina viene tagliata col levamisolo, un prodotto nato come antielmintico (cioè vermifugo) per uso umano e veterinario; poi usato come immunomodulatore e quindi provato in alcune forme di tumore e nell’ artrite reumatoide. Altrettanto noto è che il levamisolo può causare gravi effetti collaterali, favorendo infezioni multiple, producendo leucopenia e agranulocitosi (cioè riduzione sino alla scomparsa delle cellule “bianche” del sangue), anche mortale. Ora si aggiungono due pesanti carichi. (more…)

Com’è cambiata la pirateria somala dagli anni Novanta ad oggi

settembre 1, 2011

Carta di Laura Canali

Con il Ddl del 12 luglio 2011 l’Italia ha stabilito che le società di armamento delle navi impiegate in aree a rischio di pirateria possono dotarsi di adeguata scorta per la protezione degli equipaggi. Iniziativa dettata dal cambiamento della pirateria somala, oramai vera e propria joint venture internazionale

Nicola Pedde per “Limes

Anche in Italia, dopo un iter parlamentare relativamente breve, è stato stabilito che le società di armamento delle navi impiegate in aree a rischio di pirateria possono dotarsi di adeguata scorta per la protezione degli equipaggi, del carico e del vascello stesso.

L’iniziativa, promossa per interesse del senatore Paolo Amato e culminata con il Ddl del 12 luglio 2011, n. 107, convertito con modificazioni dalla Legge 2 agosto 2011, n. 130 (in G.U. del 5 agosto 2011 n. 181), ha stabilito che la protezione potrà essere assicurata da personale della Marina militare, a titolo oneroso, o mediante ingaggio di personale civile autorizzato all’uso e al trasporto delle armi, e qualificato per effettuare il servizio di scorta. (more…)

Rivoluzioni egiziane del luglio 1952 e del gennaio 2011: similitudini e differenze

luglio 26, 2011

Original Version: July 1952 and January 2011: Similarities and differences

La rivoluzione egiziana del luglio 1952 aveva concentrato la politica nelle mani di un leader carismatico; quella del gennaio 2011 ha aperto le porte all’estesa partecipazione politica di un popolo che per decenni si è dovuto astenere dalle questioni di governo – scrive l’accademico Samer Soliman

da “Medarabnews

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Il 26 luglio 1952 l’esercito egiziano sotto il controllo dei cosiddetti “ufficiali liberi” depose re Farouk e lo cacciò dall’Egitto. L’11 febbraio 2011, circa 59 anni dopo, l’esercito egiziano ha deposto il presidente Hosni Mubarak e lo ha messo agli arresti domiciliari a Sharm El-Sheik. Oggi, mentre l’Egitto celebra ufficialmente l’anniversario della “rivoluzione” di luglio, sarebbe il caso di guardare sotto una nuova luce questo evento fondamentale appartenente alla storia moderna dell’Egitto, ovvero alla luce della rivoluzione del 25 gennaio. Quali sono le similitudini e quali le differenze fra i due avvenimenti? (more…)

L’ascesa pacifica della spesa militare cinese

luglio 21, 2011

Carta di Laura Canali

La modernizzazione delle capacità militari della Cina è considerata una minaccia dagli Stati confinanti, a partire dal Giappone. Pechino ne dichiara i propositi difensivi ed evita qualsiasi segnale di strategia aggressiva, ma ha ormai generato una spirale competitiva che coinvolge tutti gli attori dell’area

Matteo Dian per “Limes”, grafici qui

L’ascesa militare della Cina è uno dei fattori determinanti per gli equilibri politici e strategici mondiali di questo secolo. Per questo è necessario cercare di comprendere l’evoluzione delle capacità militari della Repubblica Popolare Cinese (Prc) e, soprattutto, considerarne le possibili conseguenze nell’Asia orientale e oltre. Per descrivere la portata e le ripercussioni di questa ascesa è necessario concentrare l’attenzione sulla dimensione quantitativa, la dimensione tecnologica e i possibili punti di attrito tra Pechino e gli Stati confinanti.


La prima dimensione, quella quantitativa, è sicuramente la più evidente. La spesa militare cinese cresce tra il 12% e il 15%, e ha superato quella giapponese nel 2004. Oggi, sette anni dopo il sorpasso, la Cina ha un budget militare doppio rispetto a Tokyo. Questa impennata comporta l’impiego di una quota relativamente ridotta di risorse in termini di pil: il 2% contro il 4% degli Stati Uniti. Di conseguenza, una crescita a questi ritmi o anche un’ulteriore accelerazione appaiono economicamente e politicamente sostenibili nel lungo periodo. Tuttavia, nonostante la Cina abbia consolidato il proprio status di grande potenza militare, la distanza rispetto agli Stati Uniti è ancora estremamente rilevante: Washington infatti è in grado di sostenere livelli di spesa sei volte maggiori rispetto a Pechino. (more…)

La crisi del proibizionismo in America Latina

luglio 19, 2011

Carta di Laura Canali

La Commissione globale sulle politiche della droga ha rivolto un appello all’Onu dagli aspetti decisamente antiproibizionisti. Il governo brasiliano aumenta il pugno di ferro, mentre i narcos preparano la diffusione di un nuovo stupefacente: l’oxidado

Maurizio Stefanini per “Limes

Il Premio Nobel per la Letteratura peruviano Mario Vargas Llosa; lo scrittore messicano Carlos Fuentes; gli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso (Brasile), César Gaviria (Colombia), Ernesto Zedillo (Messico); l’ex segretario dell’Onu Kofi Annan; il fondatore della Virgin Richard Branson; l’ex alto commissario per i Diritti umani dell’Onu Louise Arbour; l’ex rappresentante dell’Unione Europea Javier Solana; l’ex numero uno della Banca centrale degli Stati Uniti Paul Volcker. Queste persone hanno un orientamento ideologico piuttosto eterogeneo, ma tendente più verso il centrodestra che verso il centrosinistra.

 

Il presidente boliviano Evo Morales è invece considerato di sinistra radicale, malgrado l’eclettismo del suo indigenismo. Il governo messicano è espressione del Partito di azione nazionale (Pan) del presidente Calderón, di centrodestra. Il governo brasiliano è infine una grande coalizione il cui nucleo è il Partito dei lavoratori (Pt) della presidentessa Dilma Rousseff e del suo predecessore Lula, di sinistra. (more…)

Le mani di Pechino sulla Sco

luglio 7, 2011

Carta di Laura Canali

Il meeting di Astana ha consacrato la Shanghai cooperation organization nel decennale della sua fondazione. Per i cinesi l’organizzazione serve a portare avanti i loro interessi politici, energetici e di sicurezza. L’apertura a India e Pakistan è uno schiaffo alla Nato, ma nasconde delle insidie

Daniela Lai per “Limes

Il summit di Astana del 14 e 15 giugno ha confermato la rilevanzadell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) sulla scena internazionale. Sorta in una delle regioni meno integrate del globo e comprendente Cina, Russia e quattro repubbliche centroasiatiche, la Sco si è dal principio sviluppato soprattutto grazie al sostegno di Pechino. Le sue origini risalgono infatti al Gruppo dei cinque di Shanghai, istituito nel 1996 col proposito di stabilizzare le regioni di confine, successivamente evolutosi nella Sco con l’inclusione dell’Uzbekistan (2001). (more…)

Cina e Sudan sempre più vicini

luglio 5, 2011

Il presidente sudanese Bashir, recentemente in visita a Pechino, ha nella Repubblica Popolare Cinese un alleato prezioso. L’isolamento diplomatico occidentale può essere controproducente in vista dell’indipendenza del Sud Sudan. Gli interessi petroliferi di Pechino nell’area

Paola Aguglia per “Limes

La Repubblica Popolare Cinese è il principale partner commerciale del Sudan e quest’ultimo ha rappresentato per la Cina una vera e propria porta d’entrata al continente africano. Il voto referendario che ha sancito l’indipendenza del Sud Sudan lo scorso gennaio non ha cambiato la situazione e il dragone asiatico si sta impegnando diplomaticamente affinché la separazione che avverrà in luglio non metta in dubbio la stabilità dei propri approvvigionamenti petroliferi.

In questo contesto si colloca la visita ufficiale di Omer Hassan al-Bashir
 in Cina, l’ultima in qualità di presidente del Sudan unito. Con un giorno di ritardo, martedì Bashir è riuscito ad atterrare a Pechino dove lo attendeva il suo omologo cinese Hu Jintao. Le ragioni del ritardo rimangono poco chiare: secondo quanto riportato, il volo presidenziale, decollato da Teheran, è stato costretto a cambiare rotta e tornare in Iran mentre stava sorvolando il Turkmenistan, posticipando così di 24 ore l’arrivo in Cina.  (more…)

L’impasse della Lega Araba

luglio 2, 2011

Original Version: مأزق الجامعة العربية 

Le rivoluzioni della Primavera Araba, ed in particolare la crisi libica e quella siriana, hanno aggravato ulteriormente la paralisi della Lega Araba, un organismo drammaticamente incapace di far fronte alle sfide del mondo arabo – scrive il politologo egiziano Ahmad Youssef Ahmad

da “Medarabnews

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Sin dall’inizio degli avvenimenti tuttora in corso in numerosi paesi arabi, era palese che essi stavano causando grande incertezza in seno alla Lega Araba, che infatti ha rinviato il vertice convocato per lo scorso marzo a Baghdad. Prima è stato posticipato di un mese e mezzo, poi di un anno. Il risultato è che il vertice del 2011 è saltato, ed è la prima volta che viene cancellato un vertice della Lega Araba, da quando, al summit del Cairo del 2000, era stato deciso che si sarebbero tenuti incontri periodici annuali.

La decisione di annullarlo sembra del tutto logica, perché nelle circostanze attuali si sarebbe trasformato in un confronto tra sostenitori e oppositori del cambiamento, evidenziando i contrasti tra gli arabi. Inoltre, mentre in passato i summit della Lega Araba si sono sempre dati il compito di affrontare le sfide esterne al mondo arabo e il tema della sua sicurezza, il vertice del 2011, se si fosse tenuto, avrebbe dovuto misurarsi con una situazione del tutto nuova: l’ondata di cambiamento interna al mondo arabo. (more…)

La visita di Wen Jiabao e gli affari della Cina in Europa

luglio 1, 2011

Il premier cinese è stato in Ungheria, Inghilterra e Germania. Per Pechino comprare il debito dei paesi dell’eurozona in crisi è una scommessa vinta in partenza, anche se questi fossero insolventi

Giorgio Arfaras per “Limes

«Se l’Europa è in difficoltà la aiuteremo. La Cina è disposta ad aiutare i paesi a seconda delle loro necessità acquistando una certa quantità del loro debito pubblico».Così il premier cinese Wen Jiabao nel corso della sua visita in Germania. Qual è il movente dei cinesi? Perché tanto spirito cooperativo?


Ampliamo un ragionamento già fattoLa Cina ha accumulato, come contropartita dei propri avanzi commerciali, enormi riserve valutarie, investite soprattutto nel debito pubblico statunitense. Ora si guarda intorno, per due ragioni: la diversificazione del proprio portafoglio – non può investire solo nel debito pubblico statunitense e in dollari – e le occasioni che si presentano. (more…)

Quanto costa la cocaina?

giugno 28, 2011

E chi consuma più cannabis al mondo? Lo spiegano i dati delle Nazioni Unite sul traffico di droga negli ultimi anni

da “ilpost

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine (UNODC) la settimana scorsa ha pubblicato il suo rapporto annuale [pdf] sull’utilizzo delle sostanze stupefacenti nel mondo. La ricerca analizza l’andamento della produzione delle principali materie prime per realizzare droghe, la crescita o la contrazione dei prezzi e dello spaccio a livello globale utilizzando i dati forniti dagli Stati e dalle organizzazioni internazionali.

Nell’ultimo anno, la produzione globale di oppio è diminuita sensibilmente a causa delle difficili condizioni climatiche in Afghanistan, uno dei principali produttori al mondo della sostanza. Le cose non sono andate meglio per la cocaina con un calo sensibile delle coltivazioni e di conseguenza della produzione. La coltivazione della coca è diminuita di un sesto nel 2010 principalmente a causa della minore produzione in Colombia, uno dei principali fornitori al mondo della sostanza. Gli Stati Uniti rimangono i principali consumatori di cocaina, anche se l’Europa sta guadagnando rapidamente terreno. (more…)

Giordania: cambiamento reale o illusione?

giugno 28, 2011

Original Version: In Jordan, real change or illusion?

La Giordania rappresenta nel mondo arabo la cartina di tornasole per stabilire se riforme politiche reali possano avvenire in maniera pacifica; per il momento il cambiamento proposto dal re giordano Abdullah è un cambiamento imposto dall’alto, destinato a rivelarsi probabilmente illusorio – scrive il giornalista Rami Khouri

da “Medarabnews

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A sei mesi dall’inizio delle rivolte arabe che hanno travolto metà della regione, ecco una domanda che rivolgo a tutti coloro i quali si chiedono se e cosa è cambiato: il fatto che il re giordano Abdullah II abbia annunciato, due settimane fa, di essere d’accordo con la richiesta dei manifestanti in base alla quale i futuri primi ministri devono essere nominati e sfiduciati secondo il volere della maggioranza parlamentare, e non dal sovrano, è simbolo del successo o dell’illusione delle rivolte arabe?

Due giorni dopo, re Abdullah ha specificato quest’affermazione sostenendo che ci vorranno due o tre anni per implementare questa misura. La Giordania ha bisogno di tempo per dotarsi di tre partiti maturi, che rappresentino la sinistra, il centro e la destra dello spettro politico. In altre parole, il sovrano aprirà il sistema politico del paese solo quando riterrà che vi siano partiti affidabili che non creeranno problemi a lui o al paese. (more…)

Hezbollah nell’era delle rivoluzioni arabe

giugno 21, 2011

Original Version: حزب الله في زمن الثورات العربية 

Il tentativo di Hezbollah di riabilitare il regime siriano, che in passato è stato al fianco del partito sciita libanese, non giustifica il fatto che il partito lo sostenga anche nella sua tirannia, con il pretesto della fedeltà e di non voler compiere un voltafaccia – scrive l’analista libanese Mohammad Alloush, giornalista e politologo libanese; è autore di studi e ricerche sui movimenti islamici, con particolare riferimento alle correnti libanesi; collabora abitualmente con giornali locali ed internazionali

da “Medarabnews

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Se i popoli arabi sono entrati in una nuova era, avviata dallo scoppio delle rivoluzioni di cui il giovane tunisino Mohamed Bouazizi ha avuto il merito di scrivere il primo rigo, dal canto loro le entità politiche – regimi, partiti e raggruppamenti – hanno iniziato a percepirne gli effetti, cominciando dai regimi dittatoriali e finendo con le correnti rivoluzionarie che hanno fondato la loro legittimazione sul loro impegno a favore dei capisaldi della nazione araba e sulla loro lotta contro la tirannia locale ed internazionale. Ne è un esempio al-Qaeda, a cui le masse ribollenti nelle piazze hanno fatto mancare la terra sotto i piedi dicendo: il cambiamento comincia da qui, dai nostri petti nudi, dai nostri pugni che toccano il cielo, aspirando alla libertà e alla dignità. (more…)

Non solo Somalia: tutto il Corno d’Africa può esplodere

giugno 21, 2011

Due omicidi eccellenti e un accordo sgradito hanno infiammato Mogadiscio. Sequestrato un cargo nordcoreano pieno d’armi diretto in Eritrea. Un difficile negoziato tra Etiopia ed Egitto. Sul futuro di Yemen e Sud Sudan regna l’incertezza. L’instabilità domina nel Corno d’Africa

Nicola Pedde e Vincenzo Palmieri per “Limes

Non è ancora chiara la dinamica dell’uccisione del comoriano Fazul Abdullah Mohammed nella notte tra l’8 e il 9 giugno a Mogadiscio. L’uomo, tra i più ricercati componenti della rete di al Qaida, era accusato dagli Stati Uniti di aver organizzato gli attentati contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania nel 1998, e di rivestire il ruolo di comandante delle forze della rete terrorista in Africa Orientale.


Secondo la versione fornita dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale somala (Asn), sia nel comunicato ufficiale sia nel successivo più dettagliato memorandum riservato alle agenzie omologhe straniere, Fazul Abdulah Mohammed, 38 anni, sarebbe stato alla guida di un mezzo in compagnia di un’altra persona, trasportando medicinali e materiali informatici in una residenza periferica della rete logistica dell’Al Shabab. (more…)

La transizione infinita della Somalia

giugno 16, 2011

Nonostante l’accordo raggiunto sulla proroga dell’Istituzioni Federali di Transizione, in Somalia è ancora il caos. Il presidente e lo speaker del parlamento chiedono la testa del primo ministro. Le divisioni di Ahlu Sunna Wal Jama’a e l’esecuzione del ministro dell’Interno ad opera degli Shabaab

Matteo Guglielmo per “Limes

L’accordo raggiunto il 9 giugno a Kampala tra il presidente della Repubblica Sheikh Sharif Sheikh Ahmed e lo speaker del Parlamento Sharif Hassan Sheikh Ahmed avrebbe dovuto ricomporre la prolungata frattura sorta tra le Istituzioni federali di transizione (Ift) tra i due leader conosciuti nel paese semplicemente come “i due Sharif”.
Sul tavolo delle trattative, mediate dal rappresentante speciale dell’Onu Augustine Mahiga e dal presidente ugandese Yoweri Museveni, c’erano i termini della proroga del mandato delle Ift, la cui scadenza era originariamente fissata al prossimo 21 agosto.
L’aspetto più controverso dell’accordo, che di fatto prorogherebbe tutte le Ift di dodici mesi tranne l’esecutivo, riguarda proprio le dimissioni del primo ministro Ahmed Abdullahi Mohamed “Farmajo”, personaggio sgradito allo speaker e agli Stati Uniti, e che non sembra ancora intenzionato a lasciare senza un chiaro voto di sfiducia del parlamento. (more…)

Chi spende di più per la difesa?

giugno 11, 2011

Il grafico dell’Economist dei paesi che investono più denaro nelle spese militari, fino a 700 miliardi di dollari

da “ilpost

Negli ultimi dieci anni la Cina ha aumentato di circa il 200 per cento le proprie spese militari. Per la difesa, nel 2010 si stima abbia speso almeno 119 miliardi di dollari per la gestione dell’esercito, la creazione di nuovi arsenali e per la messa a punto della propria prima portaerei, ora in fase di completamento. Non sono molti gli stati del mondo a possedere e gestire portaerei: la loro costruzione richiede molto denaro e così anche la manutenzione.

Rispetto al proprio prodotto interno lordo, la Cina spende comunque relativamente poco per la difesa, come dimostra il grafico qui a destra preparatodall’Economist. La nazione che nel 2010 ha speso più denaro, in proporzione al prodotto interno lordo, per la difesa sono gli Stati Uniti con circa 700 miliardi di dollari, pari al 4,8 per cento del PIL. Si tratta di uno Stato in guerra, del resto, e la grande spesa per le risorse militari è stata lungamente discussa negli ultimi mesi, specialmente nella difficile fase di approvazione del nuovo budget.

Con i loro 700 miliardi di dollari, gli Stati Uniti superano la spesa complessiva degli altri 17 paesi che più investono denaro nella macchina militare. Il Giappone spende circa l’uno per cento del PIL per la difesa, il Canada 1,5 per cento e l’Italia 1,8 per cento, poco più del Brasile fermo a 1,6 per cento. La Corea del Sud spende il 2,8 per cento, principalmente per essere sempre pronta nel caso di attacchi od operazioni militari da parte della Corea del Nord, una cifra vicina al 2,7 per cento speso nel 2010 dall’India. La Russia, l’ex grande potenza insieme agli Stati Uniti, spende il 4 per cento. Poi c’è il dato dell’Arabia Saudita (10,4 per cento), fuori scala perché comprende anche la spesa per l’ordine pubblico.

La partita tra Usa e Cina avrà uno svolgimento Pacifico

giugno 7, 2011

Il mar della Cina meridionale è al centro degli interessi economici e strategici di numerosi paesi. Il notevole sviluppo navale cinese e il desiderio degli Usa di rimanere protagonisti nell’area aggravano le tensioni

Stefano Felician per “Limes

Per secoli il mare Cinese meridionale è stato un luogo di incontro e scontro di molte civiltà; per Cina, Vietnam, Malesia, Indonesia e Filippine lo specchio d’acqua è vitale, anche per motivi di sicurezza, come dimostrato più volte durante il Ventesimo secolo. Basterà ricordare le operazioni anfibie della seconda guerra mondiale, l’isola “provincia ribelle” di Taiwan o l’incidente del Golfo del Tonchino, che diede inizio formalmente alle operazioni militari americane in Vietnam.

L’apparente stabilità politica odierna nasconde una serie di questioni aperte. Il ruolo del mare è strategico in questa regione, stante il carattere insulare di moltissimi Stati; sulla stessa area insistono poi importanti rotte commerciali nonché interessanti prospettive di sfruttamento dei fondali marini. (more…)

PREVEDERE L’IMPROBABILE *

giugno 5, 2011

Prima il terremoto, poi lo tsunami e per finire un disastro nucleare: il mondo ha assistito esterrefatto a quanto accadeva in Giappone. Tutti eventi poco probabili, difficili da prevedere anche per gli esperti, ma con conseguenze molto gravi. Spesso però le persone tendono a trarre conclusioni errate dall’osservazione di un numero ristretto di eventi casuali. E a chiedere di conseguenza modifiche alle regole del gioco. Ma alcuni errori di percezione possono costare molto cari. I dati sulle giocate del lotto danese lo confermano.

di Claus B. JørgensenSigrid Suetens Jean-Robert Tyran, da “LaVoce.info

 

 

Una catastrofe nucleare o una crisi finanziaria sono eventi che hanno una bassa probabilità di verificarsi, ma quando si verificano hanno conseguenze disastrose. Per questo è difficile accettare che persino gli esperti facciano fatica a prevederli. Le difficoltà nascono da un’insufficiente comprensione delle cause e delle loro interazioni: le probabilità non sono indipendenti ma, al contrario, sono condizionate agli altri eventi.

DUE FALLACIE IN AZIONE

Gli esperti devono, per forza di cose, basare le proprie previsioni su quanto osservato in passato e ragionare per inferenza. Quando avviene un evento che era considerato estremamente improbabile, si sforzano di capire se il modello in uso debba essere rivisitato o meno, il che ha un’importanza cruciale per quanto concerne le raccomandazioni di policy. Ad esempio: quali raccomandazioni dovrebbero fornire gli esperti alla luce di quanto avvenuto a Fukushima o a seguito della recente crisi finanziaria? In questa fase, il cittadino medio resta disorientato e soggetto a una percezione distorta della casualità degli eventi più improbabili. La più comune è ricavare dall’osservazione di alcuni dati, la sensazione che esista uno schema fisso col quale gli eventi si ripetono, senza che questo sia vero e ciò potrebbe indurre a reazioni sproporzionate di fronte al verificarsi di tali eventi. Più precisamente, potremmo dire che molte persone tendono a trarre conclusioni eccessive sulla sottostante distribuzione della probabilità dall’osservazione di un numero ristretto di eventi casuali. Un intero filone di letteratura inaugurato da Amos Tversky e Daniel Kahneman ha individuato la fonte di questo problema nella cosiddetta “legge dei piccoli numeri”. (1) Ma perché alcune persone sono così propense a deduzioni affrettate? Esistono due spiegazioni plausibili, ma apparentemente contraddittorie. (more…)

I sauditi “uccideranno” la Primavera Araba?

giugno 4, 2011

Original Version: Will the Saudis Kill the Arab Spring?

Incoraggiata dalla riuscita repressione del movimento democratico in Bahrain, l’Arabia Saudita ha avviato una strategia regionale per sconfiggere la Primavera Araba; cedere alla volontà dell’Arabia Saudita posizionerebbe l’America dal lato sbagliato di una storica trasformazione nella regione ampiamente appoggiata a livello popolare – scrive l’accademico iraniano-americano Vali Nasr, professore di Politica Internazionale presso la Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University

da “Medarabnews

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Nel suo discorso di due settimane fa sul Medio Oriente, il presidente Barack Obama ha inteso lasciare pochi dubbi sul fatto che l’America sta dalla parte dei popoli della regione e della loro richiesta di cambiamento. Questo pone gli Stati Uniti in rotta di collisione con l’Arabia Saudita.

Il regno saudita è emerso come il leader di un nuovo fronte “del rifiuto”, deciso a sconfiggere le richieste popolari di riforma. Ci si sarebbe aspettati che fosse l’Iran a condurre tale fronte, invece è proprio il più stretto alleato arabo dell’America nella regione che sta cercando di sconfiggere la nostra politica. Anche se il presidente non ha fatto riferimenti all’Arabia Saudita nel suo discorso, nel breve termine trattare con il regno sarà la sfida più grande per gli Stati Uniti in Medio Oriente.

I governanti sauditi hanno fatto capire chiaramente che trovano il sostegno degli Stati Uniti alla democrazia ingenuo e pericoloso, una minaccia esistenziale per le monarchie del Golfo Persico. Se gli Stati Uniti sosterranno la democrazia, i sauditi stanno segnalando che gli USA non potranno più contare sul loro legame speciale con Riyadh (leggi: petrolio). (more…)

Le nuove guerre stellari

aprile 17, 2011

Lo spazio è la nuova frontiera del confronto geopolitico tra le grandi potenze. Il visionario aforisma dei colonnelli cinesi Liang e Xiangsui è corretto: «Ci sono reti sopra le nostre teste e trappole sotto i nostri piedi. Non abbiamo dunque possibilità di fuga»

Salvatore Santangelo per “Limes

L’anniversario del primo volo umano nello spazio è l’occasione per tracciare un bilancio dell’attuale sviluppo geopolitico di questo particolare “teatro d’operazione”. Lo spazio è stato un terrain vague unico al mondo. Non solo non appartiene a nessuno, ma dovrebbe essere patrimonio di tutti: the province of all mankind.

Il regime internazionale che tenta di regolarne l’uso, limitandolo a fini pacifici, è fra i lasciti più significativi della guerra fredda. Il binomio guerra-spazio ha però una lunga storia, fatta di audaci proiezioni letterarie e di controverse estensioni della geopolitica terrestre. Lo spazio e molti degli strumenti che vi transitano hanno infatti un ruolo militare importante, che il mutare della natura dei conflitti rende sempre più cruciale. (more…)

Il futuro europeo della Serbia

marzo 22, 2011

Un report della Commissione europea analizza la situazione del paese, a un passo dall’ingresso nell’Unione. Discriminazioni delle minoranze, traffici illegali e violazioni dei diritti umani. Riuscirà Belgrado ad adeguarsi agli standard di Bruxelles?

Eleonora Ambrosi per “Limes

Redatto il 9 novembre 2010 dalla Commissione europea, il “Serbia 2010 Progress Report” analizza l’attuale situazione del paese alla luce dei criteri economici, sociali e politici da soddisfare al fine di poter diventare un membro dell’Ue.

Un’attenta lettura del report si rivela di fondamentale importanza per capire le dinamiche che potrebbero influire sull’adesione della Serbia, che potrebbe avvenire a partire da questa primavera. 

I punti critici della relazione sono quelli che fanno riferimento alla situazione delle minoranze, al livello di discriminazione e ai traffici illegali.  (more…)

Il lavoro scompare dentro le bolle. Il difficile rebus per l’incontro tra domanda e offerta

gennaio 11, 2011

Raghuram Rajan per “Il Sole 24 Ore

L’economia è solo una questione di domanda e offerta. Solitamente esiste una situazione di equilibrio e, in caso contrario, subentrano forze potenti in grado di spingere il mercato verso tale equilibrio. Eppure, visti gli elevati e persistenti livelli di disoccupazione negli Stati Uniti, ci si pone una domanda sulla natura del problema: è la domanda aggregata che è troppo bassa, o sussistono problemi di offerta?

L’amministrazione del presidente Barack Obama sembra credere che il problema sia legato alla domanda, e ha messo in atto tutta una serie di misure di stimolo, riducendo le tasse e facendo lievitare i trasferimenti di denaro e la spesa pubblica allo scopo di incentivare i consumi e gli investimenti. La Federal Reserve è dello stesso avviso; infatti, ha mantenuto non solo i tassi di interesse a breve ai minimi storici, ma si è anche imbarcata in una manovra rischiosa che ha come obiettivo i tassi a lungo termine. Alcuni economisti progressisti vorrebbero, addirittura, ulteriori interventi. (more…)

Brasile: un volto nuovo in Medio Oriente

dicembre 30, 2010

Original Version: Brazil: a new face in the Middle East

Il tentativo del Brasile di acquisire un ruolo in Medio Oriente è un segnale delle sue ambizioni a livello politico ed economico globale – sostiene l’analista Nima Khorrami Assl

da “Medarabnews

di Nima Khorrami Assl, analista presso il Transnational Crisis Project, con sede a Londra; le sue aree di interesse includono il Medio Oriente, l’Islam politico, il Caucaso, e la sicurezza energetica

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Nonostante la crisi economica mondiale, la performance economica del Brasile è la più forte degli ultimi anni. L’inflazione è duramente combattuta, e le riserve internazionali ammontano a circa 240 miliardi di dollari. Ciò, a sua volta, ha dato spazio all’attività diplomatica brasiliana, che si spinge molto più lontano di quanto non accadeva passato.

Il partenariato con il Sudafrica e l’India attraverso il forum di dialogo dell’IBSA , una crescente presenza in Africa e in Medio Oriente, e la partnership strategica con la Cina e l’UE sono tutti esempi dell’ascesa del Brasile sulla scena internazionale. (more…)

«Questo è l’attimo (possibile) in cui nacque l’Universo»

dicembre 24, 2010

Bosone di Higgs, il primo indizio dal superacceleratore Lhc

Giovanni Caprara per “Il Corriere della Sera

La «particella di Dio» ha già un volto. «Potrebbe essere proprio il bosone di Higgs che cerchiamo» dice Guido Tonelli a capo dell’esperimento Cms, uno dei quattro installati nell’anello del superacceleratore Lhc al Cern di Ginevra. «Il segnale che abbiamo raccolto ha tutte le caratteristiche teorizzate – aggiunge Tonelli -. Una coppia di bosoni Z decadono e ciascuno emette due muoni. L’evento è stato ricostruito nei dati raccolti fino al mese di ottobre. Per la ricerca del bosone di Higgs si cercano, appunto, eventi con quattro muoni di questo tipo che però devono presentarsi in un numero ben maggiore. Quelli identificati sono troppo pochi e quindi sono considerati un fondo di misura. Però ciò che abbiamo visto ad un livello di energia di 200 GeV ci dice che siamo sulla strada giusta. E questo è importante per arrivare a destinazione». (more…)

In queste cellule la medicina del futuro

dicembre 22, 2010

Shinya Yamanaka, da “Il Sole 24 Ore

La scoperta delle cellule staminali pluripotenti indotte, dette iPS, nasce dagli studi sulle staminali embrionali (ES), generate da ovuli fecondati, isolate e coltivate in vitro per alcune settimane, come ho fatto per oltre un decennio dopo che le staminali embrionali del topo erano state isolate per la prima volta nel 1981. Le staminali embrionali hanno due proprietà decisive: la proliferazione e la pluripotenza. Sono capaci di crescere vigorosamente e di differenziarsi in tutti i lignaggi cellulari del corpo adulto, una capacità detta pluripotenza, dai neuroni ai muscoli cardiaci. Molti geni si esprimono specificamente nelle staminali embrionali. A metà degli anni 90, da post-doc all’istituto Gladstone per le patologie cardiovascolari, a San Francisco, ho scoperto il gene NAT1 necessario alla pluripotenza. Nel 1998 James Thomson (Wisconsin) è riuscito a generare staminali embrionali umane, un successo che suggeriva la possibilità di trapianti cellulari per curare malattie finora inguaribili. (more…)

Il Sudan sull’orlo della secessione

dicembre 22, 2010

da “Medarabnews

Quasi sei anni fa, nel gennaio del 2005, un accordo tra il governo centrale di Khartoum e il Sud del paese pose formalmente fine a oltre vent’anni di guerra civile in Sudan – una guerra che aveva causato la morte di circa due milioni di persone, creando almeno quattro milioni di profughi.

L’accordo, noto con il nome di Comprehensive Peace Agreement (CPA), prevedeva la formazione di un governo di unità nazionale a Khartoum e di un governo autonomo nel Sud, oltre alla condivisione delle rendite petrolifere del paese. Al termine di un periodo di sei anni, il Sud avrebbe potuto scegliere se rimanere parte del Sudan o diventare uno Stato indipendente, attraverso un referendum fissato per il 9 gennaio 2011. (more…)

L’Oas, l’Aginter press e l’evoluzione del neofascismo europeo

dicembre 12, 2010

Dietro la strategia della tensione il ruolo dell’anticomunismo bianco

Saverio Ferrari per “Liberazione
Quando il 22 maggio 1974 nel corso della cosiddetta “Rivoluzione dei garofani” in Portogallo, un reparto di fucilieri della Marina appartenenti al nuovo Governo fece irruzione in Rua des Pracas 13 a Lisbona, presso gli uffici dell’Aginter Press, si scoprì un enorme archivio con documenti e microfilm riguardanti ogni paese del mondo, un’officina per la fornitura di falsi documenti con visti e timbri dei principali paesi europei, un centro di reclutamento e addestramento di mercenari, nonché i nomi dei referenti di un’organizzazione fascista internazionale denominata Ordre et Tradition e del suo braccio militare Oaci (Organization d’action contre le communisme international). Nella rete dei corrispondenti internazionali, per l’Italia, figuravano anche i nomi di Pino Rauti, Guido Giannettini e Stefano Delle Chiaie.
Si erano messe le mani sulla più importante centrale internazionale eversiva allora esistente, nascosta dietro una finta agenzia di stampa, finanziata da ambienti d’estrema destra francesi, belgi, sudafricani e sudamericani, ma anche dal governo portoghese, oltre che da alcuni servizi segreti occidentali quali la Cia, la Dgs spagnola e il Kyp Greco.  (more…)

STMicroelectronics, miracoli in fuga

dicembre 10, 2010

E’ almeno per metà italiana la più grande impresa europea operante nel settore dei semiconduttori, una delle punte avanzate dell’innovazione tecnologica del nostro continente. Ma da noi quasi nessuno lo sa e nessuno se ne cura troppo; rischiamo così di perderne del tutto il controllo a favore degli altri soci, i francesi

Vincenzo Comito per “Sbilanciamoci.info

E’ almeno per metà italiana la più grande impresa europea operante nel settore dei semiconduttori, una delle punte avanzate dell’innovazione tecnologica del nostro continente – essa, tra l’altro, spende ogni anno in ricerca ben il 28% del suo fatturato; si tratta di una cifra pari a 2,4 miliardi di dollari nel 2009. Ma da noi quasi nessuno lo sa e certamente nessuno se ne cura troppo; rischiamo così di perderne del tutto il controllo a favore degli altri soci, i francesi, che invece seguono l’azienda con molta attenzione. Gli eventi si svolgono nella più totale indifferenza della nostra classe politica ed imprenditoriale. La società ha un nome difficile e si chiama STMicroelectronics. Oggi fattura intorno ai 10 miliardi di dollari all’anno, in un settore nel quale i concorrenti principali sono del calibro di Intel, Samsung, Toshiba, Texas Instruments. (more…)

Benetton: dal mercato alle rendite

dicembre 7, 2010

Dall’abbigliamento alle autostrade e autogrill. La parabola di un gruppo che ha vissuto una mutazione genetica, partendo da un un business di successo per poi legarsi progressivamente al carro pubblico. E portandosi dietro grossi problemi di indebitamento

Vincenzo Comito per “Sbilanciamoci.info

Il percorso imprenditoriale della famiglia Benetton appare piuttosto chiaro e abbastanza singolare.

I membri della famiglia sono partiti negli anni sessanta con un’idea di business a suo tempo molto innovativa nel settore dell’abbigliamento, idea coronata in un primo periodo da un rilevante successo di mercato e di redditività. Poi, con il tempo, tale attività si è dovuta confrontare con diversi problemi, sia di tipo interno che esterno all’impresa; in particolare, si è manifestata una importante concorrenza, costituita da marchi quali Zara o H & M, che è riuscita a mettere in rilevanti difficoltà la società, superandola per capacità innovativa, volumi di affari e redditività su quasi tutti i mercati, mentre la società incappava anche in alcuni problemi organizzativi. La famiglia non è stata in grado di reagire rinnovando ed adeguando la sua offerta nel settore in misura adeguata, le vendite complessive della società non sono più cresciute, i risultati economici si sono ridimensionati. Nel frattempo, nuovi concorrenti si profilano all’orizzonte.

Così, ad un certo punto, i membri della famiglia hanno deciso di ridurre il peso delle attività in cui c’era da confrontarsi tutti i giorni con il mercato e con la concorrenza e di trasformarsi invece sostanzialmente in rentier. Ecco allora l’acquisizione, secondo alcuni avvenuta a prezzi di favore, di Autostrade e di Autogrill dallo Stato, per di più scaricando i debiti fatti almeno per l’ acquisizione di Autostrade sulla stessa impresa acquistata, mentre verranno poi anche, con il tempo, le stazioni e gli aeroporti; ecco anche la partecipazione a molte avventure di interesse del potere politico da una parte, gli stretti legami con la fortezza Mediobanca dall’altra. (sulla storia e i conti di Autostrade, si veda anche l’articolo di Anna Donati su questo sito). (more…)

Il dinosauro e il leone di Trieste

dicembre 6, 2010

Nella puntata precedente, dedicata a “un dinosauro nel salotto”, abbiamo parlato dell’effetto domino provocato dal ribaltone in Unicredit in Mediobanca. Qui passiamo al caso Generali, gigante assicurativo, e del suo rapporto con il “nuovo” asse di potere

Quest’articolo prosegue il ragionamento iniziato a proposito di Mediobanca, passando ad analizzare la situazione – assai connessa, come si capirà nel testo – delle Assicurazioni Generali

Vincenzo Comito per “Sbilanciamoci.info

Le Assicurazioni Generali – notizie di base

La società, fondata nel 1831 a Trieste, ha sin dai primi tempi, grazie alla sua stessa posizione geografica, una presenza importante su molti mercati. Essa è oggi il quinto gruppo assicurativo mondiale per raccolta premi, senza considerare peraltro quelli cinesi, nonché il terzo gruppo europeo, dopo la tedesca Allianz e la francese Axa. Oggi è il leader di mercato in Italia, il secondo gruppo in Francia e in Spagna e il primo assicuratore straniero in Cina (Righi, 2010). E’ molto presente anche nei paesi del suo insediamento tradizionale, in Germania, in Svizzera, in Austria ed in quelli dell’Europa centro-orientale. Sembra puntare ora ad una presenza più importante in America Latina, in particolare in Brasile. (more…)

L’enigma Nord Corea

dicembre 6, 2010
JOSEPH S. NYE*, da “La Stampa
Che cosa sta succedendo in Corea del Nord? Il 23 novembre, il suo esercito ha sparato circa 200 colpi di artiglieria sull’isola di Yeonpyeong nella Corea del Sud, vicino al confine marittimo contestato tra i due Paesi, uccidendo quattro persone – tra cui due civili – e demolendo decine di case e altre strutture. La presenza di civili, molti dei quali hanno dovuto essere evacuati, ha reso l’attacco della Corea del Nord ancora più provocatorio dell’affondamento a marzo del Cheonan, la nave da guerra della Corea del Sud, che causò la morte di 46 marinai.

E, proprio poche settimane prima del bombardamento di Yeonpyeong, la Corea del Nord ha mostrato a una delegazione di scienziati americani un nuovo e in precedenza ignoto impianto per l’arricchimento dell’uranio, che aumenterà la capacità del regime di dotarsi di armi nucleari. (more…)

C’è un dinosauro nel salotto

novembre 26, 2010

Vincenzo Comito, da Sbilanciamoci.info

Mediobanca da Mattioli a Geronzi. L’ex salotto buono del potere economico italiano è adesso un groviglio spaventoso di azioni, dove i controllati controllano i controllanti e viceversa. Un jurassic park del capitalismo nostrano, che rischia di peggiorare con una ancora maggiore concentrazione con Generali

Per molto tempo Mediobanca e Generali hanno costituito quasi un tutto unico; il possesso di una quota azionaria di molto rilievo nel capitale della seconda ha permesso a lungo alla banca d’affari milanese di governare sostanzialmente il colosso assicurativo. Così, ad esempio, tra il 1999 e il 2002 Mediobanca ha cambiato per ben tre volte il presidente della società triestina. Ma negli ultimi tempi il legame sembra indebolirsi. La situazione potrebbe ora cambiare ulteriormente e anche drasticamente a breve. Appare comunque importante trattare insieme delle vicende delle due strutture, che sono oggi al cuore di una inusitata concentrazione di potere industriale-finanziario-politico nel nostro paese e che con le recenti vicende dell’Unicredit sembra avviarsi a diventare ancora più minacciosa. (more…)

NON TUTTI I DEBITI SONO UGUALI

novembre 21, 2010

Il debito è davvero così centrale nella crisi e nella sua soluzione come si sostiene nei vertici internazionali e nelle discussioni da bar? Il livello del debito è importante perché è importante la distribuzione di quel debito. Insomma, non tutti i debiti sono creati uguali. E la spesa pubblica finanziata in deficit può permettere all’economia di evitare disoccupazione e deflazione, mentre gli agenti fortemente indebitati del settore privato risanano i loro bilanci. Lo Stato potrà rimborsare i suoi debiti una volta che la crisi di deleveraging sia passata

Paul Krugman, da “Lavoce.info”

Se c’è una parola che appare molto spesso nel dibattito sui problemi economici che in questo momento affliggono Stati Uniti ed Europa, questa è sicuramente “debito”.
Tra il 2000 e il 2008, il debito delle famiglie è cresciuto dal 96 per cento del reddito personale americano al 128 per cento, nel Regno Unito è passato dal 105 al 160 per cento e in Spagna dal 60 al 130 per cento. Un debito in rapida crescita, si dice, ha preparato il terreno per la crisi e l’eccesso di debito (rispetto alla capacità di ripagarlo) continua a rappresentare un ostacolo alla ripresa. (more…)

Il lavoro sempre più povero

novembre 17, 2010

La quota dei redditi da lavoro sul Pil nei principali paesi industrializzati è diminuita tra i cinque e i dieci punti rispetto agli anni ’70. In Italia, Francia, Giappone, Germania e USA i redditi da lavoro in percentuale del Pil sono anche al di sotto del livello al quale si trovavano negli anni ’60.

di Antonella Stirati, economiaepolitica.it, da “Limes

Varie analisi elaborate da grandi istituzioni internazionali (OCSE, ILO, FMI) e un’ampia letteratura economica hanno messo in luce il verificarsi in diversi paesi di un fenomeno importante: la caduta della quota dei redditi da lavoro sul Pil nell’arco di circa un trentennio. Molti si sono soffermati di recente su questa caduta, non ultima la “Lettera degli economisti” sottoscritta da oltre 250 studiosi e pubblicata nel giugno scorso. L’economista Giulio Zanella ha tuttavia contestato l’effettivo verificarsi di questo fenomeno. In un recente articolo egli è infatti giunto alle seguenti conclusioni: 1) che le quote distributive non sono variate molto nella maggior parte dei grandi paesi industrializzati; 2) che dove la quota dei redditi da lavoro è diminuita, in particolare in Italia, ciò è avvenuto non a beneficio della quota dei profitti e degli altri redditi non da lavoro ma a beneficio esclusivo di quella che viene chiamata “quota del governo”. [1] (more…)

Il Quantitative Easing della Fed in dodici passaggi

novembre 13, 2010

Il problema degli squilibri nelle bilance dei pagamenti non è stato risolto al G-20 di Seoul, che ha invece discusso ampiamente della guerra delle monete. Il piano di Bernanke per generare lavoro negli Usa e inflazione all’estero

Giorgio Arfaras per “Limes

La riunione del G-20 si è conclusa. Le scarse aspettative attorno al vertice non sono state smentite dai fatti: trovare una “soluzione a tavolino” alle questioni in ballo è piuttosto difficile, per non dire quasi impossibile. La controversia maggiore è il rapporto fra gli Stati Uniti e la Cina.

Conviene partire da un’astrazione per comprendere il caso concreto. Nel mondo ideale i paesi in via di sviluppo consumano, ma soprattutto investono più di quanti beni di consumo e d’investimento producano. La differenza sono le importazioni dai paesi sviluppati.

I paesi sviluppati, invece, consumano ed soprattutto investono meno di quanto producano. La differenza sono le esportazioni verso i paesi in via di sviluppo. I paesi in via di sviluppo cumulano debito – la contropartita delle importazioni, con i paesi sviluppati. (more…)

Una vergogna chiamata off-shore

novembre 9, 2010

Dal Vaticano alle Isole britanniche: un sistema economico parallelo, segreto e sempre più fiorente. Sono i paradisi fiscali, tanto amati da Berlusconi. Valgono un quinto del Pil mondiale. E nessuno se ne occupa

Giorgio Ruffolo per “L’Espresso

I am lost in paradise, cantava nostalgicamente Johanna Wang in una canzone divenuta famosa: mi sono smarrita in paradiso. Suggerirei ai governi di adottarla all’apertura del prossimo G20, quando si tratterà di affrontare il tormentato problema dei paradisi fiscali.
Da quando il mondo è stato scosso dalla più violenta crisi economica degli ultimi ottant’anni si susseguono le lamentazioni e le indignazioni sul ruolo che nella crisi hanno svolto i circa 50 paradisi fiscali (anche il loro numero è controverso) esistenti nel mondo, i quali – cito da una recente risoluzione del Parlamento europeo – “incitano a praticare l’evasione fiscale, la frode fiscale e la fuga dei capitali”.

Tanto vibrata la denuncia, quanto fiacca e irresoluta la risoluzione: l’Unione, afferma l’europarlamento, “condanna con forza (tipica espressione usata da chi è consapevole di mancare di forze, ndr.) il ruolo svolto dai paradisi fiscali”. Che cosa propone il Parlamento europeo all’Unione? Assolutamente, niente: “L’Unione è invitata a rafforzare la sua azione e a prendere misure concrete e immediate, come, ad esempio, sanzioni contro i paradisi fiscali” (!). Immagino che i signori dei paradisi avranno tremato leggendo queste righe. (more…)

La crisi dell’economia iraniana

novembre 5, 2010

Le sanzioni Onu stanno  penalizzando Teheran. A dispetto dei segnali di ripresa, cresce il malcontento della gente per un’inflazione ormai fuori controllo. Il governo ribadisce che proseguirà il programma nucleare

Luca Troiano per “Limes

A cinque mesi dalla risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza, che ha inasprito le sanzioni contro l’Iran, e a due settimane dal nuovo round di colloqui tra Usa, Ue e Repubblica Islamica in programma a Vienna, appare opportuno chiedersi quale sia stato finora l’impatto dei provvedimenti sull’economia di Teheran.

L’effetto complessivo non è ancora chiaro; i numeri di per sé non offrono indicazioni univoche. Se da un lato il sistema produttivo iraniano presenta dati incoraggianti, dall’altro la qualità della vita nel paese sembra peggiorare di giorno in giorno.

Le limitazioni commerciali contro l’Iran hanno una lunga storia. Le prime sanzioni furono imposte dagli Stati Uniti nel 1987, in conseguenza del presunto sostegno iraniano al terrorismo e delle aggressioni a navi non belligeranti nel Golfo Persico. (more…)

Milano, le mani sulla città

novembre 1, 2010

Da Santa Giulia all’Expo, le cosche calabresi hanno messo piede in quasi tutti i cantieri. E mirano a condizionare la politica. Un assalto silenzioso, con fiumi di soldi e minacce

Paolo Biondani e Mario Portanova per “L’Espresso

Santa Giulia dei veleni. Veleni di mafia. La città satellite celebrata dai politici, finanziata dai banchieri e venduta dai big del mattone come simbolo della Milano del futuro, ha le fondamenta inquinate da fiumi di scorie cancerogene: “bombe ecologiche e sanitarie”, come le definiscono i periti della Procura, sepolte per anni accanto agli uffici e alle case del super quartiere da un miliardo e 600 milioni di euro che avrebbe dovuto ridisegnare l’area sud-est della metropoli. Sotto i piedi della nuova città c’è un sistema di discariche abusive che contaminano le acque della prime due falde: tra meno sette e meno venticinque metri, la terra è morta. Uccisa da montagne di rifiuti tossici che le nuove indagini collegano ai clan più sanguinari della ‘ndrangheta. Nomi che scottano e che gli inquirenti rivelano a “L’espresso”: i Nirta-Strangio. Sì, proprio quelli della strage di Duisburg, la mattanza nel cuore della Germania.

Edilizia, superstrade, ferrovie, aeroporto, centri commerciali, ortofrutta, rifiuti, ospedali, bar, negozi di lusso, banche, prestiti a usura e, naturalmente, droga: la mafia calabrese ha conquistato l’economia del Nord. A partire dall’ex capitale morale. Le indagini dei pm di Milano e Reggio, culminate nello storico blitz di luglio (304 arresti, per metà in Lombardia), hanno smascherato 15 strutture mafiose, in gergo “locali”, attive in mezza regione: nella metropoli trafficano “da quarant’anni”. Uno dei boss, intercettato, svela al compare che gli affiliati sono molti di più: “Cecè, qua in Lombardia siamo in cinquecento”. Clan emigrati dalla Calabria, certo. Come i Cosco, trafficanti di droga arrivati a rapire nel pieno centro di Milano e a sciogliere nell’acido la pentita Lea Garofalo. Ma ci sono anche imprenditori padani al cento per cento, piegati con la violenza o sedotti col denaro. Soldi sporchi che comprano politici, professionisti, funzionari, manager, industriali, medici, avvocati, direttori di banca, perfino uomini in divisa. A Milano come nella Locride.  (more…)

Un missile cinese cambierà la geopolitica

settembre 14, 2010

Nell’articolo: E allora: che cosa ci rivela tutto ciò? Tre cose. La prima è che la Cina è prossima – come mai è stata in passato – a mettere definitivamente a punto un missile in grado di mettere fuori gioco una portaerei. La seconda è che la produzione di un missile di questo tipo equivarrà a porre fine all’incontrastata egemonia statunitense sui mari, specialmente lungo le cruciali rotte oceaniche asiatiche. La terza e ultima cosa è che un missile DF-21D operativo accrescerebbe fortemente le tensioni che già serpeggiano in Asia

di Andrew Burt, direttore associato di InsideDefense.com, da “Il Sole 24 Ore
(Traduzione di Anna Bissanti)

«Potrebbe essere rivoluzionario, cambiare ogni cosa», ha scritto una fonte del governo degli Stati Uniti. «Potrebbe spalancare le porte a una nuova era dell’ordine internazionale», ha scritto un’altra. «Potrebbe mettere fine al nostro modo di intervenire», mi ha riferito un funzionario di alto grado in pensione. Ciò a cui si riferiscono questi ex o attuali esponenti dei più alti gradi dell’esercito è qualcosa di cui non avete mai sentito parlare prima. Si tratta del missile cinese denominato Dong Feng 21D, in sigla DF-21D. ù

Prima di tutto sarà bene contestualizzare la notizia: le portaerei della Marina Usa possono proiettare la potenza americana in ogni angolo del pianeta. Le superportaerei sono enormi navi a propulsione nucleare, lunghe fino a 330 metri, in grado di trasportare 85 aerei e oltre 6mila effettivi. E al prezzo di 4,5 miliardi di dollari l’una sono pressoché capaci di dare il via e combattere una guerra per conto proprio.

Per molti aspetti le superportaerei costituiscono l’ossatura portante della politica estera americana. La crisi dello Stretto di Taiwan del 1996 ne costituisce un ottimo esempio: nel periodo preliminare alle prime elezioni presidenziali della storia di Taiwan, la Cina condusse una serie di test missilistici allo scopo d’incutere timore nell’elettorato taiwanese. I cinesi speravano che un’ostentazione della loro potenza militare avrebbe dissuaso la popolazione taiwanese dall’eleggere politici separatisti. Quando tra Pechino e Taipei andò crescendo la tensione, Washington inviò due portaerei verso la costa cinese. Il messaggio diretto alla Cina era chiaro: non potete permettervi un conflitto con Taiwan perché noi interverremo. Pechino fece un passo indietro, i taiwanesi votarono liberamente e in Asia la situazione rimase tranquilla e sotto controllo. (more…)

A 50 anni l’Opec torna a mostrare i muscoli

settembre 14, 2010

Nell’articoloA fine anni 50, quando l’offerta di greggio sui mercati era eccessiva, le sette sorelle, che estraevano petrolio soprattutto in Medio Oriente, abbatterono i posted price. Vale a dire il prezzo che pagavano per ogni barile ai paesi dove estraevano greggio. Una sorta di tassa, decisa unilateralmente. Riducendola, i paesi produttori videro le entrate crollare. La risposta fu la creazione dell’Opec. Fu presto evidente ai paesi produttori quanto vantaggioso fosse far parte del cartello

Roberto Bongiorni per “Il Sole 24 Ore

Oggi che i rigurgiti della crisi finanziaria soffocano ancora la ripresa dell’economia mondiale, riducendo la domanda di energia, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) se ne sta quasi in disparte, lontana dai riflettori dei media internazionali. In attesa. Sapendo che prima o poi tornerà alla ribalta, non appena l’economia mondiale ripartirà. Nei prossimi anni potrebbe accadere di tutto. Le incognite che pendono su alcuni paesi produttori, minacciando un’improvvisa interruzione dell’offerta di greggio, sono ancora lì, e sono molte. Tutto indica che l’Opec tornerà a giocare un ruolo primario.

Ha i numeri per farlo: dispone del 75% delle riserve mondiali di greggio e più del 50% delle esportazioni.

Eppure, quando il 14 settembre del 1960 i rappresentanti del settore energetico di Iran, Iraq, Kuwait, Venezuela e Arabia Saudita si riunirono a Baghdad per fondare l’Opec, quasi nessuno se ne accorse. Tredici anni più tardi il mondo comprese un’amara realtà: l’Opec poteva tenere sotto scacco le loro economie, semplicemente decidendo di allentare o stringere i suoi rubinetti di greggio. Volenti o nolenti era divenuta un irrinunciabile interlocutore. (more…)

Prevedere l’imprevedibile

settembre 6, 2010

Munich Re è uno dei più grandi risk center del mondo, dove si cerca di prevedere anche l’impossibile. Investe sui rischi che sarebbero troppo grandi da sostenere anche per le più grandi compagnie assicurative

da “ilpost

Munich Re è uno dei più grandi risk center del mondo. I suoi database contengono informazioni sui disastri che sono già accaduti, su quelli che stanno accadendo e su quelli che potrebbero accadere in futuro. Le scosse della crosta terrestre, l’altezza delle onde degli oceani, le temperature dell’aria e dell’acqua, la direzione e la velocità delle correnti, lo scioglimento dei ghiacci, le nevicate nell’Artico e nell’Antartico. Ogni tipo di dato potenzialmente collegato a un rischio viene costantemente monitorato e analizzato. È uno dei centri di ricerca in cui i rischi del mondo moderno vengono studiati più intensamente e dettagliatamente.

I suoi database contengono informazioni provenienti da tutto il mondo: il Center for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti, il ministero della salute della Cina, il centro per la ricerca contro i tumori della Baviera. Anche le informazioni sulla pirateria a largo delle coste somale, le variazioni nella rete elettrica europea e le abitudini alimentari della classe media nei paesi del Golfo Persico sono schedate nei loro computer. Insieme ai dati via via prodotti dalla ricerca scientifica nel campo delle nanotecnologie, dello smaltimento dei rifiuti e dell’estrazione del petrolio. (more…)

La Fininvest sta peggio del capo

settembre 5, 2010

Viaggio nei bilanci di Fininvest e delle controllate: Mediaset, Mondadori, Mediolanum e Milan. Dai debiti degli anni ’90 alla ristrutturazione finanziaria, con ricca distribuzione degli utili alla famiglia padrona. Adesso i numeri volgono al peggio: siamo agli anni del declino. In quest’articolo si spiega perché

di Pitagora da “Sbilanciamoci.info

E’ opinione diffusa che la situazione economica e finanziaria del gruppo Fininvest fosse critica nei primi anni ’90 mentre sia florida quella attuale. L’esame delle informazioni di bilancio, delle operazioni realizzate sui mercati finanziari, dei punti di forza nei confronti dei concorrenti e dei rischi che gravano sulle società del gruppo mostra una realtà differente.

All’inizio degli anni ’90 il gruppo Fininvest era fortemente indebitato: nel bilancio consolidato del 1993, i debiti finanziari assommavano a circa 4.500 miliardi di lire e quelli commerciali superavano i 2.200 miliardi, ma le società operative si trovavano in una situazione favorevole nei mercati di riferimento. I rischi che gravavano sul gruppo riguardavano comportamenti degli amministratori censurabili sul piano penale, ma con improbabili ricadute sulle società operative. L’assetto proprietario, benché opaco e improprio, consentiva un’elevata flessibilità della gestione.

Le tre principali società del gruppo (Mediaset, Mondadori, Mediolanum) esprimevano elevate potenzialità di reddito perché operavano in mercati in espansione in una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti; in particolare:

  • Mediaset si trovava in una situazione di duopolio con la Rai, ma aveva una struttura organizzativa più agile, una gestione più flessibile ed era sottoposta a minori vincoli amministrativi;
  • La quota di Mondadori nel mercato dei libri e dei periodici era maggioritaria e la carta stampata non subiva la concorrenza di altri media;
  • Il modello commerciale di Mediolanum, incentrato sulla rete di promotori finanziari invece che di sportelli fissi rappresentava uno schema più aggressivo e flessibile ma meno costoso rispetto a quello dei concorrenti; inoltre il mercato della previdenza privata e del risparmio gestito si trovava in una fase di espansione.

    I punti di forza delle società operative consentirono la ristrutturazione finanziaria del gruppo attraverso l’apertura dell’assetto proprietario al mercato. (more…)

Destrezza versus distrazione: il conto salato dei tanti furti d’arte su commissione

agosto 30, 2010

Particolare del "Nudo disteso" di Amedeo Modigliani (1917-1918)

Nell’articolo: Ma molti di più di questi capolavori rubati restano nel buio di un mercato mondiale del traffico di opere d’arte e reperti archeologici, del valore molto vicino a quello della droga e delle armi. Per una volta l’Italia, rispetto alla Francia e all’Europa, fa bella figura perché, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Comando carabinieri Tutela Patrimonio culturale, istituito oltre 40 anni fa, operante sul territorio con nuclei di carabinieri appositamente addestrati, i furti di opere d’arte da noi sono in costante calo […..] l’immensa spoliazione dei siti archeologici che continua indisturbata soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Questi reperti e i quadri vanno a decorare case di ricchi malavitosi ma servono anche per operazioni di lavaggio di soldi sporchi che stanno assorbendo quantità immense di opere e oggetti di gran valore in continuo incremento

Paola Guidi per “Il Sole 24 Ore

Mai meno di 50 milioni di euro, sempre più spesso vicini ai 90-100 milioni di euro. Tanto vale ciascuno dei “colpi” milionari messi a segno a decine negli ultimi due anni nei musei europei, soprattutto francesi, russi, tedeschi e svizzeri, da bande internazionali specializzate in furti d’arte in gran parte olandesi, inglesi e francesi con le mafie italoamericana, cinese e giapponese a gestire dall’alto logistica e distribuzione.

I ladri spesso –come ha maliziosamente sottolineato venerdì 27 agosto l’Herald Tribune- trovano scarse protezioni, impianti d’allarme guasti, chiavi facilmente duplicabili e personale distratto.

In Francia a partire dalla fine di dicembre ne sono stati realizzati ben due tra il 30 e il 31 dicembre in Costa Azzurra e cinque nel resto del paese con bottini elevati dei quali due decisamente record. Il primo il 19 maggio al Museo d’arte moderna di Parigidove un solo ladro ha portato via 110 milioni di euro sotto forma di quadri di Picasso, Matisse, Modigliani, Braque e Leger. (more…)

STORIE MASSONICHE DI COSA NOSTRA

agosto 25, 2010

DALL’ADDAURA A VIA D’AMELIO, IL BOSS CHE APPARE E SCOMPARE A FIANCO DI PERSONAGGI IN DIVISA TANTO IMPROBABILI QUANTO SINISTRI – DI SCOTTO GENCHI HA TUTTI I TABULATI. SONO CHIAMATE CHE PORTANO LONTANO, A MEDICI, FUTURI POLITICI, IMPRENDITORI, FAVOREGGIATORI IMPORTANTI – SEGRETO DOPO SEGRETO, SE SI SCORRONO LE VICENDE DELLE INDAGINI ANTIMAFIA ALLA FINE SI ARRIVA SEMPRE A UN BOSS E A UN AGENTE SEGRETO SFIGURATO…

Nell’articoloPrima di rivedere uscire ancora una volta il volto di Gaetano Scotto legato a un altro, sconosciuto, 007 bisogna seguire un percorso tortuoso, che parte sempre da lì, tre anni prima, all’Addaura. “L’attentato del 1989 doveva avvenire un giorno prima del ritrovamento dell’esplosivo, il 20 giugno, quando Falcone aveva previsto di fare un bagno, e solo alla fine decise con i magistrati elvetici di cambiare programma. Ma questo era noto a pochissime persone, un aspetto cruciale per capire cosa accadde”. Luca Tescaroli è stato pubblico ministero per la strage di Capaci ed è convinto, come lo era Falcone, che dietro all’attentato ci fossero “menti raffinatissime”

Edoardo Montolli per il mensile IL – Il maschile del Sole24Ore, da “Dagospia

E’ in galera dal 2001. Per otto anni aveva fatto impazzire la Dda di Palermo, che lo riteneva al centro di un traffico di droga costruito sull’asse Stati Uniti – clan dei Vernengo in Sicilia – Nord Italia. Ma per otto anni si era come volatilizzato. Scomparso. E oggi sarebbe probabilmente su una spiaggia a godersi il sole, se non si fosse fatto beccare a Chiavari per il tentato omicidio di un’ottantaduenne in cambio di 250 milioni di lire.

Una storiaccia di raggiri ai danni di ricchi anziani, convinti a firmare testamenti a favore di una banda di magliari. Una storiaccia dove nessuno pensava mai che potesse finirci dentro uno del suo calibro.

Si chiama Gaetano Scotto, boss dell’Arenella, ed è tra i condannati per la morte di Paolo Borsellino e della sua scorta. Sembra il grottesco epilogo di un killer di Cosa Nostra caduto in disgrazia. E forse è così. Forse. Di certo alla Procura di Caltanissetta stanno riscrivendo ciò che accadde nelle stragi del ’92, in una trama molto complessa: parte dal lontano fallito attentato all’Addaura a Giovanni Falcone nell’89, affronta presunte trattative tra lo Stato e la mafia, depistaggi, e personaggi che nemmeno ad uno scafato scrittore di thriller verrebbero in mente.

L’intreccio è fitto di ombre di servizi segreti deviati. Ma in questo scavare a ritroso tra fatti e 007 invisibili, si finisce sempre per incontrare lui, Gaetano Scotto, capace di mandare in tilt i cacciatori di latitanti per otto anni, ma di finire miseramente in galera per aver tentato di ammazzare una pensionata. E allora la domanda è inevitabile: chi è davvero? Per scoprirlo, forse, bisogna mettere insieme tanti piccoli pezzi di un puzzle. (more…)

Giù nella tana di Wikileaks

agosto 24, 2010

Perché l’ideologo della trasparenza altrui vive in un labirinto di segreti finanziari

Nell’articolo: In Australia Wikileaks è registrata come una biblioteca, in Francia è una fondazione, in Svezia è una testata giornalistica, negli Stati Uniti si sdoppia in due fondazioni (del tipo 501c3s, quelle che offrono sgravi fiscali ai donatori) che fanno da copertura al sito in cui vengono pubblicati segreti sgraditi al potere costituito. I nomi delle due fondazioni sono segreti e le loro attività di base potrebbero essere le più diverse, dalla ricerca sul cancro alla protezione del germano reale ed è grazie all’abilità di commercialisti arditi che finiscono per finanziare l’opera di Assange

Mattia Ferraresi per “Il Foglio

Di Wikileaks sappiamo tutto, cioè non sappiamo nulla. Per paradosso, il sito creato da Julian Assange per praticare l’arte della trasparenza perfetta, inchiodando governi e agenzie sulla croce delle loro colpe con pubblicazioni scomode, è un fiume torbido, una notte in cui tutti i segreti sono ugualmente pubblicabili, a eccezione dei propri. Se Wikileaks avesse uno statuto il primo articolo reciterebbe: pubblicare tutto. E tutti gli altri articoli rimanderebbero al primo. Ma proprio per onorare l’idea che ogni apparato sia malaffare in potenza, Wikileaks non ha uno statuto, non ha società registrate né strutture legali dai contorni definiti, soltanto cibernetici comandamenti incisi su server protetti in Svezia, Belgio, Islanda e chissà dove ancora.

Uno dei dogmi degli iniziati di Assange impone di non rivelare i nomi dei donatori che foraggiano Wikileaks. Per fare quello che fanno servono soldi, e non pochi. Ci sono le informazioni da acquisire, i server da mantenere, i collaboratori da ungere, il noleggio di alcune apparecchiature, i viaggi, le camere d’albergo dove Assange ama incontrare gli hacker che lavorano per lui, o, meglio, gli hacker che collaborano con lui, visto che le loro prestazioni non sono retribuite con stipendi fissi (e forse nemmeno con stipendi saltuari). Sembra impossibile però risalire con precisione ai nomi dei sostenitori che fanno confluire nelle casse di Assange almeno i 200 mila dollari l’anno che servono per coprire le spese. E’ la cifra minima, visto che lo stesso biondo venuto dall’Australia dice che dall’inizio del 2010 Wikileaks ha ricevuto più di un milione di dollari. La risalita finanziaria coincide con la preparazione del colpo da maestro dello spifferaio magico, che a luglio ha pubblicato 76 mila documenti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan – i famosi “war logs” – con una grande operazione di marketing internazionale fatta con le testate di New York Times, Guardian e Spiegel. Il flusso di cassa di Wikileaks nel corso dell’anno è in contrasto con il bilancio di quello precedente, così scarso da costringere Assange a chiudere temporaneamente baracca. Ma che le vacche siano magre o grasse, rimane aperta la questione della loro provenienza. (more…)

Crisi di nervi nel golfo

agosto 22, 2010

La corsa contro l’Iran atomico scatena droni, sabotatori, disinformatia e omicidi

Nell’articolo: Alle cinque e trenta del mattino del 28 luglio la superpetroliera giapponese Morning Star è stata squassata da un’esplosione mentre attraversava lo Stretto di Hormuz con 270 mila tonnellate di greggio. C’è stata una pioggia di frammenti incandescenti in mare, ma pochi danni e nessuna vittima. Le versioni per spiegare la fiancata piegata e annerita sono contraddittorie: in un primo momento si è parlato persino di un’onda anomala gigante o di un maremoto. L’equipaggio insiste: abbiamo visto un lampo di luce. La spiegazione finale è che un gruppo estremista filo al Qaida ha mandato un attentatore suicida con un barchino esplosivo contro la Morning Star. Ma secondo fonti d’intelligence è stata un’operazione d’avvertimento compiuta da due sottomarini iraniani che hanno attaccato la superpetroliera per lanciare un messaggio agli americani: possiamo chiudere lo Stretto di Hormuz, il più vitale tra i corridoi marini del mondo, per il traffico di superpetroliere, quando vogliamo

Luigi De Biase e Daniele Raineri per “Il Foglio

Nelle ultime settimane chi prova a osservare la crisi nel Golfo è sopraffatto da voci che si inseguono e si annullano con frequenza febbrile. Lo scontro, per ora freddo, tra il regime iraniano che vuole la bomba atomica e chi cerca di fermarlo ha scatenato la tempesta della disinformazione o, per dirla meglio, delle informazioni che sono impossibili da verificare: rapporti segreti ma non tanto, teorie del complotto, accuse verosimili, schegge di notizia, chiacchiere di corridoio. Questo che segue è l’elenco aggiornato ma non ragionato.

Sabato comincia l’era atomica iraniana

Il governo di Teheran è pronto a inaugurare la centrale atomica di Bushehr, un impianto progettato nel 1974 che entrerà in funzione “entro la fine dell’anno”. Sabato, i tecnici russi di Rosatom consegneranno il primo carico di uranio alle autorità del paese. Il regime ha organizzato una cerimonia sontuosa con un migliaio di invitati. La delegazione straniera più folta è quella del Cremlino, che sarà guidata dal numero uno dell’agenzia atomica, Sergei Kiriyenko. A Teheran dicono che l’impianto produrrà energia elettrica, ma l’operazione solleva sospetti in occidente perché l’uranio di Bushehr potrebbe essere usato per alimentare armi atomiche. “Questa è una vittoria significativa per l’Iran”, ha detto due giorni fa l’ex ambasciatore americano all’Onu, John Bolton. D’ora in avanti sarà impossibile fermare l’impianto con un raid militare: un bombardamento rischia di provocare una dispersione radioattiva sulle aree circostanti peggiore di Chernobyl. (more…)