Archive for the ‘italia’ Category

A SUD DELLA RAGIONE: CHIAGNI, FOTTI, E BUTTA I SOLDI NEL CESSO

maggio 16, 2011

BASILICATA, CALABRIA, CAMPANIA, PUGLIA E SICILIA NON SPENDONO I FONDI MESSI A DISPOSIZIONE DALL’EUROPA: SU 43 MILIARDI €, USATI SOLO 4 (IL 9%)! – VANNO IMPIEGATI ENTRO IL 2013, OPPURE BRUXELLES SE LI RIPRENDE, E LI DÀ AI PAESI DELL’EST – NEANCHE AL NORD LA BUROCRAZIA RIESCE A FAR FRUTTARE GLI INCENTIVI: SPESO SOLO IL 19% DEI FONDI – GLI UNICI CHE SANNO COME INVESTIRE SONO QUELLI GIÀ RICCHI: BOLZANO, TRENTO E LA VALLE D’AOSTA…

Marco Sodano per “la Stampa“, da “Dagospia

Il pane ci sarebbe, mancano i denti. L’Europa stanzia i fondi, l’Italia non li spende: i ritardi sono biblici al Sud, ma neppure il Nord sembra efficiente come vorrebbe la sua fama. L’ultima fotografia della situazione sul programma 2007-2013 è aggiornata al dicembre 2010. L’ha scattata la Ragioneria Generale dello Stato. Riceviamo da Bruxelles due tipi di fondi. Ci sono quelli dell’Obiettivo convergenza (nel senso che i fondi dovrebbero portarle a convergere verso la ricchezza media dell’Europa), destinati alle cinque regioni economicamente più in affanno: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

In queste cinque regioni la percentuale di spesa si ferma al 9,59%. Poi ci sono i fondi dell’Obiettivo competitività regionale e occupazioni, destinati allo sviluppo di tutte le regioni europee (comprendono tutte le altre), che si fermano invece al 18,8%. E la spesa resta al palo anche se si prendono in considerazione le somme impegnate (quelle cioé cui già corrispondono appalti, contratti o comunque impegni giuridicamente rilevanti, come si dice nel gergo della burocrazia). (more…)

I QUOTIDIANI SONO IN SIMIL-AUTOPSIA E SI DÀ LA COLPA AI BAR!

maggio 13, 2011

SECONDO I DATI ADS-FIEG E AUDIPRESS OGNI COPIA DI GIORNALE VIENE LETTA IN MEDIA DA SEI PERSONE – I PIÙ SCROCCONI SON TERRONI: PER OGNI “GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” CI SONO PIÙ O MENO 19 LETTORI – A SEGUIRE: “IL MATTINO” (13) E “LA GAZZETTA DELLO SPORT” (12), CAMPIONE DI READERSHIP CON OLTRE 4 MLN DI AFFEZIONATI – ACCANTO AL CAPPUCCINO CI STA MEGLIO “REPUBBLICA” (7 LETTORI A COPIA) DEL “CORRIERE” (6) – “AVVENIRE” PROPRIO NO (3)…

Andrea Montanari per “Milano Finanza”, da “Dagospia

«Basta con i giornali letti a sbafo nei bar. Si distrugge il nostro lavoro di editori. Si perdono copie vendute e quindi ricavi». Il grido d’allarme lanciato il 29 aprile scorso sulle colonne di MF-Milano Finanza da Andrea Riffeser Monti, proprietario della Poligrafici Editoriale (Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno), non è caduto nel vuoto. Anche perché lo stesso imprenditore emiliano ha portato il tema all’attenzione della federazione di categoria, la Fieg.

D’altronde il problema esiste, da anni. Ed è sotto gli occhi di tutti. Ogni giorno vengono vendute 5-5,5 milioni di copie di quotidiani (in edicola o per abbonamento) che sono però lette da più di 33 milioni di persone. Con l’incasso di una sola copia di giornale, in sostanza, si informano più di sei italiani, cinque dei quali si abbeverano dei contenuti di attualità, economia, cronaca, politica e sport senza spendere nulla. (more…)

REGIONI A SPRECO SPECIALE

maggio 6, 2011

ALTRO CHE ROMA LADRONA, I CAMPIONI DELLO SCIALACQUO SELVAGGIO SON LE “VIRTUOSE” REGIONI A STATUTO SPECIALE – PROVINCE CHE SI MOLTIPLICANO (SARDEGNA), GOVERNATORI PAGATI MEGLIO DI OBAMA (ALTO ADIGE), TURISMO IN AUTO BLU (FRIULI), MILIONI DI EURO PER TRENI FANTASMA (VAL D’AOSTA), SUSSIDI DI 5MILA € PER I FUNERALI DEGLI ONOREVOLI! (SICILIA) – UNO DICE: “ASPETTA CHE ARRIVI IL FEDERALISMO”… NO! QUELLO VALE SOLO PER LE REGIONI A STATUTO ORDINARIO…

Gianni Del Vecchio e Stefano Petrelli per “L’Espresso“, da “Dagospia

– Doppioni, doppioni, ancora doppioni. Parlamentini regionali che crescono. Province che si moltiplicano. Scuderie di auto blu. E spese pazze per progetti infiniti. In Italia cinque regioni che piangono la crisi continuano a spendere come se la crisi non ci fosse. Stavolta non è Roma ladrona a strafare, ma sono le virtuose regioni a statuto speciale: Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna.

E non c’è nemmeno da sperare che la riforma federalista aggiusti le magagne. Perché la legge cara alla Lega, che peraltro i costi li aumenta invece che ridurli, le ha già risparmiate: si applicherà solo alle 15 regioni a statuto ordinario. E quindi non inciderà su tanti esempi di sprechi. Altrettanto speciali.

PARLAMENTARI PER SEMPRE – In Sicilia, la Regione viene usata come un bancomat. Alla vigilia del federalismo, infatti, l’isola si presenta con i conti in perfetto disordine: i debiti superano i 5 miliardi di euro. Il primo macigno grava sulla voce “stipendi”. Per un esercito di oltre 20 mila persone, fra dirigenti, impiegati e funzionari che ogni mese ricevono il salario, la Sicilia stacca ogni anno un assegno da 1,2 miliardi di euro. Mentre altri 615 milioni servono a coprire i costi dei 14 mila pensionati. Oltre ai dipendenti diretti, esiste un gigantesco indotto pararegionale, composto da altre decine di migliaia di dipendenti i cui costi alla fine pesano sempre e comunque sui conti siciliani: tra forestali, personale delle società partecipate, operai dei cantieri, precari e addetti alla formazione professionale, sono almeno 80 mila i dipendenti indiretti di mamma Regione. (more…)

I segreti d’Italia nelle parole di Moro

maggio 5, 2011

Le responsabilità del golpe Borghese, le tangenti Lockheed, la fuga organizzata di Kappler

Marzio Breda per “Il Corriere della Sera

«Quel cadavere sta ancora lì, malgrado il tempo che passa». Così disse Sandro Pertini il 15 marzo 1979, a dodici mesi dal delitto, riflettendo su quanto l’immagine di Moro morto resisteva nella coscienza pubblica e puntando lo sguardo dal Quirinale verso la via Caetani, nel centro di Roma, dov’era stato trovato il suo corpo. Oggi, dopo altri 32 anni, l’icona dello statista democristiano assassinato è sempre presente e resta per molti una torturante ossessione perché «non si volle farlo scendere dalla croce e salvarlo» – parole, sempre, di Pertini – come lui stesso aveva tentato di rendere possibile in un negoziato condotto personalmente dalla «prigione del popolo» dov’era rinchiuso. Trattativa con i terroristi. Ma soprattutto con i vertici del potere italiano, con i quali aveva cercato di dialogare attraverso un fitto carteggio nei 55 giorni di sequestro.

Delle lettere dello statista si sa ormai molto, grazie anche a una penetrante analisi filologica di Miguel Gotor pubblicata nel 2008, che ha consentito di superare divergenze fuorviate dall’eterno vizio della dietrologia. Lo storico ha adesso completato lo scavo, impegnandosi sul memoriale che Moro stese di proprio pugno per rispondere agli interrogatori delle Brigate rosse. Un documento manoscritto, poi battuto a macchina e fotocopiato dai carcerieri, che fu occultato, censurato, disperso. Un testo al centro di una trama di ricatti e omicidi da cui affiorano raffinate manipolazioni che chiamavano in causa anche la P2. E che ci è arrivato incompleto e, deliberatamente, a rate.  (more…)

Le lettere di Moro: urge il restauro

maggio 2, 2011

Marco Carminati per “Il Sole 24 Ore

Miguel Gotor si chiede – nel saggio che accompagna l’edizione critica del “memoriale” di Moro – dove sia finito l’originale di questo impressionante documento. Seguendo questa sollecitazione a noi è venuto in mente di chiedere di più. Dove sono finiti tutti i documenti prodotti da Moro durante i 55 giorni di prigionia? Dove si conservano le lettere autografe indirizzate ai familiari, a papa Paolo VI, ai ministri, ai politici, ai compagni di partito e ai collaboratori? Dove si trovano le varie versioni del testamento e le fotocopie delle lettere stesse e quelle trascritte a macchina ritrovate nel covo Br di via Monte Nevoso a Milano il 1° ottobre 1978 e il 9 ottobre 1990?

Diciamo subito che molto di questo materiale – soprattutto quello originale di pugno di Moro – risulta disperso e irreperibile. Dove siano le lettere originali indirizzate dal prigioniero a Paolo VI, ad esempio, nessuno lo sa con certezza. E così mancano all’appello tante missive originali indirizzate ai compagni di partito. Oltre a non sapere – come s’è detto – dove sia nascosto l’autografo del memoriale nel quale Moro annotò le risposte date ai brigatisti che lo stavano processando.

Molte, dunque, sono le lacune. Tuttavia, il nucleo più rilevante delle carte prodotte dallo statista durante la prigionia si conserva oggi a Roma, sotto la diretta responsabilità del dottor Paolo De Fiore, presidente del Tribunale di Roma, il quale ci ha cordialmente ricevuti per chiarire il quadro della situazione.

«Le carte della prigionia di Moro – dice il presidente De Fiore – si trovano oggi nell’archivio di Rebibbia dov’è allocata una delle sedi della Corte d’Assise del Tribunale di Roma. In quest’aula sono stati celebrati alcuni dei più grandi processi italiani dal 1950 al 1990, processi che hanno prodotto qualcosa come 2500 fascicoli sistemati lungo 800 metri lineari di scaffali. Visitare quest’archivio è, a mio avviso, come fare un viaggio nella storia italiana, dal delitto Montesi all’omicidio di via Poma, passando per il caso Moro, la strage di Ustica, l’attentato a Giovanni Paolo II. Venendo alla questione delle carte redatte da Moro durante il sequestro, le dico che presso di noi si trovano 13 lettere autografe del presidente della DC e una buona parte delle carte – ovvero le fotocopie e i dattiloscritti delle lettere stesse – rinvenute nel covo di via Monte Nevoso a Milano».

Queste carte sono accessibili ai cittadini?
«Queste carte sono accessibili agli studiosi, previa autorizzazione da parte mia.

Io ho bisogno di sapere dai ricercatori le ragioni per cui intendono accedere a questo tipo di documenti; poi, posso dare o meno il permesso di consultazione. Le dirò che questo genere di richieste non è affatto infrequente: ricevo, ad esempio, molte domande di consultazione delle carte relative al processo di Ustica».

Ecco i campioni della ricerca in Italia e a sorpresa il Cnr arriva solo terzo

aprile 18, 2011

Al top per efficienza gli Istituti di Fisica nucleare e di Astrofisica. Il nostro Paese si difende: è al sesto posto nel mondo per numero di pubblicazioni. Non decolla il promettente Iit

Elena Dusi per “la Repubblica

Eppur ci siamo. Nonostante uno dei finanziamenti per la ricerca più bassi al mondo (1,14% del Pil), l’Italia è al sesto posto per produzione scientifica. L’ultima classifica della Royal Society britannica ci attribuisce il 3,7% delle pubblicazioni che vengono citate in altri studi al mondo (uno degli indici usati per misurare la qualità della scienza), con gli Usa in testa al 30%.

Ma il panorama del paese è tutt’altro che omogeneo, e a scavare tra eccellenze e inefficienze sono andati Francesco Sylos Labini, astrofisico del Centro Fermi e del Cnr e Angelo Leopardi, docente di idraulica all’università di Cassino. Il loro articolo “Enti di ricerca e Iit: dov’è l’eccellenza” è stato pubblicato da “Scienza in rete” la rivista online del “Gruppo 2003 per la ricerca scientifica” che comprende alcuni fra gli studiosi italiani col maggior numero di citazioni. Incrociando i dati fra personale, finanziamenti e pubblicazioni sulle riviste scientifiche, la loro analisi offre un quadro ragionato di quali sono gli enti che muovono la ricerca scientifica in Italia.  (more…)

Si svuota l’Inps, utenti solo virtuali

aprile 8, 2011

Rocco Di Michele per “il Manifesto

Cominciamo con la buona notizia. A Milano, da lunedì 4 aprile, «l’Inps elimina le code agli sportelli». Gioia degli utenti e via con le domande: «ma come hanno fatto?». Semplice: li hanno chiusi per sempre. Si potrebbe usare lo stesso metodo per eliminare le code in autostrada, cementando i caselli.
Il linguaggio berlusconiano è contagioso e chiunque si sente in diritto ormai di presentare un danno come un vantaggio. Ma andiamo con ordine. Dalla fine di quest’anno la riorganizzazione dell’istituto di previdenza prevede che tutti gli sportelli d’Italia vengano chiusi. Di lì in poi, come i milanesi già ora, tutti i contatti (per domande, adempimenti, ecc) dovranno obbligatoriamente avvenire via Internet. Per gli sprovvisti di connessione adsl (untrasettantenni, badanti dell’est, invalidi al 100%, migranti di vario ordine e grado, analfabeti informatici, ecc) potranno rivolgersi a un contact center per «valutare l’esigenza di fissare un appuntamento presso gli uffici». Due sportelli rimarranno aperti – provvisoriamente – per dire a voce come bisogna «accedere» all’istituto. Gli impiegati addetti a questo incarico si sono già rivolti al prefetto perché «temono per la propria integrità fisica», di fronte alle torme di utenti inferociti ancorché pensionati. (more…)

La piccola Malpensa non riesce ancora a riprendere quota

gennaio 24, 2011

Arrivano i dati del primo anno senza i voli della vecchia Alitalia Tornano i passeggeri ma i numeri restano lontani dal 2007

Marco Alfieri per “La Stampa

MILANO
Non è un deserto come qualcuno paventava, ma uno scalo certamente rimpicciolito. Malpensa tre anni dopo la fuga di Alitalia, quando la Magliana in pochi giorni passa da 1238 voli settimanali a 163, è tornata a crescere. Eppure i grandi numeri di un tempo restano un miraggio, nonostante la vulgata politica descriva un aeroporto balzato magicamente all’antico splendore, dopo aver ricacciato l’invasore francese a cui il governo Prodi voleva «regalare» la compagnia di bandiera. (more…)

UN IMPERO COSTRUITO SUL DEBITO

gennaio 19, 2011

CARLO TOTO, DOPO AVER APPIOPPATO AIRONE AI FURBETTI DELL’AEROPLANINO SABELLI E COLANINNO, DIVENTA UNICO CONCESSIONARIO DELL’AUTOSTRADA DEI PARCHI, L’ARTERIA TRA LAZIO E ABRUZZO, DI CUI GESTIRÀ LA MANUTENZIONE CON LE SUE IMPRESE EDILI (LA CONCORRENZA RINGRAZIA) – MA IL TRUCCO FINANZIARIO ESCOGITATO PER AFFITTARE GLI AEREI AD ALITALIA CON LE SOLITE SOCIETÀ IRLANDESI NON VA così bene, E L’ESPOSIZIONE (VERA, NON NOMINALE) VERSO LE BANCHE SCHIZZERÀ PRESTO A 1,6 MLD…

Luca Piana per “L’espresso“, da “Dagospia

Chissà se due anni fa, quando ha venduto la sua AirOne alla nuova Alitalia voluta da Silvio Berlusconi, Carlo Toto pensava di mettersi a posto per sempre. I 450 milioni di euro incassati dalla cordata di “capitani coraggiosi”, come li aveva chiamati il premier, sembravano un cifra sufficiente per farsi una nuova vita. Non che si trattasse di una montagna di soldi, per carità. Lui, l’imprenditore abruzzese che l’AirOne l’aveva costruita partendo quasi dal nulla, come valore di bilancio aveva scritto una cifra di gran lunga più elevata: oltre 700 milioni. (more…)

Crisi editoria, anche i grandi soffrono

gennaio 12, 2011

Matteo Bartocci per “Il Manifesto

I dati Ads sono inequivocabiliCorriere della sera 458.358 copie,Repubblica 419.968. I due giornaloni nazionali insieme stanno sotto le 900mila copie al giorno. Si arriva al fatidico milione solo se ci si aggiungono le oltre 276mila del terzo quotidiano generalista italiano, La Stampa. Poche. E troppe allo stesso tempo, visto che da soli questi tre «big» dell’informazione assorbono oltre la metà delle copie nazionali a pagamento (sportivi a parte, fonte Autorità Antitrust).
La crisi imperversa anche nelle redazioni. E al ventiseiesimo congresso della Fnsi iniziato ieri a Bergamo il sindacato dei giornalisti ha chiamato a discutere innanzitutto la controparte, cioè i principali editori italiani: Fedele Confalonieri (Mediaset), Carlo De Benedetti (Espresso), Piergaetano Marchetti (Rcs Mediagroup). Si tratta peraltro di una prima storica, perché De Benedetti e Confalonieri non si incontravano pubblicamente da 21 anni, dai tempi dell’affare Mondadori. (more…)

UN FIUME DI SOLDI SCORRE SOTTO IL PONTE

gennaio 10, 2011

L’IDEA MERAVIGLIOSA DEL PONTE SULLO STRETTO (CHE NON È SOLO DEL BANANA, VISTO CHE LA SOCIETÀ È NATA NEL 1981), CI È COSTATA LA BELLEZZA DI 450 MLN € – DENARO PUBBLICO FINITO AL GENERAL CONTRACTOR EUROLINK (DA LIGRESTI A IMPREGILO AI BENETTON) E A CONSULENTI VARI – UN PROGETTIFICIO DI “NOMI ALTISONANTI PRIVO DI TECNICI CHE REALMENTE CONOSCONO IL TERRITORIO” – E TUTTO QUESTO SENZA CHE UNA SOLA PIETRA SIA STATA POSATA…

Sandra Amurri per “Il Fatto Quotidiano“, da “Dagospia”

La storia del Ponte sullo Stretto di Messina, 3.300 metri, il più lungo del mondo, è anche quella dell’opera più costosa e foriera di spreco di soldi pubblici mai messa in cantiere. Con un preventivo iniziale di 6,3 miliardi di euro, già lievitato a 8, dimostra quanto possa arrivare a costare ai cittadini la propaganda.

La società Stretto di Messina Spa (Sdm) è stata fondata nel 1981, ma i costi partono dal 1971 quando una legge definì il ponte “di interesse nazionale” e venne istituito un concorso internazionale di idee. In dieci anni sono stati macinati 373 milioni di lire. Dalla costituzione della Sdm Spa a oggi si sono spesi altri 420 milioni di euro (900 miliardi di lire).

Somma che, se consideriamo l’inflazione, non rende il senso del flusso di denaro pubblico. A cui si deve aggiungere la cifra fin qui pagata al contraente generale Eurolink (associazione di imprese, capofila Impregilo), che non ci è dato conoscere perché alla nostra domanda non è seguita alcuna risposta. Impregilo, presieduta da Massimo Ponzellini, presidente della Banca Popolare di Milano (voluto da Tremonti, ex prodiano ora bossiano), domina il mercato delle Grandi Opere (inceneritori, autostrade), sta nell’Alta Velocità, ma non solo. (more…)

I rifugiati somali, le liste infinite e la ripartizione dei fondi europei

gennaio 7, 2011

Lorenzo Galeazzi e David Perluigi per “Il Fatto”, guarda il video

L’ultimo dei ragazzi somali che vivono nell’inferno di via dei Villini, a Roma, è da poco tornato dall’ospedale San Gallicano. L’ospedale dei ‘poveri’, visto che riceve anche i clandestini che chiedono di essere medicati. Si riunisce ai suoi compagni nelle ‘camerate’ fredde dell’ambasciata somala occupata. “Ha una brutta ferita da proiettile che va curata periodicamente – dice Maurizio Calò, presidente dell’associazione Migrare – fortuna che in questo posto, oggi chiuso alla visite abbiamo trovato un’infermiera che anche se non in servizio si è prestata a medicarlo”. Il ragazzo ha tutti i documenti in regola, compresa la tessera sanitaria, ma non sa che diritti gli sono riconosciuti, nessuno glielo ha mai spiegato. (more…)

S. S. 18, la strada della ‘ndrangheta

dicembre 21, 2010

  Angelo Ferracuti per “Il Manifesto
 

L’ultima volta che sono stato in Calabria era d’estate, alloggiavo in una piccola pensione di Fuscaldo a pochi chilometri da Paola, modesta e accogliente, e mi spostavo sulla strada maestra che lambisce la costa per raggiungere le spiagge libere di Amantea, Falerna, Gizzeria Lido.
Conosco la strada di cui parla Mauro Minervino nel libro Statale 18 (Fandango), questo far west della via Emilia delle Calabrie popolata da «loschi cow boy», strada che l’autore attraversa ogni giorno per raggiungere Catanzaro, la città dei ponti impossibili, dove insegna all’Accademia di belle Arti.
Narratore di un pezzo d’Italia ustionato e bruttato dalla ‘ndrangheta, cantore di una regione vivisezionata in un libro ormai cult, La Calabria brucia (Ediesse, 2008), che gli ha fatto vincere il Premio per la Cultura Euromediterranea, in questo lavoro di rara efficacia e bravura compenetra lo sguardo profondo dell’antropologo, quello del viaggiatore disincantato, e ancora quello più caustico del cronista.
Ne viene fuori un viaggio ondivago in una delle strade più battute del sud, oggi specchio di un degrado non solo paesaggistico di una società border line. (more…)

Feltri ritorna “Libero”

dicembre 17, 2010

Pronto il divorzio dal “Giornale” e Sallusti per comprarsi (con Belpietro) la sua creatura. Gli Angelucci entusiasti di ricomporre la strana coppia del giornalismo italiano

Luca Telese per “Il Fatto”

E dopo il big bang di Montecitorio, anche la carta stampata si prepara a un nuovo clamoroso terremoto. Dopo aver lanciato diversi segnali (pubblici e non) e dopo aver spiegato i motivi del suo dissenso dalla linea tenuta da il Giornale negli ultimi mesi, Vittorio Feltri ha consumato in queste ore il suo divorzio definitivo dalla coppia di guidaAlessandro SallustiDaniela Santanché (nel ruolo di amministratrice della concessionaria della pubblicità, Visibilia).

Una separazione consumata senza rancori, nel rispetto personale e reciproco, ma con molta determinazione. Però l’addio imminente di Feltri dal quotidiano di via Negri non è un forfait definitivo, e prepara un altro non meno clamoroso colpo di scena. Un ricongiungimento conMaurizio Belpietro e un approdo a Libero. Non per entrare nei ranghi dell’attuale assetto editoriale, però, ma per realizzare un vecchio sogno: quello di farsi editore di se stesso e rifondare l’attuale modello propietario del quotidiano. In un primo momento l’idea era quella di fondarne uno nuovo. Poi si è aperta un’altra possibilità. (more…)

La Treccani va sul web per non finire sott’olio

dicembre 16, 2010

L’Enciclopedia in crisi punta sulla rete. E intanto viene trasformata in una dissacrante reliquia mentre Ceronetti impaglia il melodramma

Alessandro Gnocchi per “Il Giornale

Oggi al Museo d’Arte Contemporanea di Roma (MACRO) l’enciclopedia Treccani finisce sottolio per iniziativa di Benedetto Marcucci. I 54 volumi della maggiore impresa culturale italiana sono immersi in altrettanti barattoli come fossero funghi o carciofini da conservare. L’ironica reliquia assume un significato speciale in questi giorni in cui i lavoratori dell’Istituto sono in sciopero a causa di una intervista rilasciata da Giuliano Amato. Il presidente aveva infatti annunciato una nuova strategia per far fronte alla concorrenza di Wikipedia, l’enciclopedia on line gratuita che avrebbe causato una emorragia inarrestabile di ordini (50mila nel 2003, 26mila nel 2009, 15mila fino ad agosto 2010). D’altro canto i sindacati fanno notare che, pur essendo la questione di assoluto rilievo, manca un vero progetto editoriale, industriale e di riassetto dell’azienda. (more…)

Talmud tradotto. Così il Cav soffia gli ebrei al Fli

dicembre 8, 2010

Franco Bechis per “Libero”

Gianfranco Fini ci ha impiegato una vita per scrollarsi dalle spalle il passato e conquistarsi il favore di una delle comunità più piccole, ma potenti del paese: quella ebraica. Ci sono voluti anni di abiure e distacchi, pazienti lavori diplomatici degli amici Alessandro Ruben e Giancarlo Elia Valori che furono alla base del suo antico viaggio in Israele. A Silvio Berlusconi è bastato un secondo e quattro righe di testo per conquistare da quella piccola, ma potente comunità non solo simpatia, ma gratitudine e riconoscenza proprio un uno dei momenti più difficili e delicati della vita del governo. Lo scorso tre dicembre infatti il governo Berlusconi ha mandato in Senato a firma del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini (fedelissima berlusconiana) le scelte del ministero e dell’intero esecutivo per finanziare in ogni settore la ricerca: dalla scienza alle lettere, dalle arti alla tecnologia. La somma trovata, pur fra le pieghe dei tagli imposti da Giulio Tremonti, è rilevante: un miliardo e 754 milioni di euro. Ed è anche più alta di quella proposta l’anno precedente (era un miliardo e 628 milioni di euro), contrariamente a quel che si dice in convegni non solo delle forze di opposizione. È in quel fiume di fondi pubblici che spunta una decisione piccola ma importantissima per la comunità ebraica: il fondo governativo per la ricerca ha deciso di finanziare un progetto che il Cnr ha siglato con l’Unione delle Comunità ebraiche italiane- Collegio rabbinico nazionale. Si mette a disposizione un milione di euro per il 2011 e se ne garantiscono già altri quattro milioni fino al 2015 (qualsiasi governo sarà tenuto a rispettare la decisione) per «la traduzione integrale in lingua italiana, con commento e testo originale a fronte, del Talmud, opera fondamentale e testo esclusivo della cultura ebraica ». (more…)

L’ITALIA, LA CULTURA E I PRESIDENTI CHE PIACCIONO A GERONZI

dicembre 8, 2010

“IL PRESIDENTE DELLE GENERALI HA CHIAMATO ANTONIO FAZIO AL RUOLO DI PRESIDENTE D’ONORE DEL COMITATO SCIENTIFICO DELLA FONDAZIONE DELLE GENERALI” – ORA L’EX GOVERNATORE CARO A FIORANI E AI “FURBETTI DEL QUARTIERINO” SI PUÒ RICONGIUNGERE FELICE AL SUO EX CONSIGLIORI DE MATTIA, GIÀ RECUPERATO DA GEROVITAL COME DIRETTORE DELL’UFFICIO STUDI DELLE GENERALI – ORA MANCA SOLO LA SALITA A TRIESTE DI RICUCCI…

Bankomat per Dagospia

Apprendiamo da un britannico articolo di Sergio Bocconi sul Corriere di oggi (che ci informa senza commentare) qual è l’Italia che piace a Gero-vital Geronzi. “Il presidente delle Generali ha chiamato l’ex Governatore al ruolo di presidente d’onore del comitato scientifico della Fondazione delle Generali”, scrive Bocconi.

Dunque, l’Italia geronzina ha per Presidente onorario l’ex Governatore caro a Fiorani e consigliere il suo ex segretario particolare De Mattia. Anzi, per chiarire bene a tutti che non e’ un errore o un caso, sappiate che l’Angelo De Mattia e’ pure direttore dell’ufficio studi delle Generali. (more…)

Iran, il messaggio di Israele agli Usa: “Banche italiane timide sulle sanzioni”

novembre 30, 2010

E Medvedev disse a Berlusconi: “Avere a che fare con Teheran è frustrante”. Il sollievo di Tel Aviv. “Hanno capito che Ahmadinejad è pericoloso”

Marco Pasqua per “La Repubblica

Le preoccupazioni per gli affari che legano le banche italiane e tedesche all’Iran e la mancata applicazione delle sanzioni, hanno spinto Israele a sollecitare il sottosegretario al Tesoro Usa ad esercitare pressioni anche sul governo italiano, come si apprende dai documenti pubblicati da Wikileaks. L’argomento viene discusso durante la visita in Israele del Sottosegretario Usa, responsabile per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, Stuart A. Levey, il 16 e 17 novembre 2008. Ne parla un cablogramma diplomatico del 10 dicembre, preparato dall’ambasciata americana a Tel Aviv, e inviato anche alla sede diplomatica di via Veneto, a Roma. Levey incontra il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, il direttore del Mossad, Meir Dagan, e altri rappresentanti del governo.

Al centro della discussione ci sono le sanzioni verso le banche iraniane e la lotta ai finanziamenti ai terroristi. Anche in questo caso, le rivelazioni di Wikileaks sembrano spiegare il “sollievo” espresso oggi dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. “I documenti mostrano diverse fonti che sostengono le valutazioni israeliane, specie sull’Iran”, ha detto Netanyahu. Nel documento, gli americani sembrano sostanzialmente condividere le preoccupazioni di Israele, e sono d’accordo nell’esporre alla comunità internazionale le attività illecite condotte dalla Central Bank of Iran. E’ di questa che si parla nell’incontro di novembre, quando gli israeliani sollecitano l’America a denunciare le sue attività illecite, visto che queste “rappresentano una minaccia al sistema finanziario internazionale”. (more…)

Alitalia, cordata e fuga

novembre 25, 2010

di Roberta Carlini, da La Rocca di Assisi e robertacarlini.it, da “Micromega

Nel 2013 Alitalia potrebbe diventare Alifrancia. O almeno, questo è ciò che l’attuale capo della compagnia si augura. Al calare delle tenebre sull’impero berlusconiano, pare che tutto si veda meglio: anche le cose dell’economia, anche quelle che i più informati o accorti o semplicemente onesti avevano già in qualche modo previsto, ma che invece erano state camuffate per il grande pubblico sotto una cortina fumogena.

Una di queste è proprio la vicenda dell’Alitalia, la nostra compagnia di bandiera al centro di una lunghissima vicenda economico-finanziaria e un duro scontro sindacale e politico, il cui “salvataggio” – attuato attraverso una cordata di imprenditori radunati per l’occasione – fu l’atto di esordio del quarto governo Berlusconi, subito dopo il l trionfo elettorale del 2008.  (more…)

Pensione da fame e zero tutele. Il lamento delle partite Iva

novembre 14, 2010

Laura Eduati per “Liberazione
«Siamo il popolo delle partite Iva e dunque lavoratori autonomi, eppure nessuno ancora ci riconosce delle forme di tutela se non inserendoci nel calderone del lavoro dipendente. Anche Sacconi cade in questo errore».
Anna Soru è la presidente di Acta, Associazione consulenti terziario avanzato, in lotta contro un pregiudizio duro a morire: avere la partita Iva non significa fare l’imprenditore con lautissimi guadagni. Anzi, con la precarizzazione del mercato del lavoro molti giovani sono stati costretti a diventare lavoratori autonomi perché per i datori di lavoro è più conveniente, visto che non pagano i contributi.
Spesso, però, la partita Iva è anche una scelta. Una scelta che non prevede alcuna forma di tutela garantita, se non la maternità.
Con la presentazione, giovedì, del disegno di legge delega dello Statuto dei lavori, il ministro del Lavoro dimostra di non aver accolto le richieste di questa categoria poiché parla di estendere le tutele ai rapporti di lavoro dipendente e alle collaborazioni a progetto «rese in regime di sostanziale mono-committenza», ovvero quando un precario lavora sempre per lo stesso datore di lavoro.
«Ma non per forza noi siamo monocommitenti», reclama Soru: «Purtroppo in Italia tutta la giurisprudenza parla di tutele e welfare soltanto nel caso di lavoro dipendente. Ma anche noi siamo lavoratori, anche se autonomi. E nonostante non abbiamo potere contrattuale nei confronti dei nostri committenti, non possiamo ambire alla cassintegrazione oppure a nessuna forma di tutela prevista invece per i normali dipendenti». (more…)

Così è crollato il muro dell’omertà, ora lo Stato ammette un cedimento

novembre 13, 2010

L'ex Guardasigilli Giovanni Conso

Dalle parole del Guardasigilli e di Amato squarci di verità sulla trattativa. L’allora ministro ha ammesso di non aver rinnovato il carcere duro per i 40 boss detenuti. La Procura indaga sull’ex direttore delle carceri che poi difese esponenti di Cosa Nostra

Attilio Bolzoni per “La Repubblica

È LA prima volta che un uomo di governo dell’epoca confessa un cedimento, un gesto di resa verso la mafia siciliana. È la prima volta, dopo una sconcertante omertà di Stato, che qualcuno ammette di avere cercato una tregua con Cosa Nostra. In tempi di guerra volevano fare la pace con i boss “per evitare altre stragi”. La deposizione in Commissione Antimafia dell’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso apre un varco intorno a quella trattativa cominciata con l’uccisione di Falcone e mai finita.

C’era nel 1992 fra gli attentati di Capaci e di via D’Amelio con la stesura del famoso papello custodito da Vito Ciancimino, c’era fra la misteriosa cattura di Totò Riina e le bombe di Firenze, c’era ancora nella seconda metà degli Anni Novanta quando Bernardo Provenzano girava indisturbato per Palermo e quando i capi più rappresentativi dell’organizzazione lanciavano l’offerta di una dissociazione di massa. E, assumendo anno dopo anno forme diverse, quella trattativa si è trascinata fino a questi ultimi mesi con le enigmatiche mosse dei fratelli Graviano di Brancaccio, ergastolani che hanno fatto intendere di voler negoziare lanciando messaggi “a chi non ha mantenuto gli impegni”. Destinatario finale: Silvio Berlusconi. (more…)

Una firma per Raphael e la sua schiena dritta

novembre 9, 2010

Marco Travaglio per “Il Fatto

Un mese fa, nella rubrica di Report “C’è chi dice no”, Milena Gabanelli raccontava la storia di un italiano con la schiena dritta: Raphael Rossi, 35 anni, specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata, fino a quattro mesi fa vicepresidente dell’Amiat (l’azienda municipale per la raccolta dei rifiuti a Torino) indicato da Rifondazione comunista. Essendo incredibilmente competente in materia, tre anni fa Raphael ha scoperto che i vertici aziendali stavano brigando per acquistare (anzi per far acquistare dagli ignari cittadini torinesi) un macchinario inutile e costoso: una cosina da 4 milioni di euro. Incurante di sollecitazioni, ammiccamenti e lusinghe, Rossi ha tenuto duro e con i suoi rilievi tecnici ha bloccato l’acquisto. Allora s’è fatto vivo con lui l’ex presidente Amiat, Giorgio Giordano, facendogli balenare una bella tangente se non si fosse presentato in Cda a dire no all’acquisto. Rossi ha fatto ciò che ogni buon cittadino dovrebbe fare, infatti quasi nessuno fa: s’è rivolto alla Procura della Repubblica. I magistrati e la polizia giudiziaria l’hanno invitato a fingere di accettare la proposta indecente e, grazie a lui, hanno smascherato e incastrato i tangentari, arrestandoli e chiedendo il rinvio a giudizio di sette persone per reati che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta. (more…)

Aeroporti, troppi sprechi. Via gli scali bonsai

novembre 8, 2010

Pochi passeggeri, molti debiti: da Bolzano a Lampedusa 24 a rischio chiusura. Spuntarono come funghi nell’era della deregulation selvaggia dei cieli, oggi sono piccole cattedrali nel deserto. Sul tavolo del governo un piano di tagli

Ettoe Livini per “La Repubblica

Il mondo in overdose di aeroporti si prepara – causa austerity dei conti – a lanciare la crociata contro gli scali fantasma. Nel mirino, le decine di terminal formato bonsai spuntati come funghi nell’era della deregulation selvaggia dei cieli, ridotti oggi a piccole cattedrali nel deserto. Con pochi passeggeri, tanti debiti e conti puntellati ogni anno da generosi aiuti pubblici.
 
A guidare la guerra contro gli sprechi in pista sono stati finora Italia, Stati Uniti e Spagna. Con Washington – alle prese con un deficit pubblico da brividi – a fare da apripista a tutti.
Il Tesoro Usa già da qualche mese si è messo a spulciare i dati sulle uscite per vedere dove poteva risparmiare qualche dollaro. E alla voce airports, a fianco delle somme stanziate per strutture colossali come il Jfk a New York o l’Hartsfield Jackson di Atlanta (90 milioni di passeggeri nel 2009), ha trovato 1,2 miliardi l’anno spesi per tenere in vita 2.834 piste dove in 12 mesi non era atterrato nemmeno un volo di linea. Finanziamenti destinati ora ad andare incontro a una bella sforbiciata. (more…)

Al centro di tutto Matteo Messina Denaro

novembre 5, 2010

Nino Amadore per “Il Sole 24 Ore

L’ultimo sequestro risale a qualche mese fa ed è stato eseguito dagli uomini della Direzione investigativa antimafia. Un patrimonio di oltre un miliardo sottratto all’imprenditore del settore eolico Vito Nicastri di Alcamo, con collegamenti in tutto il mondo, anche con insospettabili società straniere. Ecco, per gli inquirenti quello di Nicastri, faccia pulita della mafia che si è fatta impresa e punta a contare sempre di più in economia, sembra quasi il modello che tutti cercano di imitare ed è il modello di una mafia che si è modernizzata.

Se aggiunto ai 700 milioni sequestrati a Giuseppe Grigoli, patron della Sisa in provincia di Trapani con influenza in tutta la Sicilia occidentale, e ai 600 milioni sequestrati a Rosario Cascio, imprenditore del settore edile con interessi in un’area a cavallo fra Trapani e Agrigento, arriviamo a una cifra poderosa che dimostra quanto e quale potere abbia Cosa nostra in quest’area. «Al potere economico – ha spiegato il capo della procura antimafia di Palermo Francesco Messineo – corrisponde il potere politico: in tutta la Sicilia occidentale la mafia può contare su almeno 300mila voti». E della Sicilia occidentale Trapani non è parte certo secondaria.  (more…)

DRAGO DRAGHI TASK FORCE

novembre 3, 2010

MA LO SAPETE CHE DIETRO TUTTE LE INCHIESTE PIÙ SCOTTANTI CHE FANNO TREMARE GOVERNO E SANTA SEDE C’È LA UIF, LA SQUADRA ANTIRICICLAGGIO DI BANKITALIA? – GLI INVESTIGATORI GUIDATI DA CHI INCHIODÒ FIORANI (GIOVANNI CASTALDI) HANNO SCOPERCHIATO GLI SCANDALI IOR, VERDINI, P3, TRANI E TELCOM-FASTWEB – DOPO LA CHIUSURA DELLO SCUDO FISCALE TREMONTIANO SCOVATE LA BELLEZZA DI 7,7 MLD DI OPERAZIONI SOSPETTE…

Roberto Sommella per “Milano Finanza”, da “Dagospia

Che cosa hanno in comune l’inchiesta di Trani sulle pressioni per bloccare Annozero, quella di Perugia sui presunti versamenti della P3 ad alte cariche del Tar, le indagini sul Credito Fiorentino di Denis Verdini, i movimenti sospetti dello Ior e i clienti della Banca Arner? La risposta non è il premier Silvio Berlusconi né i legami tra i palazzi romani (o vaticani) e il malaffare.

Dietro a tutti questi casi da prima pagina ancora aperti c’è il lavoro costante di una piccola task force costituita da una ventina di persone che lavora nell’ombra ma quando colpisce fa rumore: l’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia, per intendersi la centrale antiriciclaggio.

MF-Milano Finanza ha passato in rassegna i titoli e gli archivi degli ultimi 12 mesi di tutti i giornali italiani e ha scoperto come questa piccola istituzione derivante dal vecchio Ufficio italiano cambi di Via Nazionale sia diventata dal 2008 il crocevia delle informazioni sensibili in materia di frodi, riciclaggio e trasferimenti di denaro. (more…)

I librai indipendenti alla battaglia per sopravvivere

novembre 3, 2010

Con la politica degli sconti le grandi catene li mettono in ginocchio: nell’ultimo biennio 150 hanno dovuto chiudere

Giuseppe Culicchia per “La Stampa

In un panorama editoriale come quello italiano, caratterizzato dalle guerre che contrappongono i grandi gruppi e dalla contestuale lotta per la sopravvivenza degli editori indipendenti, solo una vecchia battuta riusciva fino a ieri a mettere tutti d’accordo: «I librai si lamentano sempre». Poi però nel 2009 sei editori indipendenti (Instar Libri, Iperborea, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Nottetempo, Voland) hanno dato vita ai Mulini a Vento con l’idea di arrivare all’approvazione di una legge che regolamentasse la questione dello sconto (sia al pubblico sia al rivenditore), come già accade in Francia o in Germania. E quando l’onorevole Ricardo Franco Levi ha presentato alla Camera la sua legge sul libro, che secondo i Mulini a Vento è insufficiente, i sei si sono trovati a condividere la stessa battaglia non solo con numerosi altri colleghi, ma anche con un certo numero di librai a loro volta indipendenti.

In breve, la legge Levi pone un tetto allo sconto che il libraio può fare al cliente, fissandolo al 15%. Ma al di là delle deroghe per le vendite on line (dove si passa al 20%) e le biblioteche, per le associazioni e i libri fuori catalogo, un comma consente agli editori di fare promozioni per undici mesi l’anno tranne dicembre: cosa che vanificherebbe qualsiasi tentativo di limitazione dello sconto. Per tacere dei controlli e delle sanzioni, che sarebbero del tutto inefficaci. «Ma il colmo», si legge sul blog dei Mulini a Vento, «è che questa legge è stata redatta con l’accordo delle associazioni di categoria (Aie, Associazione Italiana Editori, e Ali, Associazione Librai Italiani), quindi viene fatta passare come una legge “voluta unanimemente da editori e librai”». Nel corso degli ultimi mesi l’appello dei sei «disobbedienti» è circolato sul web, trovando presto numerose adesioni. Ma anche qualche distinguo. (more…)

Camorra Security

settembre 14, 2010

Dalla Regione alle banche. Un terzo della sicurezza affidata a un clan. Dal passato ingombrante e già processato per mafia

Nell’articolo: Di quei primi anni restano tanti ricordi. In parte scritti su carta intestata della Direzione distrettuale antimafia. Come la foto della cena, il 19 gennaio 1996, in un ristorante di Nola, tra Mensorio, amministratori locali, consiglieri regionali e presunti camorristi per preparare la campagna elettorale: “Sotto la vigilanza armata di due istituti di vigilanza”, spiegano in quei giorni i magistrati all’Ansa, “La vigilante 2 e La vigilante 3 dei fratelli Buglione”

Fabrizio Gatti, da “L’Espresso” del 13 Novembre 2006

Ne hanno fatta di strada i fratelli Buglione di Saviano. Da piccoli raccomandati di provincia a massimi esperti di sicurezza, micro e macrocriminalità. Con la loro rete di agenzie di polizia, proteggono un terzo di Napoli. Sono tanto stimati che, grazie a una gara d’appalto del 2005, i loro vigilantes sono diventati la guardia privata della Regione Campania. Così ha deliberato una commissione della giunta di Antonio Bassolino quando ha dovuto stabilire chi doveva presidiare gli uffici e le sedi del Consiglio regionale. L’annuncio sul ‘Bollettino ufficiale’ era tanto stringato che solo gli addetti ai lavori se ne sono accorti. Cinque righe per un contratto da 4 milioni e mezzo di euro.

Difendere la Regione a Napoli è come difendere il governatore e i suoi amministratori dalla camorra. Un biglietto da visita di cui vantarsi. I fratelli Buglione conoscono di persona cosa sono la mafia e l’antimafia. Arrestati e processati con l’accusa di associazione mafiosa, quattro anni fa sono stati assolti. ‘Per non aver commesso il fatto’, ha stabilito il Tribunale di Nola nella sentenza poi confermata in appello. (more…)

SI RIAPRE LA FAIDA TRA I DUE PARTITI DELLA CURIA: NUOVI SILURI PER RUINI & BOFFO

settembre 13, 2010

QUESTA VOLTA NON SONO STORIACCE GAIE E NON ARRIVANO DA FELTRI MA DAL CORRIERE – IN BALLO SEMPRE LA GESTIONE DEL POTERE SULL’ISTITUTO TONIOLO, LA VERA CASSAFORTE DELLA CHIESA, CHE è RIMASTA IN MANO AI ’RUINATI’ MALGRADO L’USCITA DI RUINI – ORA È LA VOLTA DEL PENALISTA CRESPI A DENUNCIARE AL CARDINALE TETTAMANZI LA “MALA GESTIO” DELL’ISTITUTO IN MANO A UN “GELTILUOMO DI SUA SANTITÀ”, ANTONIO CICCHETTI – (IL GARBUGLIO BOFFO è TUTTA COLPA DI BERTONE CHE SCELSE – MALE – BAGNASCO AL POSTO DEL NEMICO RUINI MA DIO VOLLE CHE BAGNASCO SI SIA POI ALLEATO A RUINI…)

Nell’articolo: Solo tre esempi ricavati da un testo di sette pagine. Primo: «la perdita di un finanziamento statale e regionale a fondo perduto di ben otto milioni di euro, a causa del mancato inoltro della richiesta da parte del Toniolo». Secondo: «Il conflitto di interessi» in cui si viene a trovare Roberto Mazzotta, componente degli organi dirigenti del Toniolo, ma anche promotore della campagna di raccolta fondi avviata dall’Università Bocconi. Infine la cooptazione nel Comitato di Dino Boffo (l’ex direttore di Avvenire, al centro di una campagna che lo ha portato alle dimissioni) a scapito di Giovanni Maria Flick, «cattedratico universitario», già ministro e Presidente della Corte costituzionale. Naturalmente non mancheranno le repliche

Giuseppe Sarcina per Corriere della Sera, da “Dagospia

«Mala gestio». Cattiva amministrazione, nomine discutibili, conflitti di interessi. L’Università del Sacro Cuore e l’Istituto Giuseppe Toniolo, vale a dire il fulcro del mondo cattolico a Milano (ma non solo), sono toccati da sospetti e indiscrezioni come minimo imbarazzanti.

La polemica investe, in prima battuta, il direttore amministrativo dell’Ateneo, Antonio Cicchetti, manager dai «multiformi impegni» (pubblici e privati) cui sta per aggiungere la poltrona di vice commissario per la ricostruzione post-terremoto a L’Aquila.

La scia delle eventuali responsabilità o negligenze si impone all’attenzione dell’establishment cattolico, che si concentra nel Comitato permanente dell’Istituto Toniolo, l’Ente morale fondato nel 1920 dal Vaticano con il compito di indirizzare l’azione dei cattolici in ambito universitario. (more…)

Assegno di 400mila euro al pd che va a escort

settembre 13, 2010

Il superbonus dell’ex vicepresidente pugliese, Sandro Frisullo, è stato deciso in estate: la buonauscita sfiora i 400mila euro (anche se 152mila li aveva prelevati in anticipo). Per l’indagato pure una pensione di 10mila euro

Nell’articoloLa norma che consentirà a lui (e ad altri quaranta ex consiglieri regio­nali pugliesi) di riuscire a mettere di­gnitosamente insieme il pranzo con la cena, anche senza fare più politi­ca, porta la firma di Mario De Cristo­faro. L’ex presidente del Consiglio regionale pugliese nel 2003, quan­do a governare la Puglia era l’attuale ministro Raffaele Fitto

Felice Manti per “Il Giornale

C’è un ex detenuto in attesa di giudizio che ad agosto si stava fre­gando le mani dalla gioia. Aveva ap­pena incassato un maxi assegno da 10mila euro lorde di pensione e una buonuscita record che sfiora i 400mila euro (anche se 152mila eu­ro li aveva già prelevati in anticipo). Il suo nome è Sandro Frisullo, ex po­tentissimo vicepresidente Pd della vendoliana Regione Puglia, arresta­to il 18 marzo scorso con l’accusa di associazione per delinquere, corru­zione e turbativa d’asta con contor­no di presunte tangenti nella sanità in cambio di qualche escort a buon mercato, anzi praticamente gratis. Frisullo è a piede libero dal 17 lu­glio, dopo che il gip del Tribunale di Bari Sergio Di Paola ha revocato gli arresti domiciliari. Ma 21 giorni di cella se li è fatti tutti, dall’arresto al­l’ 8 aprile, perché «accusato di aver utilizzato il suo peso politico – que­sta la tesi della Procura barese – per far vincere l’amico, il re della sanità Gianpi Tarantini in cambio di soldi e favori». Quanti e quali? (more…)

Il collegio delle idee

settembre 12, 2010

Nell’articolo: Non era della stessa opinione l’ex allievo Giosuè Carducci che affermò: «Guai, guai nella scuola normale a colui che pensa!». Il premio Nobel criticò duramente l’impronta confessionale della Normale di epoca granducale e dipinse il rettore, il canonico Ranieri Sbragia (scelto obbligatoriamente tra religiosi), come «un imbecille che parla sempre di frati, monache e conventi»

Lara Ricci per “Il Sole 24 Ore

«Alla Normale non si accetta mai un enunciato che non sia stato discusso, sviscerato e capito profondamente. Lo studio, più che un atto formale, è una discussione continua. E non ci si illude, superficialmente, di avere avuto un’idea brillante. Tutte le idee sono analizzate a fondo. Poi, di idee brillanti, ne restano magari poche, ma quelle sono solide». Italo Mannelli, fisico del Cern di Ginevra, neopensionato insegnante della Normale, descrive così lo spirito che anima e animava la scuola nell’autunno del 1953, quando vinse il concorso con 11 altri promettenti futuri allievi della classe di scienze, tra cui il Nobel Carlo Rubbia.

In questi giorni in cui una parte del migliaio di ragazzi che si è iscritto all’esame sta sostenendo le prove orali per aggiudicarsi i 58 posti disponibili, vengono ultimati i preparativi per celebrare i duecento anni dalla fondazione dell’istituzione pisana, per mano di Napoleone, il 18 ottobre 1810. Una storia travagliata che vide il passaggio da scuola francese, a toscana, per divenire infine italiana e poi attraversare il fascismo sotto la guida di uno dei suoi teorici, il filosofo Giovanni Gentile. Ex allievo, ne voleva fare «il semenzaio degli educatori per le classi dirigenti della Nuova Italia», mentre nelle aule si diffondeva anche l’antifascismo (già nel 1928 gli allievi Vittorio Enzo Alfieri e Umberto Segre furono arrestati per l’opposizione a Mussolini). (more…)

Ma quale gaffe!

settembre 11, 2010

Nell’articolo: Come al solito, Ambrosoli era sorridente e con il volto sereno, nonostante lo stress del lavoro di 16 ore al giorno. «Ho qualcosa da mostrarti», mi disse Giorgio. «Visto che loro alzano il tiro, è giusto che la verità emerga». E mi mostrò la lista cosiddetta dei 500 perché conteneva i nomi e i conti cifrati di 500 italiani presso la banca svizzera di Sindona, la Finabank di Ginevra

Paolo Panerai per Milano Finanza, da “Dagospia

Se ‘La Storia siamo noi’, come dice la bella trasmissione di Giovanni Minoli, allora permettetemi di rivelare frammenti di una storia che proprio l’ultima puntata del programma televisivo ha riportato di attualità, con la tremenda battuta in romanesco di un uomo saggio e accorto come il pluripresidente del consiglio, Giulio Andreotti.

Secondo il senatore a vita, le grane (e fin qui la battuta sarebbe stata meno schifosa), ma in realtà la morte, l’avvocato Giorgio Ambrosoli se la sarebbe andata a cercare. In che modo se la sarebbe andata a cercare, secondo la cinica battuta di colui che in realtà è stato uno dei protagonisti principali del crack di Michele Sindona, con il successivo ignobile omicidio del giovane liquidatore della Banca privata italiana? In un solo modo: facendo fino in fondo il suo dovere.

Ambrosoli è stato ribattezzato da una certa corrente radical Un eroe borghese, titolo anche del film a lui dedicato. In realtà Ambrosoli è stato un Eroe tout court. Borghese, per lui che era monarchico, stona. Mentre l’attributo di eroe è forse insufficiente. Ma ecco i frammenti della storia da rivelare. (more…)

Che salasso controllare il Corriere della sera

settembre 10, 2010

Gli azionisti del patto di sindacato Rcs cercano di mascherare in bilancio il crollo di valore della società. Il campione delle perdite è Giuseppe Rotelli, padrone di cliniche e ospedali

Vittorio Malagutti per “Il Fatto

Il campione delle perdite per il momento è lui, Giuseppe Rotelli, padrone di cliniche e ospedali. Per conquistare un posto al sole tra i grandi soci del Corriere della Sera ha speso 350 milioni e ne ha già bruciati 150 (circa) nel gran falò dei mercati dal 2007 in avanti. Peggio ancora. Mercoledì, per l’ennesima volta il patto di sindacato che governa le sorti del Corrierone ha deciso di non prendere neppure in considerazione il suo ingresso, forte di una quota dell’11 per cento, nel gruppo di comando del gruppo.

Un disastro, insomma. Ma almeno Rotelli, che è l’unico azionista delle aziende che dirige, ha perso solo soldi suoi. Lo stesso non si può dire per molti dei grandi soci della Rcs media, la società quotata in Borsa che pubblica, tra l’altro, il più blasonato tra i quotidiani italiani. Nomi altisonanti del capitalismo nazionale, dagli Agnelli Giampiero Pesenti, da Salvatore LigrestiMarco Tronchetti Provera, comandano al Corriere grazie ai soldi degli altri. E cioè i piccoli azionisti delle loro aziende. Per di più, l’investimento nel quotidiano di via Solferino finora non ha fruttato granché. Anzi, nei bilanci si accumulano svalutazioni e perdite per decine di milioni. Un discorso simile vale anche per i gruppi finanziari azionisti del Corriere: Mediobanca, Generali, Banca Intesa. (more…)

Le toghe ignoranti

settembre 10, 2010

Appunti nascosti nel reggiseno. O in una cartucciera… Errori di grammatica. Sfondoni di sintassi. Scarsa conoscenza del codice penale. “L’espresso” ha letto i temi dei candidati che domani dovranno governare la giustizia. In pochi si salvano da un disastro generale

Fabrizio Gatti per “L’Espresso

La dottoressa F., giovane magistrato di freschissima nomina, ha da poco messo in pratica l’antico insegnamento contadino del non darsi la zappa sui piedi. E anche quello poliziesco del non spararsi nelle parti intime. La dottoressa F. ha infatti partecipato agli scritti del concorso per magistrato ordinario nel novembre 2008. Ha poi chiesto l’annullamento dello stesso concorso al Tar del Lazio per le presunte irregolarità di cui era stata testimone. Ha quindi saputo di aver passato gli scritti. Ha superato gli orali nella primavera 2010. Ha immediatamente dimenticato le irregolarità di cui era stata testimone. E ha dichiarato al Tar la “sopravvenuta carenza di interesse” chiedendo ai giudici, nel maggio 2010, di annullare la richiesta di annullamento. Pochi giorni fa, il 9 agosto, il Tar ha finalmente archiviato la bomba a orologeria del ricorso che l’audace candidata aveva piazzato sulla testa dei commissari d’esame. Niente male come inizio carriera.

La sentenza è arrivata in tempo per vedere il nome del nuovo magistrato nell’elenco dei 253 vincitori, pubblicato dal ministero della Giustizia il giorno di Ferragosto. L’eccessiva attenzione a certe parti del corpo è invece costata l’esclusione ad altri laureati. Lo scrive Maurizio Fumo, presidente della commissione d’esame e consigliere della Corte di Cassazione, che in un verbale riservato prende atto “purtroppo, dell’atteggiamento obliquo e truffaldino da parte di non pochi candidati e, tra questi, un vicequestore trovata in possesso di una rilevante dose di appunti, nascosta tra la biancheria intima”. Si trattava evidentemente di un vicequestore donna. Piuttosto che reggiseni e reggicalze, alcuni maschi hanno trovato ovviamente più consono indossare cartucciere da cacciatore dove nascondere i pizzini. Bernardo Provenzano ha fatto scuola ovunque. (more…)

L’ambiguità del senatore che elogia ancora Sindona e non l’avvocato eroe

settembre 9, 2010

«Ambrosoli conosceva i rischi. Alla moglie scrisse: dovrai crescere tu i ragazzi nel rispetto verso il Paese»

Corrado Stajano per “Il Corriere della Sera

Giorgio Ambrosoli non è stato dimenticato. Trentun anni dopo il suo assassinio nel centro di Milano, vicino alla basilica di San Vittore, le ragioni della memoria di quel che accadde —un uomo che si fa uccidere nel nome dell’onestà— sono rimaste intatte.

Una contraddizione in un tempo come il nostro dove la corruzione diffusa impedisce lo sviluppo, dove la violenza dei poteri criminali è pressante, dove la politica ha perso spesso il rispetto di se stessa. Ma questo panorama intristito del paese non ha impedito che negli anni strade, piazze, scuole, biblioteche, aule universitarie siano state dedicate a Giorgio Ambrosoli. Il suo nome è diventato infatti un modello morale e civile. (more…)

Parte la crociata nucleare

settembre 7, 2010

L’Enel commissiona una ricerca di 300 pagine per dimostrare che le sue nuove centrali sono un affare

Giorgio Meletti per “Il Fatto

Basterebbe già il titolo (“Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”) a suscitare qualche dubbio sulla scientificità della ricerca, così viene chiamata, commissionata dall’Enel e dall’ente elettrico francese Edf alla società di consulenza The European House-Ambrosetti (e disponibile sul sito http://www.ambrosetti.eu). Ma i dubbi si tramutano in certezza quando si legge la composizione del Comitato guida della ricerca: accanto al capoeconomista dell’Agenzia internazionale per l’Energia, figurano il direttore delle relazioni esterne dell’Enel, Gianluca Comin, il capo dell’Edf in Italia, Bruno D’Onghia, un consulente del ministero dello Sviluppo Economico, Sergio Garribba, due parlamentari, Maurizio Lupi del Pdl e Nicola Rossi del Pd, il futuro presidente dell’Agenzia che dovrà vigilare sulle costruzioni nucleari, Umberto Veronesi, e, significativamente, il giornalista Carlo Rossella nella sua veste di presidente della Medusa cinematografica (gruppo Fininvest). (more…)

Consultori in croce

settembre 6, 2010

Da centri di consulenza psicosanitaria per l’autodeterminazione delle donne a strutture per affossarla. È quanto sta cercando di realizzare alla Regione Lazio la neoletta Olimpia Tarzia con un’iniziativa di legge che aggira la legge nazionale e prevede un’infornata di esponenti del Movimento per la vita.

di Maria Mantello per “Micromega

Alla Regione Lazio è stata presentata una proposta di legge (n°21, 26 maggio 2010) per la “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”. Prima firmataria e relatrice è la consigliera Olimpia Tarzia, neoletta nel blocco Polverini, e che è assurta a notorietà per aver contribuito al fallimento nel 2005 del referendum per l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistita. La contestata legge che sacralizza l’embrione, e che attualmente è in smantellamento per diverse sentenze dei Tar.

L’on. Tarzia, coniugata e madre di tre figli, è insegnante di Matematica alla scuola media statale del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, nonché docente all’Università Europea di Roma (struttura cattolica riconosciuta dallo Stato) dove tiene corsi di Bioetica, in cui si è specializzata all’Università cattolica della capitale. Ma ancora tanti sono gli impegni didattici della signora alle dipendenze del Vaticano: corsi per suore novizie all’USMI (Unione Superiori Maggiori d’Italia), per insegnanti di religione cattolica alla Pontificia Università Lateranense, per ragazzi inseriti nei progetti per la Pastorale giovanile. (more…)

Dalla Chiesa e il pane della legalità

settembre 4, 2010

Francesco La Licata per “La Stampa

C’è un lugubre rituale che da troppo tempo accompagna le calde estati palermitane: le commemorazioni dei caduti sul fronte della lotta alla mafia. Chissà per quale intreccio del destino o quale scelta strategica, gran parte delle più efferate stragi mafiose sono state compiute nei mesi più caldi dell’anno. Ed è forse anche per questo, per la coincidenza delle celebrazioni col periodo feriale che, ogni volta di più, perdono di intensità fino ad appiattirsi nella stanca ripetitività.

D’altra parte, come non cedere alla stanchezza se la lista dei lutti si è allungata a dismisura, insieme con l’immancabile, autistico esercizio di retorica del potere che rivendica successi ma non sa spiegare mai perché, pure a fronte di innegabili battaglie vinte, non si arrivi mai alla vittoria finale. (more…)

Le prime grane di Stefano Boeri

settembre 1, 2010

Il probabile candidato del PD a sindaco di Milano ha già lasciato la consulta per l’Expo. A giugno il suo nome saltò fuori nelle intercettazioni relative al G8 della Maddalena e alla cricca di Balducci

da “ilpost

Manco il tempo di ufficializzare la sua candidatura a sindaco di Milano, che l’architetto Stefano Boeri si trova ad affrontare i primi ostacoli in quella che con ogni probabilità sarà una lunga campagna elettorale da qui alla prossima primavera. Questa mattina, quando già la sua intervista al Corriere della Sera cominciava a circolare, il presidente della provincia di Milano, Guido Podestà, gli aveva chiesto di dimettersi dalla consulta degli architetti dell’Expo 2015, della quale Boeri faceva parte.

“Nel momento in cui Boeri dice di essere pronto a guidare Milano al posto di Letizia Moratti mi sembra evidente la contraddizione nel portare ancora avanti l’incarico nella consulta architettonica di Expo che gli è stato affidato dallo stesso sindaco Moratti: è venuto a mancare quel rapporto di fiducia tra delegato e delegante e sensibilità vorrebbe che Boeri avesse già presentato le dimissioni”

Boeri ha risposto poco dopo, dicendo di non avere più alcun contratto con la società responsabile dell’organizzazione dell’Expo, di avere terminato la sua ultima collaborazione a maggio e di avere comunicato all’amministratore delegato della società, Giuseppe Sala, la decisione di non voler riconfermare il suo contratto di consulente. Se da una parte è probabile che il suo rapporto con Letizia Moratti riemerga nel corso di questa campagna elettorale, specie durante le primarie che avranno il compito di individuare il candidato dell’intero centrosinistra, c’è un’altra questione destinata probabilmente a venire fuori nell’arco delle prossime settimane, se non direttamente nei prossimi giorni, e che il centrodestra milanese non si lascerà sfuggire.

Lo scorso giugno, infatti, nel corso delle inchieste sulla cricca di Balducci e l’inchiesta Grandi Eventi, saltarono fuori delle intercettazioni inerenti agli appalti sul G8 della Maddalena. Boeri venne reclutato come consulente da Renato Soru, allora presidente della Sardegna, e Guido Bertolaso, e lavorò per diversi mesi alla supervisione di alcuni progetti: la sensazione è che sia stato coinvolto per mettere delle pezze qualificate al maldestro lavoro che stavano conducendo gli architetti della cricca cosiddetta. Le intercettazioni mostravano un tono e un clima non proprio professionale nella comunicazione dei vari soggetti coinvolti, ma non nessun comportamento illecito che riguardasse l’architetto, che non è stato nemmeno sfiorato dalle indagini e ha avuto modo di raccontare più volte con dovizia di particolari l’esperienza del lavoro alla Maddalena. Ciò nonostante è probabile che della questione si ritorni a parlare presto, se conosciamo gli strumenti della battaglia politica italiana.

Il lupo, il bracco e gli altri che inseguono i boss

agosto 29, 2010

Nell’articolo: Da qualche mese Ivan “il lupo” e Vicio “il bracco” con Rosario detto Dux e Peppe detto il Panda e tanti altri hanno una nuova missione da svolgere: prendere Matteo Messina Denaro, il capomafia trapanese, primula rossa ormai da 18 anni. A questo lavorano gli uomini della Catturandi di Palermo e i loro colleghi della squadra mobile di Trapani che da anni, guidati da Beppe Linares ora promosso primo dirigente e in attesa di una nuova destinazione, sono sulle tracce del boss di Castelvetrano che gode della protezione della buona borghesia trapanese e in qualche caso ha avuto contatti anche con le barbe finte degli agenti dei servizi o di loro emissari […..] «Chi fa la mattina fa anche la sera e rientra il pomeriggio». Una regola seguita da un gruppo di lavoro ben affiatato che qualcuno vorrebbe intimidire, come è accaduto nei giorni scorsi […..] Quelle degli agenti della Catturandi sono teste abituate a fare ragionamenti contorti così come contorti sono gli artifizi utilizzati dai fiancheggiatori dei latitanti per coprirne la fuga

Nino Amadore per “Il Sole 24 Ore

Ivan detto “il lupo” e Vicio detto “il bracco” non hanno bisogno di salutarsi. Basta solo uno sguardo, un segnale, un colpo d’occhio. Si conoscono ormai da oltre dieci anni visto che da oltre dieci anni frequentano ogni giorno il secondo piano dell’ex convento settecentesco di piazza della Vittoria dove si trova la squadra Catturandi della questura di Palermo. (more…)

LA CRICCA NELL’UFFICIO DI FINI

agosto 29, 2010

Franco Bechis per Libero, da “Dagospia

Sono due i passi rilasciati dall’ufficio di sicurezza della Camera dei deputati che legano Gianfranco Fini alla cricca degli appalti pubblici. Sono stati rilasciati fra la fine di novembre 2009 e il gennaio 2010 per recarsi nell’ufficio del presidente della assemblea di Montecitorio a Francesco De Vito Piscicelli, l’imprenditore che con Diego Anemone è diventato il più noto alle cronache della nuova tangentopoli.

De Vito Piscicelli è infatti l’imprenditore intercettato con il cognato mentre rideva e si fregava le mani la notte del terremoto de L’Aquila pensando a quanti affari avrebbe potuto realizzare con le sue imprese. Non è noto se in quelle occasioni avesse avuto un incontro diretto con Fini. È invece documentato – grazie a lunghe intercettazioni e pedinamenti dei carabinieri del Ros – l’incontro con Rita Marino, segretaria particolare del presidente della Camera che fu al suo fianco sia nel Msi che in An nei lunghi anni in cui Fini guidò quel partito.

La Marino è risultata determinante per sbloccare con procedura anomala un pagamento da 1,5 milioni di euro a De Vito Piscicelli per uno degli appalti per i mondiali di nuoto, quello per la realizzazione della piscina di Valco San Paolo, poi finita nel mirino della magistratura. (more…)

Parenti di De Benedetti condannati per insider trading

agosto 27, 2010

Ma i grandi giornali (chi più, chi meno) hanno deciso di insabbiare l’imbarazzante notizia

Nell’articolo: Cominciamo da la Repubblica, il giornale di proprietà di De Benedetti. In prima pagina, del caso di insider, non c’è traccia. E non perché la giornata fosse piena di stimoli cronistici. In prima infatti ci sono titoli poco importanti come «Viaggio in Pakistan» o «Manhattan, l’uomo che guardava le torri» o «Il panino della Sardegna che sfida Mc Donald’s» (che era un rispescaggio di una notizia data da tutti i media il giorno precedente) e persino «L’Inghilterra cancella il mito del thank you» […..] Il Riformista, non ha nulla in prima, e se l’è cavata con un titolo cruciverba, imbarazzante: «Consob vs Cdb» a pag. 6 su una colonna. Sarebbe stato meglio non dare nulla

Pierpaolo Albricci per “Italia Oggi

La notizia è presto detta: la figlia e la sorella di Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti, sono tra i colpiti da una sanzione per 3,5 milioni di euro comminata dalla Consob per il reato di insider trading, cioè per l’uso indebito di informazioni riservate per effettuare, a proprio beneficio, operazioni di Borsa che alterano la condizioni di mercato, a danno degli altri operatori che queste informazioni riservate non le hanno.

L’insider è stato commesso nell’estate 2005 sui titoli della società Cdb Web Tech, noto anche come fondo salva imprese di Carlo De Benedetti. La notizia, che è clamorosa per il suo carattere e per personaggi coinvolti, avrebbe dovuto essere strillata in prima pagina dai grandi giornali generalisti che, a eventi di questo tipo, specie in quest’ ultimo decennio, dedicano sempre molte pagine. E invece essa è stata insabbiata. Le notizie importanti i giornali le danno tutte. Ci mancherebbe. Anche perché c’è sempre qualcun altro, magari piccolo, che la notizia la dà e non si può perdere la faccia. Però le notizie che danno fastidio alla proprietà di un media (o agli amici della proprietà; o a chi potrebbe darti un posto più importante da direttore) le notizie si possono dare e, nel contempo, nasconderle.

Come? I criteri sono questi. Evitando accuratamente di evidenziarle (o anche solo di darle) in prima pagina. Poi, relegandole nella pagine interne: più interne sono, meno si leggono. Quindi, titolandole in modo formalmente esatto ma anche in modo tale che il lettore comune non comprenda nulla, o molto poco, del fatto. (more…)

La marijuana a km zero dei clan

agosto 23, 2010

La cannabis viene coltivata sui terreni demaniali: il clima del Sud è favorevole e si guadagna di più

Nell’articolo: Non è un caso che la Sicilia ha il primato (triste) di maggior produttore europeo di cannabis indica. Ma anche i terreni campani, calabresi e pugliesi si prestano a questo tipo di coltivazione, garantendo comunque un prodotto di tutto rispetto, tanto che ormai in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia è stato sequestrato ben l’86,29% del totale delle piantagioni di cannabis individuate in tutta Italia

Andrea Salvati per “La Stampa

Sarà per il microclima, o perché in queste zone è più facile camuffarle. Sta di fatto che le piantagioni di cannabis indica stanno diventando l’oro verde del Meridione, il nuovo business in grado di portare continuamente denaro nelle casse delle organizzazioni criminali. Anche perché il mercato italiano è di quelli che non conosce crisi: stando ai dati del Viminale, nel 2009 si è registrato un incremento dei sequestri di marijuana pari al +211,75%, segno che la domanda è in forte aumento.

Per questo mafia, camorra e ’ndrangheta hanno deciso di coltivarsela in casa per ridurre i costi della filiera e massimizzare i profitti. Un po’ come succede negli Stati Uniti dove, secondo i rapporti dell’Fbi, i trafficanti messicani hanno pensato bene di costruire vere e proprie fattorie nei parchi nazionali del West per coltivare milioni di piante di cannabis da cui ricavare hashish e marijuana. In Italia, invece, si preferiscono i terreni demaniali, così da minimizzare «il rischio d’impresa». Per importare droga dall’estero, infatti, occorre investire soldi in uomini e mezzi che possono andare persi in caso di operazione delle forze dell’ordine. Coltivando la cannabis su terreni demaniali invece, l’unico rischio è quello di perdere il raccolto. (more…)

QUANTO COSTA L’ESERCITO DI CARTA DEL CAI-NANO

agosto 22, 2010

LIBERO, PANORAMA E IL GIORNALE RENDONO POCO MA SERVONO MOLTO – SOLO CON L’INTERESSE POLITICO DELL’EDITORE SI PUÒ SPIEGARE IL FENOMENO PIÙ UNICO CHE RARO DI UN QUOTIDIANO CHE PERDE COPIE MA NON TAGLIA IL PERSONALE. SOLO CON LA FORZA POLITICA DEI PADRONI SI PUÒ SPIEGARE IL PARADOSSO DEI RICAVI PUBBLICITARI CHE SCHIZZANO ALLE STELLE SOLO PER LORO NEL PERIODO PIÙ NERO DELLA STORIA…

Nell’articolo: Per fortuna c’è Daniela Santanché che si occupa di raccogliere la pubblicità su Libero, con la sua Visibilia. Nel 2009, mentre il mercato italiano scendeva del 18,6 per cento la Santanché regalava a Libero un bel più 26 per cento portando il bottino pubblicitario a 10,8 milioni di euro. Una performance inspiegabile alla luce del crollo delle copie del quotidiano. E da quando Feltri è passato al Giornale, la Santanché lo ha seguito garantendo a entrambi i quotidiani la sua preziosissima pubblicità

Marco Lillo per Il Fatto, da “Dagospia

Costano tanto i manganelli mediatici dei berlusconiani. Il paradosso di Libero e de Il Giornale, i due giornali più liberisti e antistatalisti è che non potrebbero stare sul mercato. Senza i soldi regalati dagli azionisti dovrebbero dimagrire o chiudere i battenti. Nel caso di Libero c’è l’aggravante del contributo statale: 20 milioni di euro negli ultimi tre anni.

Il consigliere Maurizio Belpietro dovrebbe licenziare tutti i giornalisti per fare tornare i conti in ordine e permettere così al direttore Maurizio Belpietro di scrivere con la coscienza pulita i suoi editoriali affilati contro gli aiuti ai terroni spreconi. Anche Panorama fa segnare un calo delle vendite reali e dei ricavi in edicola. Se non contasse sulle promozioni che abbattono il prezzo non potrebbe sostenere i costi ingenti delle sue (sempre più rare) inchieste. (more…)

Chi ha ucciso la tv di D’Alema

agosto 17, 2010

Litigi, fughe, eliminazione di tutti i giornalisti non allineati: così è maturata la chiusura di Red, il canale con cui Max voleva far politica via satellite

Nell’articolo: Fatto sta che, arrivati ad agosto, nell’estrema speranza di un ripensamento governativo, l’ex nemica YouDem Tv trasmette un’ora al giorno vecchio materiale di Red. “La beffa nella beffa”, dicono gli ex redattori. L’ultima scialuppa prima del naufragio definitivo

Riccardo Bocca per “L’Espresso

I locali di Red Tv, canale 890 Sky, l’emittente satellitare nata e cresciuta nel nome di Massimo D’Alema, sono imbalsamati in un silenzio cimiteriale. Per terra vecchi giornali, scatoloni rotti, cd abbandonati. Sul tavolone centrale, fogli d’appunti sparsi. Nessun computer: sono tornati, giovedì 5 agosto, alla società che li aveva noleggiati. Non un telefono che squilli. Non un fattorino che si affacci in segreteria. Paralisi totale, nella redazione che da quasi due anni occupa a Roma il retro di palazzo Grazioli. Soltanto la monumentale pancia del vicedirettore Mario Adinolfi, già nella direzione nazionale Pd nonché candidato alle primarie 2007, che si agita sui bermuda oversize: “Ma quale Red Tv, questa ormai è Dead Tv… Una televisione che sta morendo per due mali atavici: la miopia della politica e il cinismo dell’imprenditoria”. Risultato, tutti a casa. “Sette giornalisti licenziati dal primo settembre 2010, sette amministrativi in cassa integrazione dallo scorso marzo, quattro collaboratori fissi senza contratto”. (more…)

Venezia e il fascino della donna gondoliere

agosto 14, 2010

Tiziano Scarpa per “La Stampa

Pochi sanno che a Ca’ Farsetti, la sede del Municipio di Venezia, c’è una lapide che dice: «Qui nacque l’anno 1646 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata nel mondo, il 25 giugno 1678». La lapide si trova vicino a un approdo delle gondole.

Imbarcandosi da lì, si può attraversare il Canal Grande al prezzo di cinquanta centesimi di euro. In tre minuti si arriva sull’altra riva, a San Silvestro, risparmiandosi un largo a giro a piedi, ponte di Rialto compreso. Si sta in piedi, o seduti sulle fiancate, in una gondola un po’ più grande di quelle usate per i giri turistici; può trasportare fino a quattordici passeggeri. È un servizio che uso anch’io.

Ecco, penso che il suo primo tragitto ufficiale da gondoliera patentata, sarebbe bello che Giorgia Boscolo lo facesse lì, partendo da sotto la lapide di Elena Cornaro.

Perché una donna gondoliere fa impressione? Quale salto di mentalità implica? Che tabù vìola? Forse il fatto che il gondoliere è uno dei simboli tradizionali della seduzione maschile? Secondo me, una spiegazione va cercata nel testo di una delle più famose canzoni veneziane dedicate alla gondola. Ve la traduco dal dialetto: «Io sono il gondoliere che in gondola vi dondola, se il remo scricchiola sullo scalmo copre lo schioccare dei baci… Non vi preoccupate di me, io faccio andare la gondola…». Il gondoliere non è il seduttore, ma il complice erotico, il reggimoccolo, l’agente disinibitore della coppia. Ha potere non tanto chi gode, ma chi rende possibile il godimento degli altri.

Nel lungo percorso storico che porterà alla spartizione del potere fra i sessi, l’episodio dell’investitura di Giorgia Boscolo fa parte di una tappa in cui anche le donne detengono il godimento di tutti, possono gestirlo senza doverlo per forza impersonare o subire.