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Adam Smith, se questo è un profeta del neoliberismo

settembre 29, 2011

Adam Smith (1723-1790) ha posto le basi dell’economia politica classica

Un’antologia del padre dell’economia politica ne propone un’interpretazione controcorrente rispetto alla vulgata dei Chicago boys e dei loro seguaci

Massimiliano Panarari per “La Stampa

Liberale, certo che sì. Neoliberista, grazie no. E se, quindi, la poderosa operazione cultural-propagandistica che ha trasformato il padre dell’economia politica Adam Smith (1723-1790) nel genitore putativo di Mr. Reagan e Mrs. Thatcher fosse storicamente assai poco corretta, oltre che politicamente molto strumentale?

Ce lo racconta l’interessante analisi condotta dallo storico dell’economia Michele Bee che ha curato un’antologia di scritti di Smith, L’economia dei sentimenti (pubblicato da Donzelli nella collana degli «Essenziali», pp. 156, 9,50), e propone una interpretazione controcorrente rispetto a quanto è stato ripetuto continuamente nel corso degli ultimi decenni, sino a diventare senso comune nelle scienze economiche e nel dibattito politicoculturale. Rileggendo alcuni testi tratti dalle sue opere fondamentali – Teoria dei sentimenti morali (1759) e La ricchezza delle nazioni (1776) lo Smith neoliberista diffuso a piene mani dai Chicago boys e dagli alfieri del neoliberalismo appare alla stregua dell’invenzione di sana pianta di una tradizione, alimentata per primo dal neoclassico e marginalista Léon Walras. Perché se è vero che dentro i libri delle grandi figure della cultura occidentale si può trovare di tutto – persino una cosa e il suo contrario, come direbbero compiaciuti i sostenitori dell’ermeneutica infinita – la serietà del lavoro di interpretazione dovrebbe imporre il rigore filologico a una serie di paletti per evitare certe letture troppo orientate. Come è avvenuto, giustappunto, con il grande filosofo ed economista scozzese – illuminista, repubblicano, Whig (ossia esponente del partito liberale che si contrapponeva ai conservatori Tory), e tra gli ispiratori della Rivoluzione francese – che, a quasi duecento anni dalla morte, si è ritrovato arruolato, suo malgrado, tra gli ideologi della controrivoluzione neoconservatrice. (more…)

Ho rubato il prezioso sorriso di Smith

agosto 30, 2009

imagesdi Fabrizio Galimberti

«Dear Smith…». L’incipit è meno florido di quanto ci si potrebbe aspettare da una lettera del Settecento (precisamente, del 12 aprile 1759). Ma forse la mancanza di formalità è dovuta al fatto che il mittente – David Hume – era di 12 anni più vecchio del 36enne destinatario – Adam Smith. Non so quando Smith la lesse – da Leicester Fields, a Londra, dove abitava Hume, a Glasgow, dove insegnava Smith, ci sono 550 chilometri, ma la posta impiegava una staffetta di carrozze e veniva consegnata due volte al giorno – ma mi sarebbe piaciuto vederlo quel giorno (il 14 aprile?) mentre gustava i complimenti al suo libro – la Theory of Moral Sentiments – e sorrideva dello stile ironico e scanzonato di Hume. (more…)