Posts Tagged ‘al qaida’

Il Qatar delega ai sauditi il processo contro al Qaida

settembre 22, 2011

Carta di Laura Canali

I jihadisti che progettavano un attacco contro le basi militari americane Al Udeid e As Sailiyah in Qatar sono stati trasferiti in Arabia Saudita. L’Emirato preferisce che sia Riyad a occuparsi dei terroristi, e si propone come Stato western friendlydella regione

Alma Safira per “Limes

In Arabia Saudita sono sotto processo i membri di Al Qaida che progettavano un attacco contro le basi militari americane Al Udeid e As Sailiyah in Qatar, utilizzate per attaccare l’Afghanistan nel 2011 e l’Iraq nel 2003. La cellula era composta da 41 membri di cui 38 sauditi, uno qatarino, uno afghano e uno yemenita, e aveva legami con gruppi terroristici in Iraq e in Siria; progettava attentati anche in Kuwait.

Il Qatar si sta esponendo sempre di più come una piattaforma western friendly in mezzo al Golfo. La partecipazione attiva all’intervento in Libia, la costruzione di una base politica dei talebani in territorio qatarino su esplicita richiesta degli Stati Uniti, la mediazione sulla questione del Darfur, sono solo alcune delle recenti iniziative strategiche di Doha che hanno esposto e innalzato l’Emirato nella politica internazionale riscuotendo sorrisi occidentali e critiche da parte della frangia più radicale dell’Islam. (more…)

Il blitz in Mali è un nuovo scacco ad al Qaida?

luglio 4, 2011

Carta di Laura Canali

Le forze di sicurezza mauritane hanno attaccato una base di al Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi) in Mali. Le nuove strategie antiterrorismo dei governi saheliani e il ruolo di Usa e Francia. L’evoluzione del gruppo neo-fondamentaliasta algerino e il suo futuro dopo la morte di bin Laden

Matteo Guglielmo per “Limes

Un’operazione condotta dalle forze di sicurezza della Mauritania in territorio maliano ha portato allo smantellamento di un insediamento di al Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi). L’azione militare, come riportato dal portavoce dell’esercito mauritano Teyib Brahim, ha avuto luogo nel villaggio di Wagadou, a 70Km dal confine con la Mauritania. Secondo le stesse fonti governative, durante l’operazione sarebbero morti almeno 15 membri di Aqmi, mentre le perdite tra i regolari sono almeno due. L’operazione rappresenta il culmine di una serie di manovre militari e di risultati raggiunti a seguito di un cambio di strategia nella lotta al terrorismo e ai traffici illeciti nel Maghreb occidentale.


Nell’agosto del 2009 e nel settembre 2010 i capi di Stato maggiore di Algeria, Mali, Niger e Mauritania si sono riuniti nella cittadina di Tamanrasset, nell’Algeria meridionale, dove hanno istituito un comando operativo congiunto e un organo di interscambio informativo. (more…)

La morte di Kashmiri è il nuovo atto del teatrino Usa-Isi

giugno 13, 2011

 L’eliminazione in Pakistan di una primula rossa del terrorismo islamico ad opera dei droni americani è un’ulteriore conferma dell’ambiguo rapporto tra Washington e i servizi segreti di Islamabad. Le visite di Clinton e Panetta. L’ascesa dell’islamismo

Francesca Marino per “Limes

La morte di Ilyas Kashmiri, avvenuta giorni fa ad opera di uno dei famigerati droni americani, è passata in Italia quasi completamente sotto silenzio, nonostante l’uomo fosse, quanto a importanza strategica e operativa, uno dei pezzi da novanta della cosiddetta internazionale del terrore. In effetti, nonostante fosse attivo fin dai bei tempi della jihad afghana contro i russi, l’elusivo comandante era entrato trionfalmente a far parte della lista dei terroristi internazionali soltanto nel 2010 ed era sconosciuto ai più da questa parte del mondo.

Eppure, secondo i pakistani, gli indiani e qualche settore illuminato dei servizi segreti internazionali, era stata opera di Kashmiri la strategia che aveva condotto all’attentato di Camp Chapman in Afghanistan in cui erano saltati in aria ben sette membri della Cia. Sempre opera sua il recente attacco alla base della Marina militare di Karachi così come due dei tre attentati alla vita dell’ex-presidente Musharraf per i quali era stato arrestato e in seguito rilasciato. (more…)

Dai covi qaedisti alle rotte del greggio. Perché la crisi a Sanaa allarma il mondo

giugno 6, 2011

Guido Olimpio per “Il Corriere della Sera”

Ci sono almeno quattro ragioni per le quali la crisi nello Yemen è pericolosa e deve essere seguita con grande attenzione. Quattro nodi che vanno oltre la battaglia tra oppositori e regime. L’economia. Le coste yemenite guardano una delle più importanti rotte marittime del mondo. Da Bab El Mandeb, porta meridionale del canale di Suez, passano ogni giorno 3,5 milioni di barili di greggio. Una situazione di caos perenne potrebbe interferire con il traffico mercantile. E le conseguenze ricadrebbero su quanti dipendono da questa via d’acqua. La regione. La rivolta può contagiare la vicina Arabia Saudita che è già intervenuta in passato e ora ha tentato una mediazione interessata. Il Regno non è più un esempio di stabilità. Al suo interno si agitano forze disgreganti e i principi con la kefiyah temono di perdere il controllo. Gli spiriti della rivolta camminano veloci lungo il deserto, superano i fragili confini, seguendo anche quelle piste del contrabbando che portano armi e munizioni in quantità. Il rogo yemenita può diventare un grande incendio, alimentato da molti focolai. Dalla rivolta popolare alle fratture tribali, senza tralasciare l’azione degli Houti, potente clan sciita. La saldatura. Lo Yemen si specchia in un altro Paese «perduto» , la Somalia. Due scacchieri uniti da vecchi e nuovi rapporti. Gli islamisti somali hanno contatti con i loro fratelli yemeniti e possono fare fronte comune. I pirati del Golfo di Aden lanciano le loro scorrerie lungo le due coste. I clandestini africani attraversano lo stretto braccio di mare per spingersi verso il Golfo. Gruppi e gang che hanno tutto l’interesse che lo Yemen diventi un’entità senza legge. Infine il terrorismo. Il territorio yemenita ospita — e non da oggi — una branca di Al Qaeda. Forse una delle sezioni regionali più pericolose. I militanti— yemeniti e sauditi— sono esperti, hanno una «tradizione» , rappresentano un punto di riferimento per volontari che vengono da altre aree geografiche. Li guidano capi esperti e un predicatore scaltro quale è Anwar Al Awlaki, stella della propaganda via Internet. Non si può dimenticare che i due più recenti tentativi di attacco contro il trasporto aereo internazionale sono stati concepiti dalla cellula yemenita. Che ha usato temibili micro-ordigni. È una realtà jihadista complessa. Gli obiettivi locali affiancano quelli internazionali a dimostrazione delle ambizioni del gruppo estremista. Una perfetta riproduzione di quello che è diventata la partita yemenita, dove non c’è solo in gioco il destino di un presidente irriducibile e di quei pochi che sono rimasti al suo fianco.

Informazione Corretta

Al-Zawahiri chiama alla guerra santa in Iraq. Contro gli sciiti

Mag 27, 2010

Il leader di al-Qaeda accusa loro di aver ucciso i leader dell’organizzazione e di complottare con gli Usa

Christian Elia per “Peacereporter

”I comandanti di al-Qaeda in Iraq, Abu Omar al-Baghdadi e Abu Ayyub al-Masri, sono stati uccisi dagli sciiti alleati dei crociati. Non sono stati solo gli americani a ucciderli, ma anche gli sciiti, eredi di quelli che in passato sono sempre stati alleati dei crociati e ci hanno sempre tradito, aiutando i miscredenti a occupare le nostre terre”.

Messaggi in codice. Un delirio, certo. Ma guai a sottovalutare queste parole. Perché a pronunciarle è Ayman al-Zawahiri, il medico egiziano ritenuto il braccio destro di Osama bin Laden. Il testo, un audio di 25 minuti, intitolato Elegia dei due capi, è stato diffuso ieri nella galassia dei siti web legati all’estremismo islamico. Al-Zawahiri, che per molti ha ormai preso il posto dello stesso Osama molto malato, è comunque sempre stato l’ideologo dell’Islam più violento. Non parla mai a caso, ogni singolo vocabolo dei suoi messaggi è scelto con cura. Pieno di sottintesi e di messaggi impliciti. Al-Zawahiri, come sempre, si esprime su un fatto di cronaca molto tempo dopo. In questo caso commenta la morte di al-Baghdadi e al-Masri, avvenuta in Iraq il 17 aprile scorso e resa pubblica il 19 aprile seguente dal premier Nouri al-Maliki in diretta tv. ”I capi di al Qaeda, Abu Omar al Baghdadi e Abu Ayyub al Masri, sono stati uccisi due giorni fa nei pressi del lago Tharthar in un attacco congiunto degli iracheni e degli americani contro una abitazione” – dichiarò al-Maliki a reti unificate, tentando di rovesciare con il colpo a sorpresa il risultato elettorale del 7 marzo precedente che lo vedeva sconfitto – il blitz è stato condotto nella provincia di Salaheddin dall’intelligence irachena con il supporto dei servizi Usa”. Il premier iracheno mostra le foto dei due uomini prima e dopo la morte. E lo stesso Pentagono successivamente conferma la notizia.
Secondo al-Maliki, i due «stavano pianificando una serie di attentati da eseguire nei prossimi giorni contro le chiese di Baghdad e si nascondevano in un covo nella provincia di al-Anbar”. (more…)

Africa e Yemen, nuovi covi del terrore per la “seconda generazione” dei martiri

dicembre 27, 2009

di Carlo Bonini

Ci vorrà tempo per arrivare in fondo alla storia di Umar Faruk Abdul Muttallab, il martire di Natale che avrebbe dovuto incendiare i cieli americani riuscendo lì dove, 8 anni fa, aveva fallito Richard Reid. Per capire se è vero che il micidiale Tetranitrato di Pentaetrite (Petn) infilato in un preservativo è stato confezionato in Yemen.

Per capire se è vero che la strage sarebbe stata concepita proprio in Yemen, o altrove. Per sapere se era solo, come avrebbe continuato a ripetere in queste prime ore, o se al contrario, come l’intelligence americana e inglese ritengono, questo ragazzo nigeriano, figlio di un banchiere di Lagos (il padre è Alhaji Umaru Mutallab, ex presidente della United Bank of Africa e della First Bank nigeriana) e, fino al 2008, studente di ingegneria a Londra, abbia contato su una qualche rete di contatti in Europa. È un fatto, tuttavia, che pure in un quadro ancora in movimento quanto accaduto a Detroit sia, per usare le parole di una qualificata fonte della nostra intelligence, “una pessima notizia da qualunque parte la si voglia vedere”. A cominciare dalle premesse. (more…)

Al Qaida emigra in Asia Centrale

ottobre 18, 2009

AHA6VX6CAP4UN2BCAXWMVD3CA2EEQGQCA9AQJ3ICAMWR57ACAS4G1HBCAFD02M0CAYVTCUACA1WE0KUCAI12CW3CA78MGG3CAUL4VNQCANRG5WZCAE0NMM4CA7KYKJ1CAQRHLATCAOIUESJCAVB2IEGL’espulsione dei salafiti jihadisti dalle loro roccaforti in Pakistan e Afghanistan, per mano delle offensive condotte dall’esercito pakistano, spingerà questi gruppi nelle vicine regioni dell’Asia centrale che si estendono fino alla Cina, determinando così un’espansione dell’arco della crisi nella regione, non certo un suo ridimensionamento – scrive l’analista giordano Murad Batal al-Shishani

I mezzi d’informazione hanno recentemente riportato il messaggio del salafita jihadista Abu Yahya al-Libi, un membro di al-Qaeda. Il messaggio, intitolato: “Turkestan orientale: la ferita dimenticata”, incitava i musulmani cinesi al jihad, alludendo chiaramente ai musulmani uiguri nella regione dello Xinjiang cinese. Si ritiene che gli uiguri nella regione siano circa 10 milioni, mentre i musulmani sarebbero circa 24 milioni in tutta la Cina. Anche i più fondamentalisti fra gli uiguri raramente si definiscono “musulmani di Cina”. Essi ritengono piuttosto di essere un’etnia distinta dai cinesi Han. Accanto ad essi vi sono i musulmani Hui, che si ritiene siano più di 10 milioni. (more…)

Il nostro prossimo 11 settembre con i blue jeans

ottobre 18, 2009

terrorismo_roseIl bottino di al Qaida è di 40 mila vittime, ma la Base è in crisi e in Europa non colpisce da quattro anni. Perché? Proviamo a investigare

Una cellula terroristica tedesca è stata appena smantellata mentre preparava un grande attentato ad Amburgo. I dieci fondamentalisti islamici arrestati, reduci dai campi nell’Hindu Kush, da dove Osama bin Laden ha guidato il jihad contro “il più grande paese ateo della terra”, frequentavano la stessa moschea Taiba da cui era passato l’egiziano Mohammed Atta, il capo degli attentatori dell’11 settembre. La moschea sorge in un quartiere degradato a est della stazione ferroviaria. Situato in via Steindamm, l’edificio è incuneato tra una palestra di body building e un caffè turco. La strada è piuttosto nota per i suoi sexy shop e per lo smercio di droga. E’ uno dei simboli dell’Europa multiculturale. (more…)