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L’immagine secondo Alain Besançon

gennaio 21, 2010

Nell’opera più significativa dell’intellettuale francese una storia della cultura

di Lucetta Scaraffia
“È da molto tempo che il pensiero ha smesso di assegnare all’arte la funzione di rappresentazione sensibile del divino”:  con queste parole di Hegel si apre il libro L’immagine proibita. Una storia intellettuale dell’iconoclastia di Alain Besançon, uscito in Francia nel 1994, già tradotto in inglese e portoghese e solo ora, finalmente, in italiano (a cura di Marco Rizzi. Traduzione di Silvia Morani, Genova-Milano, Marietti, 2009, pagine 439, euro 40). Si tratta di uno scritto nuovo e importante:  Besançon, autore di bellissimi libri di storia della cultura, con questo libro forse ha prodotto la sua opera più ambiziosa e significativa.
Si tratta di un lungo excursus storico, in cui l’autore si propone di analizzare la storia delle tendenze iconoclaste nell’ambito delle culture mediterranee, partendo dalla filosofia greca e dalla teologia politica latina e passando per la tradizione biblica e islamica, ma concentrandosi soprattutto sull’iconoclastia bizantina, sulla sistemazione della teologia dell’immagine nella tradizione cristiana latina, sulla ripresa iconoclasta della Riforma, per arrivare all’astrattismo del primo Novecento che egli considera iconoclasta.
Un affresco di lungo periodo che, partendo dalla storia dell’immagine, coinvolge il rapporto con la divinità – e quindi con la tradizione spirituale e teologica – ed è pertanto anche una storia del rapporto con Dio degli esseri umani vissuti in questo lungo lasso di tempo. Intrecciando con sapienza e con uno stile narrativo avvincente fonti filosofiche, teologiche e storiche, Besançon arriva così a dare una profondità inedita alla storia dell’arte occidentale, e nello stesso tempo alla storia della secolarizzazione.
Il filo rosso della sua ampia ricostruzione è l’idea che il trionfo delle immagini nella tradizione cristiana, e quindi nella cultura occidentale, sia in realtà ambiguo, cioè “che si risolva in un compromesso instabile, sempre sul punto di cadere in due opposti, l’iconoclastia e l’iconolatria; che la soluzione teologica del problema, che passa attraverso una riaffermazione dell’Incarnazione, non è sufficiente a garantire che l’immagine esprima e realizzi effettivamente questa ambizione di incarnazione”. (more…)