Posts Tagged ‘albert einstein’

SE FOSSE PIENO DI BUCHI COME UN FORMAGGIO SVIZZERO

Mag 31, 2012

albert einstein

John D. Barrow per “la Repubblica”

Negli anni Quaranta lo studio degli universi subì una brusca battuta d´arresto. In clima di guerra mondiale, fisici e matematici furono dirottati verso campi come la messa a punto di nuove armi, la meteorologia, l´aeronautica e la crittografia. Le università non accettavano nuovi studenti e i contatti internazionali erano limitati soltanto ai più stretti alleati. Einstein si trovava negli Stati Uniti e molti altri scienziati tedeschi fuggirono in Gran Bretagna e America. L´universo non era mai parso più piccolo.
Nel 1944, Einstein scelse un nuovo assistente a Princeton. I suoi assistenti erano sempre giovani matematici di talento capaci di compensare quella che lui stesso riconosceva essere una sua debolezza in quel campo. Ernst Straus era una sorta di genio matematico. Già a cinque anni aveva cominciato a trovare interessanti scorciatoie per calcolare sequenze numeriche, escogitando un sistema che gli consentiva di sommare i primi cento numeri mentalmente in pochi secondi. Era nato a Monaco nel 1922, ma quando i nazisti andarono al potere, nel 1933, fuggì con la famiglia in Palestina, dove poi frequentò il liceo e l´Università ebraica di Gerusalemme. Non conseguì la laurea di primo grado a Gerusalemme, tuttavia nel 1941, a diciannove anni, si trasferì alla Columbia University di New York e iniziò lo stesso un corso di specializzazione.
Nel 1944 fu assunto come nuovo assistente alla ricerca di Einstein all´Institute for Advanced Studies di Princeton. Il giovane Straus non aveva una solida preparazione in fisica e, quanto alla matematica, era orientato verso la teoria dei numeri e gli argomenti di matematica “pura”, ma non impiegò molto a riempire il vuoto lasciato dalla partenza di Nathan Rosen (1935-1945) e Leopold Infeld (1936-1938). Nella primavera del 1945, professore e assistente trovarono un nuovo tipo di possibile universo usando le equazioni di Einstein. L´universo era molto simile a uno dei semplici universi in espansione di Friedmann e Lemaître: conteneva materia (come galassie) che non esercitava alcuna pressione, ma presentava regioni sferiche vuote, come buchi in un formaggio svizzero.
Ciascun buco vuoto aveva poi al suo centro una massa, di grandezza pari a quella che era stata scavata per creare il buco. Era un passo verso un universo più realistico in cui la materia non fosse diffusa in maniera omogenea con la stessa densità dappertutto, ma formasse grumi, come le galassie, distribuiti nello spazio vuoto.
Ciascun “buco” era sferico e questo nuovo universo formaggio svizzero era accolto nell´universo non uniforme di Tolman grazie a una scelta adeguata di condizioni iniziali. Come sempre, la scoperta di una soluzione esatta a una serie di equazioni complesse e difficili come quelle di Einstein significava con tutta probabilità una cosa: nella soluzione vi era qualche caratteristica semplificatrice che rendeva le equazioni trattabili. Però questo ricordava la famosa battuta di Groucho Marx, «Non desidero far parte di un club che accetta fra i soci uno come me»: qualunque soluzione delle equazioni di Einstein sia abbastanza semplice da trovare, conterrà immancabilmente una caratteristica speciale che potrebbe renderla atipica o poco interessante.
La soluzione di Einstein e Straus era semplice perché prevedeva un universo sferico e così, diversamente da quanto accadeva con l´universo cilindrico di Einstein-Rosen, escludeva la possibilità che fossero presenti onde gravitazionali. Questo indusse qualcuno a chiedersi che cosa sarebbe accaduto se si fosse riusciti in qualche modo a combinare simultaneamente tutti i vari tipi di irregolarità. La presenza di tutte quelle caratteristiche irregolari avrebbe naturalmente fatto sfumare qualsiasi speranza di risolvere le equazioni di Einstein. Tuttavia c´era un modo per dare un´occhiata a un simile universo.

Diritti Globali

Albert Einstein e la pace nel mondo

giugno 1, 2010

Vi spiego perché la fisica è molto più semplice della politica

di Arturo Colombo per “L’Osservatore Romano

Come geniale inventore della teoria della relatività Albert Einstein lo conoscono tutti (o quasi). Pochi, invece, sanno che Einstein occupa un posto anche nel pensiero politico del xx secolo:  malgrado non sia stato, come qualcuno pretende, un “pacifista” intransigente. “Il mio ideale politico è l’ideale democratico” ha scritto in Come io vedo il mondo (1934), un suo libro fondamentale per capire che tipo fosse, compreso il suo anti-militarismo:  “L’eroismo a comando – sosteneva nel 1930 – gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come odio tutto questo, e quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole”.
Ma appena avverte le ombre minacciose del nazismo di Hitler, Einstein rivela una notevole dose di realismo. E il 20 luglio del 1933 a un pacifista francese che sosteneva l’obiezione di coscienza, replica secco:  “Devo dirle candidamente che nelle attuali circostanze, se io fossi un francese o un belga, non rifiuterei il servizio militare; piuttosto presterei un tale servizio di buon grado, convinto così di contribuire a salvare la civiltà europea”. Poi abbandona per sempre il Vecchio Continente, non senza lanciare questa provocatoria domanda retorica:  “Ma il mondo non vede che Hitler punta alla guerra?”. (more…)

Oltre i miti. Darwin Einstein Freud. Che errori grandiosi

Mag 25, 2010

Le grandi scoperte della biologia, della fisica e della psicoanalisi sono mosse dalla falsa convinzione che si possa tracciare un percorso con un inizio e una fine, dal nulla al nulla. Eppure, proprio sbagliando, hanno aperto la via alla scienza

Emanuele Severino per “Il Corriere della Sera

Davanti alla filosofia molti scienziati alzano le spalle. Dato il modo in cui essa, per lo più, è loro presente, hanno ragione. Soprattutto se non sa essere altro che una riflessione sui risultati della scienza o ha la pretesa di insegnarle che cosa debba fare. Ma i concetti fondamentali della scienza sono inevitabilmente filosofici: in un senso ben più radicale di quello a cui si allude quando ad esempio, per la profondità delle categorie filosofiche coinvolte, si paragona il dibattito tra Einstein e Niels Bohr a quello tra Leibniz e Newton (M. Jammer, The Philosophy of Quantum Mechanics, Wiley, 1974). E se il fisico Leonard Susskind, nel suo libro La guerra dei buchi neri (Adelphi), scrive di non essere «molto interessato a quel che dicono i filosofi su come funziona la scienza», tuttavia la sua «guerra», combattuta contro il collega Stephen Hawking, riguarda il tema a cui la filosofia si è rivolta sin dagli inizi e che sta al fondamento di tutti gli altri. Per Hawking i «buchi neri» presenti nell’universo sono voragini in cui vanno definitivamente distrutte le cose che vi precipitano. Susskind vede in questa tesi la violazione del primo principio della termodinamica, per il quale la quantità totale di energia dell’universo rimane costante nella trasformazione delle sue forme. Ora la «costanza» dell’energia è il suo continuare a «essere»; e l’«incostanza» delle sue forme è il loro venire a «essere» e il loro ridiventare «non essere», «nulla». Certo, il fisico si disinteressa del senso dell’«essere» e del «nulla», ma il primo principio della termodinamica non può disinteressarsene: lo ha dentro di sé, ne è animato. All’interno di quest’anima, a cui la filosofia si rivolge sin dall’inizio, cresce la scienza. (more…)

Einstein-Besso: storia di un’aquila e del passerotto che l’aiutò a volare

aprile 27, 2010

Così la simbiosi intellettuale di due amici portò alla teoria della relatività generale

STÉPHANE FOUCART © Le Monde
Questa è la storia di un’aquila e di un passerotto. L’aquila è Albert Einstein (1879-1955), il passerotto è un suo carissimo amico e confidente, persino suo «aiutante», l’ingegnere e fisico svizzero Michele Besso (1873-1955). «Besso si può paragonare a un passero trascinato ad altezze vertiginose sulla scia di un’aquila» dice il fisico Etienne Klein, ricercatore presso il Commissariato francese per l’energia atomica (Cea) e direttore del Laboratorio di ricerca sulle scienze e la materia (Larsim). «Ma di tanto in tanto il passerotto, guidato dall’aquila, può prendere un po’ di slancio e sorpassarlo brevemente».

I 53 fogli del «manoscritto Einstein-Besso», di proprietà della società Aristophil e esposti dal 15 aprile al Museo delle lettere e dei manoscritti di Parigi, sono una delle più emozionanti illustrazioni di questa simbiosi tra due cervelli, che nel caso specifico ha condotto alla teoria della relatività generale. Il manoscritto, datato 1912-1913, è in realtà un brogliaccio sul quale i due fisici hanno riportato calcoli complessi, con cui puntavano a convalidare quel che allora non era che un embrione della relatività generale. L’idea di base era utilizzare certe equazioni per spiegare le bizzarrie della rotazione di Mercurio attorno al Sole. Senza successo. (more…)

Il senso religioso del padre della teoria della relatività

luglio 5, 2009

A1RG2NBCADKA7HLCA5ZP4ZICA083JKICAOPLFMICA5W48PVCAXQ53CGCA90LZT1CAQK5DQDCA33GFILCAQODK1FCA35HFI0CA8PAFS1CAFZDF0ICAS0DSVVCA8OPHOUCAAKDWZNCA2V0L2CCAARWE2QEinstein domanda a colazione, Bohr risponde a cena

 

Subtle is the Lord recitava il titolo dell’edizione originale, 1982, del volume di Abraham Pais sulla scienza e la vita di Albert Einstein, come spiegato nel sottotitolo, la cui citazione non appaia gratuita:  nell’edizione italiana – la terza dopo quelle del 1986 e del 1991 – La scienza e la vita di Albert Einstein (Torino, Bollati Boringhieri, 2008, pagine 561, euro 22) diviene il titolo vero e proprio. Sparisce quindi quel riferimento alla “sottigliezza” del Signore, contenuta in una celebre battuta del grande fisico:  “Il Signore è sottile, ma non malizioso” riportata in questo stesso volume nella traduzione di Gianfranco Belloni e Tullio Cannello, che ne è anche il curatore. (more…)