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Alberto Moravia vent’anni dopo Virtù e vizi di un eterno adolescente

settembre 21, 2010

Moravia in un disegno di Tullio Pericoli, esposto in sala Buzzati a Milano

La Bompiani celebra lo scrittore alla Fondazione «Corriere della Sera». Sensuale e carnale, ma anche freddo e razionale: l’autore nella quotidianità

Antonio Debenedetti per “Il Corriere della Sera

Adesso si ristampano le sue opere, i critici scrivono di lui. Già quando la morte lo colse all’improvviso, la mattina del 20 settembre 1990, Alberto Moravia era praticamente un classico della modernità. Gli indifferenti, il suo romanzo d’esordio scritto in età scolare o giù di lì, aveva cambiato la letteratura italiana. Da allora, per decenni, è stato al centro della scena letteraria. Ecco perché a suo tempo andavo chiedendomi che cosa Alberto, ormai anziano e all’apice del successo, si aspettasse dalla posterità. Una sera il mio desiderio di sapere, mentre cenavamo in casa di Giorgio Montefoschi, s’è trasformato in domanda. «Con la morte finisce tutto» ha risposto Moravia teatralmente cupo, stringendosi nelle spalle. Lo pensava davvero? Chissà! Il più noto romanziere italiano, che faceva schiumare di rabbia i benpensanti, amava infatti farsi coccolare e le inventava tutte per arrivare allo scopo.

Ma com’era Moravia nella quotidianità? A pranzo, specie se non aveva accanto i suoi amici più fidati cioè Siciliano e Pasolini che un poco forse lo inibivano, Alberto era davvero insuperabile. A volte, standosene al riparo delle sue foltissime sopracciglia, che avevano qualcosa d’una vegetazione primordiale, assumeva modi bruschi, un tantino bambineschi. Preludevano di solito a esternazioni paradossali, capricciose, intese a saggiare la disposizione d’animo dei presenti nei suoi confronti. Quando capiva di potersi fidare, Alberto diventava mirabolante. Cosi, mangiando spaghetti al pomodoro e polpettone con verdure cotte (la sua dieta preferita), ti raccontava di Pirandello o di Eliot o di Borges come fossero là vivi, non geni fatti di spirito ma uomini fatti di carne. Moravia non risultava mai celebrativo. I suoi aneddoti, anche quando riguardavano Ciano o Togliatti o altri politici, privilegiavano sempre l’umano e le ragioni dell’umano. Senza far spazio ai giudizi preconfezionati, insomma. Gli argomenti preferiti di questo scrittore nato per raccontare erano il cinema e ovviamente la letteratura. Parlandone, gratificava i presenti di interpretazioni critiche sorprendenti. Manzoni come Belli, Proust come Joyce, Svevo come Elsa Morante, Brancati come Malaparte (sto citando a caso), i vivi come i morti, si materializzavano attraverso i suoi ragionamenti. La letteratura scendeva dal piedistallo. (more…)

Torna Moravia, scandalo a Parigi

gennaio 22, 2010

Dal traduttore francese una grande biografia “Si serviva del sesso per capire il mondo”

ALAIN ELKANN
Alberto Moravia è il titolo della biografia dello scrittore scomparso 20 anni fa, che esce in questi giorni a Parigi presso l’editore Flammarion e arriverà in Italia in autunno per Bompiani. Ne è autore René De Ceccatty.

Perché lei che è stato traduttore in francese degli ultimi romanzi di Moravia ha sentito l’esigenza di scrivere questa biografia di 700 pagine?
«Ci sono due ragioni. La prima è che Moravia, di tutti gli scrittori che ho tradotto, è l’unico col quale ho avuto una relazione personale, non intima ma intensa, anche se lui scriveva libri molto lontani dai miei. Volevo capire perché lui mi interessava tanto».

E questo l’ha capito dopo 700 pagine?
«Ho capito che lui aveva un rapporto astratto con il mondo. Voleva capire il mondo e spiegarlo con le parole. Questo è un atteggiamento da artista, e lui ricordava sempre che un artista non è un uomo politico, perché è interamente libero, mentre un politico è sempre preso dalla rete del potere.
«La seconda cosa che mi interessa di Moravia è che lui ha attraversato un secolo, essendo nato nel 1907 e morto nel 1990. Io volevo capire l’Italia, con cui ho uno stretto rapporto. Avevo un legame molto forte con Pasolini, che però come testimone era meno attendibile, perché aveva un modo di sentire troppo particolare».

E allora mi dica, cosa ha imparato sull’Italia attraverso Moravia?
«Ho capito che l’Italia è stato un paese continuamente in guerra, il che vale soprattutto per chi come Moravia ha avuto la sua giovinezza durante il fascismo. Da lui ho imparato che si può essere molto sinceri e integri nella scelta politica. Lui ha sempre fatto secondo me scelte giuste rispetto al fascismo, rispetto al terrorismo, rispetto al nucleare, all’Africa, al capitalismo, al comunismo. Era un uomo lucido e non si è mai fatto illudere». (more…)

Gli indifferenti di Alberto Moravia uscì nel maggio 1929, ottanta anni fa

luglio 24, 2009

imagesGli indifferenti di Alberto Moravia uscì nel maggio 1929, ottanta anni fa. Nessuno si è accorto di questo importante anniversario sulle pagine culturali dei giornali. Non dico i parenti, le ex mogli, e quant’altro, ma gli stessi moraviani doc, quelli che si lagnarono tempo fa del silenzio caduto sul grande scrittore romano, sembrano averlo dimenticato. E meno male che i lettori a Moravia non sono mai mancati. E’ per questi ultimi infatti che ne scrivo.Dunque, ottant’anni fa, un ragazzo di vent’anni, di buona famiglia borghese, pubblicò presso una grande casa editrice mussoliniana e a spese del padre, un romanzo. Si intitolava Gli indifferenti , il primo romanzo generazionale italiano. (more…)