Posts Tagged ‘algeria’

Nel cuore nero dell’Oas Vita, stragi e sconfitta dei terroristi d’Algeria

marzo 7, 2011

Uno studio con documenti d’archivio sull’esercito clandestino che voleva mantenere la presenza coloniale francese in Nord Africa

Francesco Perfetti per “Il Giornale

Il 16 marzo 1961 sui muri di Algeri comparvero alcuni manifesti recanti lo slogan: L’Algérie française. Erano siglati con un acronimo – OAS – mai visto prima d’allora e che stava per «Organisation de l’armée secrète». L’atto di nascita di questo organismo risaliva a poco tempo prima. Furono due protagonisti della settimana delle barricate di Algeri del gennaio 1960, Pierre Lagaillarde e Jean-Jacques Susini, rifugiatisi a Madrid all’indomani della fallita rivolta, a decidere la creazione di una struttura clandestina armata per impedire col terrorismo la fine della presenza coloniale francese in Algeria. I due non provenivano dal nulla. Lagaillarde, ufficiale dei paracadutisti, aitante, con la barba rossastra, paragonato a un moderno d’Artagnan, era stato tra gli artefici, nel maggio 1958, del ritorno al potere del generale De Gaulle. Susini, di origine corsa ma nato in Algeria, non rassomigliava nel fisico a Lagaillarde, smunto com’era con radi capelli biondi e occhi fiammeggianti in un volto cereo: non aveva potuto prendere parte agli eventi del maggio 1958, ma si era distinto guidando gli studenti filo-francesi nella settimana delle barricate. (more…)

Le ‘repubbliche dei Patriarchi’. I clan che reggono il Nord Africa

gennaio 13, 2011

Sergio Romano per “Il Corriere della Sera”

Ogni discorso sulle condizioni politiche ed economiche dei Paesi nordafricani di cui si è molto parlato nelle scorse settimane dovrebbe partire da alcuni dati anagrafici. Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha 82 anni, è capo dello Stato dal 1981 e si accinge a completare il suo quarto mandato. Muammar Gheddafi, guida della rivoluzione libica, ha 69 anni ed è al potere dal 1969. Il presidente della Tunisia Zine el-Abidine Ben Ali ha 75 anni ed è capo dello Stato dal 1987. Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha 74 anni, è stato eletto per la prima volta nel 1999 e ha iniziato il suo terzo mandato nel 2009. Il primo di questi patriarchi è un generale dell’aeronautica, il secondo un colonnello, il terzo un poliziotto (per alcuni anni direttore della Pubblica sicurezza) e il quarto proviene dai ranghi della guerra di liberazione contro la Francia. Il primo ha conquistato la presidenza dopo l’assassinio del suo predecessore. Il secondo si è impadronito del potere con un colpo di Stato. Il terzo ha estromesso con la forza Habib Bourguiba, fondatore della Tunisia moderna. Il quarto è stato eletto dopo una guerra civile che ha provocato non meno di duecentomila morti. Per restare al potere tutti hanno «aggiustato» la costituzione o eliminato la clausola che limitava il numero dei mandati. (more…)

L’Algeria tra corruzione ed esercito

aprile 3, 2010

Il presidente algerino Bouteflika non è riuscito a sfruttare gli introiti provenienti dal settore degli idrocarburi per generare vero sviluppo nel paese; l’Algeria è nuovamente in crisi mentre si moltiplicano gli interrogativi su chi sarà alla guida del paese nell’era post- Bouteflika – scrive il giornalista algerino Mahmoud Belhimer

A meno di un anno dall’elezione del presidente Abdelaziz Bouteflika, avvenuta il 14 aprile 2009 per la terza volta, l’Algeria è stata colta da un’altra crisi politica. Le manifestazioni stanno scompigliando settori vitali come l’istruzione e la sanità, mentre la corruzione diventa sempre più pervasiva. 

Questa situazione non è affatto ciò che Bouteflika e i suoi sostenitori promisero nel novembre del 2008, quando la costituzione venne modificata per rimuovere i limiti di tempo al mandato presidenziale e consentire al presidente di continuare a ricoprire la carica che ha occupato fin dal 1999. E ‘ ormai chiaro che la loro vera intenzione era quella di consolidare l’ordine politico esistente, approfittando del miglioramento della situazione finanziaria dell’Algeria causato da un aumento eccezionale dei prezzi di petrolio e gas a livello mondiale. Questo afflusso di entrate provenienti dal settore degli idrocarburi è stato utilizzato per soddisfare le pressanti rischieste sociali e stimolare gli investimenti nelle infrastrutture. (more…)

Algeria: la riconciliazione, dieci anni dopo

gennaio 26, 2010

Pietra angolare della politica di Abdelaziz Bouteflika, la legge sulla Concordia Civile è entrata in vigore nel gennaio 2000. Cherif Ouazani traccia un bilancio di un decennio di catarsi collettiva

Dieci anni fa, il 13 gennaio 2000, entrava in vigore la legge sulla Concordia Civile, al centro della quale vi era una « grazia per amnistia » a beneficio dei 6.000 combattenti dell’Esercito Islamico di Salvezza (AIS, braccio armato del Fronte Islamico di Salvezza, il FIS) che avevano imbracciato le armi contro il regime all’inizio degli anni ‘90 sotto il comando di Madani Mezrag. Sulla base di questa inziativa, il presidente Abdelaziz Bouteflika aveva sollecitato tramite un referendum, indetto per il settembre 1999, l’adesione della popolazione a una politica del perdono. È così che i “criminali”, termine generico del lessico ufficiale che designava i membri dei gruppo armati salafiti, sono diventati “pecore smarrite” chiamate a ritrovare la retta via e il cammino verso casa. Cinque anni più tardi, nel settembre 2005, il suffragio universale è stato nuovamente sollecitato per trasformare la legge sulla Concordia civile in una Carta per la Riconciliazione nazionale. Da allora, gli eventi che hanno scosso l’Algeria negli anni ‘90 sono qualificati come Tragedia nazionale, aprendo la via a un risarcimento per le vittime dirette (militari e insorti) o collaterali (civili e scomparsi). Più di 2.200 islamisti giudicati e condannati per atti di terrorismo furono rimessi in libertà, e circa 300 combattenti del Gruppo salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) deposero le armi e diventarono dei “pentiti”. Dieci anni dopo, quale bilancio possiamo trarre da questa pace onorevole “all’algerina”? (more…)

Egitto-Algeria: come il calcio è diventato politica

novembre 28, 2009

La bufera politica seguita alla partita di qualificazione per i mondiali fra Egitto e Algeria ricopre ormai da giorni un ruolo da protagonista sulle pagine di tutti i giornali arabi. La velocità con cui gli incidenti si sono estesi, e con cui la crisi sportiva si è trasformata in una crisi politica, rappresenta l’ennesima testimonianza delle divisioni interarabe, e forse del tentativo dei regimi coinvolti di “esportare” le loro crisi interne – scrive il giornalista Osama Al-Sharif

Quando si tratta di calcio, gli arabi sono probabilmente fanatici tanto quanto – diciamo – gli inglesi, i brasiliani o i coreani. O forse no! Le tristi vicende che circondano la partita di qualificazione alla Coppa del Mondo tra Egitto e Algeria, tenutasi in Sudan, hanno guastato le nobili caratteristiche che molte nazioni attribuiscono a questo gioco. Una partita decisiva che coinvolge due squadre nazionali è stata trasformata in una contesa amara e detestabile tra popoli e governi.

L’Egitto ha perso la partita, e con essa la qualificazione. L’Algeria sarà l’unico paese arabo a giocare in Sudafrica il prossimo anno. Ma ciò che ha avuto luogo dopo la partita è stato allo stesso tempo scioccante e inquietante. I dimostranti ad Algeri hanno attaccato gli interessi egiziani nella città, distruggendo e incendiando diversi uffici. Al Cairo, migliaia di giovani egiziani arrabbiati hanno tentato di marciare verso l’ambasciata algerina, ma sono stati fermati dalla polizia in tenuta anti-sommossa. Vi sono state accuse secondo le quali i tifosi egiziani sarebbero stati attaccati e maltrattati dagli algerini a Khartoum, mentre si stavano recando all’aeroporto. Altre notizie riferiscono che bar e ristoranti di proprietà egiziana sono stati dati alle fiamme a Marsiglia, in Francia, dove vive una grande comunità di espatriati algerini. (more…)