Posts Tagged ‘angelo rizzoli’

VIA SOLFERINO NUMERO P2

giugno 11, 2010

L’INTERVISTA MEMORIALE A PIERO OTTONE, EX DIRETTORE DEL CORRIERE, È UN ARTICOLO ISTRUTTIVO PER CAPIRE CHE IL VERO BAVAGLIO AI GIORNALISTI NON ARRIVA UNICAMENTE DA UNA LEGGE CIALTRONA MA SOPRATTUTTO DAI POTERE MARCI CHE TI COMPRA E TI TAPPA TUTTI I BUCHI – “ANGELO RIZZOLI MI HA RACCONTATO DI QUANDO BUSSAVANO ALLE BANCHE PER CHIEDERE PRESTITI E QUELLE PIÙ GRANDI CHIUDEVANO LA PORTA: ‘NO FINO A QUANDO C’È PIERO OTTONE’”….

Nell’articolo: “Sparite le inchieste, di America Latina non si parla più. Quando Franco Di Bella vuol mandare Enzo Biagi a scrivere ‘articoli di colore’ sull’Argentina del Mundialito (1980) gli raccomanda solo calcio, mai raccontare i militari al potere (30 mila ragazzi spariti). Ed Enzo Biagi rifiuta”

Maurizio Chierici per “Il Fatto Quotidiano

Il faccia a faccia del 28 maggio tra Angelo Rizzoli, 30 anni fa editore del Corriere della Sera, e Ferruccio de Bortoli, direttore, ha riaperto ferite mai rimarginate. Angelo Rizzoli accusa il Corriere di “falsità e inesattezze nella ricostruzione dei passaggi di proprietà della casa editrice”: era il 1984, P2 provvisoriamente allo sbaraglio. Ferruccio de Bortoli risponde: “Lei vittima di amicizie pericolose e ambizioni eccessive, ma non vittima priva di responsabilità personali”.

Angelo Rizzoli si ritiene defraudato dalla proprietà Rcs e chiede ai proprie-tari dei nostri giorni 650 milioni di euro. Gli dà man forte Deborah Bergamini, deputato di Silvio Berlusconi, che ne è stata collaboratrice molto amata a Palazzo Chigi: vuole una commissione d’inchiesta per far luce sui passaggi che hanno strappato il gruppo alla famiglia Rizzoli.

La polemica allude a strategie finanziarie, banche, imprenditori, fantasmi politici. I giornalisti non appaiono; ombre senza voce. Non è andata proprio così.

QUANDO PIERO OTTONE DEVE LASCIARE 
Piero Ottone era il direttore mal sopportato dalla Dc di Amintore Fanfani e dal Licio Gelli P2; certi partiti, certa finanza. Aveva slegato la lealtà dell’informazione dai potentati politici per dar spazio a una trasparenza mai partigiana, articoli di fondo, cronache, perfino le lettere dei lettori: le pubblicava senza l’ironia dei commenti di chi vuol ritorcere l’ultima parola. Ognuno poteva dimostrare ciò che pensava. Adesso ricorda come è finita la sua direzione con l’eleganza di chi non ama giocare con le polemiche.

Che Corriere era ? 
Il Corriere della famiglia Crespi, una stagione felice. Col tempo l’attività tessile era sparita, ai Crespi restava il Corriere, miniera d’oro. L’ultima generazione, la generazione con la quale lavoravo, non pensava tanto al denaro, anche perché erano ricchi. Volevano essere editori onesti e rispettosi della libertà. Editori ideali, il meglio che un direttore potesse desiderare. Giulia Maria Mozzoni Crespi parlava con gli inviati di ritorno da un viaggio come facevano Arthur Sulzberger al New York Times e la Graham al Washington Post. Voleva approfondire per capire cosa stesse succedendo in una certa parte del mondo. (more…)

Quei 150 miliardi presi ad Angelo Rizzoli imbarazzano il Corriere

maggio 31, 2010

L’ex proprietario del« “Cor­riere della Sera”, Angelo Rizzoli, venne privato del suo giornale dopo l’arre­sto. A 30 anni di distanza Rizzoli, scagionato da tutte le accuse, vuole che gli venga riconosciuto il danno subìto

di Vittorio Feltri per “Il Giornale

L’ultima cosa che vorrei fare è polemizzare con Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere del­la Sera , non solo perché siamo amici da una vita, abbiamo lavo­rato nello stesso giornale, ne ab­biamo viste di tutti i colori e condi­viso gli anni più belli eccetera ec­cetera, ma anche perché la cosa su cui non concordiamo non ri­guarda né lui né me, nel senso che parliamo di una vicenda in cui i nostri personali interessi non c’entrano neanche di stri­scio. Mi riferisco al pasticcio Rizzoli del quale il Giornale si è occupato a lungo e con una serie nutrita di articoli, e il Cor­r­iere ha comin­ciato a occu­parsi da meno di una settima­na.

Per esem­pio ieri, pubbli­cando una let­terona di Ange­lo Rizzoli e una rispostona dello stesso Ferruccio de Bortoli piuttosto imbarazzata. Il lettore si domanderà che impor­ta a noi di certe beghe fra ricchi. Il problema è che c’è di mezzo il Corriere ossia non un quotidiano qualsiasi, bensì uno strumento di informazione talmente potente da essere diventato un simbolo: chi lo possiede conta, e chi non lo possiede non può considerarsi ar­rivato, sicché tutti brigano per conquistarne il controllo. Si dà il caso che un trentina di anni fa il simbolo in questione fu scippato al padrone legittimo, cioè Rizzoli, con una manovra che definire poco chiara è ridutti­vo. Basti pensare che il suddetto Rizzoli, affinché non rompesse le scatole, fu trasferito dalla sua bel­la casa in una prigione, dove tra­scorse tredici-mesi-tredici. Nel frattempo i furbetti del salotto buono (buono per la tappezzeria e non per il resto) attuarono un piano per irrompere pres­soché gratis in via Solferi­no con tanti saluti allo stile che amano attribuirsi. Già. (more…)

LO SCIPPO DEL CORRIERE

maggio 16, 2010

“L’INTERA VICENDA È STATA PILOTATA FIN DALL’INIZIO. PRIMA CON L’ARRESTO DI RIZZOLI E TASSAN DIN, POI CON UN INTERVENTO MOLTO PESANTE DELLE FIAMME GIALLE SULLA RIZZOLI. INFINE CON LA COSTRIZIONE ESERCITATA DALLA MAGISTRATURA SU ANGELO RIZZOLI AFFINCHÉ SVENDESSE IL SUO 50,2% DI AZIONI ALLA CORDATA MESSA INSIEME DA BAZOLI, PENA IL RITORNO IN PRIGIONE. A BENEFICIARNE FU UNA PARTE BEN PRECISA DELLA FINANZA. TANT’È VERO CHE LA PIÙ GRANDE BANCA PRIVATA E LA PIÙ GRANDE CASA EDITRICE SALTARONO INSIEME. TUTTO FU TRANNE CHE UN EVENTO NATURALE”

Stefano Lorenzetto per Il Giornale

“Angelo Rizzoli fu depredato della sua casa editrice perché fin dall’inizio era stato individuato come la vittima sacrificale. Politica e finanza volevano impossessarsi del gioiello di famiglia, il Corriere della Sera, e alla fine ci sono riusciti. L’infamia più atroce è stata far passare la vittima per un malvivente, una mistificazione che in 26 lunghi anni ha attecchito nell’opinione pubblica, a dispetto delle sentenze».

Dopo aver patito 407 giorni di ingiusta detenzione, l’aggravamento in cella della sclerosi multipla di cui soffre dal 1963, lo scippo della più importante impresa editoriale italiana fondata dal nonno Angelo nel 1909, la morte per crepacuore del padre Andrea, il suicidio della sorella Isabellina che temeva di finire in galera, l’arresto senza motivo del fratello Alberto e dopo aver incassato sei assoluzioni definitive in Cassazione, l’ex imputato a vita Angelo Rizzoli non poteva sperare in un settimo sigillo più importante di questo.

A imprimerlo sull’intera vicenda è il professor Gaetano Pecorella, che fu il difensore dell’uomo di fiducia del banchiere Roberto Calvi, il defunto Bruno Tassan Din, entrato in Rizzoli nel 1973 e salito di grado fino a diventare amministratore delegato del gruppo, condannato a 6 anni e 4 mesi per il dissesto della casa editrice e a 14 anni per il crac del Banco Ambrosiano (poi ridotti a 8 anni e 2 mesi in appello con un patteggiamento).

Un parere decisivo, quello dell’avvocato Pecorella, perché nella vulgata che ha resistito per un quarto di secolo Tassan Din è sempre stato indicato come il complice di Rizzoli, tanto da essersi entrambi iscritti, al pari di Calvi, alla P2 di Licio Gelli e Umberto Ortolani. Il disegno criminoso attribuito fin da subito al quintetto Gelli, Ortolani, Calvi, Rizzoli, Tassan Din fu la spoliazione della casa editrice e l’asservimento del più diffuso quotidiano nazionale agli oscuri disegni della loggia massonica. «In realtà si trattò di un quartetto: Rizzoli non c’entrava nulla, anzi ne fece le spese», chiarisce Pecorella. Un quartetto che era nato come un trio, nelle carte processuali ribattezzato Blu, acronimo dei nomi Bruno, Licio e Umberto. (more…)

Romiti: “Il Corriere non lo volevo. E’ stato Bazoli a fare tutto…”

aprile 18, 2010

“La Fiat entrò nella cordata senza indagare. Ci bastò la parola del Nuovo Banco Ambrosiano. Col senno di poi forse fu un errore. Solo leggendo il Giornale ho capito che cosa c’era dietro”

Nel settembre del 1981, Angelo Rizzoli, proprietario del Corriere della Sera, ricevette nel suo ufficio di Roma la visita inaspettata di un agente segreto appassionato di gastronomia, un uomo dall’evidente doppia identità, o forse afflitto da sdoppiamento della personalità considerato che firmava le recensioni dei ristoranti sull’Espresso con lo pseudonimo Gault & Millau: Federico Umberto D’Amato, già direttore dell’Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno, iscritto alla loggia P2. Il controverso personaggio gli disse: «Calvi la vuole vedere». Roberto Calvi era il presidente del Banco Ambrosiano e l’anno dopo sarebbe finito impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Il 29 aprile aveva acquistato da Rizzoli, che deteneva il 90,2% del pacchetto di controllo dell’omonima casa editrice, il 40% delle azioni, senza però pagare il dovuto: in tutto 150 miliardi di lire, comprensivi di un aumento di capitale che i due avevano concordato all’atto della compravendita. (more…)