Posts Tagged ‘anish kapoor’

Anish Kapoor, Couvent Sainte-Marie de La Tourette

settembre 11, 2015

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Anish Kapoor, Ark Nova, 2013

settembre 9, 2014

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Anish Kapoor, Slug, 2009

ottobre 31, 2013

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Le opere di Anish Kapoor sono state esposte alla Royal Academy of Arts di Londra (26 September – 11 December 2009)

febbraio 26, 2010

La recensione di Riccardo Venturi

When I am pregnant (1992) è una scultura emblematica del lavoro di Anish Kapoor, ora esposto alla Royal Academy of Arts di Londra in un’accattivante retrospettiva (fino all’11 dicembre). Osservata lateralmente, è un’escrescenza che esce dal muro come un feto. Man mano che la nostra posizione si fa frontale, secondo la modalità classica con cui siamo abituati a vedere le opere d’arte, la rotondità scompare sotto ai nostri occhi nel pallore del muro. Con Kapoor la presenza della scultura, la sua datità – elementare come quella di ogni oggetto che cade sotto la nostra esperienza – non è affatto garantita dalla sua materia: basta fare un passo più in là, ricalibrare il nostro punto di vista affinché l’opera venga percettualmente annientata. L’ennesima dimostrazione del detto duchampiano per cui è l’osservatore a fare l’opera? Senza dubbio, ma non solo, come avverto varcando la soglia della sala degli specchi. (more…)

Il sublime psichedelico di Anish Kapoor

dicembre 1, 2009

When I am pregnant è una scultura del 1992, emblematica del lavoro di Anish Kapoor, ora esposto alla Royal Academy of Arts di Londra in un’accattivante retrospettiva. Osservata lateralmente, è un’escrescenza che esce dal muro come un feto. Man mano che la nostra posizione si fa frontale, secondo la modalità classica con cui siamo abituati a vedere le opere d’arte, la rotondità scompare sotto ai nostri occhi nel pallore del muro. Con Kapoor la presenza della scultura, la sua datità – elementare come quella di ogni oggetto che cade sotto la nostra esperienza – non è affatto garantita dalla sua materia: basta fare un passo più in là, ricalibrare il nostro punto di vista affinché l’opera venga percettualmente annientata. L’ennesima dimostrazione del detto duchampiano per cui è l’osservatore a fare l’opera? Senza dubbio, ma non solo, come avverto varcando la soglia della sala degli specchi.
La nostra immagine – moltiplicata, distorta in modo grottesco, tesa come un elastico – si rimpicciolisce mentre ci approssimiamo alla superficie specchiante, esce dalla sommità per rientrare alla base a testa in giù, compare e scompare sotto angolature oblique. Un teatrino caleidoscopico, incontrollato, imprevedibile che, pur somigliando al mondo in cui viviamo, non ci appartiene completamente, un po’ come nel caso dell’illusione cinematografica. (more…)