Posts Tagged ‘antonio ricci’

Il Ricci furioso

luglio 29, 2010

di Massimiliano Panarari per “Micromega

Negli ultimi tempi si è discusso di alcune riflessioni (da quella di Nicola Lagioia a quelle di Luca Mastrantonio e Francesco Bonami) su Antonio Ricci e su quell’autentica “controrivoluzione televisiva” che è stato Drive in, il programma che ci ha scaraventato, attraverso il tubo catodico, negli anni Ottanta del montante neoliberismo e che ha accompagnato l’involuzione italiana tra “ragazze fast food” e macchiette da neocommedia dell’arte reinventate in chiave, diciamo così, “postmoderna”. Il tutto detto, lo specifichiamo, senza alcuna nostalgia nei confronti della vecchia tv in bianco e nero di Ettore Bernabei.

Drive in è una esemplare e formidabile manifestazione di ciò che ho chiamato l’egemonia sottoculturale in un libro appena uscito con questo titolo (L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip, Einaudi), il quale ha suscitato da parte dell’autore tv (e molto altro) una reazione un po’ sopra le righe sottoforma di un articolo fatto firmare dal suo alter ego rosso, il cosiddetto “Gabibbo” – sembra incredibile, no? E, invece, a riprova di quanto stiamo dicendo… – un oggetto patafisico che primeggia in un’altra seguitissima trasmissione ricciana, Striscia la notizia.

Un programma che costituisce una prototipica “macchina situazionista” e mi sembra rappresentare perfettamente il trionfo di una certa antipolitica e di un certo populismo al servizio di interessi e poteri precisi, proprio mentre l’autore del “tg satirico” – che tale, palesemente, non è – vorrebbe continuare ad accreditare indisturbato la tesi della trasmissione di controinformazione e che non guarda in faccia i potenti; già, proprio così… (more…)

La curva di Orengo

maggio 28, 2010

Un ricordo dell’amico Antonio Ricci “Mi domò con la sua gentilezza”

Antonio Ricci per “La Stampa

Ci sono cinque trombe marine». «Ma dove?». «Tre verso Capo Mele e due in direzione dell’isola».

Nico, dubbioso, si era tolto gli occhiali, stropicciato gli occhi, ma non aveva fatto in tempo a rinforcarli che un forte colpo di vento gli aveva strappato di bocca la sigaretta. Subito un mulinello aveva tirato su dalla spiaggia un gommone e lo aveva precipitato a dieci passi da noi con un gran botto. Nico sobbalzò e si rese conto che non stavo bluffando, che non si trattava di uno dei miei soliti espedienti per divagare. «Rientriamo che è meglio». Da più di quattro giorni eravamo chiusi nel mio studio di Alassio. Nico era stato mandato in missione direttamente da Giulio Einaudi (così perlomeno mi aveva assicurato) perché, secondo lui dovevo assolutamente scrivere un «libro tecnico» su Striscia la notizia. «Sai, Einaudi la sera non esce di casa se prima non ha visto finire Striscia…». «Va bene, ma io rischio di non uscire per due mesi d’estate per finire un libro che non voglio fare». «T’assicuro ci vuole meno tempo e poi devo fare il “curatore”». «Curi il libro?». «Devo curare soprattutto te, perché se no scappi». L’idea che Giulio Einaudi mi avesse affibbiato un controllore più «stundaiu» di me mi faceva ridere. Conoscevo Nico da tempo, avevo letto quasi tutti i suoi libri, ci univa la passione per Sbarbaro e Montale, lo stimavo e gli volevo bene da quando lo avevano querelato per Gli Spiccioli in cui difendeva il territorio ligure. Un conto però era vederlo ogni tanto, un altro… insomma non ero pronto alla convivenza. Dissi «Proviamo». Pensai «Entro due giorni mi libero». (more…)