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Stragi, servizi e depistaggi: così Genchi aveva anticipato i sospetti su La Barbera

giugno 11, 2010

Nell’articolo: “Il 14 un’autobomba esplode a Roma, in via Fauro. L’attentato pare diretto al giornalista Maurizio Costanzo, che ci stava passando, ma che al momento dello scoppio era ancora fuori bersaglio. Sulla stessa via, a una manciata di metri, c’è parcheggiata la Y10 di Lorenzo Narracci, vice di Contrada al Sisde, che abita lì. C’è chi si chiede se il vero obiettivo fosse lui”

di Benny Calasanzio, da “Micromega

Come nelle migliori trame tessute da esperti giallisti, sulle indagini per la strage di Via d’Amelio piomba l’ennesimo colpo di scena, che a dir la verità si annusava da qualche tempo a questa parte e che da quasi un anno, invece, giaceva accennato sulle pagine di un libro.

A restituire un ulteriore tassello di verità su quello che accadde dopo la strage del 19 luglio, sui depistaggi e sui processo “farsa” sono stati ancora una volta Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, ormai coppia fissa in delicate inchieste come L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino e Profondo Nero, e L’Agenda Nera che da oggi è nelle librerie.

Questa volta, il nome che viene fuori dalla carte che ora sono in mano alla Procura di Caltanissetta fa sobbalzare sulla sedia. Arnaldo La Barbera, ex capo della Squadra Mobile di Palermo e poi questore della città. Lo stesso La Barbera che era stato responsabile della sicurezza personale di Giovanni Falcone e successivamente, con un decreto ad hoc che, come vedremo, aveva già procurato dei sospetti a chi gli era vicino, nominato al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire le indagini sulle stragi. (more…)

Il superpoliziotto La Barbera era un agente dei Servizi

giugno 9, 2010

Per almeno due anni fu una “fonte” del Sisde. Nome in codice “Catullo”. Per ora non ci sono legami tra i buchi neri delle inchieste e il doppio ruolo del poliziotto. Possibili ripercussioni sulle indagini per gli attentati all’Addaura e a Paolo Borsellino

Nell’articolo: “Le ultime investigazioni hanno accertato che il pentito Scarantino, voluto a tutti i costi da Arnaldo La Barbera come l’autore del furto di quell’auto che poi servì a uccidere Borsellino, mentiva. E mentiva probabilmente per sviare le indagini”

Attilio Bolzoni per “La Repubblica

C’è una relazione riservata che è finita fra le carte delle stragi siciliane. E’ la fotocopia di un fascicolo dei servizi segreti, una scheda intestata alla “fonte Catullo”. Sotto il nome in codice, c’è anche il nome vero del personaggio sotto copertura: Arnaldo La Barbera, capo della squadra mobile di Palermo a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta e poi a capo del “Gruppo Falcone-Borsellino”, il pool di investigatori che per decreto governativo ha investigato sulle uccisioni dei due magistrati.

Questa è l’ultima informazione arrivata dall’Aisi (l’Agenzia per la sicurezza interna) ai procuratori di Caltanissetta che indagano su Capaci e via Mariano D’Amelio, ed è anche l’informazione che potrebbe dare una sterzata decisiva a tutte le inchieste sui massacri di mafia avvenuti in quella stagione in Sicilia. Arnaldo La Barbera, morto di cancro nel settembre del 2002, fama di funzionario integerrimo, un duro catapultato nella prima settimana di agosto del 1988 in una Palermo rovente soffocata dai sospetti e dai veleni, in realtà era al soldo del Sisde con una regolare retribuzione registrata nel fascicolo spedito qualche settimana fa agli inquirenti siciliani. Un’anomalia  –  capo della mobile di Palermo e “fonte Catullo” – che forse porterà a inseguire altre tracce sulle stragi. A cominciare dall’autobomba che ha fatto saltare in aria Borsellino e a finire al fallito attentato dell’Addaura. Per il momento non c’è alcun collegamento – preciso, documentato – fra i buchi neri delle indagini sui massacri e la scoperta della “fonte Catullo”, lo scenario che però si apre con l’entrata in scena di La Barbera agente segreto è di quelli molto inquietanti.  (more…)