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Quel filo rosso che lega Agca a Moro e De Mita

maggio 13, 2010

13 maggio 1981, ore 17,17. Il proiettile colpì Giovanni Paolo II all’ombelico; un altro ferì mano sinistra e gomito. Ali Agca sparò da tre metri. Chi presume facile colpire da tre metri, spari come Agca: arma sopra la testa, senza mirare; bravo chi colpisce una valigia. Agca colpì all’ombelico, per una lenta e sicura morte. Il proiettile della Browning calibro 9 Parabellum penetrò a 330 metri al secondo – l’energia d’una palla di 6 chili, lanciata a 100 chilometri l’ora – sfiorò uretra, aorta e milza; trapassò l’osso sacro, lasciando intatti organi vitali e midollo spinale. Il proiettile è incastonato nella corona della Madonna di Fatima. Una Browning sparò anche a Sarajevo, il 28 giugno 1914. Solo due proiettili di Gavilo Princip uccisero l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie, accendendo la prima guerra mondiale, madre di tutte le guerre successive.

«Com’è possibile che tu sia vivo?» stupì Agca quando il Papa lo visitò in carcere «io sono un professionista; sparai per ucciderti».

Anni dopo un collaboratore di Giovanni Paolo II mi ammonì:«Si capisce quanto avvenne solo ricordando che il papa è Vicario di Cristo». (more…)

“Wojtyla accusò l’Urss di aver armato Agca”

gennaio 17, 2010

Silvestrini: il Pontefice minacciava il blocco sovietico

GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO
Cardinale Achille Silvestrini (ministro degli Esteri vaticano all’epoca dell’attentato), in quale clima Ali Agca sparò a Wojtyla?
«Gli occhi del mondo erano puntati su Giovanni Paolo II per la novità di Solidarnosc, un’esperienza completamente nuova ad Est, nata dopo il viaggio papale in Polonia nel 1979. Karol Wojtyla era considerato il padre, il promotore di questa manifestazione sociale, sindacale, quindi il blocco sovietico lo percepiva come un nemico, una grave minaccia. Il 13 maggio 1981 il mondo rimase con il fiato sospeso per quegli spari a San Pietro, la corsa in ambulanza al Gemelli, l’intervento d’urgenza di Crucitti. Nella notte ci diedero la certezza che l’operazione era riuscita e che il Papa si sarebbe salvato. Ero lì quando arrivò in ospedale il presidente Pertini. Volle rimanere fino alla fine.

Se Ali Agca fosse riuscito a uccidere Wojtyla, tutto il vantaggio sarebbe andato all’Urss e ai regimi comunisti dell’Est. Se Wojtyla moriva, la situazione che si era messa in moto in Polonia sarebbe terminata in breve tempo, tanto più che due settimane dopo l’attentato scomparve il primate polacco Wyszynski. Si sarebbe fermato il movimento avviato con la visita del ‘79 e la nascita di Solidarnosc favorita da Wojtyla. Mentre la preparavamo, capivamo che la visita costituiva un confronto diretto con i sovietici che avevano in mano la Polonia. Andò tutto come Wojtyla sperava, intanto si diffuse la consapevolezza del suo ruolo fondamentale nel quadro della Guerra fredda». (more…)