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COSÌ BERTOLUCCI NARRAVA I PITTORI

dicembre 23, 2011

Attilio Bertolucci

Il volume esce in occasione del centenario della nascita dell´autore di “Camera da letto”

Giuseppe Leonelli per “la Repubblica”

Vengono ripubblicate in questi giorni in un elegante volume edito da Rizzoli (pagg. 287, euro 35), ottimamente curato e introdotto da Gabriella Palli Baroni, le brevi e magistrali Lezioni d´arte scritte da Attilio Bertolucci tra il 1955 e il 1965 e apparse sulla rivista aziendale dell´Eni Il gatto selvatico, allora diretta dal poeta. Per una fortunata e, immagino, non casuale coincidenza, il libro esce allo scoccare del centenario della nascita, avvenuta a San Prospero, nella campagna parmense, il 18 novembre 1911, di quello che fu definito da Pasolini, che lo ebbe sotto più d´un aspetto a modello, il «più dolce, caro poeta del mezzo secolo». Come salutare meglio la ricorrenza che immergendosi in pagine antiche, ma, per la maggior parte dei lettori di oggi, nuove e freschissime? Ci ritroviamo nel flusso incantato di quelle che, con espressione di Roberto Longhi, maestro di Bertolucci, possiamo definire “equivalenze verbali” di un panorama artistico che parte dalla metà del Duecento con Cimabue e si snoda attraverso i secoli, spingendosi fino alla pop art di Oldenburg. Bertolucci si accosta ai dipinti, li descrive, ricolloca nella realtà, dando voce e significato a rivelazioni silenziose: arricchisce la pittura con l´elemento sonoro del linguaggio. È questo il miracolo di queste pagine e di tante altre, scritte in tempi diversi, che hanno per oggetto l´arte e la letteratura.
Ma come autore in proprio, come poeta, Bertolucci inclina a un´operazione più radicale e complessa, che ricorda l´opera totale wagneriana, a cui concorrono tutte le altre, ma per la quale dispone solo di parole. Ho ancora in mente il modo insieme allarmato e inerme con cui Bertolucci si muoveva per Monteverde vecchio, a Roma, quando lo accompagnavo, ai tempi della mia giovanile e rispettosa amicizia per lui. Il mondo come volontà, per dirla con il filosofo, non finiva di assalirlo; aveva bisogno di filtrarlo, fissarlo e svirulentarlo nella rappresentazione. Buona parte della sua poesia, dalla raccolta giovanile Sirio (1929) a Fuochi in novembre (1934), La capanna indiana (1951-1955) e Viaggio d´inverno (1971) parte da un movimento pittorico, consiste in una apparizione del mondo in cui tutto, anche le idee, è intercettato dallo sguardo, risulta “visto”. Ciò appare soprattutto evidente nella Camera da letto (libro primo, 1984 e secondo, 1988), lo sterminato romanzo in versi composto intenzionalmente contro il precetto di Poe, che sconsigliava ai poeti moderni di scrivere componimenti troppo lunghi. Si tratta per lo più di scene di vita familiare e quotidiana, di epifanie della natura, istanti introspettivi di dolcissimo strazio, strappati al tempo contro tutte le leggi della narrazione. Le immagini della realtà si succedono con un movimento che ricorda quello lento e inesorabile d´una pellicola, la vita si trasforma in un film: scorre, ma non passa, avviene in un presente in cui tutto è fermo per un´oscura, salvifica e disperata malìa. Ne risulta un romanzo, forse l´unico che sia stato scritto, in cui il grande tema è la macerazione e dissoluzione del tempo.
Pian piano si sviluppa, in particolare nei versi attorcigliati come lenzuoli, della Camera da letto, un patema onirico, doloroso, vibrante e metamorfico. Parallelamente si fa sempre più ricca la dotazione di parole di questa poesia: Bertolucci sembra sviluppare un suo sommesso, ma amplio e variegato patrimonio lessicale che ha pochi eguali nella poesia contemporanea, non solo italiana. In esso si raccoglie e s´incrocia l´eredità tutta nostrana di Pascoli con quella di autori di diversa lingua, soprattutto Wordsworth e Proust. È quel che consente al poeta di essere traduttore straordinario, fedele e personale, di artisti tra cui spiccano Shakespeare, Milton, Kipling, Frost, Pound, Eliot e soprattutto Baudelaire, di cui sono tradotti integralmente e in splendida prosa Les fleurs du mal.

Diritti Globali

Quando Bertolucci fece un pieno di cultura all’Italia del boom

settembre 11, 2011

Attilio Bertolucci

Luigi Mascheroni per “il Giornale

Su Attilio Bertolucci, nato un secolo esatto fa e poeta di un secolo, il Novecento, messo su un’epica pellicola dal figlio maggiore Bernardo, ci sarebbero moltissime cosedadire, come ha titolato il suo libro Bompiani – storia di un percorso intellettuale e creativo che spazia dal cinema alla psicoanalisi alla letteratura – il figlio minore Giuseppe. Bernardo e Giuseppe. I due figli registi e sceneggiatori che qui a Mantova, oggi, in uno degli incontri più attesi, ricorderanno il padre poeta e scrittore.
«Ha fatto il poeta per raccontare la vita. Le emozioni di ogni vita», dicono i figli. E lui stesso ne ebbe più di una, nella sua lunghissima esistenza iniziata nel 1911 a Parma, terra di contadini e di piccole cose, e finita nel 2000 a Roma, città di intellettuali e di grandi sogni. Attilio Bertolucci fu insegnante di storia dell’arte, fu documentarista, fu collaboratore televisivo, fu consulente editoriale, fu traduttore dall’inglese e dal francese, oltre che poeta. Ma fu anche un inedito, nel senso di inusuale, «promotore culturale» («Brutta parola – ammette Giuseppe – ma difficile trovarne un’altra che renda il senso»), quando nel 1955 fu chiamato da Enrico Mattei, potentissimo presidente dell’Eni, a dirigere la rivista aziendale dell’ente petrolifero, un mensile durato fino al 1964 che nel progetto del «corsaro del petrolio» doveva servire da «ideale punto di incontro per tutti coloro che fanno parte della grande famiglia del gruppo Eni». E il cane a sei zampe partorì Il gatto selvatico, traduzione letterale dell’inglese wildcat, termine che indicava il pozzetto esplorativo e per estensione i «ricercatori di petrolio», «uomini avventurosi, spesso avventurieri». (more…)