Posts Tagged ‘benito mussolini’

Mussolini sul Lario, «pacco» per gli alleati

dicembre 1, 2011

Roberto Festorazzi per “Avvenire

Mussolini, a Salò, si sentiva prigioniero dei tedeschi, che lo avevano confinato in quello che lui stesso definì un “budello”, in una delle sue lettere a Claretta Petacci. «Dove me ne andrò – scriveva – non lo so, ma che io me ne andrò da questo paesello è sicurissimo. Io voglio riprendere contatto col mondo: in un luogo servito da una ferrovia altrimenti io sono defunto perché irraggiungibile». Ora che l’epistolario intimo tra i due amanti, relativo al periodo della Rsi, è stato pubblicato da Mondadori, balzano in primo piano alcuni sorprendenti contenuti. Nel corso del 1944, per esempio, Mussolini accarezza diversi progetti di trasferimento del suo quartier generale: dapprima al castello di Montichiari, poi in una villa di Valeggio sul Mincio; e, ancora, a San Martino Buonalbergo. Ma, per una ragione o per l’altra, nessuna di queste soluzioni decolla. Da ultimo, il dittatore respinge l’offerta di traslocare, sul Lario, a Villa Gertrude di Cernobbio, sede di uno fra i più importanti comandi territoriali di frontiera delle Ss. In un messaggio a Claretta del 4 settembre ’44, così si sfoga: «La prima volta mi hanno portato qui, come un pacco, ma la seconda sbagliano. Basta, coi laghi! Se dopo il Garda, debbo andare sul Lario, preferisco rimanere dove sono. È inutile che mi appoggino alla Svizzera, dove non mi accetteranno mai, anche se lo volessi, perché sono il numero 2 dei cosiddetti criminali di guerra».

L’indicazione di Villa Gertrude è clamorosa, perché apre inediti scenari per la ricostruzione della strategia dei tedeschi nella gestione della persona del Duce. Scegliendo la residenza cernobbiese, i germanici si predisponevano a inserire Mussolini dentro il vasto progetto negoziale della capitolazione. Villa Gertrude era un presidio in prima linea nella collaborazione con gli Alleati. Alla sua testa vi era il capitano Joseph Vötterl, un salisburghese che pare avesse sangue ebraico nelle vene. Dopo essere emigrato in America, era rimpatriato e, fin dal 1935, era entrato nelle Ss facendo rapidamente carriera. Lui e la madre riuscirono in questo modo a sfuggire alle maglie dell’antisemitismo. Inviato in Polonia e poi sul fronte russo, dov’era rimasto ferito, Vötterl era stato quindi mandato a Tolone: lì aveva iniziato a collaborare con gli americani nell’azione di contrasto della milizia collaborazionista di Vichy. Come agente segreto dell’Oss infiltrato tra i nazisti, il capitano delle Ss aveva reso preziosi servigi: era infatti l’uomo che, partecipando a incontri segreti nel campo avversario, preparò e giocò a favore degli Alleati la trattativa svoltasi in Svizzera per la capitolazione delle forze tedesche in Italia. Vötterl, su ordine degli Alleati, era inoltre intervenuto per salvare personalità di rilievo della Resistenza, come Ferruccio Parri “Maurizio” e Antonio Usmiani, un ufficiale appartenente al Servizio informazioni militari (Sim) che operava in stretto contatto con l’Oss. Usmiani organizzò la rete U 16, un’organizzazione clandestina che passò all’Oss, attraverso l’invio di corrieri in Svizzera, informazioni top secret sugli studi che i tedeschi stavano conducendo sulla bomba atomica, sulle nuove armi segrete, sui sottomarini tascabili e su modelli molto avanzati di aerei a reazione. L’8 marzo 1945 Parri e Usmiani vennero prelevati dal carcere milanese di San Vittore e portati proprio a Villa Gertrude, da dove proseguirono per Lugano. A Cernobbio giunsero, nell’occasione, anche il generale Karl Wolff, plenipotenziario tedesco per la sicurezza interna dell’Italia, e il colonnello Eugen Dollmann. Wolff avrebbe poi incontrato, nel “campo neutro” di Zurigo e in condizioni di massima segretezza, il capo dell’Oss in Europa, Allen W. Dulles. La liberazione dei due grossi calibri della Resistenza fu una prova di buona volontà offerta dai tedeschi preliminarmente all’avvio delle trattative per la resa delle forze naziste in Italia. Tra i protagonisti di quest’operazione vi fu proprio il capitano Vötterl. Ma non è tutto.

A ulteriore dimostrazione del fatto che questo asso del doppiogiochismo ebbe un ruolo operativo non secondario nel “voltafaccia” tedesco verso gli alleati italiani (non dimentichiamo che Mussolini seppe della resa germanica solo nell’arcivescovado di Milano, il 25 aprile 1945), vi è un’ulteriore circostanza. Il 24 aprile, Mussolini convocò, nella Prefettura di Milano, il tenente altoatesino Franz Spögler, l’angelo custode di Claretta a Salò. Questi, dipendente dalSicherheitdienst, gli apparati di sicurezza della polizia segreta nazista, era certamente un uomo doppio, collegato con gli Alleati. Durante il colloquio, il Duce affidò Spögler una missione delicatissima: recapitare a Churchill una sua lettera. Nella missiva, Mussolini si rivolgeva allo statista inglese, proponendogli questo accordo: la sua salvezza, in cambio del famoso carteggio che si offriva di restituirgli. La lettera giunta fino a noi si è dimostrata essere falsa. Nondimeno, interessante è l’accenno fatto da Spögler all’emissario che avrebbe dovuto consegnare il plico al consolato inglese a Lugano. Si tratta proprio di Vötterl! Alla luce di tutto ciò, si può comprendere quali fossero i progetti dei tedeschi: inserire le trattative per la consegna del Duce dentro il vasto negoziato della resa, in corso in Svizzera. A tale scopo era funzionale l’avvicinamento del Duce al confine elvetico, con il suo trasferimento a Villa Gertrude. Tenendo conto che Mussolini, il 27 aprile ’45, fu indotto a salire sul camion tedesco con indosso un pastrano germanico, per essere poi segnalato ai partigiani, la teoria che abbiamo esposto risulterà ancora più fondata.

Il Duce sconfitto dai generali

novembre 8, 2011

Luca Gallesi per “Avvenire

Dalla Rivoluzione francese alla fine del secondo conflitto mondiale, la guerra era normalmente considerata un modo legittimo ed efficace di favorire l’interesse delle nazioni, e di conseguenza la guerra e la sua effettiva conduzione erano due degli avvenimenti più importanti nella vita di qualsiasi Stato». Questa considerazione, che apre l’ormai classicoSoldati e borghesi nell’Europa moderna, di John Gooch, tradotto più di trent’anni fa da Laterza, deve essere sempre tenuta presente dal lettore del nuovo, ponderoso saggio dello storico britannico: Mussolini e i suoi generali. Forze armate e politica estera fascista 1922-1940, (pagine 764, euro 45,00), appena pubblicato dalla Libreria Editrice Goriziana. Oggi, infatti, la prospettiva è cambiata: alla guerra si sostituisce la “missione di pace” e all’invasione di un territorio si preferisce il “bombardamento chirurgico”; ma la realtà, allora, era diversa, e alle guerre commerciali, finanziarie e informatiche di oggi, si preferivano quelle vere, combattute con uomini e mezzi consapevolmente sacrificati in nome di ideali ritenuti condivisi da tutta la nazione. Fatta questa doverosa premessa si può apprezzare appieno il grande sforzo di John Gooch per ricostruire dettagliatamente i piani dell’esercito, della marina e dell’aeronautica militare italiani nello sviluppo della politica estera dell’Italia fascista, a partire dalla Marcia su Roma del 1922, fino alla dichiarazione di guerra del 1940, attingendo soprattutto a documenti custoditi negli archivi delle Forze Armate. (more…)

Arturo Labriola, l’antifascista che adorò il Duce

agosto 19, 2011

Roberto Festorazzi per “Avvenire

Nel voluminoso “dossier antifascisti” detenuto da Mussolini, erano incluse anche le lettere di servile adulazione scritte al Duce da uno dei padri nobili del socialismo italiano, Arturo Labriola, tipico esponente della casta degli intellettuali (molti dei quali considerati ancora oggi ufficialmente oppositori del regime) che “tenevano famiglia”. Queste missive sono state scoperte da chi scrive agli Archivi nazionali britannici, e illustrano il codice comunicativo e comportamentale della legione di italiani “eccellenti” che ha bussato alla porta del dittatore per chiedere denari.

Personaggio noto a livello internazionale, oltre che per essere stato tra i fondatori del Partito socialista italiano, anche in ragione della sua affiliazione massonica, Labriola era stato un importante uomo politico, prima dell’avvento del fascismo, ricoprendo tra gli altri i ruoli di sindaco di Napoli e di ministro del Lavoro nell’ultimo governo Giolitti del 1920-21. Dunque, avrebbe dovuto avvertire su di sé il gravame di una responsabilità maggiore: quella di saper mantenere la schiena dritta di fronte al despota.  (more…)

Quando Mussolini sponsorizzava la Città della Pace

luglio 19, 2011

Nel 1926 il Duce offrì l’area della bonificata Maccarese per l’utopia del belga Otlet e del norvegese Andersen

Marco Zatterin per “La Stampa

Caro amico, ho avuto un incontro interessante col primo ministro Mussolini che mi ha offerto gratuitamente dei terreni vicini a Ostia, in riva al mare, per costruire la nostra Città». Le numerose correzioni a penna tradiscono l’emozione con cui Hendrik Andersen scrive, il 5 marzo 1926, al compagno di utopie Paul Otlet per invocare un «parere sincero» sulla proposta del Duce. È un testo breve e appassionato, perché lo scultore norvegese che da anni vive a Roma sente di essere a un passo dal realizzare il sogno di una vita, costruire la «Città mondiale», una capitale di conoscenza e armonia universale che promuova il progresso e la pace. A Maccarese, appena fuori l’Urbe. Come sempre ha sperato.  (more…)

ACCADDE DOMANI

marzo 24, 2011

A.D. 1925, GRAMSCI E MUSSOLINI SI SCONTRANO IN PARLAMENTO SULLLA LEGGE CONTRO LE SOCIETÀ SEGRETE: “IL PARTITO COMUNISTA È STATO DICHIARATO ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, I CARABINIERI ARRESTANO I NOSTRI COMPAGNI”; IL DUCE RISPONDE RIDENDO: “FACCIAMO QUELLO CHE FATE IN RUSSIA. VOI FATE DELLE RETATE FORMIDABILI. FATE BENISSIMO!” – BENITO BERLUSCONIANO: “I LETTORI DEI GIORNALI NON CONTANO, NON HANNO MAI FATTO LA RIVOLUZIONE” – LO SAPEVATE CHE IL FONDATORE DELL’“UNITÀ” RITENEVA LA MASSONERIA “L’UNICO PARTITO REALE ED EFFICIENTE CHE LA CLASSE BORGHESE HA AVUTO”?…

Da Blitzquotidiano.it, da “Dagospia

Correva l’anno 1925 e Antonio Gramsci e Benito Mussolini si affrontarono alla Camera su fascismo, borghesia, le debolezze del sistema italiano e le difficoltà dei cittadini.

Il Fatto quotidiano pubblica uno stralcio di quel discorso scontro in cui, quando Gramsci dice “Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l’aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia. Abbiamo avuto il programma che possiamo dire dal Corriere della Sera, giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch’essi un partito”, Mussolini replica:”I lettori dei giornali non contano, non hanno mai fatto la rivoluzione”. (more…)

Il Duce in guerra contro i gerarchi

gennaio 1, 2011

Roberto Festorazzi per “Avvenire”

È un Mussolini-contro-tutti, una specie di kamikaze, quello che, nella primavera del 1940, decide freddamente di entrare in guerra a fianco della Germania. Nuovi e clamorosi documenti dimostrano, per la prima volta con dovizia di particolari inediti, quanto forte fu il “partito della pace” che, dentro il regime stesso, tentò di opporsi all’avanzata della strategia della guerra a oltranza contro gli anglo-francesi che, ad un certo punto, fece breccia in modo inesorabile nell’animo del Duce. Fino al marzo del 1940, il dittatore fascista apparve incerto su come procedere e ancora fortemente tentato dal “cambio di alleanza”. Mussolini avrebbe voluto saltare in groppa agli Alleati, deluso dai molti tradimenti di Hitler, che troppe volte lo aveva messo di fronte al fatto compiuto ferendolo nell’orgoglio. Lo scontro tra “bellicisti” e “neutralisti” si ebbe, dall’8 al 14 febbraio 1940, durante la sessione della Commissione suprema di difesa presieduta dal Duce. Ad accendere il fuoco delle polveri fu colui come oggi appare tra i più strenui sostenitori dell’accordo con gli anglo-francesi, il ministro degli Scambi e valute (cioè del Commercio estero), Raffaello Riccardi. (more…)

“Lettere compromettenti, ecco perché Churchill ordinò l’uccisione del Duce”

settembre 3, 2010

Il “Telegraph” anticipa il libro- inchiesta dello storico francese Pierre Milza: “Preoccupato dal certeggio precedente alla guerra”

Nell’articolo: L’esistenza del carteggio è stata per lungo tempo negata, sia da parte italiana che da parte inglese. In un primo tempo anche lo storico Renzo De Felice si mostrò scettico, salvo poi effettuare una ricerca specifica che lo avrebbe indotto a parlare di “congiura del silenzio” e ad ipotizzare che non solo l’esistenza del carteggio fosse nota da prima della guerra, e che le lettere sarebbero state intenzionalmente cercate, trovate e distrutte, ma che con esse si sarebbe distrutto altro materiale detenuto da Mussolini, ad esempio sul delitto Matteotti […..] Ufficialmente, Mussolini e la sua amante Clara Petacci, sono stati sequestrati dai partigiani comunisti vicino a Dongo sul lago di Como mentre cercavano di fuggire in Svizzera […..] Un’inchiesta di alcuni giornalisti, fra cui Peter Tomkins, ex agente segreto americano a Milano durante la guerra, formulò l’ipotesi che Mussolini fosse stato ucciso da agenti segreti inglesi interessati a impossessarsi del famoso carteggio. L’inchiesta riporta la testimonianza di Bruno Giovanni Lonati, a quel tempo partigiano comunista nelle Brigate Garibaldi a Milano, che dice di essere stato, insieme ad un agente italo-inglese di nome John

da “La Stampa

Wiston Churchill avrebbe ordinato l’assassinio di Benito Mussolini come parte di un complotto per distruggere un compromettente carteggio fra di due leader protagonisti della Seconda Guerra Mondiale. Lo riporta il quotidiano britannico Telegraph, basandosi sull’ultimo libro-inchiesta di Pierre Milza, specialista dell’Italia contemporanea e del fascismo, scrittore e storico francese, che torna sul mistero delle ultime ore del Duce e Claretta Petacci conGli ultimi giorni di Mussolini.

La morte del Duce avvenne in circostanze non ancora del tutto accertate. Non c’è chiarezza infatti sulle modalità dell’esecuzione di Mussolini e della sua amante intorno al 28 aprile 1945, nei pressi di Giulino di Mezzegra, a circa 20 km a sud di Dongo: il fatto continua ad alimentare polemiche e congetture. Storici e giuristi ancora dibattono, oltre che sulla qualificabilità dell’atto come esecuzione di una condanna a morte comminata dal Clnai o come semplice atto d’impulso, sugli eventuali moventi specifici e sui mandanti.

«Non vi è dubbio, a giudicare dalle sue dichiarazioni pubbliche fatte tre gli anni ’20-’30, che Churchill fosse un fan di Mussolini. E anche Roosevelt», scrive Milza, teorizzando che il primo ministro in tempo di guerra può aver voluto uccidere Mussolini per giungere in possesso di particolari lettere, in cui esprimeva la sua ammirazione per l’omologo italiano prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. (more…)

Il cinema di Mussolini: facciamo un po’ di luce attorno all’Istituto Luce

agosto 2, 2010

Maurizio Cabona per “Il Giornale

Da quando la propaganda ricorre alle immagini cinematografiche, rivederle illude di cogliere la storia nel suo farsi. Nato alla fine del 1925 per iniziativa pubblica e in mano pubblica rimasto anche in epoca antifascista, l’Istituto Luce è depositario di questa forma di memoria (non di storia) intrinseca alla politica. Infatti è ancora l’esito avverso della seconda guerra mondiale a determinare la politica italiana, specie nelle conseguenze dell’«armistizio lungo» del 1943, ridefinite nelle clausole segrete del trattato di pace del 1947.
Meno di un settimo dell’unità nazionale rientra nell’«era fascista». Eppure i tanti documentari di compilazione che la riguardano sono più visti dei pochi dedicati a tutti gli altri periodi messi insieme. Coi libri è lo stesso: gli ottomila giorni di governo di Benito Mussolini hanno ispirato altrettanti saggi e romanzi. Tranne l’essenziale (le clausole segrete restano tali), quasi tutto è stato detto e ridetto, mostrato e rimostrato. I dettagli sono ormai così fitti da costituire una barriera di fumo.
Se n’è accorto il documentarista Enzo Antonio Cicchino, che per fare un po’ di luce ha scritto Il Duce attraverso il Luce (Mursia, pagg. 830, euro 25), dove cerca di tornare alla realtà passando attraverso lo specchio deformante dell’informazione. Si parte dal 1926, quando cominciò l’attività del Luce, e si arriva al 1943-45, quando l’Italia viene ridimensionata come potenza, perdendo il ruolo centrale mantenuto anche quando Francia e Gran Bretagna avevano già perduto gran parte della sovranità: l’una a vantaggio della Germania, l’altra a vantaggio degli Stati Uniti. (more…)

Mussolini-Churchill, lo «scherzo» del carteggio

luglio 14, 2010
Nell’articolo: Il nazional-socialismo è consapevole della sua forza (vedi le statistiche annunciate da Simon sull’attuale armamento tedesco), e Hitler è deciso a non accettare condizioni di inferiorità da parte della Francia e dell’Inghilterra. L’Italia ha il dovere e il diritto di cautelarsi e di garantirsi per il futuro
Roberto Festorazzi per “Avvenire
Del carteggio Churchill-Mussolini, la corrispondenza supersegreta intercorsa tra il duce e lo statista britannico, si discute e si litiga da decenni. Così come per i Diari di Mussolini, la scomparsa dei documenti originali – che pure ci sono stati e forse tuttora esistono – ha generato la proliferazione di falsi, i cosiddetti apocrifi mussoliniani. Non è tuttavia esatto affermare – è il caso di Dino Messina, sul “Corriere della Sera” del 18 giugno scorso – che nessuno abbia mai letto neppure la versione apocrifa del carteggio Churchill-Mussolini.

Parte dei documenti, come è noto, furono pubblicati, nel 1954, sul “Candido” di Guareschi e sul settimanale “Oggi”, e furono oggetto di famose controversie giudiziarie. Queste carte molto eterogenee tra loro, rimaste in possesso del giornalista Alessandro Minardi, antico e fedele collaboratore di Giovannino Guareschi, furono attentamente esaminate, negli anni Ottanta, da Arrigo Petacco, che dedicò un libro al mistero dell’epistolario tra il capo del fascismo e l’uomo col sigaro. Petacco, dopo aver analizzato le carte, concluse: «Se si tratta di falsi, bisogna riconoscere che sono falsi realizzati con grande abilità da persone dotate di una conoscenza approfondita, fin nei particolari, della storia, nonché dei personaggi i cui scritti avrebbero falsificati». Insomma, se di apocrifi dobbiamo parlare, aggiunge il giornalista-scrittore, bisogna ammettere che furono fabbricati da «artisti di prim’ordine». Vero, ma solo in parte. (more…)

1925, quando il re fermò Mussolini

luglio 1, 2010

Nell’articolo: Inaspettatamente il re gli oppose un fermissimo e secco rifiuto. “Sono stato educato secondo principi liberali. Sono assolutamente democratico, per natura e convinzione. Ho giurato sulla Costituzione e i Savoia non sono mai stati spergiuri. Non firmerò mai”

Roberto Festorazzi per “Avvenire

Benito Mussolini, dopo il discorso parlamentare del 3 gennaio 1925, quello in cui rivendicò la propria responsabilità politica e morale nel delitto Matteotti, tentò di instaurare la dittatura, con un colpo di mano. A sorpresa, la mattina seguente, il duce si presentò dal re con un decreto di scioglimento del Parlamento che prevedeva anche l’arresto di tutti i parlamentari dell’opposizione.

Ma Vittorio Emanuele III si rifiutò di firmarlo, con un’energia senza precedenti. Solo nell’autunno del 1926, dopo il quarto fallito attentato al capo del governo, il sovrano abbassò il capo di fronte alle “leggi fascistissime” che introdussero la dittatura abolendo i partiti e facendo decadere i deputati di opposizione. Il clamoroso retroscena, destinato a cambiare i libri di storia, emerge dalle pagine inedite di un documento straordinario, il memoriale di Margherita Sarfatti, che fu amante e consigliera politica di Mussolini. (more…)

SEX DUX

giugno 22, 2010

DAI DIARI DI CLARETTA PETACCI, LA VITA SESSUALE DI BENITO – UN ARCITALIANO PER IL QUALE IL MATRIMONIO È SACRO NONOSTANTE LE TANTI AMANTI – LA MOGLIE RACHELE DIVENUTA ACIDA CON L’ETÀ. E PER CALMARLA OGNI TANTO IL DUCE DEVE “PAGARE LA TASSA” – “MIA MOGLIE NON È ACCOGLIENTE, È POCO GENTILE, NERVOSA E SGARBATA, COME TUTTE LE DONNE DI 50 ANNI CHE VORREBBERO AVERNE 40, QUELLE DI 40 TRENTA, E QUELLE DI 30 VENTI”…

Nell’articolo: Mussolini utilizza Rachele come informatrice, perché il viso della riservatissima moglie è ignoto alla maggioranza degli italiani. Il 10 settembre ’39, per esempio, la signora Mussolini torna in incognito a Roma con il treno da Forlì: «Pessimo viaggio », racconta poi il duce a Claretta, «dieci ore quasi sempre in piedi perché ha ceduto il posto a donne incinte, ed era pienissimo

Mauro Suttora per “Libero

Tratto dai diari di Claretta Petacci, resi pubblici dall’Archivio centrale dello Stato dopo 70 anni di segreto. In queste pagine i rapporti tra Benito Mussolini, per il quale il matrimonio è sacro nonostante le tanti amanti, e la moglie Rachele. Che venne a conoscenza della relazione con la Petacci solo dopo il crollo del regime.
Incredibilmente, Rachele Mussolini viene a sapere di Claretta Petacci, amante fissa di suo marito, soltanto dopo il crollo del regime, il 25 luglio 1943: a ben otto anni dall’inizio della relazione. E solo perché i giornali cominciano a scriverne. Nei suoi diari Claretta mostra sempre rispetto per la moglie del dittatore. Il quale, peraltro, non la illude: lui è sposato, il divorzio non esiste, e mai lei oltrepasserà il rango di amante. La famiglia è sacra.

Mussolini si preoccupa del gossip: «No, non possiamo [mostrarci insieme] per via del pettegolezzo. Ce n’è già molto in giro, ti devi togliere dalla mente che noi si possa andare in pubblico o fuori di qui [palazzo Venezia], per qualche tempo. Bisogna essere prudenti», dice a Claretta il primo gennaio 1939.

E il 17 aprile, quando lei vorrebbe partecipare al ricevimento per la conquista dell’Albania, Benito glielo vieta: «Non ci faccio venire mia moglie, e ci porto l’amante? Sono cose che offendono, non si possono fare, abbi pazienza. No, la Sarfatti una volta che venne le voltai le spalle». In febbraio Mussolini preannuncia a Claretta: «Andrò qualche giorno al Terminillo con mia moglie e i bambini. (more…)

Balbo, l’anti-Duce che non voleva entrare in guerra

giugno 22, 2010

Nell’articolo: Quando, la sera stessa del 28 giugno, Dino Grandi seppe della morte del Maresciallo dell’Aria, considerò il fatto «un evento funesto» e disse ad alcuni amici che erano con lui: «Balbo è un fortunato perché la morte lo ha sorpreso al suo posto di combattimento ed egli non vedrà, come noi vedremo, la rovina dell’Italia»

Francesco Perfetti per “Il Giornale

Il 28 giugno 1940, pochi minuti dopo le 17,30, nel cielo di Tobruk si verificò la tragedia che sarebbe costata la vita al Maresciallo dell’Aria, Italo Balbo. Quel pomeriggio il Governatore della Libia si trovava, con altre otto persone (fra le quali il suo amico di sempre, Nello Quilici, chiamato in Africa per redigere il diario della guerra) a bordo di un trimotore S. 79. L’apparecchio, seguito da un secondo velivolo, era decollato da Derna. Dopo circa una mezz’ora di volo giunse in vista del campo di atterraggio nella cinta fortificata di Tobruk, che poche decine di minuti prima era stato attaccato da una quindicina di aerei inglesi, che avevano provocato, oltre a danni materiali, anche diversi morti. Il velivolo di Balbo, non riconosciuto, fu colpito dalla batteria contraerea italiana e precipitò in fiamme.
La notizia della tragica morte di Balbo giunse in Italia poche ore dopo la tragedia. Badoglio, allora Capo di Stato Maggiore Generale, fu avvertito per telegramma dal comando delle Forze Armate in Africa Settentrionale, e Mussolini venne informato mentre stava ispezionando i reparti sul fronte alpino. Già all’epoca, e anche negli anni successivi, si parlò di un complotto per togliere dalla scena politica una personalità di rilievo del regime, e, soprattutto, un potenziale avversario del Duce al quale non aveva fatto mistero della sua irriducibile opposizione alla promulgazione delle leggi razziali e della sua contrarietà a imbarcarsi nell’avventura bellica. Tuttavia, le inchieste ufficiali e ufficiose – e anche le ricostruzioni storiografiche – esclusero l’ipotesi di un attentato politico e confermarono che si trattò di un drammatico errore. (more…)

Le operazioni dei servizi inglesi per rovesciare il Duce

giugno 17, 2010

Esce il primo studio sistematico sui rapporti fra l’intelligence britannica e l’antifascismo. Badoglio avrebbe dovuto guidare un triumvirato con Grandi e Bottai

Nell’articolo: “Sempre nell’estate del 1943, il SOE, grazie all’interessamento di Dulles, aprì un contatto con l’industriale Adriano Olivetti, ritenuto particolarmente adatto per la sua ascendenza ebraica e per le sue assicurazioni di antifascismo, testimoniate, malgrado l’affiliazione al Pnf nel 1933, da una serie di attività contrarie al regime e dalla sua contiguità con gli ambienti di Giustizia e Libertà”

Francesco Perfetti per “Il Giornale

In piena guerra venne creata, dalla fusione di tre preesistenti organismi che si occupavano della sicurezza nazionale, una branca di intelligence britannico, denominata Special Operations Executive (SOE), cui venne affidato il compito di gestire le covert operations e dirigere i movimenti di resistenza armata nei territori occupati dai tedeschi. Anche all’Italia questo organismo riservò una grande attenzione e cercò di stabilire contatti con quasi tutti i settori dell’opposizione al regime, dall’antifascismo azionista sino alla fronda istituzionale.

Il ruolo svolto dai servizi segreti inglesi per la destabilizzazione del regime fascista e i rapporti stabiliti con ambienti della Resistenza in Italia sono stati oggetto, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, in coincidenza con l’apertura degli archivi inglesi, di numerosi e rigorosi studi, ma anche, purtroppo, di servizi giornalistici semplicistici, fondati sull’utilizzazione acritica di documenti spesso di seconda mano. Ai lavori di Massimo De Leonardis su La Gran Bretagna e la Resistenza Partigiana in Italia (Elsevier, 1988), di Tommaso Piffer su Gli Alleati e la Resistenza italiana (Il Mulino, 2010), di Mauro Canali su Leo Valiani e Max Salvadori. I servizi segreti inglesi e la Resistenza (Nuova Storia Contemporanea, 2010) si aggiunge ora un importante volume di Mireno Berrettini, dal titolo La Gran Bretagna e l’antifascismo italiano. Diplomazia clandestina, intelligence, operazioni speciali (Le Lettere) in libreria a fine mese. Si tratta della prima parte di una meticolosa ricerca sulla politica della Gran Bretagna nei confronti della resistenza partigiana in Italia fino al 1945, effettuata da uno studioso che ha setacciato gli archivi inglesi e quelli italiani con un rigore metodologico e una intelligenza critica che gli hanno consentito di evitare il rischio di semplificazioni e generalizzazioni. (more…)

E il duce (abbagliato) salì sul treno in corsa

giugno 9, 2010

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrava in guerra

Nell’articolo: “Il Governo inglese si dimostrò poco propenso a fare concessioni all’Italia, non per miopia politica (come talora si è sostenuto) ma per una serie di considerazioni estremamente realistiche:  il duce – così si pensava – non poteva cambiare schieramento né restare per sempre fuori dalla guerra”

di Roberto Pertici per “L’Osservatore Romano
Il 10 giugno del 1940, l’Italia interrompeva la non belligeranza dichiarata il primo settembre dell’anno precedente ed entrava nel nuovo conflitto europeo. Si tratta della scelta più impegnativa e tragica che una sua classe dirigente abbia compiuto nel xx secolo, ma sul percorso che portò Mussolini e i suoi più diretti collaboratori a quel passo ancora ci si interroga. Non pochi presentano l’alleanza italo-tedesca come uno sbocco inevitabile dell’affinità ideologica dei due regimi, ma in realtà si trattò di una vicenda molto più complicata, legata a problemi geo-politici oltre che immediatamente ideologici, e che solo molto tardi giunse a un punto di non ritorno. In essa emergono nitidamente la mancanza di realismo, la sopravvalutazione del proprio peso nella politica internazionale, la colpevole sottovalutazione dell’impreparazione militare del Paese, che contrassegnarono allora la politica del duce:  limiti ancor più inescusabili in chi faceva sfoggio continuo di “realismo” e di “spirito guerriero”. (more…)

Lanital, salpa e rayon, la guerra degli italiani

giugno 5, 2010

La nostra vita quotidiana tra divieti e tessuti autarchici

Antonio Carioti per “Il Corriere della Sera

Nessuno che si tenga minimamente informato può dirsi colto di sorpresa, quando nel primo pomeriggio del 10 giugno 1940, sotto un sole ormai estivo (31 gradi a Milano, 26 nella più temperata Roma), i megafoni agli angoli delle strade annunciano che «alle ore 18, dal balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini parlerà al popolo italiano». In tutto il Paese, anche nei centri minori, carri radiofonici e camion di camicie nere percorrono le vie, esortando la popolazione a concentrarsi nelle piazze e davanti alle sedi del Partito nazionale fascista.

La guerra è nell’aria. Gli italiani l’hanno sentita avvicinarsi man mano che i giornali si riempivano di titoloni inneggianti alla trionfale avanzata tedesca in Francia. Le scuole hanno chiuso prima del tempo, il 31 maggio, e le strade sono piene di bambini e ragazzi: molti si apprestano a partire per le colonie di villeggiatura, fiore all’occhiello del regime. Il 4 giugno il governo ha rinviato l’Esposizione universale del 1942, per la quale è stato realizzato il nuovo quartiere romano dell’Eur. Si lavora per trasferire al sicuro le più importanti opere d’arte esposte nelle gallerie: anche le grandi vetrate del Duomo di Milano sono state rimosse. (more…)

PECUNIA (DEL DUCE) NON OLET

giugno 3, 2010

IL FERVORE MUSSOLINIANO (IN CAMBIO DI FINANZIAMENTI) DI UNA BELLA FETTA DEGLI INTELLETTUALI SIMBOLO DELLA CULTURA ANTIFASCISTA (UNA VOLTA CADUTO IL REGIME) – DAGLI ARCHIVI SPUNTA LA CODA DEI POSTULANTI: DALLA ALERAMO A CARDARELLI, DA BRANCATI A QUASIMODO – VITTORINI, POI ORGANICO AL PCI, SCRIVEVA: “PRESO LA PENNA IN MANO L’HO ADOPERATA AL SERVIZIO DELLE IDEE FASCISTE SU GIORNALI FASCISTI”…

Francesco Borgonovo per “Libero

Nei giorni scorsi, il fatto che “Libero” abbia regalato i dvd con i discorsi di Benito Mussolini ha sollevato molte polemiche. Segno che abbiamo fatto bene ad allegare i documenti audio e video dei comizi duceschi, i quali permettono di confrontarsi con la storia nella maniera più diretta possibile.

Il dibattito suscitato dalla nostra iniziativa ha dimostrato, una volta di più, che il nostro Paese non ha ancora fatto i conti con il Ventennio: da una parte ha pensato solo a rimuoverlo, dall’altra lo ha liquidato come il male assoluto, senza riflessione critica, senza analisi. Per capire le ragioni di questa riflessione mancata è molto utile un libro in uscita il 14 giugno per l’editore Le Lettere e anticipato ieri da Paolo Mieli sul Corriere della Sera.

Si intitola “Gli intellettuali di Mussolini. La cultura finanziata dal fascismo” (pp. 246, euro 20). L’autore, lo storico Giovanni Sedita, ha esaminato gli archivi del Ministero della cultura popolare (il famigerato Minculpop), di cui si appropriarono gli Alleati nell’immediato dopoguerra. E ha documentato – cifre alla mano – il legame di tantissimi intellettuali italiani con il regime.

Da Sibilla Aleramo a Vitaliano Brancati, da Elio Vittorini a Salvatore Quasimodo, venivano finanziati dal fascismo, tramite compenso mensile o saltuario. Non solo: molti di loro indirizzavano al ministero lettere strappalacrime, lamentando condizioni economiche precarie e pregando di ricevere denaro. (more…)

I cavalli non tengono un diario

giugno 2, 2010

Guido Ceronetti per “La Stampa

Caro Direttore,
avendo scrupoli di verifiche, avrei da esprimere qualche dubbio.
Ha fatto titoli pieni di prima pagina un evento storico come questo: «Berlusconi cita Mussolini». Ma, quando si tratta di Storia, è necessario verificare. Potevano negligerle Erodoto e Tacito, ma per noi le Fonti, prima di diffondere l’importante notizia, sono da richiedere perentoriamente: – Documenti, per favore! –

Il Presidente del Consiglio ha detto di aver tratto la citazione dai Diari del nostro progenitore. Non era tenuto a dire giorno-mese-anno, editore e curatore: i giornali invece, ovviamente, sì. Dico ovviamente perché una certa disciplina filologica e storiografica l’ho bevuta, se non col latte materno, almeno coi caffè giovanili. Di questa pubblicazione diaristica confesso di non saper nulla. (more…)

10-06-1940, l’avventura senza ritorno del Belpaese

maggio 31, 2010

Antonio Airò per “Avvenire

Domenica 9 giugno 1940. All’Arena di Milano si conclude il XXVIII Giro d’Italia. Il vincitore è un giovane corridore ancora poco noto al grande pubblico. «Il coscritto Fausto Coppi», come titola a tutta pagina “La Gazzetta dello Sport”. Il favorito Gino Bartali ottiene il gran premio della montagna. La settimana prima il campionato di calcio registra il successo della squadra dell’Ambrosiana-Inter. Una calda giornata di festa riempie, in questo giorno, cinema, teatri, alimenta passeggiate, raduni familiari. Da 248 giorni, da quando il 1° settembre 1939 la Germania aveva invaso la Polonia, l’Italia vive una situazione di «non belligeranza», (ma di sostanziale «preguerra») in una altalena continua tra un conflitto sempre ritenuto imminente stando alle dichiarazioni sempre più bellicose di non pochi gerarchi, e una neutralità accettata quasi come una «camicia di forza» della quale solo il Duce, che godeva della fiducia dei cittadini, poteva porre rimedio nel migliore dei modi.

La guerra nel resto d’Europa ha infatti non poche conseguenze: minore tenore di vita di moltissime famiglie, aumento di povertà, prodotti, lo zucchero, il caffè (con il ricorso al suo surrogato, il karkadè), il sapone razionati; compaiono le tessere alimentari con il conseguente espandersi del mercato nero; per tre giorni la settimana è proibita nelle macellerie la vendita della carne e scatta il divieto ai ristoranti di servirla ai clienti. Intatto si infittiscono le chiamate alle armi dei giovani di leva e degli appartenenti alle classi più mature, in numerosi Comuni si installano le sirene d’allarme, si tagliano i consumi di carburanti e si proibisce la circolazione nelle ore notturne; entra in vigore l’oscuramento all’esterno delle abitazioni, si moltiplicano i manifesti che invitano i cittadini a contribuire allo sforzo bellico che il Paese dovrà sostenere. Gli 8 milioni di baionette, tanto vantati dalla propaganda del regime, non ci sono. Mussolini sa, come risulta da un rapporto della Difesa, che «non c’è nessuna difesa antiaerea e che l’Italia potrà essere pronta solo dall’ottobre 1942». (more…)

Agente Leo Valiani il caso Duce è tuo

maggio 27, 2010

Dagli archivi londinesi spunta un nuovo fascicolo sul padre della Patria. Che fu legato ai servizi della Regina fino al 1945. “Io dichiaro e certifico di aver cessato ogni rapporto con l’organizzazione”

di Eugenio Di Rienzo per “Il Giornale

Nella ricca messe di pubblicazioni e convegni che hanno recentemente ricordato il decennale della morte di Leo Valiani (antifascista, costituente, storico e padre della prima Repubblica) nessun peso si è voluto dare alla voce relativa alla sua militanza nelle fila dello Special Operations Executive britannico dopo l’8 settembre del ’43. Quel presunto pettegolezzo storiografico diviene invece verità storica una volta consultati alcuni documenti immagazzinati presso i Nationals Archives di Londra.

Nel file, siglato HS8/1364/4, è conservata infatti la lettera del 26 luglio 1945 nella quale Valiani intendeva «dichiarare e certificare di aver cessato, a partire da quella data, ogni tipo di rapporto con la sezione numero 1 del Soe e di non aver alcuna pretesa finanziaria o di altro genere, nei confronti di quella organizzazione, sia in Italia che altrove, per quello che riguardava se stesso, i suoi parenti e i suoi amici». Nello stesso incartamento troviamo altre notizie su «Giuseppe Federico», nome di battaglia di Valiani. Alcune di carattere privato, concernenti la sua relazione extramatrimoniale con la messicana Eva Jay, a cui il Soe aveva elargito fino a quel momento un trattamento economico. Altre di «carattere tecnico» secondo le quali Valiani era stato infiltrato dalla Svizzera nell’area di Milano, dopo l’Armistizio, per impegnarsi nella resistenza con un lavoro di natura puramente politica che lo aveva portato a stabilire stretti rapporti con il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia, della cui attività aveva tenuto al corrente il Soe, prima e dopo essere divenuto il leader del Partito d’Azione attivo nella città lombarda. (more…)

Quel vergognoso commercio di Predappio

aprile 25, 2010
MAURIZIO VIROLI
L’opinione pubblica deve sapere, in occasione della Festa della Liberazione, che a Predappio è fiorente da anni il commercio, alla luce del sole, di materiali di vario genere che esaltano la figura di Mussolini e il regime fascista. Sulla via principale del paese si possono acquistare busti ed effigi del duce di ogni foggia e colore, una ricchissima selezione di magliette con slogan del ventennio e ammirare divise originali della milizia fascista e bandiere, anch’esse originali, della Repubblica Sociale Italiana. Non mancano neppure i prodotti per bambini quali felpe e tovagliette con motti truculenti, naturalmente per la gioia e l’orgoglio dei genitori.La storia va avanti da tempo, come ha documentato Alberto Papuzzi in un’inchiesta che «La Stampa» ha pubblicato anni fa. Da allora il commercio fascista è diventato più fiorente, almeno a giudicare dal numero dei clienti che affollano i negozi in questa vigilia del 25 aprile. Eppure pare proprio che nessuno si preoccupi degli evidenti effetti diseducativi nei confronti di una popolazione sempre più povera culturalmente che non sa più, o non ha mai saputo, che cosa sia stato il fascismo. Nessuno si chiede come mai in Germania sia severamente vietato esporre e vendere immagini del Führer o materiali propagandistici del Terzo Reich, mentre a Predappio Mein Kampf campeggia su tutte le vetrine dei negozi che praticano il commercio nostalgico. È accettabile, dal punto di vista morale e politico, che vengano messe in vendita magliette che eccitano esplicitamente all’odio nei confronti degli immigrati, come quella in cui una mannaia brandita da un energumeno di foggia ariana cala sul battello dei disgraziati con la scritta «accettiamoli»? (more…)

E l’Inghilterra chiese al Duce armi da guerra (Inediti)

marzo 25, 2010
L’Italia era pronta a sostenere il riarmo dell’Inghilterra contro la Germania, all’inizio della seconda guerra mondiale. Sembrerebbe esercizio di fantapolitica sostenere che la collusione tra il Duce e la “perfida Albione” giunse al punto da intavolare trattative segrete per favorire il riempimento degli arsenali inglesi. Eppure, clamorose conferme di queste prove d’intesa con Londra, avviate da Mussolini dopo la dichiarazione di non belligeranza da parte italiana, nel settembre 1939, emergono dai dossier inediti dell’allora ministro degli Scambi e valute (cioè del Commercio estero), Raffaello Riccardi, che fu protagonista di questi negoziati. Tali documenti sono conservati alla Wolfsoniana di Genova, e resi accessibili per la prima volta dal collezionista e miliardario di Miami Mitchell Wolfson. La verità rimossa torna a galla svelandoci fino a che punto l’Italia si spinse per vanificare gli esiti di una guerra scatenata da Hitler e dalla Gran Bretagna, e frutto di opposti oltranzismi. Dietro questo scenario si stagliano due gigantesche e ingombranti figure della storia: la mascella volitiva di Mussolini e l’uomo con sigaro, Churchill. Benito e Winston, nemici riluttanti, antagonisti innaturali spinti nel baratro di un conflitto che forse si sarebbe potuto evitare. (more…)

Il killer di Mussolini

marzo 19, 2010
di Giampaolo Pansa
La prima assemblea provinciale del Fronte si tenne ad Alessandria la domenica 15 febbraio 1948. Fu un evento indimenticabile per i tanti rossi che vivevano tra il Po e l’Appennino. A causa di due ragioni. La prima era che a dirigere l’assemblea arrivò apposta da Roma un capo comunista importante: Pietro Secchia. La seconda fu la comparsa di un personaggio che tra poco presenterò.

In quel momento Secchia aveva 45 anni ed era considerato il numero tre del Pci, dopo Palmiro Togliatti e Luigi Longo, l’assemblea fu un successone. Dopo l’incontro al Politeama, il centro della città venne attraversato da colonne di ex partigiani garibaldini, che poi confluirono in piazza della Libertà.

Al Politeama Secchia aveva presentato i candidati del Fronte per la Camera nella circoscrizione Cuneo-Alessandria-Asti. La lista era in ordine alfabetico. Al primo posto si trovava il socialista Mario Andreis, che poi venne trombato. E al secondo stava il comunista Walter Audisio, più noto come il colonnello Valerio. E tutti sapevano chi era: l’uomo che aveva ammazzato Mussolini, subito dopo la cattura sul lago di Como. (more…)

“Quel fantasma di Matteotti tra Mussolini e D’Annunzio”

marzo 13, 2010

Pubblichiamo un brano del memoriale di Carlo Delcroix (1896-1977), eroe della Prima guerra mondiale e grande Invalido, scritto nel 1959 e rimasto finora inedito: D’Annunzio e Mussolini (Le lettere, pagg. 96,euro 9,50: in libreria da oggi)

Carlo Delcroix

Fummo accolti nel parlatorio e Mussolini era con lui. D’Annunzio parlava per quanto l’altro era silenzioso, e per lunghe ore tenne vivo il discorso con una felicità e una continuità che non mi sorpresero, anche se non potevo allontanare il ricordo di un’altra sera, quando la sua voce metallica mi aveva passato il petto con parole di tristezza e di morte. Fra il 21 dicembre del ’23 e il 24 maggio del ’25 il poeta aveva avuto forse il tempo di perdonare, e certamente Mussolini aveva avuto modo di apprezzare il suo silenzio, se mai non avesse abbastanza ascoltato il suo richiamo. Nell’intervallo le fortune del fascismo erano state sul punto di declinare e, se d’Annunzio avesse unito la sua voce al coro di denunzie e di accuse, avrebbe potuto essere il colpo di grazia. Approfittare di una di quelle questioni morali, di cui egli stesso aveva fatto l’esperienza su altro terreno, ripugnava al suo spirito e al suo stile, ma fu certo portato dalla preoccupazione per il paese a considerare almeno imprudenti gli appelli di coloro che per primi avevano predicato e praticato la violenza di cui reclamavano la condanna. (more…)

L’idea di Churchill: eliminare Mussolini senza processo

marzo 10, 2010

Documenti d’archivio confermano che Londra nel 1943 s’aspettava il crollo del fascismo. Pensando all’esecuzione sommaria del Duce

A quasi settant’anni di distanza dal 25 luglio 1943, poco si conosce ancora del contesto internazionale che precedette e che seguì la caduta del fascismo. Un cono di luce capace di forare questo banco di nebbia può venire dalla documentazione conservata nei «National Archives» britannici, dalla quale apprendiamo che il collasso del regime di Mussolini era reputato dal governo inglese, già nella primavera del 1943, un’eventualità certa e prossima a verificarsi. Nel promemoria, consegnato ai membri del gabinetto dal ministro degli Esteri Antony Eden, il 24 aprile 1943, si leggeva, infatti, che «la serie di sconfitte dell’Asse in Russia e in Nord Africa e la critica situazione dei suoi eserciti in Tunisia spingevano gli Italiani ad auspicare una rapida vittoria degli Alleati per poter uscire dalla guerra».

Questo sentimento, rafforzato dal timore che una vittoria del Patto d’acciaio avrebbe ridotto l’Italia a un semplice «protettorato del Terzo Reich», non era stato incrinato dalle imponenti incursioni effettuate dalla Raf e dall’Usaaf nelle maggiori città della Penisola, con il loro largo seguito di perdite umane e materiali. Al contrario, la strategia del «bombardamento terroristico», personalmente voluta da Churchill, aveva provocato l’evacuazione di massa dalle aree urbane, l’infarto nella rete delle comunicazioni, la conseguente paralisi dell’approvvigionamento alimentare, acuendo la «stanchezza per la guerra». L’Italia era dunque sull’orlo di un’«automatica disintegrazione» che poteva essere accelerata da «un incremento della resistenza passiva contro la dittatura da parte della popolazione civile». (more…)

Testimone per caso dal bunker del Führer all’arresto del Duce

febbraio 26, 2010

Vita di Aimone Canape, aspirante cameriere che si trovò sempre al centro della Storia. In Il ragazzo del lago di Foa la straordinaria vicenda di un outsider. Protetto di una duchessa tedesca, divenne in seguito partigiano

Dice Aimone Canape che si trattava di un semplice tronco d’albero: «Un palo, solo un palo di ciliegio, grezzo e sbilenco, bloccava la strada appena fuori Musso». Eppure fu quel banale intoppo – un tronco posto di traverso che un’auto in corsa avrebbe potuto facilmente travolgere – a decidere gli ultimi giorni di Mussolini. Il famoso posto di blocco che fermò l’autocolonna tedesca con la quale viaggiava il capo della Rsi il 27 aprile 1945 era tutt’altro che un ostacolo insuperabile. Ma se ne stava lì, come un segno muto del destino che incombeva. Aimone Canape ha anche conservato una fotografia, scattata in quei giorni, dove si vede la strada stretta e tortuosa che percorrendo la riva occidentale del Lago di Como congiunge il paese di Musso a quello di Dongo. E si vede il tronco d’albero, appoggiato da un lato a un muretto. (more…)

Il duce contro il ras

febbraio 24, 2010
E Mussolini tirò le orecchie a Roberto Farinacci. Dalle carte del dossier segreto del ras di Cremona, da noi scoperto all’Archivio Centrale dello Stato di Roma, emergono nitidamente le ragioni dello scontro politico tra il Duce e il gerarca, capo della fazione intransigente del fascismo e segretario del Partito Nazionale Fascista dal 1925 al 1926. Una lettera inviata a Farinacci dal ministro della Cultura Popolare, Dino Alfieri, in data 6 ottobre 1936, illustra un capitolo inedito e rivelatore dell’eterna lotta che divise i due protagonisti del Ventennio.

Se Mussolini, machiavellico fino al midollo, prediligeva il fioretto alla clava, essendo incline all’impiego «chirurgico» della violenza, Farinacci, sanguigno e spietato, con le sue legioni di squadristi della prima ora era uno strumento in grado di prolungare i successi della rivoluzione e di consolidarne le conquiste. Si può perfino affermare che il ras cremonese fosse, in qualche misura, il braccio armato del Duce, e la sua influenza sul Cesare di Palazzo di Venezia si spingeva fino ad assumere le sfumature del ricatto. (more…)

il Duce che seduce, ovvero i diari della favorita Claretta Petacci

febbraio 4, 2010

Bastava che le ex si presentassero imploranti a Palazzo Venezia, e per quasi tutte c’era una sinecura, una somma mensile, una consolazione – Se poi c’erano in ballo figli illegittimi, Benito si trasformava addirittura in papà amorevole – “Quando abitavo in via Rasella ero un chiavatore”…

Mauro Suttora per “Oggi ”

Povero Benito. Altro che boia, come appare in Vincere, il film di Marco Bellocchio con Vittoria Mezzogiorno. Lì Mussolini fa rinchiudere in manicomio la (presunta) prima moglie Ida Dalser, causandone la morte. Stesso destino per il figlio avuto dalla Dalser, Benitino. Ma questo è l’unico caso in cui il dittatore si comportò male (anzi, da assassino) con una delle sue numerose amanti. Di quasi tutte le altre rimase amico anche dopo la fine della relazione. Lo dimostra il libro “Mussolini segreto” (Rizzoli), ovvero i diari della favorita Claretta Petacci, resi pubblici dopo settant’anni dall’Archivio di Stato.

IL TAPPETO “GALEOTTO”
Bastava che le ex si presentassero imploranti a Palazzo Venezia, e per quasi tutte c’era una sinecura, una somma mensile, una consolazione. Magari in cambio di un rapporto consumato sui due piedi (anzi, sui due stivali, che il Duce non si levava), o in ginocchio, o addirittura sul tappeto. Alla faccia della moglie Rachele e di Claretta, che era gelosissima.

Se poi c’erano in ballo figli illegittimi, Benito si trasformava addirittura in papà amorevole: alla madre arrivavano come alimenti ben più delle famose «mille lire al mese», cioè quelle che nell’omonima canzone del 1939 erano lo stipendio sognato dagli italiani. Insomma, più che playboy crudele o inesausto vitellone romagnolo, il «Duce che seduce» era vittima delle donne che possedeva. (more…)

Mussolini era razzista dal 1921

dicembre 1, 2009

L’Italia, dopo la sua tardiva unificazione nazionale, ha avuto (possiamo dirlo con sicurezza, almeno fino a questo momento) un solo dittatore ed è stato il romagnolo Benito Mussolini. Certo uomini politici dell’età liberale, come Crispi e Giolitti, hanno dominato per alcuni anni l’orizzonte politico nazionale ma non si può parlare di dittatori, nell’uno come nell’altro caso. L’unico che ha fissato la sua egemonia personale in maniera stabile, per più di vent’anni, abrogando di fatto lo Statuto Albertino e chiudendo parlamento, sindacati e giornali di opposizione, è stato Mussolini. Di qui il grande mito nato nell’immaginario collettivo degli italiani, le numerose biografie che sono state scritte, nonché l’esaltazione smisurata che anche uomini che venivano dalla sinistra hanno coltivato del caposupremo del regime e del partito unico, fondato per sostenerlo. Ora, a distanza di70 anni dalla catastrofe del regime fascista nell’aprile 1945, vengono pubblicati presso Rizzoli i Diari 1932-38 (a cura di Mauro Suttora, Mussolini segreto, pp. 522.euro 21) di Claretta Petacci che di Mussolini fu la giovanissima (20 anni nel 1932) e poco segreta amante per tutti gli anni trenta e quaranta fino alla morte per fucilazione con il suo uomo presso Dongo. Sono diari conservati prima nel giardino della villa della contessa Rina Cervis, poi nel 1950 confiscati dai carabinieri e conservati nell’Archivio Centrale dello Stato, con il vincolo del segreto di Stato. Soltanto quest’anno sono stati resi accessibili ai ricercatori fino al fatidico anno 1938. (more…)

Il no di Alcide a Mussolini

novembre 25, 2009
«Caro don Giulio, ho ricevuto i secondi sigari in ottimo stato, mentre i primi, forse per la lunga odissea, erano spezzati: ma duplice è il mio obbligo di ringraziamento, per il donatore e lo speditore; voglia farsene  caloroso interprete». Il “lei” era d’obbligo in questa lettera destinata nel 1929 al reverendo sacerdote, ma la formalità non cela la fraterna e schietta amicizia di Alcide De Gasperi verso il prete della propria terra, giornalista e politico. Una stima che fu sempre ricambiata da don Giulio Delugan (1891-1974), figura di spicco del mondo cattolico trentino, giornalista e animatore dell’Azione cattolica e dei circoli universitari nel periodo tra le due guerre e poi per il tempo record di 40 anni alla direzione del settimanale diocesano Vita Trentina. (more…)

DIARI DI CLARETTA /5

novembre 20, 2009

QUANTO SI AMAVA IL DUCE VANITOSO! – GUARDANDOSI IN FOTO ESCLAMAVA “GUARDA IL NASO, IL MENTO, LA BOCCA. DIMMI, UNA DONNA PUÒ INNAMORARSI DI UN UOMO COSÌ? – “CLARETTA AMI IL MIO CORPO?” “MI HANNO DETTO CHE È UNO DEI PIÙ BELLI D’ITALIA, MA LE GAMBE STORTE MI ROVINANO” – “DI CHI VUOI CHE PARLINO, SE NON DI MUSSOLINI?”

Le frasi qui riportate provengono dal volume “Mussolini segreto” (Rizzoli) nel quale Mauro Suttora ha raccolto una sintesi dei diari di Claretta dal 1932 al 1938.

VANITÀ
23.10.37 Mi fa vedere le foto che gli ha fatto un americano. Sono bellissime: “Guarda questa, che mento forte, volitivo. Capisco come una donna possa innamorarsi d’un uomo così. Come possa dormire con una fotografia sotto il cuscino, come fai tu. Non è vanità se dico che questo è veramente bello: guarda il naso, il mento, la bocca. Dimmi, una donna può innamorarsi di un uomo così?”

Claretta: “Io ti amo”.

24.11.37: “Claretta, ami il mio corpo?”
Mi domanda se amo il suo corpo. Dice: “Mi hanno detto che è uno dei più belli d’Italia”. Gli domando chi gliel’ha detto. “Un uomo sulla spiaggia: ‘Mussolini, tu hai il torso più perfetto di tutta la spiaggia’. E io superbo: ‘D’Italia’. Ma le gambe storte mi rovinano. Quella Margheritaccia [Sarfatti] diceva che erano brutte”.

1.2.38: “Voglio sfatare la storia degli italiani gesticolatori quando parlano”
“Hai visto come parlavo, immobile e senza un gesto, fermo. Voglio sfatare questa storia che il popolo italiano quando parla gesticola. Gli stranieri hanno la convinzione che l’italiano è come una marionetta…”

Claretta: “Per via delle tarantelle”.

“Accidenti a tutte le tarantelle e il resto. Mentre invece il popolo italiano è di natura melanconica e sentimentale, quindi parla poco e serio. Tanto più che la maggioranza è formata da lavoratori sobri e semplici. La massa è povera, quindi lavora, e per gesticolare a vuoto non ha tempo. Di gagà ce ne saranno un centinaio, non fanno storia o esempio.

Ho voluto dimostrare che si può parlare per quindici minuti consecutivi senza muovere un dito. Che ne dici? Ti dava il desiderio di scuotermi per quanto ero fermo? Amore, t’impressionava? Sembravo di marmo. Dimmi, e il popolo che diceva? Era ammirato, commentava la mia immobilità? Questa è la prova che non è necessario fare movimenti in più, parlando. Ti piaceva quel sole sul mio viso?”

23.3.38: “Mi fanno male gli stivaloni”
“Amore senti, la piazza [Venezia] è piena e gridano. Adesso dovrò affacciarmi. Senti… Vieni, ti attendo. Ma solo cinque minuti, perché mi fanno male gli stivaloni. Cosa prosaica ma vera”.

13.10.38: “Starace dice che questa è la divisa che mi sta meglio”
“Mi sta bene l’aquila rossa, ti piace questa divisa? Dice Starace che è quella che mi sta meglio. Che ne dici? È vero che sono bello? Era tanto che non me lo dicevi più”. (more…)

DIARI DI CLARETTA /4

novembre 20, 2009

QUANTE COSE AVREBBE CAMBIATO IL DUCE TRUCE! – “CON TUTTO IL RISPETTO CHE HO PER IDDIO, HA FATTO MALE LE COSE: DOVEVA DARE 75 ANNI DI VITA INTERA E FORTE, POI DI COLPO FINIRE” – “GLI ITALIANI HANNO IL CULO PIENO DI PAURA” – “IL RE È FUORI MODA, NESSUNO LO PUÒ PIÙ VEDERE” – MA ALMENO UNA COSA GLI ANDAVA BENE: “MI PIACCIONO STANLIO E OLLIO”…

Le frasi qui riportate provengono dal volume “Mussolini segreto” (Rizzoli) nel quale Mauro Suttora ha raccolto una sintesi dei diari di Claretta dal 1932 al 1938.

CINEMA
29.12.37: “Mi piacciono Stanlio e Ollio”
Telefona alle 22: “Ho visto un film con il grasso e il magro, Oliver e Stan [Stanlio e Ollio]: I fanciulli del West. Sì, ho riso alle buffonate. Ne hanno fatte tante di scemenze, sono comici. Mi sono divertito”.

3.2.38: “Mi piacciono i cartoni animati, ma non capisco la trama”
“Adesso vado a vedere un cartone animato e poi ti chiamo”.

Alle 9 e 1/2: “Ho fatto presto? Si trattava… (pensa) …di certi uccelli, non ho ben capito. [I cartoni animati] mi piacciono, ma non capisco la trama. Forse i bambini la comprendono meglio dei grandi, non so mai che vogliono dire”.

1.11.38: “Biancaneve meglio di Greta Garbo”
“Sono stato a vedere Biancaneve e i sette nani: bellissimo, fantastico. Mai credevo possibile una cosa così bella. Non c’è più bisogno di Greta Garbo, di attori, quando si riesce a fare uno spettacolo di questo genere. Devi vedere che colori, che tinte, che disegni! E poi la fantasia di quest’uomo [Walt Disney] è straordinaria nel creare le cose strane: piante, fiori, uccellini… magnifico”.

25.12.38: “Katharine Hepburn, donna interessante”
Natale, telefona a Roma da Rocca delle Caminate: “Ho visto Incantesimo [con Katharine Hepburn e Cary Grant, regia di George Cukor, 1938], credevo fosse italiano. Quindi sono rimasto sorpreso quando ho veduto due donne interessanti. Ho detto: ‘Finalmente, ci sanno fare, hanno trovato due tipi’. Invece mia moglie mi ha detto che è americano. Ci sono rimasto male”. (more…)

DIARI DI CLARETTA /3

novembre 19, 2009

IL DUCE TRUCE A LETTO CON LA PETACCI “GRIDAVA COME UNA BELVA FERITA” – “TI HO ABITUATO E MI SONO ABITUATO AD UN AMORE FREQUENTE, NON VORRAI MUTARE IL RITMO ALLE COSE” – “L’AMPLESSO FA BENE, VIVIFICA LE IDEE, ALLARGA LE VISIONI, AIUTA IL CERVELLO, LO RENDE VIVIDO, SPLENDENTE” – “CORNELIA TANZI È FRIGIDA”…

Le frasi qui riportate provengono dal volume “Mussolini segreto” (Rizzoli) nel quale Mauro Suttora ha raccolto una sintesi dei diari di Claretta dal 1932 al 1938.

  LUCI ROSSE
15.12.32: “Non ti chiederei mai di andare a letto con altri, come informatrice”
Udienza a palazzo Venezia. Claretta, fidanzata con un tenente dell’Aeronautica (poi suo marito per due anni), ha appena conosciuto Mussolini e vuole diventare sua spia (“informatrice”):

C. “Ma queste informatrici possono avere marito?”
M. “Certamente, perché no, anzi è di aiuto”.
C. “Ma possono essere fedeli, oppure devono per necessità…”
M. “Ah no! Questo poi no Clara, se avessi dovuto proporti una cosa così infamante, un mercato così basso e volgare, non t’avrei permesso di parlare, non ti avrei fatto continuare. Ti stimo troppo per proporti una vergogna. Ah no! A te andare a dormire con gli uomini, questo mai, Clara. Andare a letto con un uomo potrebbe accadere in caso del tutto eccezionale, in guerra, quando per avere preziosissime comunicazioni il governo lo imponesse. Ma è rarissimo, e allora si chiudono gli occhi e si fa per la patria. Non accade quasi mai. Ora è tardi, ho bisogno che tu vada via altrimenti a casa tua ti sgrideranno”.

30.1.33: “Sa che vanno avanti quelli che fanno… La parola non la posso dire, è un po’ grossa per una signorina”
Claretta: “Sa che vanno avanti quelli che fanno… Io la parola non la posso dire, che è un po’ grossa per una signorina, insomma quelli che procurano ai superiori il modo di divertirsi con (…) ed altro. Ritengo che il tenente [mio fidanzato] non abbia mai preso parte a queste ignobili cose e che abbia sempre agito rettamente. Per conseguenza lo chiamavano il superbo, l’orgoglioso, il fidanzato”. (more…)

DIARI DI CLARETTA /2

novembre 19, 2009

AL DUCE TRUCE STAVANO SUL CAZZO TUTTI – “FRANCO È UN IDIOTA” – “IL CANCELLIERE AUSTRIACO È DEBOLE E SCIOCCO” – “IL FANATISMO PER HITLER È SCONCERTANTE” – “EDDA SI È IMBORGHESITA, E NON MI APPROVA” – “LA ROMANIA È STATA FATTA DA LEGIONARI ROMANI E PUTTANE SLAVE” – “Gli spagnoli sono come gli arabi” – “I cinesi mi fanno pena, sono così fini”…

Le frasi qui riportate provengono dal volume “Mussolini segreto” (Rizzoli) nel quale Mauro Suttora ha raccolto una sintesi dei diari di Claretta dal 1932 al 1938.

SPAGNOLI
2.12.37: “Gli spagnoli sono come gli arabi”
“Franco è soddisfatto del riconoscimento del Giappone. Ma non basta, perché si annullerebbe nel momento di una sconfitta. Gli spagnoli non hanno la sensazione del tempo, sono come gli arabi: oggi, domani, fra un mese, un anno…”

22.12.37: “Franco è un idiota”
“Questo Franco è un idiota. Hanno preso una legnata a Turnel. Per forza. Lui crede di aver vinto la guerra perché ha una vittoria diplomatica, è riconosciuto, ma è ridicolo perché ha il nemico in casa. Bastano due-tre colpi di questi, e se le sorti girano cade lo stesso riconoscimento.

Sono quattro mesi che potevano aver vinto la guerra. Avessero la metà del mordente dei giapponesi, gli spagnoli, a quest’ora era finito tutto. Sono indolenti, inerti, hanno molto degli arabi. Fino al 1480 in Spagna hanno dominato gli arabi, otto secoli di dominazione musulmana. Ecco perché gli spagnoli hanno questa natura, mangiano e dormono tanto”.

30.10.38: “Le salme dei caduti in Spagna sono un’ipoteca”
“Una vedova di guerra mi ha chiesto il ritorno a Roma della salma del figlio caduto in Spagna. Ma io non ho fatto tornare nessuna salma. Il soldato che cade sul campo consacra con il suo corpo la terra che ha difeso. Lascia un segno indelebile dell’ideale per cui è caduto. E in particolar modo nessuno dalla Spagna, perché ogni pezzo di terra che ricopre un soldato è un’ipoteca, un segno del valore. Se noi togliessimo dalla Spagna i tremila caduti per la causa fascista, domani potrebbero anche negarci questo sacrificio”. (more…)

Mussolini 007 al servizio della perfida Albione

ottobre 15, 2009

foto-id=560225-x=198-y=149Nel 1917, pagare Mussolini affinché si battesse per mantenere l’Italia nella Prima guerra mondiale era come pagare la propria moglie per fare l’amore. È la prima considerazione che mi viene in mente alla notizia, diffusa da uno storico inglese, per cui dall’autunno del 1917 il futuro duce avrebbe ricevuto per dodici mesi uno stipendio sostanziosissimo dai servizi segreti inglesi. La sua missione sarebbe stata duplice: impegnarsi perché l’Italia non uscisse dal conflitto dopo la sconfitta di Caporetto e battersi perché i pacifisti non riuscissero a fermare le fabbriche milanesi con degli scioperi. Per questa missione il direttore del Popolo d’Italia avrebbe ricevuto la bellezza di 100 sterline a settimana, equivalenti a oltre 6.000 euro, per un totale di circa 330.000. Una piccola fortuna. (more…)

PAPI DUCE (PALAZZO VENEZIA COME PALAZZO GRAZIOLI! )

settembre 28, 2009

imagesDOSSIER DEL FOREIGN OFFICE SUI VIZIETTI INTIMI DI MUSSOLINI – LA PETACCHI “GLI PROVOCA UN ESAURIMENTO FISICO” – “STRESS FISICO” LEGATO A ECCESSI SESSUALI: “Le sue ultime due amanti lo hanno messo a durissima prova”…

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

Esercitazioni di proto-gossip ad uso e consumo delle cancellerie, nel caso specifico del governo di Sua Maestà britannica in un momento cruciale della storia europea. E quindi: «Da circa sei mesi Mussolini è pazzamente innamorato di una giovane donna italiana»… È il 28 dicembre 1938 quando l´ambasciatore inglese a Parigi, Sir Eric Phipps, rivela per lettera al Foreign Office l´esistenza di «Madame Pertinacci».

E anche se il cognome è sbagliato, e la notizia arriva a Londra in ritardo (la relazione con il Duce è iniziata nella seconda metà del 1936), si tratta effettivamente di Claretta Petacci: «Figlia di un medico del Vaticano e moglie di un ufficiale della Marina». Ma quella storpiatura che ammicca all´ostinazione amorosa è destinata a entrare nel lessico del carteggio, per cui da allora Claretta resterà per i diplomatici la «Pertinacious Lady», altrimenti indicata con la sigla «P. L.». (more…)

E Marcello legge i diari di Mussolini. «Un duce a caccia di attimi di letizia»

settembre 27, 2009

25601_29977_casa147_1705672_mediumPresentazioni.  Metti una sera il co-fondatore di Forza Italia a Casa Pound

«Non concedo interviste, tanto meno sulla mia vita privata. Sono un uomo qualunque. Anche io sono soggetto alle debolezze, agli errori. Amori? Ma che amori! Ho altro per la testa. Nel mio animo non vi è più nulla di perverso. Sono incline alla indulgenza e alla comprensione. Mi interessa di aiutare i deboli. Ma ora basta, se no sto per tracciare la figura di un santo. Non sono un santo. Sono un padre di famiglia con un illimitato amore per i miei i figli e la Rachele a dispetto dei bene informati e dei maligni resterà sempre la donna prediletta».

Chi si aspettava l’altra sera una battagliera commemorazione di Mussolini dentro il fortino di Casa Pound, centro sociale dell’ultradestra romana, è rimasto deluso: oggetto della serata, le riflessioni intime e occasionali, dettate dall’agenda pubblica. Ma la lettura di brani dai controversi diari del duce (veri? falsi?) da parte del senatore Dell’Utri ha illuminato la gelida Casa Pound di riflessi d’attualità. (more…)