Posts Tagged ‘bettino craxi’

“Custodiremo i terroristi” : La bugia di Craxi a Reagan

settembre 27, 2011

Sigonella, le carte segrete del Dipartimento di Stato: si parlarono per 20 minuti

Maurizio Molinari e Paolo Mastrolilli per “La Stampa

Bettino Craxi mentì a Ronald Reagan nella telefonata di 20 minuti durante la crisi di Sigonella perché si impegnò a tenere sotto custodia in Italia tutti i palestinesi coinvolti nel sequestro dell’Achille Lauro mentre due giorni dopo consentì ad Abu Abbas, regista dell’operazione, di partire da Roma per Belgrado.

A descrivere lo sgambetto del presidente del Consiglio italiano al presidente degli Stati Uniti è la ricostruzione della crisi dell’Achille Lauro contenuta in 95 documenti del Dipartimento di Stato di cui «La Stampa» è entrata in possesso nel rispetto delle leggi federali. L’Achille Lauro è la nave da crociera italiana che il 7 ottobre 1985 viene presa in ostaggio nelle acque egiziane da una commando di 4 terroristi del Fronte di liberazione della Palestina, che uccidono a largo della Siria il passeggero ebreo americano paraplegico Leon Klinghoffer buttandolo in mare. Quindi tentano invano di incassare la liberazione di 50 loro compagni detenuti in Israele, tornando in Egitto, dove il presidente Hosni Mubarak ottiene il rilascio di nave e passeggeri garantendogli il salvacondotto verso la Tunisia. Ma l’aereo di linea egiziano che, il 10 ottobre, li sta portando verso Tunisi – dove ha sede l’Olp di Yasser Arafat – viene intercettato dai jet Usa che lo obbligano ad atterrare nella base di Sigonella, in Sicilia, dove a notte inoltrata gli uomini della Delta Force del generale Carl Steiner sono sulla pista per catturare il commando. Ad impedirglielo sono militari italiani dando vita ad un braccio di ferro fra alleati risolto dalla telefonata Craxi Reagan.

Mentre i due leader si parlano l’aereo egiziano è circondato da due cerchi di militari, con gli italiani che impediscono agli americani di avvicinarsi, e all’interno vi sono, oltre ai piloti, sei palestinesi: i 4 sequestratori Bassam al-Asker, Ahmad Marrouf alAssadi, Youssef Majed al-Molqi e Ibrahim Fatayer Abdelatif accompagnati da Abu Abbas e Zulid Al-Qudra, entrambi nella veste di rappresentanti dell’Olp. (more…)

Berlinguer, chi era costui?

settembre 6, 2010

Marco Travaglio per “L’Espresso

Come se non ci fosse abbastanza confusione sotto i cieli della politica, giunge a proposito la polemica di mezza estate intorno a Enrico Berlinguer. L’ha innescata quel diavolo di Tremonti, elogiando i suoi “scritti del 1977 sull’austerity”. Tarantolata come il vampiro dinanzi all’aglio, la sempre equilibrata sottosegretaria Stefania Craxi ha versato litri di bile sul ministro dell’Economia del suo governo in una lettera al “Corriere della sera”: “Berlinguer non credeva una parola (sic, ndr) di quello che scriveva”, il suo “Pci ha sempre rappresentato il partito della spesa”, poi fu “messo ko da Craxi” e allora “inventò l’austerità e il moralismo per nascondere l’isolamento in cui la sua fobia verso i socialisti aveva condotto il Pci”. L’indomani Emanuele Macaluso le ha ricordato qualche data che, nella fretta, le era sfuggita: “Berlinguer pronunciò quel discorso il 16 gennaio 1977, quando Craxi era segretario del Psi da soli sei mesi” e nemmeno volendo avrebbe potuto metterlo ko. Intanto però un’altra autorevole vestale del socialismo, Fabrizio Cicchitto, aveva scritto alla “Stampa” per associarsi alla Craxi e dissociarsi da Tremonti. (more…)

Così Craxi cancellò il massimalismo cialtrone

agosto 2, 2010

Dal “biennio rosso” del ’19-20 ai primi anni ’70 il Psi fu subordinato al Pci. Poi Bettino invertì la rotta: un saggio di Bruno Pellegrino dedicato all'”eresia riformista” del leader

Giuseppe Bedeschi per “Il Giornale

Il massimalismo socialista è sempre stato portatore di sciagure nella vita sociale e politica del nostro Paese. Ebbe un ruolo nefasto nel «biennio rosso» 1919-20, con lo scatenamento di un numero impressionante di scioperi che paralizzavano i servizi essenziali e sconvolgevano la vita civile, con l’occupazione delle fabbriche, con la minaccia di una rivoluzione bolscevica. Un testimone certo non prevenuto come il liberale Giovanni Amendola affermò che era stato un grande merito del fascismo aver risparmiato all’Italia «l’esperienza mortale del leninismo».
Un ruolo nefasto ebbe altresì il massimalismo socialista nel secondo dopoguerra, quando portò il Psi a un completo vassallaggio verso i comunisti, fino a presentarsi insieme al Pci nelle elezioni politiche del 1948, sotto le insegne del «Fronte popolare». Questa scelta sciagurata privò la politica italiana di un partito socialista democratico, e provocò un tracollo nei consensi del Psi: mentre nelle elezioni del 1946 esso aveva preso più voti del Pci (il 20,7 per cento contro il 19), dopo il «frontismo» il Pci passò in forte vantaggio (nelle elezioni del 1953 i comunisti presero il 22,6, i socialisti il 12,7).
Ma credo che si possa dire che, anche quando il Psi si emancipò dal Pci, e avviò con la Democrazia Cristiana la politica di centro-sinistra, il massimalismo socialista non venne mai meno, e anzi condizionò pesantemente quella politica. Che cosa fu la posizione di Riccardo Lombardi – che concepiva le cosiddette «riforme di struttura», che il centro-sinistra avrebbe dovuto realizzare, come altrettanti anelli per il «superamento» della società capitalistica – se non una ripresa del vecchio massimalismo (che in Lombardi aveva un’ascendenza azionistica)? E non si iscriveva nel solco del massimalismo la politica del segretario socialista Francesco De Martino, che nella prima metà degli anni Settanta riportò il proprio partito sotto il tallone comunista, dichiarando che i socialisti non sarebbero mai più ritornati al governo senza i comunisti, per realizzare «equilibri più avanzati»? E ancora una volta il massimalismo socialista ottenne quello che aveva già ottenuto con Nenni all’epoca del «frontismo»: il disastro elettorale del Psi, calato sotto il 10 per cento (e dunque minacciato nella sua stessa esistenza), mentre il Pci mieteva il suo ennesimo successo elettorale. (more…)

Craxi e l’OLP: “La lotta armata dei palestinesi è legittima”

maggio 20, 2010

«Contro Bettino un network dell’odio, ora vuole colpire Berlusconi e Bersani»

gennaio 17, 2010

«Il network che ha ucciso Bettino Craxi — Procure, comunisti giustizialisti, editoria di sinistra — è tuttora in azione contro Silvio Berlusconi, e anche contro un esito riformista e ragionevole del Pd. Il primo obiettivo del circo mediatico-giudiziario è il presidente del Consiglio; il secondo sono D’Alema e Bersani».

Presidente Cicchitto, perché parla di «uccisione» di Craxi? «Beh, l’attuale reazione di Borrelli e Di Pietro è quella di inquirenti vendicativi cui la preda è scappata, e per questo si sono messi in mezzo per evitare soluzioni umanitarie e lasciar morire Craxi in Tunisia».

Lei parlò di «network dell’odio» alla Camera, dopo piazza Duomo, ed è stato molto criticato per questo. «Ho denunciato in Parlamento il network non per “incendiare” ma anzi per spegnere l’incendio. Sono contro la spirale di imbarbarimento della politica. In situazioni come questa c’è chi si deve assumere l’onore e l’onere di affrontare gli “incendiari” per delimitare il rogo che hanno acceso, inondarli d’acqua e creare le condizioni di un confronto civile».

Berlusconi in questi giorni ha avuto gesti distensivi. «Conosciamo l’analisi differenziata di Togliatti, sappiamo distinguere tra nemici acerrimi e normali avversari. Il Pd guidato da Bersani è un normale avversario, con cui è possibile fare le riforme. Proprio per questo il network dell’odio attacca lui e D’Alema. Dal canto suo, Bersani ha commesso l’errore di affidare il gruppo alla Camera a Franceschini, uno dei suoi rivali interni più accesi e più sensibili alla sirena dipietrista». (more…)

IL TESTO INTEGRALE DEL BOMBASTICO INTERVENTO DI LUCA JOSI ALLA SERATA CRAXIANA DI IERI SERA

gennaio 15, 2010

Vi racconterò la storia di questo filmato.
Sono stato l’ultimo segretario dei giovani del PSI di Craxi.

Ci mettemmo a difendere una storia non nostra perché sapevamo ci sarebbe ricaduta in testa e soprattutto pensavamo che se sei così pessimista da non voler difendere il tuo futuro non puoi essere, contemporaneamente, così ottimista da sperare che qualcuno lo faccia al posto tuo.

Così alla fine appare sempre che siano i buoni a vincere. Non perché lo siano per davvero ma perché vincendo, e scrivendosi, la storia, lo diventano.

Come si trasforma l’uomo con la x nel mezzo nel bersaglio di tanto odio?
Come diventa la discarica dei sensi di colpa, la presa a terra per ogni male di un’intera repubblica?

Partiamo innanzitutto da com’era? Una sera, abbastanza buia e tempestosa, mi regalò un quadernetto.
Erano i suoi pensieri di studente universitario, diciannovenne. (more…)

I craxiani sono peggio di Bettino

gennaio 8, 2010

di Marco Travaglio

Quanti Stati esistono in Italia, se uno condanna un corrotto e un altro lo celebra come statista?

Tra le fumisterie politichesi che precedono il decennale della morte di Bettino Craxi, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta sensata a una semplice domanda: perché bisognerebbe riabilitarlo? Secondo Piero Fassino, “al di là delle responsabilità penali, a dimensione giudiziaria ha sovrastato a riflessione politica”. Come se non fosse un fatto politico gravissimo che un presidente del Consiglio infranga le leggi che lui stesso pretende di imporre agli altri. Fassino definisce Craxi “un capro espiatorio” perché “il problema del finanziamento illegale non riguardava solo il Psi, ma l’intero sistema politico”. Se le parole hanno un senso, sta confessando di essere stato complice del “problema”: cioè di un reato. (more…)

Ferrara: Craxi, dieci anni dopo

gennaio 8, 2010

Non fu una «morte amabile», di quelle che conferiscono «grazia alla nazione» secondo la formula dello scrittore ed esteta francese Paul Morand.

Fu una morte amarissima, senza riscatto, profondamente disperata, una morte che generò esteso e profondo senso di colpa, e non solo nella masnada di sodali e ruffiani fattisi censori e liquidatori del suo onore politico. Perfino i suoi persecutori, i magistrati codini che ne fecero il capro espiatorio della Repubblica dei partiti, una Repubblica che doveva scomparire a viva forza nella vergogna, ebbero un momento di soprassalto.

Spirò da Hammamet, 10 anni fa, un sentimento ineluttabile di tragedia. Le cure mancate e la viltà politica che avevano consegnato alla latitanza e all’esilio quel socialista garibaldino dell’Ottocento diedero la misura, alle soglie di un secolo nuovo, della ferocia di una stagione italiana fertile di ingiustizia, di libidinosa demagogia, di morbosa violenza politica.

La telefonata di Silvio Berlusconi mi aveva raggiunto nella redazione milanese del Foglio nel pomeriggio inoltrato del 19 gennaio 2000. Era molto commosso, in lacrime, e mi aveva detto semplicemente che era morto Bettino. Il dolore mio si era presto raffreddato nel compito professionale e politico di fare un decente giornale intorno alla notizia. (more…)

«Giusto riabilitare Craxi, era parte di un sistema»

gennaio 8, 2010

De Mita: Berlusconi? Processi da sospendere, deve governare

 La «grande guerra» è finita. Dieci anni dopo la morte di Bettino Craxi, Ciriaco De Mita riabilita l’avversario storico al quale, in vita, era arrivato a dare del «fascista». Riscrivere la storia non si può, ma rileggerla sì e l’ex premier lo fa alla luce delle polemiche di questi giorni. Condivide l’iniziativa di intitolargli una via di Milano, lo assolve come uomo e lo rivaluta come politico: di certo un protagonista della vita politica italiana. Nel merito delle sentenze l’eurodeputato udc non vuole entrare, però osserva che la lettura giustizialista non ha risolto la crisi del Paese, anzi l’ha aggravata. Craxi come Berlusconi? Il paragone non lo affascina, eppure De Mita riconosce al premier il diritto di difendersi dai processi e non solo nei processi.

È favorevole all’idea di intitolare all’ex leader psi una strada di Milano?
«Dico di sì, con grande convinzione. A dieci anni dalla morte aprire una riflessione sulla vicenda umana e politica di Bettino Craxi, più che opportuno, forse, è necessario».

Di Pietro è insorto, Borrelli ritiene «indecoroso» rendere omaggio a un latitante.
«Le motivazioni che vengono avanzate da chi si oppone rafforzano la mia convinzione. La lettura giustizialista della vicenda politica è inadeguata, la crisi non è stata risolta e anzi si è aggravata. Non possiamo cambiare i fatti, ma dobbiamo interrogarci per restituire al personaggio la sua dimensione politica. Col senno di poi bisogna convenire che è sbagliato leggere l’esperienza dell’uomo politico Craxi come quella di un criminale latitante. Deve essere riconosciuto come un protagonista della nostra storia politica. Non è stato una comparsa, aveva in testa un disegno». (more…)

Ligresti, Marina B. e l’ombra di Bettino in cda

gennaio 6, 2010

Gli azionisti di via Solferino, i loro legami storici con l’ex leader socialista e la gelida aria di inchieste che oggi soffia su Milano

Ai bei tempi, i compagni genovesi si stupivano della passione di Craxi per i garofani. In Liguria, quei fiori si portano ai morti e nei prossimi giorni ne partiranno parecchi per il “santuario” di Hammamet. Ma se c’è un santuario del potere dove il profumo di garofano aleggia ancora, questo è il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera.

Sul tavolo del consiglio di amministrazione, nel patto di sindacato, tra gli azionisti diretti e indiretti di via Solferino, ci sono tante persone, tante famiglie, tante fortune imprenditoriali che hanno incrociato Craxi e che in molti casi gli devono molto. Ligresti, Berlusconi, Ben Ammar, Doris e perfino Rotelli potrebbero tranquillamente inserire un fiore di garofano reciso nelle asole dei loro doppiopetti. E a Geronzi, Pesenti e Romiti toccherebbe almeno una prece.

Anche perché a Milano tira da settimane una gelida aria da “Tangentopoli due”, e forse anche questo spiega l’ondeggiare “pallido e assorto” del Corriere intorno alla santificazione di quella che è stata la vittima politica più celebre di Mani Pulite. L’onore di aprire il Pantheon vivente del potere post-craxiano non può che spettare a Salvatore Ligresti, e non solo perché nel 1992 il costruttore siciliano si fece ben 112 giorni di galera senza fiatare (nel senso che proprio non parlò).
Ligresti ha sempre foraggiato l’ascesa dell’amico Bettino e il suo cognome ancora oggi è associato al ricordo del sacco urbanistico di Milano. (more…)

Bettino dannato per sempre?

gennaio 5, 2010

di Giampaolo Pansa

Nelle prime settimane del 2010 si parlerà a lungo di Bettino Craxi, per il decennale della scomparsa. Si è già cominciato a farlo e in due modi opposti. Il primo considera il leader del Psi soltanto un ladro e un latitante. Il secondo sostiene che il giudizio su di lui deve essere più ampio, non limitato alla sola vicenda di Tangentopoli. Anche perché, insieme al Psi, altri partiti vissero sul sistema delle mazzette o del finanziamento illecito. A cominciare dall’avversario più tenace di Craxi: il Pci, poi diventato Pds.
È innegabile che lo tsunami di Mani Pulite iniziò in casa socialista, il 17 febbraio 1992. Il primo politico arrestato fu Mario Chiesa, 47 anni, ingegnere, presidente del Pio Albergo Trivulzio, l’ospizio per vecchi a Milano. Al momento di essere pizzicato in ufficio, Chiesa teneva nel cassetto una mazzetta appena incassata: 7 milioni di lire in contanti. Una seconda tangente più robusta, 37 milioni, riuscì a gettarla nel water presidenziale.

Per il grande pubblico, Chiesa era uno sconosciuto. Pochi sapevano che era uno dei padroni del Psi ambrosiano. Controllava intere sezioni del Garofano e possedeva un pacchettone di tessere. Craxi commise l’errore di definirlo soltanto “un mariuolo”. Poi fece subito un altro passo falso. Parlando a Milano il 27 febbraio, disse: «Di fronte a episodi di corruzione come questo, mi viene un gran sconforto. Il fatto è grave, ma non può deturpare l’immagine socialista. A volte i partiti si trovano in difficoltà proprio come certe famiglie quando scoprono che c’è un ragazzo poco di buono». (more…)

“CARO BETTINO, GRAZIE DAL PROFONDO CUORE PER QUELLO CHE HAI FATTO. TUO SILVIO”

gennaio 3, 2010

PER L’IMMORTALE SERIE, “I MORTI AGGREDISCONO I VIVI”, LE CARTE SEGRETE DI CRAXI – NAPOLITANO, MIELI, OCCHETTO, SCALFARI, L’ITALIA IN GINOCCHIO DAL ‘CINGHIALONE’ – E POI DOSSIER SCALFARO-SISDE E NICOLA MANCINO, GLI ASSEGNI DI GALEAZZO CIANO A MONTANELLI PER L’ARTICOLO “IL NUOVO EROISMO”, CARTEGGI SUI FINANZIAMENTI ESTERI DEL PCI (LA MISTERIOSA FINANZIARIA MALTESE SAPRI BROKER), IL PASSATO “CINESE” DEL PM FRANCESCO GRECO, UNA MISSIVA SIBILLINA IN DATA 1979 DI COSSIGA A LICIO GELLI, L’OPERAZIONE DI CARLO DE BENEDETTI NEL 1989 QUANDO LA SUA OLIVETTI INCORPORÒ LA SRL SYSTEM DI ROMA CHE DI FATTO ERA UNA COOPERATIVA INFORMATICA LEGATA AL PCI… –

Filippo Facci per ‘Libero’

Carte, appunti, fascicoli, informative, soprattutto lettere. Bettino Craxi spesso non le leggeva neanche, talvolta neppure le apriva: resta che ne riceveva a tonnellate. E’ ben chiaro che le missive fossero proporzionali, per numero e spesso per l’adorazione che promanavano, al potere che il leader socialista deteneva prima di schiantarsi: ecco perché sono centinaia e perché ne faremo se va bene un sommario.

Come detto, non è solo posta più o meno confidenziale: ci sono lettere di portata storica – quella di Ronald Reagan, per esempio – più altre non meno importanti come quelle dei principali leader europei.

Ci sono carte e informative e dossier: roba interessante mischiata a spazzatura. C’è un dossier sull’allora Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro circa i suoi rapporti col Sisde e coll’imprenditore Valerio Valetto. C’è una lettera autografa di Indro Montanelli in cui, il 31 luglio 1934, dichiara di ricevere 150 lire dall’Ufficio stampa del Capo del governo per l’articolo «Il nuovo eroismo»; allegato, anche il tagliando dell’assegno intestato a Galeazzo Ciano e girato a favore di Montanelli. (more…)

Quando Bettino si beveva la città

gennaio 3, 2010

Superattici, cene e belle donne: gli anni ruggenti dei socialisti a Milano. La svolta del Psi: dalla sobrietà antica di Nenni all’ostentazione del potere

MICHELA BRAMBILLA
MILANO
Basilio Rizzo, della Lista Fo, è ormai rimasto uno dei pochi politici a dire, senza timore di apparire spietato, che Milano a Craxi non deve dedicare alcunché. E non tanto per la corruzione che – Craxi regnante – prosperò, e che Rizzo – consigliere comunale dal 1983 – già da allora denunciò. Quanto perché «dopo di lui la parola socialismo non è più identificata con le lotte dei lavoratori ma con una stagione di pacchiana grandeur». Con lui il socialismo si identifica con quella “Milano da bere” che era sinonimo di soldi da spendere – spiega Rizzo – Craxi ha tradito non solo la storia del Psi ma anche i comportamenti dei suoi militanti, il loro stile di vita. Con lui i socialisti hanno subìto una mutazione antropologica: dalla sobrietà di un Nenni all’ostentazione del lusso e del potere».

«Milano da bere» era un fortunato spot pubblicitario della Ramazzotti, datato 1987. Voleva indicare una città gioiosa, ottimista, desiderosa di uscire dalle nebbie, le luci gialle, i cortei e le violenze dei cupi anni Settanta. Finalmente tornava la vita, la voglia di divertirsi, di produrre, di consumare e di crescere. Fecero anche dei film, su quel tempo da Bengodi, come Sotto il vestito niente e Via Montenapoleone di Carlo Vanzina. Soldi, champagne, moda, modelle, sesso. Ma fu vera gloria? L’ideatore di quello spot, Marco Mignani, mai avrebbe immaginato che cinque anni dopo la «Milano da bere» sarebbe stata chiamata «Tangentopoli», un neologismo inventato all’epoca dell’inchiesta Mani Pulite. «A bere Milano – ha scritto Massimo Fini – erano solo i socialisti». (more…)

“Bettino fu un capro espiatorio”

dicembre 31, 2009

Fassino: silenzio reticente della classe politica al suo discorso alla Camera

FABIO MARTINI
ROMA
Piero Fassino che da giovane dirigente del Pci, non criminalizzò mai il Psi di Craxi, ora può sobriamente citarsi: «Sette anni fa, in un libro che in alcuni passaggi sembrò eretico, provai ad uscire dagli opposti manicheismi nei confronti di Craxi. Continuo a pensare che dipingerlo come un criminale sia una caricatura sciocca e inaccettabile. Così come descriverlo come la vittima di una congiura».

In Craxi ci sono i prodromi di Berlusconi o restò un uomo di sinistra?
«Non ci sono dubbi. Craxi è stato un politico della sinistra, nel solco della storia del socialismo riformista. Ha rivitalizzato il Psi, ha intuito prima di altri quanto l’Italia avesse bisogno di una modernizzazione economica ed istituzionale, su questo sfidò due grandi forze come la Dc e il Pci ed avvertendo il rischio di non farcela, non sfuggì alla tentazione di un alleanza con i poteri forti, come la P2 di Gelli, terreno sul quale è maturata la degenerazione e la corruzione». (more…)