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LA CONSOB E I FURBETTI DEL MERCATINO

febbraio 15, 2011

La Borsa italiana è troppo piccola e va sistematicamente peggio delle altre: cresce meno quando i mercati salgono e scende di più quando le cose vanno male. La diagnosi del neo-presidente di Consob è condivisibile. Eppure, a partire dagli anni Novanta le riforme non sono mancate. Ma negli ultimi dieci anni l’elenco delle aziende quotate in cui sono stati individuati comportamenti illegali di ogni sorta è impressionante. E allora è forse utile ricordare che le autorità di mercato hanno innanzitutto un ruolo di vigilanza, in modo da dissuadere i furbetti del mercatino

Marco Onado per “LaVoce.info

La prima intervista del nuovo presidente della Consob, Giuseppe Vegas, (Corriere della Sera, 6 febbraio) parte da una diagnosi condivisibile di uno dei problemi fondamentali del mercato finanziario italiano, ma non entra nel merito delle cause profonde e quindi dei rimedi necessari.

LA DIAGNOSI

Partiamo dalla diagnosi: la Borsa italiana è troppo piccola e va sistematicamente peggio delle altre: cresce meno quando i mercati salgono e scende di più quando le cose vanno male. Come un ciclista che arranca in salita e frena in discesa e che al Giro d’Italia finisce fatalmente per indossare la maglia nera, il nostro mercato occupa un posto sempre più marginale nel sistema finanziario e nel confronto internazionale.
A metà del 2010 erano quotate in Italia 290 aziende, una in meno rispetto al 2000. È vero che riduzioni, anche più nette delle presenze al listino, si sono registrate in altri paesi, ma a questo punto il nostro mercato si presenta come uno dei più poveri dal punto di vista del numero assoluto di società quotate, superato (si fa per dire) solo dalla Spagna, che peraltro nel decennio, come si dirà fra poco, ha registrato un incremento significativo delle presenze al listino, passando da 172 a 279. (1)
L’effetto congiunto dell’andamento dei corsi e del numero di società quotate ha ridotto significativamente la capitalizzazione di borsa che in valore assoluto è diminuita del 52 per cento nel decennio, riportando il rapporto rispetto al Pil al 25 per cento. Nell’intervista, il presidente Vegas cita i dati del 2011, ma il problema purtroppo non riguarda solo l’ultimo anno. Il grafico seguente sintetizza la deludente performance della Borsa italiana dall’inizio del 2000 alla metà del 2010. (2)
In ascissa è indicato il rapporto fra capitalizzazione di borsa e Pil dei principali paesi (o gruppi di paesi, come nel caso di Euronext), in ordinata la variazione della capitalizzazione nell’arco del decennio considerato (che è abbastanza correlata con la variazione dell’indice di borsa del periodo). (more…)

A Montecarlo come in Borsa parti correlate ma non troppo

ottobre 31, 2010

Luigi Zingales per “Il Sole 24 Ore

Mentre l’attenzione dei giornali è stata focalizzata per mesi sulla casa di Montecarlo venduta dal presidente Fini, una battaglia ben più importante si sta combattendo nell’Italia societaria: come regolare le operazioni con parti correlate. Ironia vuole che la materia del contendere sia la stessa. Se – come vorrebbe l’accusa – il presidente Fini avesse venduto una casa di proprietà del partito a un cognato (di fatto se non di diritto) si tratterebbe di una operazione con parti correlate nel senso più letterale del termine. Chiunque è libero di disporre di cosa propria al prezzo che più gli aggrada. L’appartamento in questione, però, non era di Fini ma di Alleanza nazionale, e Fini ne era solo l’amministratore (o per meglio dire, in termini legali, il procuratore).

Per quanto elevato possa essere il valore del famigerato appartamento di Montecarlo, si tratta però di poca cosa se messa a confronto con le operazioni effettuate dalle principali società italiane con parti che ben potrebbero, sempre nel senso letterale del termine, definirsi correlate. Queste operazioni sono frequenti e hanno spesso un valore di centinaia di milioni. Basti ricordare il supporto offerto nel 2008 da Assicurazioni Generali all’aumento di capitale di Carige organizzato e garantito da Mediobanca (una società che ha un’influenza dominante sul colosso assicurativo triestino). Senza un’evidente motivazione strategica, Generali sottoscrisse (oltre alle proprie quote di competenza) il 20% delle opzioni non sottoscritte dai principali azionisti, che Mediobanca si era impegnata a piazzare presso gli investitori. Un aiuto non indifferente alla banca d’investimento. Lo stesso vale per i finanziamenti estesi da Mediobanca nei confronti del gruppo Ligresti, che controlla il 16% del patto di sindacato in Mediobanca. Perché Mediobanca ha investito il 16% del proprio patrimonio di vigilanza in prestiti a Ligresti? (more…)