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Fratelli d’Italia a chi? La strage dei briganti, una brutta storia

febbraio 27, 2010

Nel 1863 il Parlamento italiano approva la repressiva “legge Pica”

Maria R. Calderoni
Hanno avuto bisogno di una legge speciale, anzi eccezionale. Per farla, tale legge, hanno dovuto ricorrere a sedute del Parlamento a porte chiuse, secretate. Presentata nel comitato segreto della Camera il 3 maggio 1863, la legge contro il brigantaggio – passata alla storia come “legge Pica”, dal nome del deputato abruzzese che l’aveva formulata – entra in vigore nell’agosto dello stesso anno. Di che si tratta, può essere detto in due parole: «Una legislazione che sottoponeva le provincie meridionali ad uno stato d’assedio permanente e duraturo», la definizione è dell’allora ministro Urbano Rattazzi e, se lo dice lui, gli si può credere!
Fu una vera legge di guerra. In base ad essa, vengono considerati «colpevoli del reato di brigantaggio» i componenti di bande armate (di almeno tre membri), i favoreggiatori, coloro che prestano aiuto, ricovero e informazioni, gli evasi, i renitenti alla leva, gli sbandati, quelli che sono in possesso di armi: tutti costoro, in caso di resistenza, devono essere fucilati; oppure deportati a vita o a tempo «in una terra o isola lontana». La “Pica” istituisce inoltre il domicilio coatto fino a due anni, ma non solo per i componenti di bande armate e simili, bensì anche per «gli oziosi, i sospetti, i vagabondi, i manutengoli», che d’ora in poi saranno inclusi in apposite liste redatte a cura delle giunte provinciali. La competenza giurisdizionale, inoltre, passa ai tribunali militari; ed è autorizzata la formazione di squadre di volontari, «a cavallo o a piedi», destinate alla repressione del brigantaggio (diaria giornaliera di lire due oltre al soprassoldo per i graduati, armamento fornito dal governo: fucile, baionetta, giberna). (more…)