Posts Tagged ‘cambogia’

Good morning Vietnam, good night Thailand

luglio 22, 2010

Ascesa e declino in Indocina. La rivolta delle camicie rosse a Bangkok è solo l’ultimo evento che ha indebolito la Thailandia come paese influente nella regione. Mentre Usa e Cina si preoccupano della recente destabilizzazione, un paese limitrofo prepara il cambio della guardia

Nell’articolo: Sul versante politico, le questioni territoriali fra Thailandia e Cambogia sono state spesso affrontate con iniziative che hanno travalicato le semplici proteste verbali, come per le rovine del tempio di Preah Vihear. Già nel 1962, la Corte Internazionale di Giustizia aggiudicò il tempio e le aree territoriali adiacenti al regno di Cambogia, ma nonostante la sentenza, Bangkok continua a rivendicare l’area e a seguito di un incidente durante un’esercitazione militare nel febbraio 2009 vi sono stati scontri armati, con un numero imprecisato di caduti da entrambe le parti

Massimiliano Bertollo per “Limes

Dai tempi antichi fino all’800, la penisola indocinese ha visto un succedersi di entità statali dominanti: impero Khmer, i regni Champa, Dai Viet, Lan Xang, Siam, non dimenticando la diretta presenza del Celeste impero per molti secoli e i tributi “di vassallaggio” puntualmente pagati dagli stati indipendenti. Solo a fine ‘700 si configura uno status quo, quando l’esercito siamese viene sconfitto dalle truppe vietnamite chiamate in aiuto della città sino-khmer di Ha Tien: principi cambogiani e laotiani restano vassalli del re del Siam, ma pagano tasse e tributi anche alla corte imperiale di Hue. L’arrivo dei francesi in Indocina congela le rivalità tra Bangkok e Hanoi fino alla fine della guerra in Vietnam, mentre a partire dagli accordi di Parigi del 1991, col venir meno della Guerra Fredda e con l’aprirsi al mondo di tutti i paesi dell’area, i giochi di potere tra le due potenze “sub regionali” in Laos, Cambogia e Myanmar si intensificano.

È opinione comune tra gli stranieri in Vietnam e le élites politico-economiche di Hanoi considerare il Laos come una colonia. Il forte legame tra i due paesi nasce negli anni ‘70, quando il Laos diventa una repubblica socialista grazie al supporto dell’esercito vietnamita al Pathet Lao. Con la divisione del mondo socialista tra paesi filosovietici e filocinesi, Laos e Vietnam rafforzano i legami e le aperture in campo economico in Cina e Urss, portano i due paesi asiatici ad aprirsi timidamente al mondo esterno nel 1986: da questo momento Bangkok può far risorgere le proprie aspirazioni. (more…)

Come ignorare un genocidio

luglio 20, 2010

1978: una delegazione svedese visita la Cambogia dei khmer rossi. Migliaia di persone morivano ogni giorno sotto il giogo di una dittatura folle e sanguinaria, ma i quattro europei non si accorgono di nulla. Ora un volume ricostruisce la loro incredibile storia. E una delle pagine più buie del Novecento

Nell’articolo: Il paese venne ribattezzato Kampuchea Democratica e la popolazione delle città fu deportata nelle campagne e costretta a lavorare la terra. Vennero aboliti la proprietà privata, la religione e il denaro. L’obiettivo era un’utopia contadina ispirata al maoismo. In seguito si scoprì che Pol Pot era Saloth Sar, un ex insegnante che aveva studiato in Francia

a cura di Lara Crinò per “L’Espresso

Nell’estate del 1978 una delegazione svedese dell’Associazione Svezia-Cambogia, composta da quattro persone (un infermiere psichiatrico, una studentessa universitaria, una giornalista e uno scrittore di fama, Jan Myrdal, figlio dei premi Nobel Alva e Gunnar Myrdal), visita la Kampuchea Democratica di Pol Pot. Gli ospiti svedesi sono tra i pochissimi stranieri cui sia stato consentito l’ingresso nel paese dall’avvento della rivoluzione comunista del 1975. Scattano centinaia di fotografie, girano un documentario televisivo dai toni entusiastici, e nel 1979 pubblicano un libro che incensa il nuovo governo del paese asiatico.
In ogni momento del loro viaggio, migliaia di cambogiani muoiono sotto il giogo di un regime sanguinario. Si scoprirà poi che, nel corso dei tre anni e mezzo in cui Pol Pot è stato al potere, circa due milioni di persone (corrispondenti a un quarto della popolazione del Paese) sono scomparse, vittime di una giustizia sommaria, della fame o della fatica. Durante la loro permanenza, tuttavia, i quattro europei non si accorgono di nulla, e nei loro resoconti non c’è traccia della percezione di essere stati tra i pochi testimoni di un genocidio. Come è stato possibile? A oltre trent’anni di distanza, il giornalista svedese Peter Fröberg Idling cerca di rispondere a questa domanda con ‘Il sorriso di Pol Pot’ (Iperborea, in uscita il 23 luglio), di cui vi anticipiamo alcuni brani. Profondo conoscitore della Cambogia e della sua storia, Idling è andato alla ricerca di Hedda Ekervald, Gunnar Bergström, Marita Wikander, Jan Myrdal, per comprendere fino a che punto l’ideologia annebbiò il loro sguardo. E ha alternato al racconto di questa inchiesta la rievocazione storica della vicenda tragica della Cambogia dal Dopoguerra agli anni della dittatura, cercando di svelare il mistero di Saloth Sar, l’uomo che diventò Pol Pot. (more…)

Grosso guaio al tempio khmer

novembre 27, 2009

Per la Cambogia appena entrata nel Comitato del Patrimonio Unesco si riaccende la disputa con la Thailandia per la sovranità su Preah Vihear

DANIELA FUGANTI
PHNOM PENH
Nella Cambogia che segue con emozione il processo al carnefice Duch, capo della famigerata prigione S21 e simbolo del terrore dei Khmer rossi (due giorni fa il tribunale per i crimini di guerra ne ha chiesto la condanna a 40 anni di prigione), ancora non si è spenta l’euforia per l’ingresso nel gruppo dei 21 Stati membri del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco: «Una vittoria – confessa il vicepremier Sok An – che ci rende davvero felici, e ci fa sperare di poter alleggerire progressivamente il peso della povertà che ancora affligge la maggioranza dei nostri concittadini. Per andare in questa direzione, lo sviluppo del turismo culturale è indispensabile. Siamo eredi della grande civiltà di Angkor, l’ottava meraviglia del mondo. Dopo gli anni atroci del genocidio, 1975-79, il patrimonio nazionale è diventato il nostro principale punto di riferimento». (more…)