Posts Tagged ‘camorra’

La camorra blocca Metropolis

ottobre 3, 2011

Francesca Pilla per “il Manifesto

A Castellammare, ieri mattina, non si riusciva a comprare una copia di Metropolis nemmeno a pagarla oro. E purtroppo non per l’inversione improvvisa del trend che fa del meridione la parte del paese dove in assoluto si leggono meno libri e giornali, ma perché la camorra ha impedito che il quotidiano locale venisse venduto al pubblico. In prima pagina c’era infatti la notizia delle nozze in carcere di Salvatore Belviso e della sua decisione di collaborare con lo stato, dopo essere stato arrestato nel 2009 per la barbara uccisione di Luigi Tommasino, consigliere del Pd crivellato di colpi mentre era in macchina con il figlio 13enne, rimasto illeso. Un doppio oltraggio per il clan D’Alessandro che da sempre aveva osteggiato il matrimonio con la giovane appartenente a una cosca rivale, ma soprattutto perché Belviso – rompendo qualsiasi codice d’onore – da ex braccio destro e cugino del boss Vincenzo D’Alessandro è diventato un pentito, pare proprio per influenza della neosposa. Un’infamia indelebile che, secondo i vertici del clan, avrebbe potuto indebolire la famiglia camorristica e lederne la credibilità.  (more…)

Camorra Security

settembre 14, 2010

Dalla Regione alle banche. Un terzo della sicurezza affidata a un clan. Dal passato ingombrante e già processato per mafia

Nell’articolo: Di quei primi anni restano tanti ricordi. In parte scritti su carta intestata della Direzione distrettuale antimafia. Come la foto della cena, il 19 gennaio 1996, in un ristorante di Nola, tra Mensorio, amministratori locali, consiglieri regionali e presunti camorristi per preparare la campagna elettorale: “Sotto la vigilanza armata di due istituti di vigilanza”, spiegano in quei giorni i magistrati all’Ansa, “La vigilante 2 e La vigilante 3 dei fratelli Buglione”

Fabrizio Gatti, da “L’Espresso” del 13 Novembre 2006

Ne hanno fatta di strada i fratelli Buglione di Saviano. Da piccoli raccomandati di provincia a massimi esperti di sicurezza, micro e macrocriminalità. Con la loro rete di agenzie di polizia, proteggono un terzo di Napoli. Sono tanto stimati che, grazie a una gara d’appalto del 2005, i loro vigilantes sono diventati la guardia privata della Regione Campania. Così ha deliberato una commissione della giunta di Antonio Bassolino quando ha dovuto stabilire chi doveva presidiare gli uffici e le sedi del Consiglio regionale. L’annuncio sul ‘Bollettino ufficiale’ era tanto stringato che solo gli addetti ai lavori se ne sono accorti. Cinque righe per un contratto da 4 milioni e mezzo di euro.

Difendere la Regione a Napoli è come difendere il governatore e i suoi amministratori dalla camorra. Un biglietto da visita di cui vantarsi. I fratelli Buglione conoscono di persona cosa sono la mafia e l’antimafia. Arrestati e processati con l’accusa di associazione mafiosa, quattro anni fa sono stati assolti. ‘Per non aver commesso il fatto’, ha stabilito il Tribunale di Nola nella sentenza poi confermata in appello. (more…)

Storia di Cesare “Paciotti” Pagano, il boss di Scampia

luglio 9, 2010

Nell’articolo: Dalle testimonianze di alcuni pentiti conosciamo la sua ossessione per le microspie, al punto che era sua abitudine far perquisire chiunque dei suoi affiliati camorristi volesse incontrarlo. Ogni qual volta doveva salire su un’auto, la faceva prima bonificare dai tecnici del clan. Era arrivato a spendere 250mila euro di apparecchiature come quelle in uso ai servizi segreti tedeschi e francesi

Claudia da Conto per “Panorama

Detto “Paciotti” per la sua sfrenata passione per le scarpe, in particolare quelle fabbricate dal suo omonimo, Cesare Pagano, 42 anni, il capo del clan degli “scissionisti” arrestato stamane dalla polizia di Napoli dopo una latitanza durata circa un anno, era nascosto in una villa in compagnia del nipote, soprannominato “Angioletto”, e del genero. Al momento dell’arresto, i tre non hanno opposto resistenza.

Iscritto nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia,  Cesare Pagano aveva assunto la leadership assoluta del clan dopo l’arresto, nel 2009, del cognato, Raffaele Amato, finito in manette nell’ambito dell’inchiesta C3 che portò in carcere una sessantina di esponenti degli Amato-Pagano. Fino a quel momento, Cesare e Raffaele avevano guidato insieme gli “scissionisti” dopo la vittoria nella cosiddetta “faida di Scampia” contro il clan Di Lauro che, tra il 2004 e il 2005, provocò una settantina di morti ammazzati.

Ma chi era davvero Cesare Pagano? Ne parliamo con uno scrittore-giornalista, Simone di Meo,  definito l’Anti-Saviano e autore di diverse pubblicazioni proprio su questa sanguinosa guerra, tra cui “Faida di camorra” e “L’impero della camorra – Vita violenta del boss Paolo Di Lauro”, nonché prossimo all’uscita, tra settembre e ottobre del suo ultimo libro “Napoli in cronaca nera” scritto a quattro mani con Giuseppe Iannini, investigatore di un gruppo inquirente della Polizia di Napoli. (more…)

Camorra, dalle plebi alla borghesia

maggio 7, 2010

A Francesco Barbagallo, docente di storia contemporanea all’Università di Napoli, va il merito di essere stato tra i primi, se non il primo, a interessarsi di camorra, a partire dai primi anni ’80. Nell’ultimo libro Storia della Camorra edito da Laterza affronta l’argomento da storico per arrivare alla camorra dei giorni nostri. È guardando al passato che si può comprendere meglio il presente. Barbagallo fa capire la gravità del fenomeno. Lo abbiamo sentito.

La camorra ha attraversato secoli e regimi, e resiste. Come è stato possibile?
«Le organizzazioni criminali forti resistono a lungo, come la mafia siciliana. Di camorra si comincia a parlare presumibilmente solo dopo il primo quarto dell’Ottocento, perché non abbiamo documenti del periodo precedente. Questa camorra descritta da Monnier in qualche modo finisce con la Prima guerra mondiale. Queste organizzazioni resistono perché prima che con i regimi politici si rapportano con la società. La camorra napoletana è un fenomeno cittadino ed è periferica rispetto al potere. Viene usata dal potere, ma è in rapporti d’affari con i ceti sociali più elevati che se ne servono».  (more…)

“Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai”

aprile 17, 2010

di Roberto Saviano

Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d’Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt’ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un’espressione ancor prima di divenire il nome di un’organizzazione.
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine? (more…)

La Cassazione conferma 16 ergastoli: a Gomorra la rivincita della giustizia

gennaio 16, 2010

di Roberto Saviano

Sull’ultimo foglio riposto in cima ai faldoni degli inquisiti che subiscono una condanna appare la seguente dicitura: Fine pena. E dopo due punti, l’anno in cui verranno scarcerati. Per i boss storici dei Casalesi, Francesco “Sandokan” Schiavone, Francesco Bidognetti ci sarà scritto: fine pena mai. La camorra non è imbattibile. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne. Dopo 11 anni si è chiuso il più grande processo di mafia, paragonabile solo al maxiprocesso di Palermo istruito da Falcone e Borsellino negli anni ’80. Per lo Stato italiano ora è definitivo: esiste il clan dei Casalesi, esistono i loro affari i boss. È una vittoria. Tre gradi di giudizio, la parola dei pentiti è confermata dalle indagini. Fino alla fine i boss e i loro collegi difensivi hanno sperato che la Cassazione annullasse il secondo grado, ma non è andata così.

Quando è arrivata la notizia, è come se vent’anni mi fossero d’immediato passati negli occhi. Nel corpo un’emozione strana, come di rabbia e di amaro sollievo al contempo. Il pensiero va a coloro che quando parlavi di camorra dicevano che esageravi. Agli imprenditori che hanno fatto affari con il clan. Ai politici che hanno acquisito caratura nazionale grazie al potere e ai favori del clan, ai giornalisti che flirtavano con le organizzazioni divenendone portavoce. Il pensiero va a quando pronunciare la parola camorra era impossibile, a quando nessuno voleva saperne della realtà mafiosa del casertano. Ma il pensiero va anche a tutti coloro che hanno resistito. Il pensiero va ai giudici che hanno lavorato contro i casalesi, dai pm Federico Cafiero De Raho a Franco Roberti, da Lucio Di Pietro, Francesco Greco, Carlo Visconti, Francesco Curcio e poi Raffaele Cantone, Raffaello Falcone, Antonello Ardituro e Lello Magi. (more…)

La ‘ndrangheta e la svolta del tritolo, così l’altra mafia ha scelto la guerra

gennaio 5, 2010

di Roberto Saviano

CHI parla di mafia diffama il Paese? Chi parla di mafia difende il Paese. Le organizzazioni criminali contano molto: solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat. Calabria e Campania forniscono i più grandi mediatori mondiali per il traffico di cocaina. Si arriva a calcolare che ‘ndrangheta e camorra trattano circa 600 tonnellate di coca l’anno, ed è una stima per difetto. La ‘ndrangheta – come dimostrano le inchieste di Nicola Gratteri – compra coca a 2.400 euro al kilo e la rivende a 60 euro al grammo, guadagnando 60.000 euro. Quindi con meno di 2.400 euro di investimento iniziale, percepisce una entrata pulita di 57.600 euro. Basta moltiplicare questa cifra per le tonnellate di coca acquistate e distribuite da tutte le mafie italiane e diventa facile capire la quantità di denaro di cui dispongono, al netto di cemento ed estorsioni.

E raffrontarla con il peso industriale delle imprese leader – che hanno molti meno profitti – per comprendere il potere che oggi hanno realmente nel paese e in Europa le organizzazioni criminali.

Proprio dinanzi a fatti come l’attentato di Reggio Calabria diventa imperativa la necessità di capire. È la conoscenza che permette di capire cosa stia accadendo. E non raccontare questa azione come un episodio avvenuto in un altro mondo, in un altro paese. Un paese di quelli lontani dove una bomba o un morto rientrano nel quotidiano. Le organizzazioni criminali italiane quando agiscono e quando decidono di mandare un segnale, sanno perfettamente cosa fanno e dove vogliono arrivare. La bomba non è stata messa davanti a una caserma, né alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale. Il messaggio, dunque, è rivolto alla Procura Generale. E forse – ma qui si è ancora nel territorio delle ipotesi – a Salvatore Di Landro, da poco più di un mese divenuto Procuratore generale. Da quando si è insediato, il clima non è più quello che le ‘ndrine reggine conoscevano. Le cose stanno cambiando e le ‘ndrine non apprezzano questo cambiamento. Preferirebbero magari che le difficoltà burocratiche e certe gestioni non proprio coraggiose del passato possano continuare. Le mafie sanno che la giustizia italiana è complicata e spesso così lenta che è come se un bambino rompesse un vaso a sei anni e la madre gli desse uno schiaffo quando ne ha compiuti trenta. (more…)

«L’orgoglio è più forte di Gomorra»

novembre 28, 2009

Napoli. «Gomorra si batte anche con la cultura, e non lo dico perché voglia assumere un atteggiamento romantico. So benissimo che innanzitutto c’è il lavoro di indagine e repressione dei reati. Ma la cultura rimane la principale strada per ristabilire un clima di appartenenza con un luogo, che è la prima condizione per la sua rinascita».
A parlare è Peppe Servillo, voce degli Avion Travel. Suo fratello Toni, tra i più grandi attori italiani, è stato il volto cinematografico della Gomorra di Saviano.

Ha conosciuto Gomorra?
Di questo cancro ribattezzato Gomorra ho piena contezza, essendo io di quelle zone e conoscendo perfettamente quanto la presenza di Gomorra opprima la vita normale, costretta ovviamente a una diversità rispetto ad altre zone. Rendiamo omaggio a chi offre il proprio talento e il proprio coraggio alla denuncia di queste realtà. Naturalmente, riproporla artisticamente per noi sarebbe difficile. Il primo rischio, anche alla luce delle troppe parole e polemiche, è la strumentalizzazione, ed è per questo che mi tengo cauto. È un terreno sul quale è facile cadere negli equivoci. Ma dopo tutto, per chi voglia davvero vedere, le cose sono fin troppo chiare.

Prevale più l’orgoglio o la rabbia?
Mi ritengo fortunato ad appartenere a una famiglia che ha i piedi ben saldi nella propria terra, Terra di Lavoro, con l’orgoglio di una appartenenza che nessuna cosca o cattiva fama potrà toglierci. Mio fratello Toni ha scelto di vivere con la sua famiglia qui nella provincia di Caserta, come mia sorella Paola che è assessore nel comune capoluogo. Io, che vivo a Roma, con gli Avion Travel vengo sempre qui per provare e pensare i nostri lavori. D’altronde, nonostante l’anglismo, a Caserta dobbiamo il nome: a quell’agenzia di viaggi di corso Trieste. Noi provavamo e quell’insegna stava lì. Suggerimento accolto. (more…)

Saviano: La camorra alla conquista dei partiti in Campania

ottobre 26, 2009

imagesdi Roberto Saviano, da Repubblica, 24 ottobre 2009

Quando un’organizzazione può decidere del destino di un partito controllandone le tessere, quando può pesare sulla presidenza di una Regione, quando può infiltrarsi con assoluta dimestichezza e altrettanta noncuranza in opposizione e maggioranza, quando può decidere le sorti di quasi sei milioni di cittadini, non ci troviamo di fronte a un’emergenza, a un’anomalia, a un “caso Campania”. Ma al cospetto di una presa di potere già avvenuta della quale ora riusciamo semplicemente a mettere insieme alcuni segni e sintomi palesi. (more…)

Uomo morde cane? Non fa notizia se c’è di mezzo la camorra

luglio 15, 2009

images“Uomo morde cane”, ci hanno insegnato, fa sempre notizia, si impone nei menabò e buca il video. Ma non è sempre vero. Non è vero, ad esempio (e sarebbe interessante scoprire perché) quando l’uomo è un cronista di camorra testardo e coraggioso, di quelli che non si fanno intimidire, e il cane morsicato è un camorrista condannato in tribunale per aver minacciato il cronista che metteva in luce le malefatte del suo clan. In questo caso la notizia fatica a trovare l’attenzione che merita. Va solo sulle pagine locali, e con titoli che non mettono in evidenza l’avvenimento insolito nel quale trionfa il soggetto che, nel copione classico, sarebbe destinato a soccombere. S’è visto sfogliando i giornali di venerdì 11 luglio. Eppure la notizia era proprio del genere uomo morde cane.  (more…)

Alle slot vince sempre Mister Camorra

luglio 11, 2009

imagesDal nulla ha creato un impero da 300 milioni l’anno. E nonostante più condanne, ha ottenuto licenze dai Monopoli. Ora Renato Grasso dalla cella rivela la sua rete di protezioni

 

Tutto cominciò nel 1976. “Lavoravo dopo la scuola con mio padre, avevo 13 anni. Lo aiutavo a pulire gli apparecchi che erano in gestione nei locali. Sistemavo biliardini e flipper nei bar, nelle sale giochi e nei circoli. A vent’anni ho lasciato l’istituto tecnico, senza prendere il diploma. Ma nel 1986 ho creato con i miei fratelli la prima società. Avevo ereditato un numero di clienti di circa 150 locali sparsi per tutto il territorio napoletano. Poi nel 1990 sono stato arrestato per tre inchieste, tutte per associazione camorristica con diversi clan: Grimaldi, Rossi, Vollaro”. (more…)