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Il sorriso luminoso della libertà

gennaio 25, 2010

Dante, Beatrice e il canto v del Paradiso

di Inos Biffi
Un’altra domanda o, come dicevano i medievali, un’altra “questione” occupa la mente di Dante, che si trova ancora nel cielo della Luna e ci invita a soffermarci in un prolungato momento penetrante d’indagine teologica. Questo canto appare subito concettoso e un po’ affaticato, ma non è raro incontrare nel cammino verso il Paradiso queste aree di riflessione e di dibattito consoni alla “scuola” che, mentre sciolgono i dubbi e gli interrogativi del poeta, gli permettono di proseguire la salita verso l’Empireo, non senza ricevere, a loro volta, i tocchi della bellezza e del linguaggio lirico.
Come avviene subito nell'”apertura ardente di luce e di amore” (Anna Maria Chiavacci Leonardi), che avvia il canto, Beatrice appare a Dante “fiammeggiare nel caldo d’amore/ di là dal modo che ‘n terra si vede” (1-2), così che i suoi occhi ne restano abbagliati. Ma egli non se ne deve meravigliare:  godendo ormai della perfetta visione di Dio, Beatrice è pienamente immersa in quel “bene appreso”, che la rende tutta risplendente. Del resto, già nell’intelletto del poeta, Beatrice vede risplendere, in riflesso, quella “eterna luce” che, “vista, sola e sempre amore accende” (9):  una volta veduto Dio, l’affetto per lui non si ritrae e si spegne più; e se, sulla terra, si cede all’attrazione di altri beni, è perché si fraintendono con la Luce divina le luci che sono unicamente una sua impronta:  “e s’altra cosa vostro amor seduce, / non è se non di quella alcun vestigio, / mal conosciuto, che quivi traluce” (10-12). (more…)