Posts Tagged ‘carcere’

Regina Coeli odiato-amato

settembre 25, 2009
imagesIGOR MAN
L’aver accennato, di sguincio, al vetusto problema delle carceri, in particolare Regina Coeli, ha provocato non poche lettere al Vecchio Cronista. Tutte – dico, tutte – rivelano, paradossalmente, una sorta di «fascinazione» per il carcere più odiato d’Italia, Regina Coeli, giustappunto. Gaia e strafottente, crapulona, cinica questa l’immagine corrente di Roma. A crearla potrebbero aver contribuito gli stornelli a dispetto. Ma i meno conosciuti aritornelli antichi suggeriscono una diversa immagine di Roma popolana, se non più autentica certamente più drammatica. Gli aritornelli che in queste sere afose qualche vecchio intona in Trastevere, in via della Scala o al Mattonato, sono frammenti della lunga storia, senza radicali mutamenti, del «popolino» romano, romantico e sanguinario, che fu plebe oppressa e che rimane sottoproletariato, se non altro culturalmente. Amore e tradimento, la morte augurata al nemico, all’amante spergiuro, il coltello come simbolo della virilità e del comando, il Tevere nel suo implacabile fluire, la galera. (more…)

Venezia, la cella “liscia” che uccise Mohammed

luglio 30, 2009

imagesUna «cella di punizione» descritta da testimoni e da chi ha potuto verificarne l’esistenza come «stretta, buia, dall’odore nauseabondo». Qualcosa che assomiglia più a una segreta medievale che a una moderna camera di sicurezza, molto lontano dai requisiti di legge che stabiliscono dimensioni, caratteristiche architetturali, condizioni igieniche e arredo di una normale «camera di pernottamento», come l’ordinamento e il regolamento penitenziario si ostinano a definire – non senza un tocco di perfida ipocrisia – una normale cella penitenziaria. In gergo carcerario si chiama «cella liscia», il non plus ultra della punizione. Una cella completamente vuota, senza mobilio, senza branda, senza tubi, maniglie o qualsiasi altro oggetto o manufatto che possa svolgere funzione di appiglio. Senza finestra, con piccole feritoie al suo posto, oppure – l’immaginario del supplizio è pieno di fantasia – senza infissi, nude sbarre senza vetri e ante col freddo che d’inverno aggredisce i corpi non di rado lasciati nudi (col pretesto di non offrire vantaggi a chi avrebbe intensione di suicidarsi), magari anche bagnati. (more…)