Posts Tagged ‘carlo azeglio ciampi’

Così con Andreatta battemmo l’inflazione a due cifre

febbraio 15, 2011

Carlo Azeglio Ciampi per “Il Sole 24 Ore

Ho accettato ben volentieri l’invito di Enrico Letta a ricordare le vicende del 1980-81 che portarono Beniamino Andreatta e me a stipulare quello che è passato alla storia come il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia.

Sulle qualità di Andreatta, come uomo di studio e di lungimirante impegno civile, mi sono già espresso altre volte, segnatamente in occasione della giornata di studio promossa dall’allora ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa, il 13 febbraio 2008. (more…)

Quando l’Italia sapeva ancora sognare il futuro

ottobre 30, 2010

Miguel Gotor per “Il Sole 24 Ore

Nell’agosto 1945 Alcide De Gasperi tenne un discorso al Consiglio nazionale della Dc in cui ricordò che, a soli quattro mesi dalla fine della guerra di Liberazione, gli italiani si mostravano «stanchi dei partiti», in preda a una «atarassia dilagante». Negli stessi mesi un protagonista della lotta partigiana come Emilio Lussu notava amareggiato che il «”partito del malcontento” in Italia era sempre esistito sin dai tempi “di Pasquino e Marforio”», e «si sarebbe potuto chiamare movimento o partito “piove, governo ladro!”».

Da allora sono trascorsi oltre sessant’anni e oggi molti guardano a quel passato ormai lontano con un sentimento di nostalgia troppo spesso acritico che induce a contrapporre meccanicamente l’età dell’oro della partecipazione e della rappresentanza all’età bronzea dei tempi attuali, caratterizzati dalla disaffezione politica e dalla perdita di autorevolezza dei partiti. Per sfuggire i rischi insiti in ogni processo di idealizzazione, l’altra faccia della rimozione, è utile leggere le memorie dei protagonisti di quella stagione che hanno il merito di restituire le difficoltà di un percorso compiuto e le sfide affrontate per assorbire la mala pianta del qualunquismo e dell’antipolitica. (more…)

Ciampi: “La notte del ’93 con la paura del golpe”

Mag 29, 2010

Parla l’ex presidente della Repubblica: “Alle quattro di notte parlai con Scalfaro al Quirinale e gli dissi ‘dobbiamo reagire’. Grasso dice cose giuste”

Massimo Giannini per “La Repubblica

 “Non c’è democrazia senza verità. Questo è il tempo della verità. Chi c’è dietro le stragi del ’92 e ’93? Chi c’è dietro le bombe contro il mio governo di allora? Il Paese ha il diritto di saperlo, per evitare che quella stagione si ripeta…”. Dopo la denuncia di Piero Grasso 1, dopo l’appello di Walter Veltroni 2, ora anche Carlo Azeglio Ciampi chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la mafia in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica.

L’ex presidente, a Santa Severa per un weekend di riposo, è rimasto molto colpito dalle parole del procuratore nazionale antimafia, amplificate dall’ex leader del Pd. E non si sottrae a una riflessione e, prima ancora, a un ricordo di quei terribili giorni di quasi vent’anni fa. “Proprio la scorsa settimana ho parlato a lungo con Veltroni, che è venuto a trovarmi, di quelle angosciose vicende. E ora mi ritrovo al 100 per cento nei contenuti dell’intervista che ha rilasciato a “Repubblica”. Quelle domande inevase, quel bisogno di sapere e di capire, riflettono pienamente i miei pensieri. Tuttora noi non sappiamo nulla di quei tragici attentati. Chi armò la mano degli attentatori? Fu solo la mafia, o dietro Cosa Nostra si mossero anche pezzi deviati dell’apparato statale, anzi dell’anti-Stato annidato dentro e contro lo Stato, come dice Veltroni? E perché, soprattutto, partì questo attacco allo Stato? Tuttora io stesso non so capire… “.  (more…)

Ciampi: “Che errore allargare l’euro”

Mag 9, 2010

di Macello Sorgi

Presidente Ciampi, ma uno come lei che l’euro l’ha fatto con le sue mani, da ministro del Tesoro, poi da presidente del Consiglio e da Presidente della Repubblica, si aspettava una crisi così forte e improvvisa della moneta comune? «Potrei risponderle di no, o almeno non di queste dimensioni. Ma se ripenso ai giorni in cui l’euro fu deciso, devo essere sincero: ci eravamo ripromessi, tutti quanti i rappresentanti dei Paesi dell’Unione Europea che avevano deciso di dar vita al sistema della moneta unica, di adoperarci per un più forte coordinamento delle politiche economiche dei governi. Avevamo la sensazione, chiarissima, che non sarebbe bastato il rispetto di ciascuno di noi per la disciplina che avevamo scelto, il famoso tre per cento del rapporto tra pil e debito pubblico imposto da Maastricht. Occorreva anche continuare il lavoro comune per far sì che insieme con il comportamento virtuoso dei singoli, necessario per restare all’interno del sistema, si facesse strada una forma di collaborazione più intensa e continuativa, dalla quale l’Unione Europea nel suo complesso sarebbe uscita rafforzata».

Fino ad approdare a quell’unione politica, e federale, agli Stati Uniti d’Europa, che in quell’epoca era lecito sognare e che invece nel tempo si sono rivelati un obiettivo molto più difficile da raggiungere? «L’auspicio era questo. Anche se a Bruxelles, quando l’euro fu varato, si parlava solo di moneta unica e di coordinamento delle politiche economiche. C’era un nesso evidente tra la decisione di entrare in un’epoca nuova, superando le difficoltà, e anche qualche diffidenza, che fino all’ultimo rischiavano di compromettere tutto, e l’impegno a fare in modo che il legame tra i diversi partners fondato sulla moneta unica si sviluppasse con comportamenti coerenti, dei quali tutti dovevano essere al contempo responsabili e garanti. È esattamente questo che è mancato o non è andato come si sperava. Ed è per questo che oggi ci troviamo a fronteggiare questa brutta crisi». (more…)

Ciampi: «La politica resti lontana dal credito»

aprile 23, 2010

Presidente Ciampi, lasciamo per un attimo da parte le sue dimissioni per motivi personali dal comitato dei garanti per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, per concentrarci, in una contingenza politica che vive una nuova fase di fibrillazione per la rottura tra Berlusconi e Fini, su due questioni di strettissima attualità: l’annuncio da parte di Umberto Bossi che la Lega, dopo il successo elettorale alle regionali, chiederà con forza la presidenza delle grandi banche del nord, e lo stato dei conti pubblici in questo 2010, che si prospetta come un cruciale anno di passaggio, dopo la «grande crisi globale» esplosa lo scorso anno.

Cominciamo dalle banche. È partito come si sostiene da più parti l’assalto alle fondazioni? Qual è il suo giudizio da ex governatore della Banca d’Italia e da ex ministro del Tesoro?
Penso si tratti di questioni sulle quali preferisco non entrare. Nel merito della questione relativa alle fondazioni bancarie, ricordo che ho espresso con nettezza il mio punto di vista già nel 1996, da ministro del Tesoro, alla settantaduesima giornata mondiale del risparmio. La legge Amato-Carli, sostenni, è stata un passaggio fondamentale di chiarimento istituzionale. Ha dato l’avvio alla privatizzazione del sistema bancario, agevolando la trasformazione delle banche pubbliche in società per azioni.

Dunque, una sorta di punto di non ritorno.
Sì perché venne sancito il principio che la banca, anche se di proprietà pubblica, è impresa. Una constatazione che vale in pieno anche oggi. Già allora emerse peraltro chiaramente che il primo nodo da sciogliere con la riforma riguardava la natura giuridica delle fondazioni di origine bancaria. Attività e funzioni degli enti – osservai sempre in quella occasione – dovevano essere ricondotte a quelle delle fondazioni private, disciplinate dal codice civile. In sostanza, il processo iniziato con la legge Amato-Carli doveva essere completato prevedendo una proprietà prevalentemente privata alle banche e consentendo alle fondazioni di realizzare a pieno la loro vocazione sociale. (more…)

Bobbio, maestro del dialogo

febbraio 5, 2010

Ciampi ricorda il filosofo e le sue riflessioni ancora attuali sulle trasformazioni della democrazia

CARLO AZEGLIO CIAMPI
Ho conosciuto Norberto Bobbio tardi, quando entrambi avevamo da un pezzo superato l’età cosiddetta della pensione, anche se né lui, né io ci trovavamo a vivere la condizione di pensionati.

Il tempo, purtroppo, ha spento le ultime voci di coloro che con Bobbio hanno condiviso non solo gli ideali, ma un lungo tratto di vita, fatto anche e soprattutto di legami di amicizia; di una consuetudine e una frequentazione assidue. Penso innanzitutto a Sandro Galante Garrone, Giorgio Agosti, Vittorio Foa, ma anche a Massimo Mila, Leone Ginzburg, Nuto Revelli. Quella società di amici che Bobbio considerava «la società etica per eccellenza, fondata su regole non scritte, cui si obbedisce spontaneamente, non per timore di una qualsiasi sanzione». (more…)