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La seconda vita di Cesarina Vighy

Maggio 2, 2010

A Cesare, 15 dicembre 2007 
Un barone della medicina, da me interpellato circa le cause che avrebbero provocato la mia malattia mi ha risposto di girare la richiesta al Padre Eterno! Quanto alla cura, non c’è, quindi non devo prendere niente (tranne gli psicofarmaci per stare un po’ tranquilla) e sperare che il decorso sia il più lento possibile. Dopo di che, ci ha scucito trecento euro (senza rilasciare fattura) perché eravamo due amici, altrimenti erano quattrocento.

Ad Alberto, 31 maggio 2008 
Avrai capito che sono molto malata. Io che mi vantavo di essere refrattaria all’influenza, di non avere mai la febbre. Di non aver fatto un giorno di malattia per dieci anni consecutivi (per lo Stato un record) sono privata delle pressoché uniche caratteristiche che ci distinguono dalle nostre sorelle (non cugine) scimmie: la postura e il linguaggio. I medici sono stati brutalmente chiari: non conoscono nulla di queste magagne neurologiche croniche e degenerative, tanto meno sanno curarle…

A Mirella, 15 giugno 2008 
Comunque finalmente «scrivo» e con grande piacere sto riordinando anche alcune poesie (ridi pure) per raggiungere un fine più volte conclamato: essere un poeta postumo cui andrà attribuito almeno il merito di non aver rotto le tasche agli amici perseguitandoli con i propri versi! (more…)

Il nuovo libro ”Scendo. Buon proseguimento” di Cesarina Vighy (Fazi Editore). Introduzione di Vito Mancuso

aprile 27, 2010

Cesarina Vighy

Scendo. Buon proseguimento

Introduzione di Vito Mancuso

In libreria: 30 aprile 2010

 Questo libro insolito, intimo, curioso, riunisce un corpus di mail di Cesarina Vighy. Raro e vivido esempio di scrittura epistolare moderna, la raccolta, dalla notevole tenuta narrativa, si legge come un romanzo per la coerenza dello stile e l’estrema varietà dei registri.

Attraverso la cronaca di eventi piccoli e talvolta piccolissimi, l’insieme di questi micro testi racconta per frammenti il parallelo progredire di una sindrome che priva a poco a poco della parola e la genesi, l’ideazione, la stesura dell’Ultima estate, il romanzo d’esordio pubblicato nel 2009 con cui Cesarina ha vinto il Premio Campiello opera prima imponendosi nella cinquina dello Strega.

Nelle mail, difficoltà, invalidità, dolori, procedono di pari passo con l’affermazione di sé e il successo pubblico, vissuti dall’autrice dallo spazio ristretto di una stanza cui la malattia e la conseguente decisione di negarsi al mondo l’hanno confinata. Nei mesi delle recensioni, delle tante attestazioni di affetto, degli inviti, cui lei non può aderire – sostituita ogni volta dalla figlia Alice -, il computer è l’unico mezzo di comunicazione possibile; grazie ai meccanismi della posta elettronica, Cesarina detta Titti invia messaggi, mette in copia, inoltra allegati, creando una piccola rete di amici cui dedicare anche poche parole quando le forze lo consentono. A raccogliere stati d’animo e sensazioni ci sono –in rappresentanza del mondo- l’amico d’infanzia, il cugino “svedese”, la confidente che crede in Dio, quella che non crede, fino all’immaginario professore di letteratura, alter ego scherzoso per i giochi pseudo-filologici con Alice. Rimandati da una mail all’altra, da un destinatario a un altro, i più intimi tra i corrispondenti diventano così veri e propri personaggi come Giancarlo, il premuroso marito lunatico, Ernesto, il piccolo nipote musicista, i gatti, figure del piccolo universo ricreato di colei che scrive.

Avanza intanto il blocco fisico e l’incapacità di comunicare se non per iscritto. Nella strenua difesa della propria identità di fronte al decadimento fisico, lo stile diventa un valore irrinunciabile,  mantenuto intatto dalla prima all’ultima mail. Precisazioni al limite del maniacale, citazioni colte, modi di dire familiari e alcune poesie si alternano con naturalezza e ad emergere prepotente è un black humour che stupisce e insieme diverte per il carattere di elegante imprevedibilità. La scrittura stabilizza e toglie tensioni e a prevalere è la volontà del bene: per l’amore come forza e frutto di intelligenza ordinata, spiccano senz’altro le mail “alla figlia ritrovata” con i consigli di una madre a sua volta ritrovata: lucida, dolce, saggia e, paradossalmente, proprio ora che il corpo cede e lo spirito è ridotto a pura voce, completa.

Cesarina Vighy

Nata a Venezia ma romana da decenni, ha esordito nel 2009 con L’ultima estate, romanzo che ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, vincendo il Premio Campiello opera prima, il Premio Cesare De Lollis e imponendosi nella cinquina dello Strega.

 Hanno detto de “L’ultima estate”

 «Magnifico inno alla vita che era ed è».

Marino Sinibaldi

 «Una scrittura animata da una giovanile spigliatezza e baldanza».

Lorenzo Mondo, ttL

 «Un addio alla vita con umorismo».

Daria Galateria, la Repubblica

 «Di fronte a questa storia vera (e mai retorica) si resta incantati».

Marta Cervino, Marie Claire

 «Una furia incendiaria stemperata dal senso dell’umorismo».

Antonella Fiori, D di Repubblica

 «Non perdete questo libro».

Maria Grazia Ligato, io Donna – Corriere della sera

 «Un romanzo che potrebbe (o dovrebbe?) vincere il Premio Strega».

Pier Mario Fasanotti, Liberal

Intervista a Cesarina Vighy

giugno 12, 2009

images“La morte è un tunnel. E io vi scrivo da lì”

 

Da qualche parte, sul foglietto delle Istruzioni, c’è scritto ben chiaro che dovremo un giorno avere coraggio. Qualcuno il foglietto lo nasconde, altri lo distruggono, altri ancora lo imparano a memoria e non fanno che ripeterlo a chi tende a dimenticarlo. Cesarina Vighy l’ha conservato a lungo, quel foglietto, e a settant’anni, dopo aver dedicato una vita ai libri e alla letteratura, dopo aver scoperto di avere la Sla e dopo aver deciso di curarsi, lo ha tirato fuori per farne la prima pagina del suo romanzo d’esordio, L’ultima estate (Fazi, pagg. 190, euro 18). (more…)