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E un raggio di sole illuminò Charlot

luglio 8, 2011

Con Chaplin nel Duomo di Parma

Alberto Bevilacqua per “Il Corriere della Sera

Chaplin. M’è capitata anche questa, nella vita mia. Andar dietro, passo passo, a Charlot, arrivato in Italia, a Roma anzitutto, ovvio. Chissà chi gli aveva raccontato di Pasquino, delle «pasquinate». E nella piazza contro l’angolo smussato di Palazzo Braschi, fermo davanti al gruppo marmoreo, ripeteva di saperlo perché si chiamava Pasquino, così battezzato dal nome di un sarto gobbo e beffeggiatore, come sapeva delle «polizze» di contenuto satirico, che venivano affisse, quasi messe in bocca al mitico gobbo, che prendevano di mira persone o istituzioni pubbliche (il Papa, la Curia), o i costumi, ma spesso anche persone private, scadendo in maldicenza.

Durante il Conclave da cui uscì eletto Pio VIII, la statua fu sorvegliata a vista da guardie armate. Ne sapeva assai più di me, Charlot. Persino che l’ultima pasquinata coincise con la visita di Hitler a Roma, fra archi trionfali e facciate di cartapesta: «Povera Roma mia de travertino!/ T’hanno vestita tutta de cartone/ pe’ fatte rimirà da n’ imbianchino». Gliela recitai, puntellandomi col mio scarso inglese, e Chaplin rise, dicendo che sarebbe caduta a pennello – era il caso di dirlo – nel suo Il grande dittatore. Chaplin aveva fatto una rapida incursione in Italia. Non gli andava troppo di dirigere quel suo ultimo film, che poi diresse per obbligo. Al produttore, per il quale lavoravo come datore di idee, espresse il desiderio di disporre di una guida per conoscere alcune delle nostre città. Nominò anche Parma. Il produttore mi convocò per ordinarmi, brusco e sarcastico come sempre: «Vai tu. Sei di Parma, no?». Prima di uscire dall’ufficio, trovai il fiato per dire: «Il genio preferirebbe fare Pasquino». Fui inseguito da un urlo: «Fuori dai piedi. Anche tu!». (more…)

«Mio padre Charlie Chaplin? Irraggiungibile anche per noi figli»

gennaio 20, 2010

Scene di vita quotidiana. Anzi. Scene di drammi quotidiani. Con un padre genio e una mamma un po’ più che birbante. Con un padre irraggiungibile. Per colpa di un «muro» eretto da una mamma generale. E un servizio d’ordine fatto di balie e bambinaie con il cuore tenero e il polso inflessibile. Lui, il genio, è Charlie Chaplin all’anagrafe. Charlot, in arte. Il padre di otto figli avuti da Oona O’ Neill (a sua volta figlio di un altro genio, Eugene, Nobel per la letteratura) e di tanti capolavori in celluloide che non smettono di affascinare grandi e piccini anche oggi che quell’uomo, quel genio è morto da più di 32 anni.
Lei, la «piccola», è Jane, sesta nata di quella nidiata, terzultima in ordine di comparizione per le visite della cicogna, autrice oggi di un volume, «17 minuti con mio padre» (Giulio Perrone editore, pp. 480, euro 18,50) in cui racconta il suo rapporto con quel famoso e inarrivabile papà. L’eccellente traduzione dal francese, firmata da Maria Camilla Brunetti, mette alla luce le difficoltà di un legame ricco dei diaframmi imposti da un sistema di vita e da una protezione esasperata che Oona innalzò per mettere il genio creativo del marito al riparo da ogni «disturbo». Al punto che Jane, oggi sposata e madre di due figli, sostiene di aver il ricordo di soli diciassette minuti insieme al suo papà sui vent’anni trascorsi in famiglia. (more…)