Posts Tagged ‘cina’

Le carezze di Kissinger al dragone cinese (comunista e capitalista)

novembre 24, 2011

In un libro l’ex segretario di Stato di Nixon ricorda le sue numerose missioni diplomatiche in Asia. E ammonisce l’Occidente: no al muro contro muro

Lodovica Festa per “il Giornale

Cina di Henry Kissinger (Mondadori, pagg. 514, euro 22) è un libro importante perché affronta un tema cruciale dell’attuale fase politica mondiale: il ruolo di Pechino nel prossimo futuro.

È anche affascinante, perché la narrazione degli incontri tra il Kissinger segretario di Stato di Richard Nixon con Mao Zedong e Zhouenlai è attraente, come sempre accade quando si osserva la storia da vicino, e include le chiacchiere, gli aneddoti, gli infortuni, le piccole schermaglie procedurali. Ed è infine un libro educativo, perché spiega come i destini delle nazioni non possano essere compresi soltanto attraverso le ideologie e ancor meno le psicologie: la materia di cui sono composti è innanzi tutto la storia (e la geografia). La millenaria storia dell’Impero celeste (che occupa quasi un quinto del ponderoso volume) è fondamentale, secondo l’autore, per spiegare le mosse di Mao, il padrone della Cina post 1949.

Sono decisive le costanti del Regno di Mezzo (in mandarino Zhongguo – così dal mille avanti Cristo si definisce la Cina perché si ritiene il centro del modo); l’unificazione dell’impero con Qin Shi Huang nel 200 a.C.; il peso della tradizione sia confuciana (osteggiata da Mao ma esaltata da Deng Xiaoping e fondamento dell’attuale regime) sia di Sun Tzu e della sua Arte della guerra, alla base dell’elaborazione maoista; il ricordo del secolo dell’umiliazione, tra metà ’800 e metà ’900, inflitta dalle potenze occidentali, poi dai giapponesi e infine in qualche modo dai sovietici. Tutto ciò, secondo Kissinger, spiega la politica cinese di oggi. E poi c’è la geografia. Per i cinesi il «nemico» veramente insidioso è sempre venuto dal Nord: i mongoli, i giapponesi e infine i sovietici. Ecco perché nel 1972, alla faccia dell’internazionalismo proletario, Mao è pronto a incontrare Nixon e a fare il tifo per lui (i democratici sono troppo mollaccioni con i sovietici, spiega il leader delle Guardie rosse) e a trovare uno sbocco alla guerra in un Vietnam che non è mai piaciuto troppo al Celeste Impero.

Se questo approccio storicistico di Kissinger è prezioso per chi vuol capire e non arrendersi alle propagande, è da rimarcare anche l’appello affinché non si isolino i cinesi, se ne comprendano le radici storiche, si impari dal loro passato. In quest’altra parte del libro, l’ex segretario di Stato Usa esorta l’Occidente a non commettere errori che porterebbero a conflitti dagli esiti non prevedibili e che per un secolo, afferma, bloccherebbero lo sviluppo dell’area del Pacifico. Gli ultimi capitoli del libro sono incentrati su questo tema, sviluppato attraverso il racconto degli incontri (oltre 40 in quarant’anni) con i leader post-maositi, a iniziare da Deng.

Questo contributo di Kissinger interviene in un dibattito attualissimo in cui non tutti dimostrano una serena fiducia nello spirito pacifico di Pechino. Richard McGregor, del Financial Times, con The Party (HarperCollins, 2010) descrive i modi autoritari e misteriosi del sistema comunista cinese. Di taglio analogo The Beijing Consensus di Stefan Halper (Basic Books, 2010), studioso già impegnato nell’amministrazione Nixon e oggi docente al Magdalene College di Cambridge. Inoltre l’ex direttore dell’Economist, Bill Emmot, con Rivals (Mariner Books, 2009) spiega la teoria della nuova Prussia: la Cina sarebbe come la Germania ottocentesca, aggressiva verso i vicini (oggi Vietnam e Taiwan, domani Corea, Giappone, India, Australia) e proiettata a costruirsi un sistema di influenze schiacciante accompagnato da un forte riarmo militare. Proprio come la Berlino che portò alla guerra nel 1914.

Per tornare a Kissinger, l’ex segretario di Stato di Nixon è particolarmente sensibile a questo argomento, e ricorda in proposito il memorandum che un dirigente del ministero degli Esteri britannico, Eyre Crowe, scrisse nel 1907, e nel quale si spiegava come la crescita della potenza tedesca (dalla flotta all’egemonia in Europa) fosse di per se stessa, al di là dei sentimenti pacifici o meno di Berlino, una sfida all’impero britannico che avrebbe portato al conflitto.

Il vecchio diplomatico americano ritiene tuttavia che costruendo una Comunità del Pacifico, lavorando sulle singole questioni con spirito pratico, tenendo conto della lezione devastante della stessa Prima guerra mondiale così ben prevista da Crowe, sarà possibile evitare che la mancanza di un vero equilibrio mondiale determini un conflitto. Ben avvertito sui rischi, Henry Kissinger sostiene che si può evitare di ripetere le catastrofi del passato. Qualche critico sostiene che, mosso da questo lodevole obiettivo, per eccesso di realismo egli dimentichi troppi drammi passati e attuali vissuti dal popolo cinese.
Per non parlare di quelli toccati ai tibetani e alle altre etnie guidate da quella Han.

Attacco hacker ai fornitori delle forze armate giapponesi. E il sospetto cade sulla Cina

settembre 21, 2011

La Mistubishi Heavy Industries ha reso noto che 80 dei suoi server e computer sono stati infettati con almeno nove tipi diversi di virus. Il governo non indica possibili responsabili, ma la stampa giapponese dice che gli investigatori avrebbero trovato alcune righe di codice connesso agli attacchi che farebbero pensare a un’azione di hacker della superpotenza

Joseph Zarlingo per “Il Fatto

Un attacco preciso, coordinato, su almeno 80 obiettivi diversi, durato diverse ore. Senza sparare un colpo. È il bollettino con cui la Mistubishi Heavy Industries, ramo militare della multinazionale giapponese e principale fornitore delle forze armate nipponiche, ha reso noto che 80 dei suoi server e computer sono stati infettati con almeno nove tipi diversi di virus. L’attacco è avvenuto un mese fa, ma solo oggi la stampa del Sol Levante ne ha avuto notizia da fonti interne al colosso industriale. I vertici dell’azienda si sono affrettati a dire che non sono state rubate informazioni segrete, specialmente quelle sui missili e sui sottomarini, apparentemente il principale obiettivo degli hackers. Il governo di Tokyo, però, non ha gradito la reticenza della Mhi: «Non è compito della Mitsubishi stabilire quali informazioni sono importanti – ha detto alla stampa un portavoce del ministero della difesa – Questo è compito del ministero. La Mitsubishi avrebbe dovuto informare il governo tempestivamente e avviare un’accurata indagine interna». (more…)

L´ultimo scandalo della Città Proibita

agosto 12, 2011

The National Palace Museum

La truffa dei biglietti, il club per miliardari. E opere rubate senza difficoltà. Shock a Pechino.  Il Palace Museum ha ammesso che i danni ammontano a diversi milioni di euro A maggio lo Jianfu Palace era stato trasformato in un circolo esclusivo per nuovi ricchi

Giampaolo Visetti per “la Repubblica”

Si chiama “Città Proibita” ma potrebbe essere ribattezzata “Città Concessa”. Inaccessibile in epoca imperiale, ermeticamente chiuso ai tempi di Mao, il simbolo della millenaria cultura cinese si sta trasformando nel self-service privato dei funzionari post-comunisti. Il più importante museo della Cina, nel cuore di Pechino, è scosso dagli scandali e le autorità della capitale temono di non riuscire a frenare l´indignazione e la rabbia che montano sul web. (more…)

DRAGONE SPIONE

agosto 4, 2011

Glauco Maggi per “Libero“, da “Dagospia

La Cina è il principale creditore degli Stati Uniti, di cui detiene centinaia di miliardi di dollari di bond, ma l'”amicizia” non è certo il sentimento che porta Pechino ad essere tanto solerte nel coprire i debiti di Washington.

Ieri, la notizia dell’attacco cibernetico globale lanciato dagli hacker contro il governo degli Usa e contro altre istituzioni (tra cui le Nazioni Unite), si è aggiunta al recente sfogo verbale arrivato dalle autorità economiche cinesi contro il modo in cui l’America conduce le sue finanze, e alle manovre di rafforzamento militare dell’Esercito del Popolo, in corso da anni, nel creare la netta impressione che la Cina stia giocando su due tavoli con Obama: da una parte i sorrisi del G2 ai meeting bilaterali dei Due Grandi, da dove non esce mai pressoché nulla di concreto, né il controllo delle emissioni inquinanti né l’impegno a rivalutare lo yuan che il governo Usa chiede senza successo da anni; dall’altra, per l’appunto, una serie di iniziative ostili più o meno segrete. (more…)

La spartizione cinese dell’Europa

luglio 13, 2011

Carta di Laura Canali

Nell’ambito delle relazioni tra Europa e Cina, lo European Council on Foreign Relations ha pubblicato un report dal titolo provocatorio: “The Scramble for Europe”. All’indomani della visita nel Vecchio Continente del premier cinese Wen Jiabao, il parere del senior researcher Ecfr

Alessandro Aresu per “Limes

The scramble for Europe” riprende la nota espressione coloniale “scramble for Africa”, per raccontare una nuova spartizione in atto – seppur con regole, tempi e culture diverse – e che caratterizza, negli aspetti geopolitici e geoeconomici, il rapporto della Cina con l’Europa. Limes ne ha discusso col senior researcher Ecfr e co-autore del report, Jonas Parello-Plesner.

LIMES: Quali sono gli episodi fondamentali della “spartizione cinese” dell’Europa?

PARELLO-PLESNER: La sua accelerazione è legata alla crisi europea del debito. Il primo aspetto riguarda le promesse cinesi sul debito di Grecia, Spagna, Portogallo, Ungheria (che ha giocato la carta dell’interessamento cinese per rassicurare i mercati). Il secondo punto è il rapporto diverso che c’è ormai con investimenti cinesi che sarebbero stati fortemente criticati cinque anni fa, e che ora sono ovunque benvenuti. In Italia, pensate agli investimenti di China development bank – tramite Mandarin capital partners – nel gruppo Miroglio. L’altro elemento degno di nota riguarda l’azione cinese nel campo delle infrastrutture. (more…)

Hu Jintao, il colosso dello Stretto

luglio 10, 2011

Carta di Laura Canali

A poco più di un anno dalla scadenza del mandato, è il momento di riflettere sulla presidenza di Hu Jintao. L’economia della Repubblica Popolare Cinese è cresciuta, ma è una conseguenza delle riforme di Deng. I passi verso la riunificazione con Taiwan saranno il suo lascito più importante, anche perchè indietro non si torna

Francesco Sisci per “Limes

Al diciottesimo congresso del Partito comunista cinese, l’autunno prossimo, terminerà la permanenza al potere di Hu Jintao. Potrebbe tirare avanti per qualche altro anno, come i suoi predecessori Jiang Zemin e Deng Xiaoping, come presidente dell’importantissima commissione militare o come primo consigliere del governo, ma non sarà più presidente.  Sembra quindi giunto il momento adatto per tracciare un bilancio del suo operato.


Attribuire a lui molte delle conquiste cinesi di questi anni è discutibile: le Olimpiadi di Pechino 2008 erano state vinte dal predecessore Jiang; il successo economico, che ha portato la Cina a superare il Giappone come seconda economia del mondo in termini di pil, è il frutto delle riforme pensate da Deng e dei cambi strutturali fatti dal premier Zhu Rongji negli anni Novanta. (more…)

Ex Birmania, gli interessi delle multinazionali di Cina e India dietro le repressioni

luglio 9, 2011

I due potenti vicini si contendono le risorse e gli appalti in Myanmar. Tra le conseguenze della costruzione di grandi infrastrutture volute dal governo c’è la devastazione dei territori delle etnie autoctone. Che spesso insorgono, ma vengono represse militarmente dai generali di Yangon

Sonny Evangelista per “Il Fatto

Ci sono gli interessi delle grandi multinazionali indiane, cinesi, thailandesi ad alimentare il conflitto civile contro le minoranze etniche che dilania il Myanmar. Con i progetti di grandi opere infrastrutturali che il governo dell’ex Birmania ha avviato per incentivare lo sviluppo del paese ma anche per mortificare, in nome del progresso, le comunità indigene. Esemplare l’ultimo caso della diga e della centrale idroelettrica cinese sull’Irrawaddy, nel Nord del paese, che ha scatenato la reazione del popolo di etnia kachin: da qui la repressione militare su vasta scala, che include abusi e violenze sui civili, con metodi da “pulizia etnica”.

D’altro canto l’alto tasso di conflittualità interna, sostengono gli analisti, è una manna per i generali di Yangon, legittima il loro potere e il loro ruolo, che risulta così indispensabile per la tenuta della nazione e per la stabilità interna. Non per niente i generali non hanno mai cercato di tradurre in pratica l’accordo politico fondamentale raggiunto a metà degli anni ’90 con 17 eserciti riconducibili ad altrettante popolazioni indigene. Tale politica bellicista, inoltre, smentisce la origini stesse dell’Unione Birmana che nel 1947, in piena era post coloniale, nacque come stato federale, risultato della volontaria unione fra differenti gruppi etnici. (more…)

Le mani di Pechino sulla Sco

luglio 7, 2011

Carta di Laura Canali

Il meeting di Astana ha consacrato la Shanghai cooperation organization nel decennale della sua fondazione. Per i cinesi l’organizzazione serve a portare avanti i loro interessi politici, energetici e di sicurezza. L’apertura a India e Pakistan è uno schiaffo alla Nato, ma nasconde delle insidie

Daniela Lai per “Limes

Il summit di Astana del 14 e 15 giugno ha confermato la rilevanzadell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) sulla scena internazionale. Sorta in una delle regioni meno integrate del globo e comprendente Cina, Russia e quattro repubbliche centroasiatiche, la Sco si è dal principio sviluppato soprattutto grazie al sostegno di Pechino. Le sue origini risalgono infatti al Gruppo dei cinque di Shanghai, istituito nel 1996 col proposito di stabilizzare le regioni di confine, successivamente evolutosi nella Sco con l’inclusione dell’Uzbekistan (2001). (more…)

Cina e Sudan sempre più vicini

luglio 5, 2011

Il presidente sudanese Bashir, recentemente in visita a Pechino, ha nella Repubblica Popolare Cinese un alleato prezioso. L’isolamento diplomatico occidentale può essere controproducente in vista dell’indipendenza del Sud Sudan. Gli interessi petroliferi di Pechino nell’area

Paola Aguglia per “Limes

La Repubblica Popolare Cinese è il principale partner commerciale del Sudan e quest’ultimo ha rappresentato per la Cina una vera e propria porta d’entrata al continente africano. Il voto referendario che ha sancito l’indipendenza del Sud Sudan lo scorso gennaio non ha cambiato la situazione e il dragone asiatico si sta impegnando diplomaticamente affinché la separazione che avverrà in luglio non metta in dubbio la stabilità dei propri approvvigionamenti petroliferi.

In questo contesto si colloca la visita ufficiale di Omer Hassan al-Bashir
 in Cina, l’ultima in qualità di presidente del Sudan unito. Con un giorno di ritardo, martedì Bashir è riuscito ad atterrare a Pechino dove lo attendeva il suo omologo cinese Hu Jintao. Le ragioni del ritardo rimangono poco chiare: secondo quanto riportato, il volo presidenziale, decollato da Teheran, è stato costretto a cambiare rotta e tornare in Iran mentre stava sorvolando il Turkmenistan, posticipando così di 24 ore l’arrivo in Cina.  (more…)

La visita di Wen Jiabao e gli affari della Cina in Europa

luglio 1, 2011

Il premier cinese è stato in Ungheria, Inghilterra e Germania. Per Pechino comprare il debito dei paesi dell’eurozona in crisi è una scommessa vinta in partenza, anche se questi fossero insolventi

Giorgio Arfaras per “Limes

«Se l’Europa è in difficoltà la aiuteremo. La Cina è disposta ad aiutare i paesi a seconda delle loro necessità acquistando una certa quantità del loro debito pubblico».Così il premier cinese Wen Jiabao nel corso della sua visita in Germania. Qual è il movente dei cinesi? Perché tanto spirito cooperativo?


Ampliamo un ragionamento già fattoLa Cina ha accumulato, come contropartita dei propri avanzi commerciali, enormi riserve valutarie, investite soprattutto nel debito pubblico statunitense. Ora si guarda intorno, per due ragioni: la diversificazione del proprio portafoglio – non può investire solo nel debito pubblico statunitense e in dollari – e le occasioni che si presentano. (more…)

I ribelli libici sbarcano a Pechino

giugno 28, 2011

Dietro la visita di Mahmud Jibril, la ricerca cinese di un nuovo stile diplomatico

Gabriele Battaglia per “Peacereporter

“Nel 1979 ci siamo persi trattando solo con lo Scià in Iran, nel 1989 idem nella Romania di Ceausescu, proprio mentre il suo regime crollava, e nel 1999 nella Serbia di Milosevic. Nel 2011, la Cina deve farsi più furba”.
Queste parole, pronunciate da un anonimo accademico cinese, spiegano perfettamentela scelta di Pechino, che ha ricevuto Mahmud Jibril per colloqui formali con il ministro degli Esteri, Yang JiechiJibril è attualmente il capo del governo provvisorio dei ribelli libici, già lobbista degli interessi angloamericani all’interno del regime diGheddafi. (more…)

‘L’Italia si adegui, i Brics sono più di un acronimo’

giugno 18, 2011

Brasile, Russia, India, Cina e ora Sudafrica stanno dimostrando che c’è un’alternativa di successo al modello economico occidentale, e si stanno organizzando anche politicamente. L’Italia nei loro confronti è molto in ritardo. Il parere del senior economist dell’Ocse

Niccolò Locatelli per “Limes

Andrea Goldstein è senior economist dell’Ocse. Il suo ultimo libro, “Bric – Brasile, Russia, India, Cina alla guida dell’economia globale“, analizza l’ascesa di questi paesi.


LIMES: Perchè i Bric, ora Brics con l’ingresso del Sudafrica, sono più di un acronimo? Quali elementi hanno in comune?
GOLDSTEIN: 
I Bric sono una metafora dell’emergere di una nuova geografia economica; la loro caratteristica comune più importante è quella di essere grandi paesi: occupano il 26% della superficie terrestre, su cui vive il 42% della popolazione mondiale. Sono anche la metafora del sopravvento della sfera economico-finanziaria sulla politica: basti pensare che l’acronimo è stato coniato da un economista della banca d’affari Goldman Sachs, e qualche anno dopo i rispettivi capi di Stato hanno cominciato a riunirsi. Infine, sono una metafora dei costi e delle opportunità che apre la globalizzazione. Oggi rappresentano più del 14% del prodotto interno lordo mondiale. (more…)

La partita tra Usa e Cina avrà uno svolgimento Pacifico

giugno 7, 2011

Il mar della Cina meridionale è al centro degli interessi economici e strategici di numerosi paesi. Il notevole sviluppo navale cinese e il desiderio degli Usa di rimanere protagonisti nell’area aggravano le tensioni

Stefano Felician per “Limes

Per secoli il mare Cinese meridionale è stato un luogo di incontro e scontro di molte civiltà; per Cina, Vietnam, Malesia, Indonesia e Filippine lo specchio d’acqua è vitale, anche per motivi di sicurezza, come dimostrato più volte durante il Ventesimo secolo. Basterà ricordare le operazioni anfibie della seconda guerra mondiale, l’isola “provincia ribelle” di Taiwan o l’incidente del Golfo del Tonchino, che diede inizio formalmente alle operazioni militari americane in Vietnam.

L’apparente stabilità politica odierna nasconde una serie di questioni aperte. Il ruolo del mare è strategico in questa regione, stante il carattere insulare di moltissimi Stati; sulla stessa area insistono poi importanti rotte commerciali nonché interessanti prospettive di sfruttamento dei fondali marini. (more…)

Usa-Cina la fatica del potere

Mag 30, 2011

Bill Emmott per “La Stampa

Desideriamo tutti la semplicità, o almeno spiegazioni facili. Mentre Barack Obama compiva il suo tour trionfale, da celebrità politica numero uno in Europa, in tanti hanno voluto credere che l’America resta la potenza mondiale dominante, egemonica, nonostante tutte le profezie di un suo declino. Pochi giorni dopo, alla notizia che la Cina si sarebbe presto dotata di una base navale in Pakistan, in tanti l’hanno interpretata come una defezione di Islamabad nel campo cinese, a conferma che il potere andava a Oriente. Quale delle due affermazioni è corretta? Nessuna.

La realtà è molto più complessa. La natura e la distribuzione del potere nel mondo sono cambiate. E’ una mutazione avvenuta gradualmente nel corso degli ultimi decenni, ma ogni tanto un improvviso spiraglio di luce svela il grado di cambiamento. (more…)

L’asse Cina-Pakistan sulla nuova ‘Via della Seta’

Mag 17, 2011

La Zona Economica Speciale di Kashgar come punto d’arrivo della Karakoram Highway: un legame politico che viaggia sui flussi dell’economia

Gabriele Battaglia per “Peacereporter

I legami tra Pechino e Islamabad si rafforzano “secondo caratteristiche cinesi”, viaggiano sulle infrastrutture e si corroborano con gli investimenti, fino a rispolverare la formula che ha dato il via al boom del Dragone trent’anni fa: le Zone Economiche Speciali.

Da tempo ormai la Karakoram Highway, che congiunge Pakistan e Cina – l’area di Abbottabad con Kashgar, nello Xinjiang – è l’arteria su cui viaggiano le relazioni tra i due Paesi. Relazioni molto concrete: Pechino investe massicciamente non solo nella regione pachistana di frontiera del Gilgit-Baltistan (“Territori del Nord” in italiano), ma giù lungo tutto il percorso. Sono ormai circa 150 le imprese cinesi che operano in Pakistan per oltre undicimila lavoratori, tra operai e ingegneri, provenienti dal Celeste Impero. Costruiscono infrastrutture, fanno ricerche minerarie, allestiscono reti di telecomunicazioni, centrali elettriche, deviano i corsi d’acqua. (more…)

Terre rare, le materie prime dell’hi-tech sono un monopolio cinese. E i prezzi si impennano

gennaio 1, 2011

Tagli all’export e un impegno mai visto per stroncare i traffici illegali. Un problema “interno” che interessa però la metà del commercio mondiale delle preziose “rare earth”. Per gli importatori si impone una nuova strategia

Matteo Cavallito per “Il Fatto

La notizia turba da un paio di giorni il sonno degli importatori e, in definitiva, non potrebbe essere altrimenti. Con un annuncio decisamente poco rassicurante, il ministro per il commercio estero cinese Chen Deming ha sancito un nuovo significativo taglio alle esportazioni delle cosiddette “terre rare”, i preziosi elementi di cui il suo Paese è, di fatto, l’unico produttore mondiale. Nel primo semestre del 2011, la Cina ne esporterà sui mercati esteri circa 14.500 tonnellate, più o meno il 35% in meno rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Un taglio notevole che si somma al -40% registrato in tutto l’arco del 2010. Ma a lanciare un segnale inequivocabile al resto del mondo non ci sono solo cifre ufficiali quanto piuttosto un’importante novità di sicuro impatto. Per la prima volta Pechino avrebbe infatti deciso di fare davvero sul serio colpendo, come mai prima d’ora, il suo principale concorrente di mercato: il traffico illegale. (more…)

Aprirsi al mondo la via di Tokyo per la rinascita

novembre 23, 2010

Joseph Nye, da “La Stampa

Le attuali tensioni fra Cina e Giappone hanno riacceso il dibatti to sul declino nipponico dopo il suo momento di gloria, negli Anni 80. Nella misura in cui questo senso di declino è fondato sulla realtà, il Giappone potrà riprendersi?

L’economia giapponese ha sofferto due decenni di crescita lenta per l’inadeguatezza delle decisioni politiche seguite al crollo della massiccia bolla speculativa sul prezzo degli asset nei primi Anni 90. Nel 2010, l’economia cinese ha superato globalmente quella giapponese anche se è solo un sesto in termini pro capite. Nel 1988 fra le prime dieci aziende al mondo per capitalizzazione di mercato otto erano giapponesi, oggi non ce n’è nessuna. Ma, nonostante le sue recenti scarse performance, Tokyo mantiene risorse impressionanti. Ha la terza economia del mondo, industrie sofisticate e le forze militari convenzionali meglio equipaggiate tra i Paesi asiatici. (more…)

Cina, si riempiono i gulag

novembre 8, 2010

Liu Xiaobo

Dopo il premio Nobel assegnato a Liu Xiaobo, molti dissidenti sono spariti. E sono finiti nei cosiddetti Laogai, la versione locale dei campi di lavoro staliniani

Federica Bianchi per “L’Espresso

Il 10 dicembre, quando verrà consegnato il premio Nobel per la pace al professor Liu Xiaobo, il pensiero non sarà diretto a Oslo ma a Mosca. Perché, nel nostro immaginario, l’Urss di ieri, l’Urss dei gulag, rimanda alla Cina di oggi. Non solo Liu incarna le vesti del dissidente sovietico, con quegli occhiali da professore pacifico, i libri di Kafka sulla vita (e la morte) in una burocrazia dittatoriale, la prigione fredda di Jinzhou nel nord del Paese, dove i prigionieri sono costretti a scavare in miniera. Ma i gulag in Cina esistono ancora, e sono la prova che è a tutti gli effetti una dittatura.

Nelle sue carceri, soprattutto nei laogai, ovvero i campi di lavoro modellati sui gulag sovietici, la violenza fisica è lo strumento con cui spezzare la schiena ad ogni forma di dissenso. Chi entra non è mai certo di uscirne. E, se ne esce, è difficile che lo faccia da uomo (o donna) sano. Nei laogai, ma anche nei laojiao, che ne sono la versione più moderna ma non meno feroce, non si lavora solo 16 ore al giorno.

Qui la tortura è quotidiana: elettroshock su tutto il corpo, stuzzicadenti negli occhi e nei genitali, convivenza con topi ed escrementi, mancanza di soccorso in caso di malattia fino alla morte senza sedativi ma con spese, per il trasporto della salma, a carico dei familiari. Si può entrare in carcere a 12 anni e uscirne morti a 15, come nel caso di una bambina tibetana. A subire le torture peggiori sono i seguaci della setta del Falun Gong, le minoranze etniche – soprattutto tibetani e uiguri – e i dissidenti politici. In pochi sanno che in questa rete dell’orrore di cui non si conoscono i numeri esatti (la Fondazione Laogai stima almeno 50 milioni di vittime dal 1949) languono da vent’anni una trentina di ex studenti arrestati durante il massacro di Tiananmen (4 giugno 1989). (more…)

Un missile cinese cambierà la geopolitica

settembre 14, 2010

Nell’articolo: E allora: che cosa ci rivela tutto ciò? Tre cose. La prima è che la Cina è prossima – come mai è stata in passato – a mettere definitivamente a punto un missile in grado di mettere fuori gioco una portaerei. La seconda è che la produzione di un missile di questo tipo equivarrà a porre fine all’incontrastata egemonia statunitense sui mari, specialmente lungo le cruciali rotte oceaniche asiatiche. La terza e ultima cosa è che un missile DF-21D operativo accrescerebbe fortemente le tensioni che già serpeggiano in Asia

di Andrew Burt, direttore associato di InsideDefense.com, da “Il Sole 24 Ore
(Traduzione di Anna Bissanti)

«Potrebbe essere rivoluzionario, cambiare ogni cosa», ha scritto una fonte del governo degli Stati Uniti. «Potrebbe spalancare le porte a una nuova era dell’ordine internazionale», ha scritto un’altra. «Potrebbe mettere fine al nostro modo di intervenire», mi ha riferito un funzionario di alto grado in pensione. Ciò a cui si riferiscono questi ex o attuali esponenti dei più alti gradi dell’esercito è qualcosa di cui non avete mai sentito parlare prima. Si tratta del missile cinese denominato Dong Feng 21D, in sigla DF-21D. ù

Prima di tutto sarà bene contestualizzare la notizia: le portaerei della Marina Usa possono proiettare la potenza americana in ogni angolo del pianeta. Le superportaerei sono enormi navi a propulsione nucleare, lunghe fino a 330 metri, in grado di trasportare 85 aerei e oltre 6mila effettivi. E al prezzo di 4,5 miliardi di dollari l’una sono pressoché capaci di dare il via e combattere una guerra per conto proprio.

Per molti aspetti le superportaerei costituiscono l’ossatura portante della politica estera americana. La crisi dello Stretto di Taiwan del 1996 ne costituisce un ottimo esempio: nel periodo preliminare alle prime elezioni presidenziali della storia di Taiwan, la Cina condusse una serie di test missilistici allo scopo d’incutere timore nell’elettorato taiwanese. I cinesi speravano che un’ostentazione della loro potenza militare avrebbe dissuaso la popolazione taiwanese dall’eleggere politici separatisti. Quando tra Pechino e Taipei andò crescendo la tensione, Washington inviò due portaerei verso la costa cinese. Il messaggio diretto alla Cina era chiaro: non potete permettervi un conflitto con Taiwan perché noi interverremo. Pechino fece un passo indietro, i taiwanesi votarono liberamente e in Asia la situazione rimase tranquilla e sotto controllo. (more…)

Sta in Cina il mondo immaginato da Keynes

luglio 13, 2010

Nell’articolo:  La teoria economica sostiene che tutte le crisi sono provocate da bolle speculative o da una crescita troppo sostenuta, dunque se si riescono a prevenire le bolle si riescono a prevenire le crisi. Quello che conta per “livellare il ciclo” non sono le politiche di stimolo messe in campo dopo che il disastro è già avvenuto, è intervenire nei momenti di boom e bloccare le bolle sul nascere

di Fan Gan, direttore dell’Istituto nazionale di ricerca economica cinese (Traduzione di Fabio Galimberti), da “Il Sole 24 Ore

La crescita cinese quest’anno potrebbe avvicinarsi al 10 per cento. Mentre altri paesi sono ancora alle prese con la crisi economica e le sue conseguenze, per la Cina il problema – ancora una volta – è come gestire il boom.
Il mercato dell’edilizia si è stabilizzato grazie ai provvedimenti adottati per prevenire una bolla speculativa, e sono attese prossimamente altre misure correttive. È una buona notizia per l’economia cinese, ma forse lascerà delusi tutti quelli che davano per scontato che il governo di Pechino avrebbe lasciato che la bolla si gonfiasse a oltranza, fino a scoppiare.

La crescita in generale sarà influenzata dalle misure sul fronte immobiliare? Dipende da cosa si intende per «influenzata». Prezzi delle attività più bassi possono rallentare la crescita complessiva degli investimenti e del Pil, ma se il rallentamento consisterà (ipotizziamo) nel passare dall’11 al 9% di crescita, la Cina eviterà il surriscaldamento dell’economia continuando a godere di una crescita forte e sostenibile.

In realtà, per Pechino l’attuale tasso di crescita annualizzato degli investimenti immobiliari (37%) è un dato molto negativo. L’ideale sarebbe che frenasse fino, diciamo, al 27% quest’anno!

La Cina registra una crescita economica forte e costante da trent’anni, senza significative oscillazioni e interruzioni (finora). Se si esclude il rallentamento del 1989-1990, seguito alla crisi di piazza Tienanmen, la crescita media annua in questo periodo è stata del 9,45%, con un massimo del 14,2% nel 1994 e nel 2007 e un minimo del 7,6% nel 1999.
Mentre quasi tutte le economie principali hanno affrontato momenti di crisi nelle prime fasi della loro crescita economica, la Cina sembra – non si sa per caso o per altre ragioni – costituire un’eccezione, e questo scatena periodicamente previsioni di un “tracollo imminente”. (more…)

La vicenda dello yuan spiegata a un marziano

luglio 5, 2010

Ecco perché la Cina tiene in pugno l’economia degli Stati Uniti, e un po’ anche la nostra. Che cosa significano fluttuazione, convertibilità, rivalutazione dello yuan?

Nell’articolo: Man mano che la Cina si arricchisce, impiega la propria liquidità per assicurarsi una crescita economica stabile: compra giacimenti di materie prime (gas naturale, petrolio, metalli etc.) dall’Afghanistan alla Nigeria, dall’Iran al Venezuela; investe come nessun altro paese al mondo nello sviluppo e l’applicazione delle nuove energie alternative; ogni anno rimpingua le casse di Washington acquistando i loro Treasury Bond, ovvero il corrispettivo dei nostri BOT, i titoli che uno stato mette in vendita per dividere con gli azionisti i propri debiti, e li paga con gli stessi dollari coi quali gli Stati Uniti, a loro volta, avevano comprato dalla Cina magliette, scarpe, computer, bulloni, penne, televisori e tutto il resto dell’armamentario da esportazione prodotto nella Repubblica, alimentando il circolo vizioso che impoverisce sempre di più gli yankees (non solo la squadra di baseball di New York) ed arricchisce sempre di più la Terra di mezzo

da “ilpost”

Non tanto per capire meglio, ma semplicemente per capire il significato reale della dicitura esoterica “convertibilità dello yuan”, è necessaria un’infarinatura di storia del mercato valutario, esperienza per certi versi molto noiosa della quale proverò a fare un riassunto semplice e comprensibile.

Nel 1944, dopo che la Grande Depressione aveva dilaniato l’economia di mezzo mondo e creato i presupposti per la Seconda Guerra Mondiale, la Società delle Nazioni, che di lì a poco avrebbe cambiato nome in Nazioni Unite, decise che fosse il caso di istituire un sistema valutario internazionale per evitare ulteriori crisi economiche globali.

44 nazioni mandarono i propri delegati a Bretton Woods, località del New Hampshire, per fondare un sistema che permettesse di regolamentare il mercato internazionale, istituendo il “sistema aureo”. Decisero che da ora in avanti, era il luglio del 1944, tutti gli stati avrebbero adottato una politica monetaria che facesse riferimento al dollaro, il quale veniva fissato al valore di un bene materiale che avrebbe costituito le riserve economiche nazionali: l’oro.

In pratica, ogni banconota da un dollaro aveva un corrispettivo reale misurato in once d’oro, e quando la banca centrale emetteva nuova cartamoneta, implicitamente garantiva che se mai un giorno il signor John Wayne, per esempio, si fosse recato in banca per cambiare i suoi soldi, gli avrebbero dato un’oncia d’oro ogni 35 dollari. (more…)

Hu Jintao è stato meglio della Merkel

luglio 4, 2010

Nell’articolo: La crescita dell’economia mondiale si è assestata sul 4% e la Cina genera da sola l’1% di questo incremento. In altre parole, dobbiamo alla Cina il 25% dell’indice di espansione economica mondiale

di Moisés Naim per “Il Sole 24 Ore“, (Traduzione di Graziella Filipuzzi)

Chi, tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente cinese Hu Jintao, si è meglio comportato nel corso di questa crisi economica? Il cinese.
Certamente questa affermazione sarà per molti sorprendente e perfino incredibile. Ci siamo abituati a sentire che sono i bassi stipendi e le sfavorevoli condizioni di lavoro che prevalgono in Cina a contagiare il resto del mondo con la disoccupazione e a imporre la tendenza al ribasso dei salari nei paesi concorrenti.

La Cina viene anche accusata di mantenere basso il valore dello yuan in maniera artificiosa, una situazione che determina un’ulteriore riduzione del costo delle proprie esportazioni e un rincaro dei prodotti d’importazione. Pochi giorni fa, Jeffrey Immelt, amministratore delegato di General Electric, ha detto che la sua società si confronta in Cina con il peggiore clima per lo sviluppo delle imprese degli ultimi 25 anni.
A essere noti sono anche l’autoritarismo della Cina, le violazioni dei diritti umani, i costanti furti di proprietà intellettuale e la sua amicizia con qualsiasi tiranno disposto a mettere a sua disposizione le proprie materie prime. Regimi spaventosi come quelli della Corea del Nord, Myanmar o dei sanguinari autori del genocidio in Darfur possono contare sull’appoggio cinese. (more…)

Il voto sull’Iran è un segnale della virata a occidente della Cina

luglio 2, 2010

Original Version: Iran vote shows China’s Western drift

Il voto della Cina a favore delle sanzioni contro l’Iran segna un cambiamento nella posizione cinese nell’arena internazionale, che potrebbe essere causato dalla sempre maggiore interdipendenza economica tra la Cina e l’Occidente – scrive  Jian Junbo, professore associato presso l’Istituto di Studi Internazionali dell’Università Fudan, con sede a Shanghai, in Cina

Nell’articolo: Allo stesso tempo è diminuita l’importanza delle ideologie nelle questioni internazionali, mentre gli interessi economici dominano ora la maggior parte delle strategie. Le collaborazioni tra gli stati sono dettate più che mai da interessi nazionali piuttosto che da interessi comuni

da “Medarabnews

All’inizio di giugno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione che inasprisce le sanzioni contro l’Iran, imponendo un embargo alla vendita di armi e espandendo il blocco dei beni del Corpo della Guardia Rivoluzionaria in risposta all’attività di arricchimento dell’uranio portata avanti da Teheran, accusata da altri paesi di perseguire scopi militari sebbene il regime iraniano sostenga che il proprio programma nucleare ha obiettivi pacifici.

Ciò significa che la Cina, in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza e di tradizionale amico dell’Iran, si è comportata in maniera inusuale avendo votato a favore di questo quarto round di sanzioni dell’ONU.

Li Baodong, il rappresentante permanente della Cina alle Nazioni Unite, ha spiegato che il voto favorevole della Cina a questa risoluzione “aveva lo scopo di riportare l’Iran al tavolo dei negoziati e di lanciare nuovi sforzi diplomatici”. Alla sua spiegazione ha fatto eco il portavoce del ministero degli esteri di Pechino, Qin Gang, il quale ha affermato che l’impasse nucleare dovrebbe essere risolta attraverso il dialogo e la diplomazia. (more…)

Ecco tutto quello che c’è da aspettarsi dalla nuova politica monetaria della Cina

giugno 22, 2010

Il superyuan serve al commercio internazionale ma può provocare tensione nell’area euro

Nell’articolo E’ ragionevole ipotizzare che la stella polare del “nuovo” regime di cambio annunciato sarà appunto l’andamento delle esportazioni nei suoi riflessi sullo sviluppo interno del reddito e dell’occupazione, che resta un obiettivo irrinunciabile per la stabilità socio-politica della Cina, alla quale anche Stati Uniti e resto del mondo hanno assoluto bisogno

Paolo Savona per “Il Foglio

L’annuncio che la Cina è disposta a ritornare a una flessibilità guidata del cambio estero dello yuan giunge pochi giorni dopo l’avvertimento rivolto al G20 che non avrebbe gradito che si parlasse di questo argomento nelle prossime riunioni in Canada. Evidentemente le autorità cinesi si sono poste il problema di come avrebbero dovuto reagire nel caso in cui qualcuno lo avesse fatto e hanno preferito mettere le mani avanti, sopratutto se questo qualcuno fosse gli Stati Uniti sotto la spinta dalle pressioni ancora vive nel loro Congresso. Subito dopo hanno però precisato che le rivalutazioni dello yuan saranno graduali.

Questa puntualizzazione può significare che la Cina torna al regime valutario pre-crisi 2007-2009 prendendo a riferimento un paniere di monete la cui composizione non è mai stata resa nota, che equivale a una flessibilità del cambio non centrata sul solo dollaro; ora però dentro il paniere c’è un euro debole che premerebbe sulla sottovalutazione dello yuan, imponendone una significativa rivalutazione. Oppure significare l’introduzione di un regime di flessibilità controllata dosata dagli effetti che si produrranno sulle loro esportazioni e sugli andamenti economici interni. Non a caso si sono anche affrettati ad aggiungere che le rivalutazioni saranno decise sulla base dei interessi. (more…)

La spallata del cipputi cinese

giugno 14, 2010
Nell’articolo: “Le sue vertenze non riguardano, come a Pomigliano, la conservazione di stabilimenti e posti di lavoro ma la più classica delle rivendicazioni sindacali: più soldi, molti soldi in più nella busta paga rispetto agli attuali 120-140 euro al mese e meno ore, molte ore di lavoro in meno, rispetto alle dodici al giorno, comuni in Cina anche nelle fabbriche tecnologicamente avanzate”

MARIO DEAGLIO per “La Stampa

Come si dice Cipputi in cinese? L’operaio metalmeccanico, reso celebre dalle vignette di Francesco Tullio Altan, è in agitazione: non più nelle fabbriche dell’Italia Settentrionale, ma a Shanghai, Canton, Guangzhou e in decine di altri centri nevralgici che fanno della Cina la più dinamica economia del mondo. 

A differenza del Cipputi italiano che ormai ha superato la mezza età e guarda alla pensione, il Cipputi cinese è giovane, relativamente istruito, con molte ambizioni e una vita di lavoro davanti a sé. Il Cipputi italiano ha probabilmente una piccola auto, un po’ vecchiotta, che gli serve spesso per andare a lavorare e qualche volta per andare al mare, il Cipputi cinese ha un telefonino – ce ne sono in Cina circa 700 milioni – che gli serve, tra l’altro, per organizzare scioperi e manifestazioni. (more…)

Tratta di donne, piaga d’Asia, in Cina si compra dalla Corea

giugno 13, 2010

Nell’articolo: “Il traffico serve in qualche modo a “tamponare” un vulnus cinese. La politica del figlio unico – perseguita per frenare l’esplosione demografica del Dragone –, oltre ad aver provocato un numero altissimo di aborti di bambine, rischia di fare collassare gli equilibri sociali del gigante asiatico. E di ridimensionare le sue ambizione geo-politiche”

Luca Miele per “Avvenire

Da una parte c’è un Paese stremato dalla miseria. Dall’altra il gigante asiatico che vuole conquistare il mondo. Di qui la carestia e la politica “folle” del dittatore Kim Jong-il, che costruisce armi nucleari, sfida la comunità internazionale e affama la popolazione del suo Paese. Dall’altra la politica del figlio unico che sta infliggendo profonde ferite all’equilibrio sociale del Dragone. Ad allacciare Corea del Nord e Cina – con la prima che gravita politicamente, economicamente e militarmente nell’orbita della seconda – è sempre di più un traffico “particolare”. 

Di donne. La denuncia arriva da AsiaNews, che ha ripreso un’inchiesta del reporter giapponese dell’Asahi, Daisuke Nishimura. Per la drammatica mancanza – si calcola che in Cina nascano circa 119 maschi per 100 femmine e che in alcune province il gap esploda a 130 maschi contro 100 femmine – si “acquistano” donne dal Paese vicino. Che in alcuni casi vengono date in moglie. In altri, avviate alla prostituzione.  (more…)

Perché le idee cattive scacciano le buone

giugno 7, 2010

Nell’articolo: Il Partito comunista cinese ha emesso nel 1981 la sua diagnosi sulla gestione di Mao: «Ha commesso errori di enorme portata e lunga durata e, lontano dal condurre una corretta analisi su diversi problemi, ha confuso ciò che era giusto con ciò che era invece sbagliato e ha scambiato il popolo con il nemico. In questo consiste la sua tragedia»

Moisès Naim per “Il Sole 24 Ore“, (Traduzione di Graziella Filipuzzi) 

La necrofilia è l’attrazione sessuale per i cadaveri. La necrofilia ideologica è invece l’amore cieco per idee ormai defunte. Si tratta di una patologia che risulta essere più diffusa nella sua versione politica che in quella sessuale. Accendete la tv stasera e vi troverete davanti a un qualche politico appassionatamente innamorato di idee che già sono state sperimentate e hanno fallito. Oppure assisterete alla difesa di idee la cui falsità è stata dimostrata con prove inconfutabili.

Come tutte le patologie, la malattia presenta casi più leggeri, al limite della comicità, e altri estremi e pericolosi. Prendiamo i seguaci di Mao. «Il comunismo è il sistema più completo, progressista, rivoluzionario e razionale della storia dell’umanità. Il sistema ideologico e sociale comunista è il solo ad essere intriso di giovinezza e vitalità», scriveva Mao Tse-Tung nel Libro Rosso. (more…)

Cina e Stati Uniti si confrontano in Medio Oriente

giugno 2, 2010

Original Version: China, US jostle in Middle East

Richard Javad Heydarian per “Medarabnews

Questo secolo ha visto emergere la Cina come il principale sfidante allo status di superpotenza degli Stati Uniti. In modo drammatico, la Cina sta cominciando a stabilire la sua presenza nella regione altamente strategica, e ricca di risorse energetiche, del Medio Oriente, stringendo forti legami con le potenze regionali e cominciando gradualmente a sfidare l’egemonia israelo-americana nella regione. Grazie a decenni di rapidissima crescita economica, e accelerando la modernizzazione militare, la Cina ha ora sia la necessità che la capacità di impegnarsi in Medio Oriente.

Confinata ai margini durante la Guerra Fredda, la leadership cinese ha finalmente individuato una finestra di opportunità per fare il proprio ingresso nella politica regionale ed espandere le proprie esportazioni militari. Nel corso degli anni ‘80, la Cina criticò in maniera crescente il disinteresse sovietico ad assistere le “potenze revisioniste” regionali come la Siria contro gli alleati degli Stati Uniti. Di conseguenza, essa cercò di guadagnare influenza nella regione, stringendo forti legami con le principali potenze antiamericane dell’area.

Il Medio Oriente è stato teatro dei conflitti della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. La regione diventerà un campo di battaglia nel conflitto del XXI secolo tra una Cina in ascesa e la potenza stagnante degli Stati Uniti? (more…)

Cosa cambia se l’Fmi parla cinese

Mag 30, 2010

di Moisès Naim per “Il Sole 24 Ore“, traduzione di Graziella Filipuzzi

Molto probabilmente non avrete mai sentito parlare di Zhu Min. L’economista cinese, personaggio poco noto al grande pubblico, potrebbe essere in grado di prendere decisioni che interesseranno voi e la vostra famiglia. Il dottor Zhu potrebbe diventare il prossimo direttore del Fondo monetario internazionale.
L’Fmi, organizzazione fondata nel 1944 per stabilizzare il sistema finanziario mondiale, conta 186 stati membri e dispone del potere sufficiente per imporre condizioni ai paesi che cercano il suo aiuto economico.

Di solito, le richieste venivano dai paesi africani e sudamericani, ma quelli europei si sono aggiunti alla lista. L’Fmi ha giocato un ruolo fondamentale nel salvataggio della Grecia e ha appena pubblicato un devastante rapporto sulla situazione economica della Spagna. Il Fondo consiglia l’immediata adozione di «radicali riforme ad ampio raggio» che contemplino un drastico taglio alla spesa pubblica, cambiamenti in un mercato del lavoro definito «disfunzionale» e la ristrutturazione di un sistema bancario che «presenta punti deboli… e rischi elevati». Il linguaggio dell’Fmi è tecnico, le riforme proposte sono severe e le conseguenze di questi cambiamenti nella vita degli spagnoli si prospettano enormi. Simile è il tenore degli interventi in Lituania, Islanda, Ungheria e altri paesi in crisi. (more…)

E’ la Cina il paradiso fiscale, non la Svizzera

Mag 11, 2010

Londra, Parigi e Berlino lanciano la Bank Tax, Washington tassa i bonus pagati dalle banche e Pechino offre ai banchieri rimborsi fiscali milionari. “E’ la geopolitica del Capitale stupid…” e ora anche i banchieri, a rischio sfratto da Wall Street e dalla City flirtano con Pechino

Una via d’uscita, anzi, un vero e proprio paradiso fiscale per i banchieri, per gli executive e per i super-manager dell’alta finanza che, in fuga dalle capitali e dalle piazze finanziarie d’Occidente, fanno ora rotta sulla Cina, allettati dai ricchi rimborsi fiscali che Pechino e Shanghai promettono ai professionisti della finanza.

Pechino controcorrente, almeno sul versante del fisco. Londra, Washington, Parigi e Berlino tessono, infatti, intese ad ampio raggio il cui obiettivo è duplice: più tasse sui contribuenti facoltosi e, soprattutto, l’adozione d’una imposta globale da applicare sui profitti delle banche e degli istituti di credito. In pratica, un contributo significativo che, abbinato alla tassa sui bonus incassati da banchieri ed executive d’elite, dovrebbe in un triennio riavvicinare l’alta finanza alla contabilità quotidiana di famiglie, lavoratori e piccole imprese, oltreché alle necessità dei conti pubblici. (more…)

Ora il Dragone vuole azzannare la Luna

aprile 26, 2010
Nel 1996 l’amministrazione americana guidata da Bill Clinton indicava «l’accesso allo spazio attraverso mezzi di trasporto statunitensi» come «un obiettivo strategico fondamentale per la sicurezza nazionale». Dieci anni più tardi, toccava alla squadra di Bush rincarare la dose: «La sicurezza nazionale a stelle e strisce è strettamente vincolata al controllo dello spazio». Eppure nonostante i proclami americani, la conquista dello spazio sembra avere un nuovo – incontenibile – protagonista: la Cina. Il programma spaziale di Pechino sta conoscendo una nuova epocale esplosione. Una “macchina da guerra” che erode velocemente il vantaggio competitivo degli Usa.

E – come ha scritto Kevin Pollpeter per lo Strategic Studies Institute – sfida «Washington militarmente, economicamente e politicamente». Con il 2010 che segna un’ulteriore, vertiginosa accelerazione: «Non si era mai visto – nota Craig Covault su ‘Spaceflight Now’ – un programma così ambizioso dai tempi della corsa spaziale degli anni Sessanta». È il 2003 l’anno che segna l’ingresso del Dragone nel novero delle potenze spaziali: la missione Shenzhou V porta il primo astronauta cinese nello spazio. Nel 2005 lo Shenzhou VI vola intorno alla Terra per cinque giorni con due astronauti a bordo. Tre anni dopo è la volta della prima “passeggiata” interstellare. In diretta tv il comandante Zhai Zhigang esce dalla navicella Shenzhou VII in orbita a 343 chilometri dalla terra. Con in mano la bandiera nazionale. Per i cinesi è un’ubriacatura di orgoglio patriottico ma anche un’esibizione muscolare, di grandeur simile a quella avvenuta – anche questa in mondovisione – con l’inaugurazione delle Olimpiadi. (more…)

Mao e Mercato, così la Cina va

aprile 21, 2010
A vent’anni dalla fine della guerra fredda, le democrazie faticano ad arginare la prima e vera crisi economica della globalizzazione. La Cina comunista, al contrario, non solo ne contiene l’impatto, ma sfrutta la contrazione della domanda estera per avviare riforme sociali ed economiche rivoluzionarie. Tra queste: maggiori garanzie per i lavoratori e un nuovo sistema monetario internazionale, possibilmente ancorato alla moneta nazionale.

Il nord della bussola della stabilità economica si sta inesorabilmente spostando in Cina grazie a una serie di cataclismi economici che ridisegnano l’aspetto macroeconomico del pianeta. L’ultimo, la crisi del credito e la recessione, ha catapultato Pechino tra le nazioni più potenti del mondo. Nessuno oggi può negare che il New Deal cinese sia stato l’ancora di salvezza della recessione e abbia evitato che questa degenerasse in una nuova grande depressione. E molti sono convinti che i cambiamenti in atto finiranno per spodestare il primato economico statunitense. (more…)

Cina, tanto bastone e tanta carota, l’arte prospera a patto che stia zitta

febbraio 13, 2010

Alla libreria francese di Gonti Xilu, così come a quella inglese di Fangcaodi Xijie, nel quartiere di Chaoyang, è il romanzo più venduto. Nelle due lingue, il titolo suona identico, Beijing Coma (Pechino è in coma è la traduzione italiana uscita per Feltrinelli), ma l’autore è cinese, si chiama Ma Jian, è esule, è all’indice. Secondo il premio Nobel Gao Xingjian, «è una delle voci più importanti e più coraggiose della letteratura cinese contemporanea»; secondo il sinologo Simon Leys, ha scritto la più penetrante diagnosi della vita in Cina oggi: una vita artificiale.

Chaoyang è il centro nervoso dello shopping e delle notti della capitale. A Sanlitun Lu c’è la sfilata dei bar e dei locali, andando verso il parco Ritan c’è il Mercato della Seta e il World Trade Center. Lo frequentano i capitalisti pechinesi e i pechinesi intellettuali. Nel nome dell’Occidente, i primi svuotano il portafogli, i secondi si riempiono la testa. In teoria il fine è identico, nella realtà no: se arricchirsi, infatti, «è glorioso», pensare, e quindi criticare, resta pericoloso. Di qui frustrazione, rabbia, disincanto. Il «coma» di cui parla Ma Jian è anche questa cosa qui: un cervello prigioniero del proprio corpo e da cui non si può evadere, esternamente piatto, quanto a encefalogramma, e tuttavia internamente presente, attento e quindi disperato. (more…)

Il portafoglio del Dragone

febbraio 12, 2010

Gli investimenti del fondo sovrano di Pechino dimostrano la sempre maggior interdipendenza tra economia cinese e statunitense

Non è solo il commercio ad alimentare tensioni e distensioni tra Cina e Stati Uniti. L’interrelazione stretta tra Pechino e Washington passa anche per il mercato finanziario, dove il fondo sovrano cinese svolge il ruolo di protagonista.

La China Investment Corporation (Cic) ha il compito di reinvestire parte delle riserve valutarie cinesi, che oggi ammontano a circa 2.400 miliardi di dollari. E’ nata nel 2007 per diversificare gli investimenti del Dragone, troppo concentrati sul buoni del Tesoro Usa. All’inizio aveva una dotazione di 300 miliardi di dollari, ridotti a circa 200 oggi. Dato che le riserve cinesi continuano a crescere, gli analisti prevedono una nuova iniezione di capitali, nell’ordine dei 200 miliardi di dollari, entro la prima metà di quest’anno.
Quando la Cic nacque, la moneta Usa stava svalutandosi. La Cina aveva perciò l’esigenza di creare uno strumento che collocasse parte delle proprie riserve in dollari su investimenti più redditizi. Doveva farlo prima che politiche decise altrove – alla Federal Reserve – prosciugassero troppo le ricchezze contenute nei propri forzieri. (more…)

E’ già “made in Cindia” la locomotiva del mondo

gennaio 29, 2010

di Federico Rampini

Un decennio è “un tempo infinito” per fare previsioni, dice l’economista Kenneth Rogoff rispondendo al sondaggio organizzato da Repubblica tra gli esperti riuniti al World Economic Forum. Non sembrano dello stesso parere i dirigenti di Pechino e New Delhi. Per i ritmi di aumento degli investimenti nella ricerca scientifica, la Cina e l’India hanno superato di slancio gli Stati Uniti.

Intanto Barack Obama, alle prese con una destra populista che cavalca la rivolta anti-tasse e anti-Stato, è costretto a tagliare i fondi all’istruzione. La California, un tempo la punta avanzata dell’innovazione, riduce le borse di studio e l’offerta di corsi universitari. Se è vero che “il decennio si prepara adesso”, come ci ha detto il commissario europeo Joaquin Almunia, l’Occidente è partito sul piede sbagliato. E’ indicativo il fatto che quest’anno a Davos i “malati” sotto osservazione sono Spagna, Grecia, Lettonia: tutti paesi dell’Unione europea, due dei quali sono membri anche dell’Eurozona. Lontani sembrano i tempi in cui la bancarotta di uno Stato sovrano poteva minacciare solo paesi emergenti, era un virus endemico in America latina o nel sudest asiatico. (more…)

Ci salvano i cinesi

dicembre 17, 2009

Tremonti scopre il feeling con la Cina perché Pechino investe nel debito italiano

di Francesco Bonazzi e Stefano Feltri

Dio benedica la Cina e il suo capitalismo a corto di democrazia, ma non di denari. Da nemico pubblico numero uno, buono per gli slogan più beceri della base leghista e le macrovisioni geopolitiche di
Giulio Tremonti a silenziosi partner. Niente più polemiche. Niente più insulti. Anche la Chinatown di via Sarpi (Milano) o dell’Esquilino hanno smesso di preoccupare. Una volta a Roma perfino i tassisti malignavano su tutti “’sti cinesi amici di D’Alema”.Oggi sono amici di Tremonti?

Il viaggio del ministro dell’Economia a Pechino, con tanto di lezione alla scuola quadri del Partito comunista ha sollevato qualche domanda. E’ lo stesso ministro che si vantava (nel libro Rischi fatali del 2005) di essere stato “il primo politico occidentale” a individuare nella Cina “non solo una fantastica opportunità” ma anche “una incombente drammatica negatività”. Che i rapporti siano sempre più stretti lo dimostra anche la visita imminente dei dirigenti del Cic, il China Investment Corporation, opaco fondo sovrano (cioè che gestisce per conto del governo i surplus del bilancio cinese) che arriverà in Italia per trattare accordi con la Cassa depositi e prestiti, braccio operativo della politica economica tremontiana.E non può essere una coincidenza che circolino voci – poi smentite – dell’interesse di un’azienda cinese per acquisire lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. (more…)

La prova di forza

novembre 30, 2009
VITTORIO EMANUELE PARSI
Ora che in sede Aiea Russia e Cina hanno aderito alla linea dura occidentale nei confronti dell’Iran (chiudere il sito nucleare di Qom), la prospettiva di un rafforzamento delle sanzioni verso il regime iraniano si fa più probabile, anche se non necessariamente certa. Molto dipenderà infatti dall’atteggiamento di Pechino, ammesso e non concesso che Mosca mantenga ferma la sua posizione anche in Consiglio di Sicurezza Onu.

Proprio una simile eventualità lascerebbe Pechino di fronte a un delicato dilemma o, più prosaicamente, con il classico cerino in mano. Consentire che siano adottate sanzioni nei confronti di Teheran, tanto più se queste dovessero prima o poi toccare il settore degli idrocarburi, sarebbe estremamente doloroso per Pechino. Alla Cina sempre più assetata di energia fanno decisamente gola il gas e il petrolio iraniani. Pechino ha recentemente firmato un contratto cinquantennale con l’Iran per la fornitura di gas e guarda con favore alla realizzazione del «gasdotto dell’amicizia», che collegherebbe Iran, Pakistan e India, che auspica possa essere successivamente esteso allo Xiang. Non solo. La Cina si sta muovendo con vigore in tutta l’Asia centrale: a iniziare dai Paesi Sco (Uzbekistan e Kazakistan soprattutto), che costituiscono consistenti mercati di sbocco dei propri prodotti commerciali, per finire con lo stesso Afghanistan, dove sta realizzando discreti ma importanti investimenti. D’altra parte, se Mosca dovesse mantenere l’allineamento con l’Occidente, e Pechino decidesse invece di sfilarsi, minacciando più o meno esplicitamente l’impiego del suo diritto di veto contro un eventuale inasprimento delle sanzioni a Teheran, la Cina si ritroverebbe di fatto isolata. (more…)

VUOTI CINESI

novembre 29, 2009

Se in Occidente abbiamo il Grande Fratello, in Cina, al di là della Grande Muraglia, hanno l’esatto contrario: il little brother. Non si tratta però di un despota guardone alla Orwell né di un reality show, bensì di qualcosa di assai più prossimo o, per meglio dire, intimo. Didi, alla lettera «fratellino», è infatti l’amorevole vezzeggiativo col quale gli uomini sono soliti rivolgersi alla propria appendice sessuale. Facile dunque immaginare quale sia il tenore del breve romanzo che un giovane ingegnere di nome Zhu Wen partorì nel 1996, dopo aver abbandonato il suo posto di lavoro presso una centrale termoelettrica per darsi alla letteratura d’avanguardia: Didi de yanzou ovverosia Le gesta del mio fratellino. Il libro narra le poco edificanti imprese di un gruppetto di studenti universitari non particolarmente brillanti la cui considerazione per il genere femminile non va oltre l’appagamento del desiderio sessuale. Se una ragazza non cede alle loro avances ne concludono che è frigida oppure che è repressa e necessita pertanto di essere iniziata alla promiscuità. (more…)

OBA-MAO

novembre 18, 2009

AL DIAVOLO I DIRITTI UMANI, MATRIMONIO D’INTERESSE TRA USA E CINA – COMPROMESSI DIETRO LE QUINTE E APERTURE DI PECHINO SU IRAN E AFGHANISTAN – IN PUBBLICO SI PRENDONO ACCORDI DI PRINCIPIO, IN PRIVATO SI PERSEGUONO QUELLI CONCRETI, SENZA FAR PERDERE LA FACCIA A NESSUNA DELLE PARTI – PIÙ CHE UN G2, UN’ALLEANZA CHE POTREBBE MARCARE IL SECOLO…

1 – WASHINGTON E PECHINO MATRIMONIO D’INTERESSE –
Francesco Sisci per “La Stampa

Entrambi si sono presentati con la cravatta rossa, l’abito scuro e la camicia bianca. L’uno però, il presidente cinese Hu Jintao, di ghiaccio, preciso a guardare verso il pubblico, in avanti. L’altro, il presidente americano Barack Obama, girato da un lato a dare uno sguardo di calore, di amicizia al collega. Così, con due stili diversi, e quasi un’identica divisa, ieri i capi di stato delle due nazioni più potenti del pianeta hanno annunciato se non un matrimonio, almeno un impegnativo fidanzamento.

Alle loro spalle nove pagine di una dichiarazione congiunta densa di promesse di principio, e certo vuota di azioni precise. Ma proprio questa forma teorica e di lungo termine è quello che i cinesi volevano e che per loro era molto più importante di uno o cento affari o convergenze tattiche. (more…)

Il libretto degli assegni cinese attira i paesi africani

novembre 17, 2009

La conferenza della scorsa settimana a Sharm el-Sheikh, tra la Cina ed i paesi africani, ha segnato una nuova tappa nella corsa cinese all’Africa – scrive il corrispondente Christian Fraser

Sharm el-Sheikh, Egitto – La Cina vede grandi opportunità in Africa. A partire dal 2001, il volume totale del commercio è aumentato di dieci volte – lo scorso anno è arrivato a 107 miliardi di dollari (63.7 miliardi di sterline).

Se a ciò si aggiungono le significative somme di aiuti finanziari ed investimenti diretti che sono in ballo, si potrà facilmente capire perché i rappresentanti dei 50 stati africani che si sono recati nella località turistica egiziana di Sharm el-Sheikh, la scorsa settimana, erano estremamente entusiasti di sentire ciò che la Cina aveva da dire.

Erano presenti i giganti petroliferi della Libia, della Nigeria e dell’Angola, i governi degli stati ricchi di giacimenti minerari dell’Africa centrale e, naturalmente, quei leader a cui l’Occidente ha voltato le spalle – Robert Mugabe per lo Zimbabwe ed il presidente sudanese Omar al-Bashir. (more…)

Noi cinesi i capitalisti, voi europei sussidiati nuovi comunisti

ottobre 20, 2009

imagesZhong Changfu ci aspetta al bar del «Jean Georges», lussuoso ristorante francese alla moda. Oltre le finestre si gode lo spettacolo serale dei grattacieli illuminati di Pudong, il quartiere ultramoderno che sta sull’altra sponda del fiume Huangpu. È la cornice giusta per parlare di ricchezza. Zhong, 45 anni, a fianco la moglie che mentre parla lo guarda compiaciuta, possiede quattro fabbriche di componenti per computer che lavorano quasi esclusivamente per brand americani. Master ad Harvard, qui a Shanghai anima anche il club degli ex allievi che ogni tanto si ritrovano a rammentare com’erano, ma soprattutto a parlare di come saranno. Avevamo incontrato Zhong la sera prima con altri imprenditori cinesi dove, complice la fresca pubblicazione della Hurun List, imitazione asiatica dell’esclusiva classifica “by Forbes”, quello della ricchezza è un tema che appassiona gli uomini d’affari e li rende – quest’anno più che mai – orgogliosi dei risultati raggiunti. A dispetto della crisi planetaria, i miliardari in dollari sono infatti aumentati da 101 a 130.
Molti sono neofiti , altri habitué. Il magro profilo dei mercati non riduce i patrimoni ma ne esalta la mobilità: per ogni capitalista che piange ce n’è uno che ride. (more…)

“Chinamerica SUPERFUSION”!

ottobre 19, 2009

imagesLe economie di USA e Cina sono a tal punto interdipendenti da essere oramai diventate un’unica realtà – MA LA PARITà TRA STATI NON ESISTE IN NATURA E PECHINO SI MANGERà GLI HOT DOGS – senza gli oltre 800 miliardi di dollari in buoni del Tesoro Usa detenuti dalle banche cinesi sarebbe stato TRACOLLO PER Obama…

Maurizio Molinari per “La Stampa – Economia & Finanza”

 

Le economie di Stati Uniti e Cina sono a tal punto interdipendenti da essere oramai diventate un’unica realtà. A sostenerlo è «Superfusion», il saggio firmato dall’economista Zachary Karabell che tiene banco a Wall Street come nei centri studi – il «Council on Foreign Relations» gli ha dedicato una seduta di approfondimento ad hoc – perché documenta l’esistenza di «Chinamerica» come di una fonte di ricchezza unica, con un pil combinato che in alcune circostanze arriva ad essere oltre la metà di quello dell’intero Pianeta. (more…)

Fra Cina e Russia è solo un flirt, per ora niente amore

ottobre 14, 2009

PutinCinaCina e Russia stringono i legami commerciali, ma sul gas l’amore non  scoppia. L’incontro di ieri a Pechino tra il premier russo, Vladimir Putin, e il suo collega cinese, Wen Jiabao, chiude una lunga polemica tra il Cremlino, irritato per il contrabbando e le contraffazioni da parte dell’ex Impero Celeste, e il paese della Grande Muraglia, a sua volta infastidito dal bullismo di Mosca. Quello che divide è evidentemente inferiore a quello che unisce, comunque, se è vero che i due leader hanno stretto un’alleanza  che pone le basi perché Pechino soddisfi la sua fame di energia, e Mosca il suo bisogno di investimenti stranieri. “La Cina sta lavorando con la Russia  per rafforzare i legami bilaterali – ha detto Wen – e lanceranno grandi  progetti nel petrolio, nel gas e nell’energia nucleare”. Sono stati firmati  contratti per un valore complessivo di circa 3,5 miliardi di dollari, di cui quasi la metà prestiti cinesi alle banche russe. (more…)

CINA TRA RITI E LEGGE

settembre 30, 2009

imagesChe la Cina stia diventando potenza di primissimo piano in corsa per l’accaparramento di risorse globali per un futuro che promette ben poco di buono non è in discussione. Basta girare l’Africa e l’America Latina per cogliere l’impressionante portata della sua presenza, ma soprattutto la rispettosa accoglienza in generale riservatale dalle popolazioni locali. I cinesi, infatti, non presentano il volto arrogante dell’Occidente. Non impongono riforme strutturali o l’introduzione di una retorica dei diritti e della democrazia. La Cina condivide col Sud del mondo una lunga storia di vittimizzazione da parte dell’Occidente e una tale condivisione crea legami profondi. Che l’Occidente abbia imparato a considerare la Cina come un proprio pari, dimostrando il dovuto rispetto per un così importante «condomino globale» è assai più dubbio. (more…)

Una festa e un’esibizione di forza

settembre 24, 2009

China Military ParadeLa Cina si prepara a celebrare il 60esimo anniversario della sua fondazione, con una parata militare che metterà in mostra i suoi enormi progressi

La cerimonia d’apertura delle ultime Olimpiadi, con le sue imponenti ed elaborate coreografie, aveva già impressionato i cinesi e il mondo. Un anno dopo, in occasione del 60esimo anniversario della Repubblica popolare, Pechino è pronta a replicare lo spettacolo: stavolta con la partecipazione di 200mila militari e una straordinaria esibizione dell’arsenale in suo possesso, che al tempo stesso esalterà la potenza cinese e il patriottismo che oggi permea il Paese.

Le celebrazioni del primo ottobre in piazza Tiananmen – dove nel 1949 Mao Zedong proclamò la nascità della “nuova Cina” – saranno una festa collettiva, con danze e musiche collettive che verranno chiuse da uno show di fuochi d’artificio. Nel mezzo, si terrà anche la più grande parata militare della storia cinese, con 56 reggimenti di Esercito, Aeronautica e Marina. Sfileranno carri armati, missili nucleari e convenzionali di varie gittate, mentre il cielo sopra Pechino verrà solcato dai nuovi jet J-10. Per gli spettatori – e le centinaia di milioni che guarderanno lo spettacolo sulla tv statale, che non lesinerà toni propagandistici – non sarà difficile provare un’impressione di potenza in ascesa. (more…)