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Dal corpo all’anima

ottobre 31, 2009

253q05a1di Carlo Carletti
L’origine della ricorrenza del 2 novembre dedicata alla commemorazione dei defunti si colloca alla fine del primo millennio nell’ambito del monachesimo benedettino cluniacense. È infatti nell’anno 998, che Odilone di Mercoeur, quinto abate di Cluny (circa 961 – 1049), dispone l’inserimento nel calendario liturgico cluniacense di una commemorazione per i defunti “di tutto il mondo e di tutti i tempi” da celebrarsi il secondo giorno del mese di novembre:  “Si decreta dal nostro padre Odilone, su richiesta e con il consenso di tutti i confratelli cluniacensi, che come in tutte le chiese di Dio di tutto il mondo si celebra la festa di Ognissanti nel primo giorno di Novembre, così presso di noi sia celebrata solennemente la commemorazione di tutti i defunti in questo modo:  nel giorno di Ognissanti, dopo il capitolo, il decano e il cellerario faranno una elemosina di pane e vino a tutti i poveri che si presenteranno, come nella cena del Signore; (…) nello stesso giorno dopo i vespri si suoneranno tutte le campane e si celebrerà l’officio dei morti; la messa mattutina (quella del 2 novembre) sarà officiata solennemente e con il suono delle campane; saranno celebrate messe in privato e pubblicamente per il riposo delle anime di tutti i fedeli e sarà offerto del cibo a dodici poveri (Statutum sancti Odilonis de defunctis, pl, 142, colonne 1037-1038). L’estensione all’intera Chiesa di questa commemorazione sembra potersi rintracciare per la prima volta nell’Ordo Romanus del XIV secolo, dove il giorno del 2 novembre è indicato come anniversarium omnium animarum (Ildefonso Schuster, Liber Sacramentorum, IV, Torino 1932, p. 85).
Nell’antichità – sia tra i pagani sia tra i cristiani – la commemorazione dei defunti seguiva coordinate temporali diverse, circoscritte all’ambito privato e per lo più domestico. Il calendario era mobile, perché corrispondente all’anniversario dei singoli defunti, che per i pagani era il giorno della nascita (dies natalis) per i cristiani quello della morte, anch’esso definito dies natalis, ma inteso – con “slittamento semantico” – come nascita alla vita eterna. La celebrazione a Roma dei parentalia, come evento pubblico celebrato tra il 13 e il 21 febbraio, non sostituisce la prassi secolare delle commemorazioni gentilizie e familiari (parentatio), ma sostanzialmente la integra, partecipandola all’intera comunità, in una serie di rituali e pratiche, che prevedevano la visita ai sepolcri – che venivano cosparsi di fiori (rosalia, violatio) – e soprattutto la consumazione di un pasto “comune”, riservato a parenti e amici del defunto, che si svolgeva il 22 febbraio (caristie). (more…)