Posts Tagged ‘corriere della sera’

L’uomo che «fece» il Corriere

giugno 28, 2011

Stefano Folli per “Il Sole 24 Ore

«L’indipendenza di giudizio non è equidistanza» usava dire Eugenio Torelli Viollier, il fondatore del «Corriere della Sera». E forse dire fondatore è persino riduttivo per un uomo che «costruì» dal nulla il foglio destinato in pochi anni – il primo numero uscì nel 1876 – a diventare la voce della borghesia imprenditoriale del Nord, contribuendo a dare una voce e un profilo alla nuova Italia post-unitaria. È curioso che questo personaggio affascinante, ex garibaldino e cosmopolita, sia relativamente poco noto. Alla sua immagine si è sovrapposta quella di Luigi Albertini, sotto la cui guida il «Corriere» raggiunse traguardi straordinari di diffusione e influenza: tuttavia Albertini non sarebbe esistito se prima di lui non ci fosse stato Torelli, il quale non a caso lo aveva assunto individuando in lui le caratteristiche idonee a sviluppare un quotidiano moderno e innovatore. (more…)

VIA SOLFERINO NUMERO P2

giugno 11, 2010

L’INTERVISTA MEMORIALE A PIERO OTTONE, EX DIRETTORE DEL CORRIERE, È UN ARTICOLO ISTRUTTIVO PER CAPIRE CHE IL VERO BAVAGLIO AI GIORNALISTI NON ARRIVA UNICAMENTE DA UNA LEGGE CIALTRONA MA SOPRATTUTTO DAI POTERE MARCI CHE TI COMPRA E TI TAPPA TUTTI I BUCHI – “ANGELO RIZZOLI MI HA RACCONTATO DI QUANDO BUSSAVANO ALLE BANCHE PER CHIEDERE PRESTITI E QUELLE PIÙ GRANDI CHIUDEVANO LA PORTA: ‘NO FINO A QUANDO C’È PIERO OTTONE’”….

Nell’articolo: “Sparite le inchieste, di America Latina non si parla più. Quando Franco Di Bella vuol mandare Enzo Biagi a scrivere ‘articoli di colore’ sull’Argentina del Mundialito (1980) gli raccomanda solo calcio, mai raccontare i militari al potere (30 mila ragazzi spariti). Ed Enzo Biagi rifiuta”

Maurizio Chierici per “Il Fatto Quotidiano

Il faccia a faccia del 28 maggio tra Angelo Rizzoli, 30 anni fa editore del Corriere della Sera, e Ferruccio de Bortoli, direttore, ha riaperto ferite mai rimarginate. Angelo Rizzoli accusa il Corriere di “falsità e inesattezze nella ricostruzione dei passaggi di proprietà della casa editrice”: era il 1984, P2 provvisoriamente allo sbaraglio. Ferruccio de Bortoli risponde: “Lei vittima di amicizie pericolose e ambizioni eccessive, ma non vittima priva di responsabilità personali”.

Angelo Rizzoli si ritiene defraudato dalla proprietà Rcs e chiede ai proprie-tari dei nostri giorni 650 milioni di euro. Gli dà man forte Deborah Bergamini, deputato di Silvio Berlusconi, che ne è stata collaboratrice molto amata a Palazzo Chigi: vuole una commissione d’inchiesta per far luce sui passaggi che hanno strappato il gruppo alla famiglia Rizzoli.

La polemica allude a strategie finanziarie, banche, imprenditori, fantasmi politici. I giornalisti non appaiono; ombre senza voce. Non è andata proprio così.

QUANDO PIERO OTTONE DEVE LASCIARE 
Piero Ottone era il direttore mal sopportato dalla Dc di Amintore Fanfani e dal Licio Gelli P2; certi partiti, certa finanza. Aveva slegato la lealtà dell’informazione dai potentati politici per dar spazio a una trasparenza mai partigiana, articoli di fondo, cronache, perfino le lettere dei lettori: le pubblicava senza l’ironia dei commenti di chi vuol ritorcere l’ultima parola. Ognuno poteva dimostrare ciò che pensava. Adesso ricorda come è finita la sua direzione con l’eleganza di chi non ama giocare con le polemiche.

Che Corriere era ? 
Il Corriere della famiglia Crespi, una stagione felice. Col tempo l’attività tessile era sparita, ai Crespi restava il Corriere, miniera d’oro. L’ultima generazione, la generazione con la quale lavoravo, non pensava tanto al denaro, anche perché erano ricchi. Volevano essere editori onesti e rispettosi della libertà. Editori ideali, il meglio che un direttore potesse desiderare. Giulia Maria Mozzoni Crespi parlava con gli inviati di ritorno da un viaggio come facevano Arthur Sulzberger al New York Times e la Graham al Washington Post. Voleva approfondire per capire cosa stesse succedendo in una certa parte del mondo. (more…)

«Dalla laurea agli appartamenti In queste carte la mia verità»

giugno 6, 2010

Di Pietro: mai fatto uso privato dei soldi del partito

da “Il Corriere della Sera

Caro Direttore, il Corriere della Sera di ieri, con unarticolo in prima pagina a firma Marco Imarisio, ha adombrato il sospetto di miei «silenzi ed ambiguità» riguardo la mia storia personale. Vorrei rispondere ai rilievi mossi, documentando punto per punto. Mi scuso, innanzitutto e preliminarmente, per la pignoleria e per la montagna di carte processuali a cui faccio riferimento e che le invio.

Ma — mi creda — ad un persona come me — invisa a molti e con pochi strumenti di informazione a disposizione — non rimaneva e non rimane altra scelta che ricorrere alla Giustizia per vedere riaffermata, nero su bianco, la verità rispetto alle mille menzogne che sono state scritte sul mio conto in tutti questi anni. E veniamo al merito dell’articolo:

1. Non sono stato affatto convocato dai magistrati di Firenze con «tanto di apposito decreto di notifica».

2. Non è affatto vero che io mi sia laureato in modo anomalo. Mi sono iscritto all’Università di Milano nell’anno 1974 e mi sono laureato nel 1978, rispettando appieno il piano di studio all’epoca previsto da quell’Università per la laurea in legge. Sono certo che anche Lei e il dottor Imarisio avete rispettato il piano di studio e vi siete laureati senza andare fuori corso. E’ semmai anomalo il comportamento di quegli studenti che sforano il piano di studio e vanno «fuori corso», non di chi lo rispetta e si laurea nei tempi previsti. Lo stesso giornalista, peraltro, riferisce che «l’istituto di presidenza della facoltà confermò a suo tempo che tutto era in regola». Il mio certificato di laurea e il mio libretto degli esami sono già stati pubblicati una miriade di volte e, comunque, invio anche a lei un’ulteriore copia. Le invio anche copia della causa per danni da me notificata al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per aver sostenuto nella trasmissione “Porta a Porta” del 10 aprile 2008 che la mia laurea fosse falsa. Causa, ad oggi, ferma alla Camera dei Deputati, a seguito della sua ric h i e s t a d i insindacabilità ex art. 68 Cost. (more…)

Rizzoli e il Corriere della Sera, una lettera e una risposta

Mag 30, 2010

Caro Direttore, è con profondo stupore e amarezza che ho letto l’articolo pubblicato venerdì a pagina 39 del Corriere della Sera a firma Sergio Bocconi sulle vicende della vendita Rizzoli. L’articolo comprende infatti una serie di falsità e inesattezze tali da farmi tornare col ricordo agli anni in cui i giornali basavano i loro scritti sulle «veline» fornite loro dai potenti di turno, politici o padroni che fossero. In particolare, le vicende giudiziarie che mi riguardano sono raccontate in modo impreciso e sconclusionato. Per fare il punto della situazione ad oggi, 28 maggio 2010, desidero informare Lei e i Suoi lettori che io, Angelo Rizzoli, sono tuttora un cittadino incensurato che non ha condanne a suo carico né procedimenti penali pendenti nei suoi confronti. Cosa che certamente non tutti gli imprenditori, inclusi i Suoi azionisti, potrebbero affermare.

È vero che io ho ricevuto tre ordini di carcerazione preventiva e ho trascorso tredici mesi in carcere per sei procedimenti penali da tutti i quali —salvo un’unica eccezione—sono stato assolto o prima del rinvio a giudizio o fin dalla sentenza di primo grado. Aggiungo che io ho trascorso tredici mesi di carcerazione da malato di sclerosi multipla, una malattia incompatibile con la permanenza in carcere e, come potrebbe testimoniare un qualunque studente di medicina, portatrice di rischi gravissimi per l’incolumità e la vita stessa del paziente. Inoltre, per rendere più amaro il mio soggiorno in carcere, mi sono state sospese tutte le cure destinate ad alleviare le sofferenze causate dalla malattia. Ciononostante, al termine della carcerazione preventiva, io sono stato prosciolto da tutte le accuse. È rimasta in piedi soltanto un’imputazione di bancarotta impropria collegata all’amministrazione controllata del Gruppo Rizzoli che si è sviluppata secondo due singolari caratteristiche: 1) il caso più unico che raro in Italia di una bancarotta che viene sancita priva della dichiarazione di fallimento che la deve necessariamente precedere e nonostante l’amministrazione controllata si sia conclusa in bonis; 2) l’accusa di associazione a delinquere con Bruno Tassan Din—certamente imputato colpevole—ma anche con mio fratello Alberto Rizzoli arrestato ingiustamente, scarcerato, prosciolto e risarcito dallo Stato per ingiusta detenzione anni prima del processo. Un’associazione a delinquere zoppa quindi, nella quale manca il terzo imputato necessario perfino alla sua qualificazione. (more…)

Romiti: “Il Corriere non lo volevo. E’ stato Bazoli a fare tutto…”

aprile 18, 2010

“La Fiat entrò nella cordata senza indagare. Ci bastò la parola del Nuovo Banco Ambrosiano. Col senno di poi forse fu un errore. Solo leggendo il Giornale ho capito che cosa c’era dietro”

Nel settembre del 1981, Angelo Rizzoli, proprietario del Corriere della Sera, ricevette nel suo ufficio di Roma la visita inaspettata di un agente segreto appassionato di gastronomia, un uomo dall’evidente doppia identità, o forse afflitto da sdoppiamento della personalità considerato che firmava le recensioni dei ristoranti sull’Espresso con lo pseudonimo Gault & Millau: Federico Umberto D’Amato, già direttore dell’Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno, iscritto alla loggia P2. Il controverso personaggio gli disse: «Calvi la vuole vedere». Roberto Calvi era il presidente del Banco Ambrosiano e l’anno dopo sarebbe finito impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Il 29 aprile aveva acquistato da Rizzoli, che deteneva il 90,2% del pacchetto di controllo dell’omonima casa editrice, il 40% delle azioni, senza però pagare il dovuto: in tutto 150 miliardi di lire, comprensivi di un aumento di capitale che i due avevano concordato all’atto della compravendita. (more…)

Lo scippo del “Corriere”, ecco perché Rizzoli rivuole il suo giornale

febbraio 7, 2010

Angelo, prosciolto dalla Cassazione, chiede 650 milioni di danni e contesta il passaggio del quotidiano alla cordata Gemina-Bazoli. L’ingresso in via Solferino, nel 1974, fu per la famiglia l’inizio della disfatta

Quella che segue è una storia incredibile, favolosa. È la storia di uno scippo, ma è anche la vicenda umana di una famiglia che ha saputo distruggere la sua fantastica ricchezza nel giro di pochi anni. È la storia dei Rizzoli, dei tipografi che si fanno editori, del martinitt che diventa conte, dei poveracci che si scoprono miliardari. È la storia di un giornale, il Corriere della Sera, che a seconda di chi lo compra ha un valore diverso: altissimo quando lo acquistano i Rizzoli, vile per gli Agnelli. È una storia già scritta in tanti libri che hanno raccontato molto di ciò che si doveva sapere della Erre Verde (il più completo è il testo di Alberto Mazzuca). Ma è anche una vicenda che non si è ancora chiusa.
Molto, se non tutto, ruota intorno alla sciagurata decisione della famiglia di portarsi a casa all’inizio degli anni ’70 la proprietà del Corriere della Sera. E oggi Angelo Rizzoli, dopo 26 anni dalla sua cessione, lo rivuole indietro e ha avviato una causa per un risarcimento danni monstre di 650 milioni di euro.

LE ORIGINI
Angelo Rizzoli, il fondatore, lo aveva sempre detto. Anzi lo aveva confidato al proprio autista: «È nata la terza generazione, quella che manderà in rovina tutto quanto. Io costruisco, mio figlio mantiene, i nipoti distruggeranno. È una regola». Non sarà così semplice e non sarà forse così vero. Quelle che contano in questa storia sono le A: quella di Angelo, il fondatore, il Cummenda (come tutti lo chiamavano e continuano a chiamarlo); quella di Andrea il figlio; quella di Angelo jr o Angelone e Alberto, i nipoti. Certo di mezzo ci sono tante donne: parenti, figlie, amanti e attrici. E avranno come è ovvio una grande parte nella storia di questa dinastia, ma ai nostri fini hanno un ruolo laterale.
Angelo, partendo dalla casa degli orfanelli è finito conte, per di più in epoca repubblicana, per un appartamento donato all’Unione monarchica. Alla fine degli anni ’50 la piccola tipografia di Angelo Rizzoli è diventata una casa editrice tra le più importanti in Italia. La tiratura dei periodici Rizzoli sfiora quota tre milioni. E poi i grandi marchi di successo: Novella, con cui parte la fortuna nel 1919 e che negli anni diventerà 2000, Oggi, che per lungo tempo si voleva fare quotidiano, l’Europeo, Candido, Sorrisi e Canzoni e tanti altri. Il tocco di Angelo sembra d’oro. Si fanno quattrini persino con la Bur. L’idea era per l’epoca folle (siamo nel 1949): pubblicare i grandi classici in edizione povera e a poco prezzo, 50 lire per ogni cento pagine. Il successo fu tale che si pubblicarono quasi tremila titoli. Anche il Cinema portò quattrini e fortuna alla Rizzoli. Grandi successi: dalla Dolce Vita a Don Camillo e Peppone. E quella incredibile gita di Chaplin a Ischia (che Angelo aveva scoperto come località turistica e che con Rizzoli sembrava Beverly Hills quanto a frequentazioni) per la prima continentale di Un re a New York.
Rizzoli nasce povero, ma ambizioso. Sono due le sue caratteristiche principali. La prima, che non riesce minimamente a trasferire ai suoi eredi: mai un debito, mai una cambiale, mai un prestito. C’è un tratto che invece passa per le tre generazioni e che nel ventennio fu definito il «rizzolismo»: la capacità di fare affari a destra e a sinistra, di stare in mezzo non già perché si creda nella media, ma perché è la strada più breve per spostarsi da una parte o dall’altra. Angelo avrà solo un grande amico nella politica: Nenni. Ma non i socialisti. (more…)

Ligresti, Marina B. e l’ombra di Bettino in cda

gennaio 6, 2010

Gli azionisti di via Solferino, i loro legami storici con l’ex leader socialista e la gelida aria di inchieste che oggi soffia su Milano

Ai bei tempi, i compagni genovesi si stupivano della passione di Craxi per i garofani. In Liguria, quei fiori si portano ai morti e nei prossimi giorni ne partiranno parecchi per il “santuario” di Hammamet. Ma se c’è un santuario del potere dove il profumo di garofano aleggia ancora, questo è il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera.

Sul tavolo del consiglio di amministrazione, nel patto di sindacato, tra gli azionisti diretti e indiretti di via Solferino, ci sono tante persone, tante famiglie, tante fortune imprenditoriali che hanno incrociato Craxi e che in molti casi gli devono molto. Ligresti, Berlusconi, Ben Ammar, Doris e perfino Rotelli potrebbero tranquillamente inserire un fiore di garofano reciso nelle asole dei loro doppiopetti. E a Geronzi, Pesenti e Romiti toccherebbe almeno una prece.

Anche perché a Milano tira da settimane una gelida aria da “Tangentopoli due”, e forse anche questo spiega l’ondeggiare “pallido e assorto” del Corriere intorno alla santificazione di quella che è stata la vittima politica più celebre di Mani Pulite. L’onore di aprire il Pantheon vivente del potere post-craxiano non può che spettare a Salvatore Ligresti, e non solo perché nel 1992 il costruttore siciliano si fece ben 112 giorni di galera senza fiatare (nel senso che proprio non parlò).
Ligresti ha sempre foraggiato l’ascesa dell’amico Bettino e il suo cognome ancora oggi è associato al ricordo del sacco urbanistico di Milano. (more…)

Fiat-Corriere, alta tensione

ottobre 20, 2009

27763_31677_lapresse_r_1817326_mediumPer ora è soltanto una minaccia. Parole gettate con insolita forza sul tavolo della discussione. Come un pugno: «A questo punto noi che ci rimaniamo a fare dentro Rcs?». Una domanda retorica che potrebbe precedere un clamoroso terremoto nelle élite italiane.

Scena: ai margini del consiglio d’amministrazione di Rcs Mediagroup. La data: il 14 ottobre scorso, due giorni dopo il sorprendente doppio editoriale anti-scalfariano di Ferruccio de Bortoli sul Corriere della sera, in cui il direttore scrive: «Il Corriere ha tra i principali soci la Fiat eppure ciò non ha impedito al giornale di esprimersi contro la concessione di altri incentivi al gruppo torinese». I protagonisti: John Elkann detto Yaki e Franzo Grande Stevens, che siedono per conto della Fiat nel cda del gruppo editoriale più importante del paese. Davanti a uno sconsolato Piergaetano Marchetti, presidente, i rappresentanti della Fiat consegnano agli altri azionisti un lungo sfogo contro il nuovo corso del Corriere. E lo concludono, appunto, con una minaccia: «La Fiat che interesse ha a rimanere azionista?». (more…)

Le critiche al Corriere. Una risposta

ottobre 10, 2009

imagesdi Ferruccio de Bortoli

Non sappiamo che cos’abbia spinto il premier a criticare ieri il Corriere . Non gli piaceva il fondo di Ernesto Galli della Loggia che pur stigmatizzando (e ci mancherebbe…) le espressioni da lui usate contro il presidente della Repubblica, riconosceva una serie di meriti all’azione del governo? Non credo. Non gli andava il corsivo di Pierluigi Battista che smentiva la vulgata di sinistra dell’esistenza di un regime con la sua impronta? Impensabile.

Forse abbiamo un unico grande torto. Siamo un giornale che ragiona con la propria testa, lungo il solco liberale della sua tradizione. Un quotidiano che si ostina a coltivare la propria indipendenza. Abbiamo rispetto del ruolo politico e sociale del Cavaliere, e più volte su queste colonne lo abbiamo sottolineato. Ma ne critichiamo gli eccessi. Nello stesso tempo difendiamo i valori costituzionali e gli insostituibili ruoli di garanzia di alcune sue istituzioni. Ci sforziamo di trovare, nel dibattito quotidiano, più le ragioni per unire questo Paese, anziché dividerlo, più i motivi per sostenerlo anziché colpirlo. (more…)