Posts Tagged ‘crescita economica’

Gazzelle e tartarughe

agosto 30, 2010

Nell’articolo: La spiegazione per questo mondo diviso è che paesi come Grecia, Spagna e Stati Uniti, che hanno vissuto un lungo boom finanziato da ingenti importazioni di capitale, ora hanno sempre più difficoltà nel trovare finanziamenti esteri. Per contro, i paesi che hanno esportato capitale ora godono di un eccesso di liquidità perché il capitale non viene più investito nei paesi saturi. Tale fornitura di credito in eccesso comporta altri consumi e investimenti, scatenando un boom

Hans-Werner Sinn, professore di economia e finanza pubblica all’Università di Monaco, e presidente dell’Istituto tedesco Ifo. Copyright: Project Syndicate, 2010. Traduzione di Simona Polverino, da “Il Sole 24 Ore

MONACO – La peggiore crisi finanziaria del mondo dal dopoguerra è finita. È scoppiata improvvisamente nel 2008, e, dopo circa 18 mesi, è svanita quasi con la stessa rapidità con la quale si è manifestata. I programmi di salvataggio delle banche nell’ordine di 5 trilioni di euro e i programmi di stimolo keynesiani per un ulteriore trilione di euro hanno evitato il collasso. Dopo la contrazione pari allo 0,6% nel 2009, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale si registrerà quest’anno una crescita del Pil mondiale del 4,6%, e del 4,3% nel 2011 – più rapida della crescita media registrata negli ultimi tre decenni.

La crisi del debito europeo, tuttavia, resta, e i mercati non si fidano totalmente della calma apparente. I premi dei rischi, che devono pagare i paesi in difficoltà finanziaria, restano alti e segnalano un rischio permanente.

Il premio dei tassi di interesse greci, rispetto alla Germania, sui bond governativi con scadenza decennale si attestava all’8,6% il 20 agosto, ovvero a un valore persino più alto di quello riscontrato alla fine di aprile, quando la Grecia diventò praticamente insolvente e l’Unione europea si apprestava a preparare le misure di salvataggio. Sono cresciuti anche gli spread per Irlanda e Portogallo, anche se alla fine di luglio sembrava che l’enorme pacchetto di salvataggio da 920 miliardi di euro messo insieme dall’Unione europea, dall’Eurozona, dal FMI e dalla Banca centrale europea avrebbe tranquillizzato i mercati.

Il mondo è attualmente diviso in due gruppi: il primo comprende i paesi che tireranno la volata e il secondo comprende i paesi che sono rimasti indietro e segnalano nuove problematiche. I paesi BRIC – Brasile, Russia, India e Cina – rientrano nel primo gruppo. Anche per la Russia, dove la ripresa è stata difficoltosa ed esitante, si prevede per quest’anno una crescita del 4,3%. La Cina resta in testa, con un tasso di crescita intorno al 10%. (more…)

Euro debole non fa toccasana

giugno 1, 2010

di Wolfgang Münchau, Traduzione di Anna Bissanti, © FINANCIAL TIMES, da “Il Sole 24 Ore

Volete sentire le argomentazioni addotte dagli ottimisti sul futuro della zona euro? I programmi di austerità abbinati a un euro debole potrebbero salvarla. La tesi su cui si basano è che se la crisi è stata provocata dall’indisciplina fiscale, allora l’austerità vi porrà rimedio. Un euro debole e una ripresa globale ammortizzeranno l’impatto delle misure di austerity. Oltretutto le garanzie finanziarie e i divieti di vendere a breve termine terranno alla larga gli speculatori. Amen, fine della crisi.

Gli ottimisti finora non hanno avuto una buona crisi. E le cose non cambieranno. Ecco per quale motivo.
Prima di tutto, i programmi di aggiustamento fiscale in definitiva saranno sì necessari, ma i governi europei stanno ripetendo al momento i loro errori dei bei tempi, consistenti nel tagliare la spesa e alzare le tasse ben prima che l’economia si sia ripresa. Negli Stati Uniti è in corso un dibattito su un altro pacchetto di stimoli all’economia, per garantirsi che la ripresa non resti prematuramente a corto di slancio. Gli europei stanno soffocando la ripresa prima ancora che questa abbia avuto inizio. I prematuri programmi di austerità in ultima istanza intralceranno la riduzione del debito, in quanto la crescita nominale resta molto fiacca.

Oltretutto, Italia e Spagna necessitano entrambe di abbinare agli aggiustamenti fiscali le riforme strutturali. In Italia di queste riforme non c’è traccia alcuna all’orizzonte. La Spagna, invece, è prossima a decidere un pacchetto di riforme del lavoro. In ogni caso, ciò quasi certamente non sarà sufficiente a risolvere il problema fondamentale di un mercato del lavoro diviso ed estremamente poco flessibile. Perfino in Germania, dove la spesa pubblica resta anemica, la coalizione di governo sta trattando un aumento delle imposte. (more…)