Posts Tagged ‘crisi finanziaria’

Quella trave nell’occhio Goldman Sachs

febbraio 1, 2011

Donato Masciandaro per “Il Sole 24 Ore

A Davos tre giorni fa Gary Cohn, presidente di Goldman Sachs, si è mostrato preoccupato del rischio di un eccesso di regole, e nel contempo ha di fatto indicato gli hedge fund come la miccia che può far esplodere una nuova crisi. Viene in mente la parabola della trave e della pagliuzza, con una variante originale: è la trave stessa, interpretata dalla banca d’investimento, che demonizza la pagliuzza, impersonificata dai fondi speculativi. (more…)

LEHMAN, QUANDO WALL STREET FINÌ SULL’ORLO DELL’ETÀ DELLA PIETRA…

settembre 14, 2010

Nell’articolo: Le analisi dei “media” si concentrano sugli eccessi del mondo della finanza: l’abitudine dei banchieri di attribuirsi “megabonus” dopo aver gonfiato i profitti seguendo strategie d’investimento estremamente rischiose, l’inefficacia dei controlli delle società di “rating”, i perversi meccanismi di incentivazione […..] Ma sarebbe miope dare una spiegazione della crisi come una pura manifestazione di eccessi dei professionisti della finanza: l’avidità dei Gordon Gekko di vent’anni fa più l’invidia sociale e lo spirito di emulazione dei banchieri d’affari del terzo millennio che il regista Oliver Stone e Michael Douglas hanno riportato sugli schermi cinematografici di tutto il mondo col nuovo film dedicato a Wall Street che uscirà a giorni

Massimo Gaggi per “Il Corriere della Sera“, da “Dagospia
La catastrofe era evitabile? Due anni dopo, le cause del crollo della Lehman Brothers e del conseguente infarto del sistema finanziario americano e mondiale sono abbastanza chiare, ma ci si chiede ancora se governo Usa, autorità monetarie e banche avevano i margini per intervenire, impedendo la caduta di uno dei pilastri di Wall Street.

Quello che emerge ormai con chiarezza è che il fallimento di Lehman, col successivo «shock anafilattico» che ha colpito i mercati, non solo ha prodotto una gelata del credito che ha messo in ginocchio le economie di tutto l’Occidente, ma è stato anche il chiodo che ha fatto scoppiare il palloncino del «sogno americano».

Un sogno – la possibilità per chiunque avesse voglia di lavorare sodo di raggiungere un discreto livello di benessere – che per decenni ha avuto una sua concretezza, ma che nell’ultimo quarto di secolo si è trasformato in una bolla: quella del continuo aumento dei debiti di gente che, con i redditi che non crescevano più come un tempo, si era rifugiata nel credito per difendere il suo tenore di vita.

I segni premonitori del cataclisma c’erano tutti almeno dal 2007. E all’inizio dell’estate di quell’anno che esplode la crisi del settore immobiliare: saltano alcuni grandi erogatori di mutui, ma le autorità monetarie riescono a circoscrivere la crisi. Poi, all’inizio del 2008, va al tappeto la banca d’affari Bear Stearns che la Federal Reserve riesce a far acquistare dalla JP Morgan Chase. Il sollievo dei mercati dura poco: ben presto inizia la caccia alla Lehman, l’altro gigante malato di Wall Street.

Nella primavera del 2008 Dick Fuld, ultimo capo della banca fondata 158 anni prima da tre fratelli fuggiti da una Germania in preda alle persecuzioni antisemite, le prova tutte per mantenere la banca sopra la linea di galleggiamento: tratta coi fondi sovrani di mezzo mondo per cercare di farli entrare nell’istituto appesantito dagli investimenti in titoli immobiliari ormai ridotti a spazzatura, cerca di tranquillizzare i mercati mostrando che anche in un periodo difficile l’istituto guadagna: il conti trimestrali si chiudono in attivo per la 55esima volta consecutiva. Ma è l’ultima.

In estate si apre la voragine delle perdite, poi arriva la resa dei conti. I fulmini che annunciano la tempesta si scatenano nel primo week end di settembre: gli investitori abbandonano precipitosamente Fannie Mae e Freddie Mac, le finanziarie miste pubblico-private che garantiscono mutui per ben 5.300 miliardi di dollari, la metà dei prestiti-casa concessi negli Usa. Henry Paulson, ex capo di Goldman Sachs e ministro del Tesoro del governo liberista di George Bush, decide che non può far fallire questi due pilastri del sistema finanziario e li nazionalizza. (more…)

Gazzelle e tartarughe

agosto 30, 2010

Nell’articolo: La spiegazione per questo mondo diviso è che paesi come Grecia, Spagna e Stati Uniti, che hanno vissuto un lungo boom finanziato da ingenti importazioni di capitale, ora hanno sempre più difficoltà nel trovare finanziamenti esteri. Per contro, i paesi che hanno esportato capitale ora godono di un eccesso di liquidità perché il capitale non viene più investito nei paesi saturi. Tale fornitura di credito in eccesso comporta altri consumi e investimenti, scatenando un boom

Hans-Werner Sinn, professore di economia e finanza pubblica all’Università di Monaco, e presidente dell’Istituto tedesco Ifo. Copyright: Project Syndicate, 2010. Traduzione di Simona Polverino, da “Il Sole 24 Ore

MONACO – La peggiore crisi finanziaria del mondo dal dopoguerra è finita. È scoppiata improvvisamente nel 2008, e, dopo circa 18 mesi, è svanita quasi con la stessa rapidità con la quale si è manifestata. I programmi di salvataggio delle banche nell’ordine di 5 trilioni di euro e i programmi di stimolo keynesiani per un ulteriore trilione di euro hanno evitato il collasso. Dopo la contrazione pari allo 0,6% nel 2009, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale si registrerà quest’anno una crescita del Pil mondiale del 4,6%, e del 4,3% nel 2011 – più rapida della crescita media registrata negli ultimi tre decenni.

La crisi del debito europeo, tuttavia, resta, e i mercati non si fidano totalmente della calma apparente. I premi dei rischi, che devono pagare i paesi in difficoltà finanziaria, restano alti e segnalano un rischio permanente.

Il premio dei tassi di interesse greci, rispetto alla Germania, sui bond governativi con scadenza decennale si attestava all’8,6% il 20 agosto, ovvero a un valore persino più alto di quello riscontrato alla fine di aprile, quando la Grecia diventò praticamente insolvente e l’Unione europea si apprestava a preparare le misure di salvataggio. Sono cresciuti anche gli spread per Irlanda e Portogallo, anche se alla fine di luglio sembrava che l’enorme pacchetto di salvataggio da 920 miliardi di euro messo insieme dall’Unione europea, dall’Eurozona, dal FMI e dalla Banca centrale europea avrebbe tranquillizzato i mercati.

Il mondo è attualmente diviso in due gruppi: il primo comprende i paesi che tireranno la volata e il secondo comprende i paesi che sono rimasti indietro e segnalano nuove problematiche. I paesi BRIC – Brasile, Russia, India e Cina – rientrano nel primo gruppo. Anche per la Russia, dove la ripresa è stata difficoltosa ed esitante, si prevede per quest’anno una crescita del 4,3%. La Cina resta in testa, con un tasso di crescita intorno al 10%. (more…)

XXI secolo, la tempesta perfetta della finanza

luglio 24, 2010

Nell’articolo: Esiste una giustizia commutativa, rispettando la quale si consegue il bene comune di coloro che sono gli agenti del mercato. Ed esiste una giustizia distributiva, a costruire la quale sono chiamati i poteri pubblici e le parti sociali. Il mercato non è un fenomeno naturale, bensì una costruzione dell’uomo che funziona adeguatamente se altrettanto adeguatamente è regolata

Cesare Geronzi per “Il Sole 24 Ore

Gli effetti della crisi finanziaria globale e della successiva crisi innescata dalla Grecia non sono ancora superati. In Europa la ripresa, che pure può dirsi avviata, è ancora discontinua e incerta. Ciò che è avvenuto in questi ultimi tre anni non è valutabile solo in base ai pur fondamentali dati macroeconomici, ma si avvicina a un passaggio d’epoca. È stato un triennio di fuoco.

La globalizzazione commerciale, finanziaria e degli uomini ha fatto progredire complessivamente le condizioni dei popoli; ma il modo in cui essa si è sviluppata ha aggravato, per l’assenza di istituzioni di governo della trasformazione, e per aver fatto perno sul debito, le distanze tra le aree del mondo e ha reso possibile la trasmissione immediata del contagio delle crisi economiche.
Il battito delle ali della farfalla in un continente si trasforma, a distanza, in un’alluvione in un altro continente. Se si sostituisce la farfalla con i mutui subprime – che, certo, farfalla non sono, ma hanno provocato negli stessi Stati Uniti, dove sono stati escogitati, una tempesta perfetta – si vede come il contagio, nella finanza, possa essere facilmente propagato, attraverso la via dell’impacchettamento dei titoli, che passano di mano in mano dei diversi sottoscrittori, fino alla costruzione di derivati di derivati diffusi in tutto il mondo. È stato il modo per trasferire i rischi e distorcere profondamente la funzione degli intermediari finanziari.
È nato così un sistema bancario-ombra. Hanno reso possibile ciò una politica monetaria negli Usa lungamente espansiva e carenze nella regolamentazione bancaria e finanziaria, nonché nell’azione di vigilanza. Sono, queste, le spiegazioni della crisi – che trova un precedente solo in quella degli anni 30 – largamente condivise. Su di esse è stato opportuno concentrarsi anche in ossequio all’insegnamento del mio maestro, Guido Carli, che diffidava delle spiegazioni metaeconomiche. (more…)

Una scia tra macchie e bolle

giugno 4, 2010

Kenneth Rogoff da “Il Sole 24 Ore“, (traduzione di Fabio Galimberti)

Mentre la piattaforma petrolifera della Bp continua a sputare milioni di litri di greggio nelle profondità del Golfo del Messico, la sfida immediata consiste nell’attenuare gli effetti di una catastrofe ambientale di proporzioni sempre più ampie. Si può soltanto sperare che riescano a bloccare in tempi rapidi lo sversamento in mare, e che gli scenari sempre più cupi che si stanno delineando non si materializzino.

Ma il disastro in corso mette anche le società moderne di fronte a una sfida di maggior spessore, che riguarda il modo di regolamentare tecnologie complesse. La velocità sempre più sostenuta dell’innovazione rende vani gli sforzi dei regolatori, che non riescono né a gestire i rischi né tanto meno a prevederli.

I parallelismi tra lo sversamento di petrolio e la recente crisi finanziaria sono fin troppo evidenti: la promessa d’innovazione, l’insondabile complessità e la mancanza di trasparenza (secondo i calcoli degli scienziati, conosciamo solo una piccola frazione di quello che succede nelle profondità oceaniche). Lobby ricche e politicamente potenti mettono fortemente sotto pressione perfino le strutture di governance più solide. L’amministrazione Obama è in grande imbarazzo perché poco prima della catastrofe del Golfo del Messico aveva proposto (sotto la pressione dell’opposizione repubblicana) una forte espansione delle trivellazioni petrolifere offshore. (more…)