Posts Tagged ‘cristianesimo’

Capire la Chiesa nella storia

novembre 1, 2010

Walter Brandmüller, da “Avvenire

Già circa al principio degli anni Settanta l’autocomprensione epistemologica della storia della Chiesa ha conosciuto una crisi che finora non è stata superata. Le cause di questa situazione possiamo individuarle nella svolta antropologica della teologia in genere. Le discipline umanistiche come la psicologia, l’antropologia, la sociologia da decenni avevano cominciato a determinare il pensiero teologico in una misura fino a quel momento ignota.

Nell’ambito della storia della Chiesa questo sviluppo ha provocato un acceso dibattito sul suo carattere teologico o non teologico, in cui di fronte all’interpretazione difesa per esempio da Hubert Jedin, altri – come Victor Conzemius – parlavano della essenziale “profanità” della storia della Chiesa. […]

Questa trasformazione da «una storia della Chiesa come teologia, legata alla Chiesa come istituzione» ad una «storia che concepisce la vita politica, sociale, culturale ed economica degli uomini in stretto rapporto con l’identità cristiana» viene descritta da Andreas Holzem di Tubinga in una rassegna altamente istruttiva. Lo stesso Holzem vede come risultato di questa trasformazione «una storia del cristianesimo che nei disegni storico-salvifici è stata sempre considerata deficitaria sul piano teologico», «un tipo d’approccio storiografico più ampio» e ritiene che «l’effettivo ampliamento della disciplina a partire da una storia della Chiesa in senso stretto si è realizzato di fatto da lungo tempo». Quindi si è compiuto «il superamento di una storia della Chiesa che si vede legata ad un’istituzione e alla sua immagine religiosa in direzione di una storia sociale generale del cristianesimo». (more…)

Classici, maestri del desiderio

agosto 19, 2010

Edoardo Castagna per “Avvenire

INTERVISTA A IVANO DIONIGI
La lezione della storia, dalla classicità a oggi? «Che non tutti i desideri sono ugualmente legittimi. Per esserlo, devono avere un fondamento». Il latinista Ivano Dionigi, rettore dell’Università di Bologna che proprio sul tema del desiderio nella cultura classica interverrà il 23 agosto al Meeting di Rimini, indica anche un possibile percorso per recuperarlo, questo fondamento legittimo: «Oggi siamo sempre squilibrati: o tutti volti al passato in un acefalo conservazionismo, oppure tutti volti al futuro. Invece, quello che ci occorre è mantenere un doppio sguardo, capace di uscire dalle secche dei dualismi tra umanisti e scienziati, tra conservatori e innovatori, tra credenti e non».

In che cosa la concezione classica del desiderio differisce da quella contemporanea?
«In latino desiderium vuol dire de sideribus: smettere di contemplare le stelle e rimanerne con la voglia. Oggi diremmo rimpianto, nostalgia dell’esperienza fatta in passato – di una persona, di una cosa, di un’idea. Al contrario, per noi il “desiderio” richiama ciò che ci sta davanti, il futuro». (more…)

Mancuso chiede il suicidio alla Sposa di Cristo

luglio 4, 2010

Chiesa prostrata dall’anarchia. Non basta a Mancuso (e a chi vuole distruggerla)

Nell’articolo: Le croci vengano abbattute, le campane tacciano, le cattedrali diventino musei e centri commerciali: qualcosa che dura da duemila anni risulta insopportabile a chi non riesce a camparne cento. La Chiesa è freno e quindi sembra ostacolo, opponendo la legge naturale alla tecnica cieca, incarnando il katechon (per dirla con san Paolo e Carl Schmitt) ovvero la diga che impedisce il dilagare dell’Apocalisse

Camillo Langone per “Il Foglio

“Albero che cade dàgli dàgli”, con questo detto popolare e insieme girardiano si può perfettamente circoscrivere l’attività di Vito Mancuso, tarlo della Chiesa cattolica. In un articolo apparso su Repubblica il noto filosofo animista chiede alla Sposa di Cristo di autodistruggersi e lo fa perché la vede debole e indifesa: fosse stata trionfante, avrebbe brigato per diventare cardinale e certo ci sarebbe riuscito, insinuante com’è. Stiamo vivendo un assalto al cristianesimo e sottolineo cristianesimo perché si attacca la Chiesa per negare Cristo, per liberarsi dei dieci comandamenti e pure dell’undicesimo (non c’è traccia di amore in un Mancuso che incoraggia le delazioni), per fare del Vangelo carta da cesso o da libero esame, la medesima cosa. La mia amica commercialista mi dice che i clienti disertano l’otto per mille, facciamoli morire di fame questi pedofili; i magistrati belgi profanano le cattedrali a colpi di martelli pneumatici; i tribunali americani vogliono portare il Papa alla sbarra. Che cosa sarà mai Mancuso di fronte a tutto ciò? Giusto la foglia intellettuale di fico degli ateisti che leggono Repubblica e che, immaginando la Chiesa come Umberto Eco e Dan Brown l’hanno immaginata per loro, fremono di sdegno quando leggono che Benedetto ha “pubblicamente umiliato il cardinale Schönborn” costringendolo “a una conciliazione forzata con il cardinal Sodano”. (more…)

Così ebrei e cristiani tornarono amici

giugno 11, 2010

Nell’articolo: “Resta curioso che lo stesso Isaac, ebreo, abbia ricevuto più attenzione, culturale e di relazione, dall’ambiente cristiano che da quello ebraico. Nessuna delle sue opere è stata tradotta in ebraico. Lui stesso, nel 1945, si lamenta con Chouraqui: «Purtroppo, se so a chi rivolgermi sul versante cristiano, non lo so su quello ebraico».”

Lorenzo Fazzini per “Avvenire

Se la storia non procede come un percorso perfettamente lineare, di tanto in tanto vi sono personaggi che le fanno compiere colpi d’ala e tornanti fondamentali. Nel rapporto tra Chiesa cattolica e popolo ebraico colui che ha rivestito «un’importanza storica» – parola di Benjamin Mazar, dal 1953 al ’61 presidente dell’Università ebraica di Gerusalemme – è stato Jules Isaac (1877-1963), storico francese di origine ebrea. Che ad Auschwitz aveva perso la moglie, due suoi figli e un genero.

Risale esattamente a 50 anni fa – era il 13 giugno 1960, un lunedì – l’udienza privata fra Giovanni XXIII e Isaac, a quel tempo presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana di Francia, da lui fondata nel 1948. Un incontro di 20 minuti tra il pontefice che aveva annunciato un nuovo Concilio e uno tra gli storici più apprezzati Oltralpe, autore del manuale scolastico sulla storia più diffuso a Parigi e dintorni. 
Yves Chevalier, attuale direttore di “Sens”, la rivista dell’Amicizia, definisce Isaac «pioniere del riavvicinamento tra ebrei e cristiani».  (more…)

Chiesa, singolare femminile

dicembre 31, 2009

La minorità storica della donna ha un’eccezione: il cristianesimo

La condizione della donna, scriveva Simone de Beauvoir, è stata molto immiserita dall’avvento del cristianesimo. Quest’idea, diffusa con insistenza da una parte del mondo femminista, dalla stampa, dalle rivistine in vista sul tavolo del parrucchiere, da molti testi scolastici, ha ormai radici piuttosto profonde ed è quindi un luogo comune accettato spesso anche all’interno del mondo cattolico, spesso ignaro della propria storia. Su Wikipedia, l’enciclopedia in Internet consultata da milioni di persone, alla storia delle donne sono dedicate poche righe. Nulla sulla condizione femminile, umiliante a dire poco, nell’antica Roma, o in Grecia, o sotto l’islam, o nell’Induismo, sia in passato sia oggi.
L’unica frecciata velenosa è dedicata al cristianesimo, con accuse invereconde, neppure supportate dalla citazione di fonti. Si legge: “Una delle più grandi (sic) discriminazioni nei confronti della donna è operata dalla chiesa cattolica… Questo atteggiamento è confermato dai vari concili ecclesiastici: a Macon, a Laodicea, ad Aquisgrana, a Trento si discute ‘se la donna appartenga al genere umano’ e ‘se la donna abbia un’anima!’”. Così il lettore medio impara che per secoli, sino al Concilio di Trento, sino al XVI secolo, la chiesa avrebbe messo in dubbio l’anima delle donne, quindi la loro dignità, e non di rado, purtroppo, finisce per crederci. Perché più grossolane sono, le menzogne, più trovano proseliti e ottengono fortuna secolare.

Lo storico francese Jean Pierre Moisset, nella sua “Storia del cattolicesimo” (Lindau), ricorda come questa calunnia così ridicola fu proposta per la prima volta dal calvinista Pierre Bayle, nel suo “Dizionario storico e critico, nel XVII secolo”. Essa, nota il Moisset, fu avidamente ripresa, ampliata e propagandata come vera da molti polemisti anticattolici, nonostante la sua patente assurdità. Ma come erano andati i fatti? Al II concilio di Macon, nel 585 d.C., un vescovo aveva detto ai suoi confratelli che la “donna non poteva essere chiamata uomo” (“dicebat mulierem hominem non posse vocari”). Il problema, spiega Moisset, era di ordine linguistico: “Era il caso di applicare alla donna il termine generico homo, che designa l’essere umano, o bisognava chiamarla femina o mulier? Dal momento che l’evoluzione del latino parlato tendeva ad assimilare homo (essere umano) a vir (essere umano di sesso maschile), l’oratore chiedeva che si prendesse atto del nuovo uso, riservando homo all’essere umano di sesso maschile. Gli altri vescovi non erano di quell’avviso e hanno risposto che bisognava cercare di esprimersi, oralmente e soprattutto per iscritto, in buon latino, di conseguenza era giusto continuare a chiamare homo la donna”. (more…)

In Egitto l’Università al Azhar sforna un libro contro i cristiani politeisti

dicembre 18, 2009

Si chiama “shirk”, idolatria, il peccato che l’islamismo considera il più imperdonabile da parte di Allah. E’ questa l’accusa terribile che un eminente accademico e teologo dell’Università di al Azhar ha appena scagliato contro il cristianesimo. Secondo la visione islamica fondamentalista, anche solo affermare che “Gesù Cristo è figlio di Dio” è politeismo passibile della pena di morte. Il libro “Contro i cristiani”, pamphlet inquisitorio dietro alla pretesa di essere un “Rapporto scientifico”, porta la firma di Muhammad Imarah, membro del comitato scientifico di Al Azhar e dell’Islamic Research Academy dell’ateneo, il più prestigioso dell’intero mondo islamico. Il libello sostiene che la cristianità è “una religione politeista” e che per questo va combattuta. (more…)

L’antisemitismo cristiano ha origini pagane

ottobre 4, 2009

antisemitismoLa Storia dell’antisemitismo scritta da Léon Poliakov a ridosso del processo di Norimberga e pubblicata poi negli Anni Cinquanta (in Italia da Sansoni) dedica un numero di pagine davvero limitato alla origine dei sentimenti di ostilità nei confronti degli ebrei che pure si registrano prima dell’età cristiana: «Non scopriamo nell’antichità pagana—scrisse Poliakov—quelle reazioni passionali collettive che in seguito renderanno la sorte degli ebrei così dura e precaria». Riconosceva, Poliakov, che si deve fare un’eccezione per la città di Alessandria, dove esisteva una grande comunità ebraica e i conflitti tra gli ebrei e la popolazione greca erano «frequenti e acuti» così che dovettero registrare ripetute «esplosioni di collera popolare contro gli ebrei». Ma, aggiungeva, «come regola generale l’Impero romano dell’epoca pagana non ha conosciuto l’antisemitismo di Stato». E con questo ridimensionava del tutto le espressioni antiebraiche che troviamo in abbondanza negli scritti di Diodoro Siculo, Filostrato, Pompeo Trogo, Giovenale, Tacito, Orazio, Valerio Massimo e Seneca. (more…)

Un simbolo per due mondi

agosto 31, 2009

200q04b1Il sangue nelle culture ebraica e cristiana

di Anna Foa

Il sangue nelle culture degli ebrei e dei cristiani, il sangue come simbolo che attraversa i due mondi e le loro credenze e ritualità:  il sangue dei sacrifici e il sangue di Cristo, il sangue dei martiri, quello della circoncisione e quello dell’accusa di omicidio rituale rivolta agli ebrei. Un appassionante percorso tra le due culture, attraverso questo filo rosso che le congiunge e al tempo stesso ne separa la strada, ripercorso nei tempi lunghi della storia, dalla Bibbia fino all’oggi, da David Biale, professore di storia ebraica in California noto al pubblico italiano soprattutto per il suo L’eros nell’ebraismo, tradotto nel 2003 (Firenze, La Giuntina). Di questa storia complessa l’autore individua continuità e rotture, ma anche suggestioni reciproche, inaspettati prestiti culturali e simbolici, riaffermazioni identitarie contrapposte. Il libro (David Biale, Blood and belief. The circulation of a symbol between jews and christians, Berkeley, University of California Press, 2007; traduzione  francese, Montrouge, Bayard, 2009, pagine 397, euro 29) vuole infatti essere uno “studio di mentalità”, si propone di “analizzare la storia culturale di una sostanza materiale”. Uno sguardo sintetico di lungo periodo, che si fonda su un impressionante apparato di fonti e di bibliografia critica, e al tempo stesso racconta, spiega, interroga le curiosità del lettore in un linguaggio sempre accessibile, mai rivolto esclusivamente agli addetti ai lavori. (more…)

I santi sanno ridere

agosto 28, 2009

198q04a3Umorismo e cristianesimo

Pubblichiamo uno stralcio del libro di Ferdinando Castelli All’uscita del tunnel. Panoramiche religiose dell’odierna letteratura (Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2009, pagine 214, euro 16)

di Ferdinando Castelli

“La letteratura antica non conosce – questo è caratteristico – l’umorismo, ma solo il comico:  l’umorismo è serbato al cristiano quale espressione della sua nuova libertà, che lo innalza, come creatura spirituale, sopra tutte le creature non libere” (Giuseppe Sellmair). E ancora:  “Noi siamo dei comici. Dovremmo vederci sotto questo aspetto. Solo l’umorismo, rosa o nero o crudele, solo l’umorismo può renderci la serenità”. L’affermazione è di Ionesco. Con essa il drammaturgo rumeno vuol ricordarci che la sola maniera di poterci consolare dell’infelicità di sentirci perduti in questo mondo votato alla morte è l’evasione nell’umorismo. Dunque, suggerisce:  ridere della nostra comicità di creature che non riescono mai a sentirsi a loro agio in un’esistenza tallonata dalla sofferenza e dalla morte; ridere per sfuggire alla disperazione e alla follia; ridere per non essere sempre costretti a vedersi dinanzi il muro del mistero (o dell’assurdo). (more…)