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INTERVISTA DI LORENZETTO IN GLORIA DEL SITO CHE HA CAMBIATO L’INFORMAZIONE (IN PEGGIO)

maggio 24, 2010

Stefano Lorenzetto per Panorama

Nel primo anniversario di Dagospia l’avevo lasciato in via Condotti, un ultimo piano con vista a 180 gradi su scalinata di Trinità dei Monti, villino di Maria Angiolillo, palazzo color oro di Roberto Colaninno, attico di Vittorio Ripa di Meana, belvedere di Maria Sole Agnelli (sorella dell’Avvocato), rifugio di Giancarlo Giammetti (socio di Valentino). Nel decimo anniversario, che cade il 22 maggio, lo ritrovo più in cima che mai. Sempre un ultimo piano, però provvisto di soprastante doppio attico e circondato da un terrazzo con vista a 360 gradi su quella che lui chiama «Roma godona», e da quassù si capisce bene perché.

I nove anni trascorsi dal nostro ultimo incontro hanno reso più evidente il paradosso: Roberto D’Agostino, 62 anni a luglio, non ha affatto bisogno di spiare. Gli basta guardare. È uno dei pochi giornalisti d’Italia a poterlo fare dall’alto dei cieli, quasi dal paradiso. Sarà per questo che sulla prima rampa di scale della nuova casa-redazione ti accoglie un gigantesco crocifisso di Damien Hirst, un’opera intitolata The Wounds of Christ (Le piaghe di Cristo), formata da foto autoptiche di un uomo con mani e piedi bucati, costato trafitto, ferite lacero-contuse sul capo.

E dev’essere sempre per questo che la camera degli ospiti è stata sostituita da una cappellina privata, con tanto di altare dello stesso Hirst, sul quale la scienza, nuova religione del mondo, celebra la propria fede nell’immortalità attraverso le medicine incastonate nella croce. «L’artista inglese ha notato che l’aspirina è ricalcata sull’ostia: la prima ti salva il corpo, la seconda l’anima. A te la scelta» si concede all’esegesi.

Continuano a definirlo «il più cliccato sito di gossip», ma D’Agostino preferisce differenziarsi dalle prime pagine dei quotidiani che eruttano tutte le mattine intercettazioni telefoniche e pettegolezzi assortiti sulla «cricca», sulla compravendita di immobili, sulle preferenze sessuali: «Che palle ‘sto termine gossip! Dagospia è un bollettino d’informazione, punto e basta». Passato dalle 12 mila visite di dieci anni fa a una media di 600 mila pagine consultate in un giorno, oggi ci lavorano anche Luca e Simona, vietati i cognomi.

«Stavo a Milano, al casting della Mtv, mi sono trasferita a Roma solo per lui, ma da appena sei mesi: troppo pochi» si rammarica del tempo perduto la redattrice, e le leggi negli occhi adoranti che percepisce il suo direttore come il Grande Timoniere, molto ma molto più grande del pur incombente Mao Zedong ad altezza naturale che saluta il cupolone di San Pietro dalla terrazza, riconoscibile anche di notte fra palme di plastica lampeggianti a intermittenza e catenelle luminose multicolori.

È tutto qui «Il fenomeno Dagospia», per usare il titolo della lezione che D’Agostino è stato chiamato a tenere all’Università La Sapienza di Roma in occasione del decennale: l’eccentricità piegata da 3.652 giorni ai doveri d’ufficio, 9-19 orario continuato, sabato e festivi (quasi) esclusi.

Benedetto XVI non può parlare alla Sapienza perché 67 docenti glielo impediscono, «Dagospia» sì. Qualcosa non quadra.

È il kretinismo della sinistra, con la kappa, che fa confusione tra spirito religioso e posizioni politiche della Chiesa. Io sono fortunato, perché ho sempre avuto la fede. Il caso di un prete pedofilo non mi tocca. A Roma abbiamo avuto papa Borgia, figurarsi. (more…)