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Dante Ferretti: «Dall’Oscar al Lido esporto lo stile italiano»

agosto 31, 2010

Nell’articoloDissi a mio padre: «Voglio fare lo scenografo per il cinema». Ma a scuola andavo male, ero sempre stato rimandato a ottobre in sei materie! Allora lui mi fece una promessa: «Quando sarai promosso a giugno ne riparleremo» […..] Ottenni due borse di studio e facevo il disegnatore per mantenermi. A 18 anni feci l’aiuto scenografo di Aldo Tomassini Barbarossa. Poi, nel 1962, lavorai con Domenico Paolella in due film girati ad Ancona, “Le prigioniere dell’isola del diavolo”, e “Il giustiziere dei mari”. Pensai: ecco, me ne sono andato da Macerata per fare carriera e mi ritrovo di nuovo nelle Marche…

Fulvio Fulvi per “Avvenire”

Dice di lui Martin Scorsese: «Viene da una tradizione che gli permette di fondere una grande immaginazione con l’attenzione per i dettagli d’epoca, che fanno da commento al tema del film». Non poteva esserci miglior definizione del genio di Dante Ferretti, lo scenografo due volte Premio Oscar, che sarà ospite al Festival di Venezia, il 10 settembre, per la proiezione in anteprima mondiale del docu-film «Dante Ferretti: production designer» di Gianfranco Giagni, che racconta la sua prestigiosa carriera e per ricevere, insieme alla moglie Francesca Lo Schiavo, il Premio Pietro Bianchi da parte dei giornalisti cinematografici. In questi giorni Ferretti è a Parigi per girare con Scorsese “Hugo Cabret”, il loro primo film in 3D.

Maestro, il lavoro dello scenografo nei film in 3D è sempre lo stesso o c’è bisogno di qualcosa in più?
Non cambia nulla. È più o meno la stessa cosa, dipende dalla riprese. Diciamo che c’è una maggiore attenzione ai dettagli. Nel tridimensionale lo spettatore si sente più coinvolto nelle scene e i particolari non gli sfuggono. (more…)